venerdì 29 aprile 2011

Chi è Jered Gruber?




E' un fotografo straordinario. Ma è anche un uomo speciale, innamorato del ciclismo e della sua Ashley, con cui si è sposato un giorno sulle rive di un lago nella lontana Luisiana. E' del 1983 e viene dalle vaste pianure dell'Oregon. Il suo obbiettivo coglie immagini straordinarie e straordinario è il suo sguardo sul ciclismo. Puro, quasi religioso. I corridori, i loro sguardi, vivono dentro le immagini che Jered ha loro rubato. I loro sentimenti vengono magicamente intrappolati dallo scatto che questo artista scatta al momeno giusto. In Italia lo abbiamo proposto noi di Albumciclismo e ve lo proponiamo, orgogliosi. Jered è una vecchia conoscenza di Pezcycling di cui è uno degli editori. Potete ammirare le sue immagni qui.




lunedì 25 aprile 2011

La Primavera di Philippe

Philippe Gilbert ha cominciato a vincere la Liegi il giorno del suo secondo Giro di Lombardia quando ha capito che stava entrando in una dimensione a lui prima sconosciuta. Il ciclismo d'oggi lascia poco tempo ai suoi protagonisti, la concorrenza è tale che diviene difficile rimanere ai vertici per lunghi periodi. Il ciclismo è come la società che lo accompagna: rapido e distratto. Gilbert ha capito, lo scorso autunno, che stava conoscendo una di quelle stagioni uniche per un corridore. Il top della carriera. Accadde a Bettini tra il 2003 ed il 2006. Accadde a Bartoli qualche anno prima. I grandi corridori da Classiche si susseguono tra corsi e ricorsi, appuntamenti decisivi ed avversari ostici. Gilbert combatte contro gente tosta: Cancellara su tutti. Ma più ancora di Cancellara ha saputo completare la sua trasformazione e vincere questa corsa monumentale, la Liegi, che deve far parte del palmares di un grande delle Classiche. Gilbert oggi va oltre Cancellara perchè più eclettico, più completo. Può lottare ad armi pari a Sanremo (ma ci deve ancora arrivare), così come a Liegi, al Lombardia, o perfino alla Roubaix. Tra la sua ruota ed la gloria del traguardo a lui più caro, ieri, si sono infilati i fratelli Schleck, che corrono nella stessa squadra di Cancellara, la Leopard. Ci ha ricordato molto il finale d'una Liegi di Bartoli, quando la tenaglia ONCE formata da Jalabert e Zuelle, non impensirì il toscano. Così ieri, la Liegi è la corsa dei più forti e Gilbert avrebbe vinto anche se fossero stati in quattro i Leopard. E' una questione di gambe, in quanto tra le cote di Saint Nicolas e di Ans non vi è alcun spazio per il recupero e per tentare un attacco. Chi critica oggi gli Schleck non si rende bene conto di come siano andate le cose. Lo scatto poderoso negli ultimi metri di Saint Nicolas ha praticamente tagliato fuori Andy, che ha speso tutto per rientrare. Frank era attaccato cn lo sputo e si è fatto scudo del rientro del fratello per non soccombere anzitempo. Cosa dovevano tentare?

Nibali tenta di salvare in zona Cesarini la corsa degli Italiani con un impossibile rientro negli ultimi quattro chilometri: nulla da fare, di otto arriva ottavo. Sempre meglio del tanto decantato Cunego che di queste corse aveva fatto il suo obbiettivo. Chiudiamo una primavera terribile senza lo straccio di un podio nelle quattro grandi Classiche sin quì disputate. Bisogna tornare ai bui fine anni ottanta per risultati tanto deludenti. Le parole di Gasparotto, in fuga senza gloria, sono un pesante macigno su tutto il movimento: "Le squadre anglosassoni sono delle vere e proprie corrazzate contro le quali non siamo preparati a competere; in alcun modo."

Si chiude la Primavera del ciclismo. Si chiude con gli occhi ancora pieni delle grandi azioni di Gilbert e Cancellara. Degli attacchi di Van Avermaet e di tutti quelli che hanno voluto (e potuto) dare una pedalata in più che potesse distinguerli. E che potesse farci gioire e riempire gli occhi di uno sport unico. Già davanti a noi il Giro d'Italia prepara il suo viaggio. Decine di storie si incroceranno sulle nostre strade per onorare la favola della maglia rosa. là in fondo, ad un calendario folle e senza ordine, Gilbert ammira la maglia iridata ed il suo Lombardia. Ha ancora fame...

venerdì 22 aprile 2011

Liegi Bastogne Liegi 2011 - Vincè pensaci tu!



A pensarci bene Gilber ha un paio di gatte da pelare mica da ridere. La solitudine e la difficoltà di gestire in proprio la corsa, ad esempio. Bene o male che vada il Belga è il faro del gruppo ed il gruppo seguirà la sua ruota. Chi chiede fantasia deve appellarsi ai pochi che ne sono dotati. Tra i nostri l'unico che ci viene in mente è il gioiellino siciliano; quel Nibali che si sa dividere tra corse a tappe e grandi Classiche. Difficile dire dove e quando sia meglio tentare l'attacco, perchè molto dipenderà dallo svolgimento della gara. Vero è che Nibali ha in Basso un prezioso alleato. L'attacco da lontano è obbligatorio, per evitare di portare troppo avanti Gilbert con la sua squadra. Nibali è ormai maturo per vincere una corsa del genere; abbiamo ancora negli occhi quel suo scatto sul Poggio, che ha scosso anni di polvere a una salita che non faceva più selezione. Sulla strada verso Liegi troverà pane per i suoi denti e sarebbe bello se il tanto atteso attacco partisse sulla Redoute. La salita che è simbolo di questa corsa monumentale, e che purtroppo negli ultimi anni viene saltata come fosse un dentello qualsiasi. Transitando compatti su quella salita, i corridori fanno spallucce alla stele che ricorda come quella strada abbia fatto la storia della corsa che stanno correndo. Questa cocciutaggine nel correre solo gli ultimi trenta chilometri è maledettamente irritante. Sarebbe bello un attacco del nostro Nibali lassù. Vada poi come vada, già a Sanremo l'ha fatta vedere al gruppo. Che esiste ancora una tradizione. Vincenzo, pensaci tu!

giovedì 21 aprile 2011

Quando a Liegi si parlava Italiano

Guardando l'Albo doro recente della corsa viene un bel magone. Ci sono stati anni in cui il ciclismo Italiano dominava su tutti gli altri. Il contrasto con questa vigilia diventa così ancor più netto. In fondo, chi legge queste pagine, si ricorderà di un post visionario, scritto alla vigilia del Mondiale di Varese (leggi). Quel Mondiale ci smentì immediatamente, ma fu soltanto l'ultimo colpo d'ala di un movimento che andava scomparendo. Leggiamo un passaggio di quell'articolo:
"
Purtroppo la grande scuola Italiana delle Classiche non ha saputo rinnovarsi per tempo. Dovremmo essere qui a parlare di Pozzato, Cunego, Ballan, Visconti, e Nibali. I primi tre hanno già vinto corse importanti ma è mancata soprattutto la continuità di rendimento. Troppe volte sono scomparsi senza un valido motivo."

Scritto tre anni fa è quanto mai d'attualità. Nibali si è concentrato sulle gare a tappe, mentre tutti gli altri sono assenti ingiustificati. Non vinciamo una Classica proprio da quell'anno. Dobbiamo tornare indietro di oltre vent'anni per ritrovare una crisi simile. Dagli anni novanta in avanti gli Italiani erano fortissimi nelle grandi corse di un giorno. Le abbiamo vinte tutte; diverse volte. Ma il dramma ha assunto dimensioni ancor più ampie. Con solo due squadre nel "giro grosso", cosicchè i giovani non hanno possibilità di correre i grandi eventi, e senza esperienza è inutile cullare sogni di gloria. Un involuzione che i Francesi conoscono molto bene.

Domenica si corre la Liegi Bastogne Liegi, la decana. La madre di tutte le Classiche. I nostri sono in terza fila. Dalle ceneri dei propri risultati, a volte, si riesce a cogliere quel poco che serve a rcostruirsi. Nibali, Cunego, a voi. Non c'è più tempo.

lunedì 18 aprile 2011

Liegi Bastogne Liegi 2011 - A casa sua...

La ragnatela è stata stesa, preparata con cura e non senza malizia. La ragnatela è pronta, flessibile ed indistruttibile è un arma terribile che non lascia scampo. Già gli avversari si dimenano e si agitano senza alcuna speranza, caduti uno ad uno, sino ad ora ignari del disegno che Gilbert preparava ormai da tempo: è la Liegi la sua corsa. E' sua perchè passa proprio davanti a casa, perchè in fondo lui è un Vallone, e perchè questa è la corsa che meglio si cuce sul suo fisico di corridore perfetto per le corse di un giorno. Gilber pensa a questa corsa da almeno un anno, ed ora che la sua maturazione è completata, è pronto a coglierla. Ha fatto tutto ciò che doveva, ha terrorizzato gli avversari, li ha illusi, poi li ha colpiti. Ci ha giocato ed ha capito che può batterli tutti. Domenica scorsa, nell'Amstel, ha gestito in proprio gli ultimi dieci chilometri. Non si è scomposto quando nessuno gli ha dato una mano, ha usato la squadra ed è persino intervenuto in prima persona. Ha fatto scatenare Rodriguez facendoi tirare la volata ed ha staccato tutti senza neppure soffrire troppo. Siamo di fronte al momento magico di un Campione. Uno di quei momenti che raramente tornano nella carriera di un corridore. Domenica prossima vedremo il Mondo contro Gilber; il Belga è pronto all'assalto. Vedremo gli avversari correre sulla sua ruota, attenderne un cenno od una mossa. Li vedremo scrutare il suo sguardo. Li vedremo dimenarsi e provare ad uscire ed a liberarsi di quella bava di ragno che è stata stesa con cinica crudeltà. E' casa sua, e non bisognava entrare.

sabato 16 aprile 2011

Amstel; la strada per Liegi passa da quì

Non è certamente una corsa storica l'Amstel Gold Race, ma èla più importante corsa Olandese dell'anno. Non ha l'aura che può avere una Sanremo od una Roubaix e non è neppure monumentale come una Liegi od un Lombardia. L'Amstel è diventata importante da quando Verbrugghen, Olandese, divenne il presidente della Federazione Internazionale. Fu dapprijma inserita nella Coppa del Mondo e poi fu collocata tra Roubaix e Liegi, laddove avrebbe meritato stare la Freccia Vallone.

Per fortuna ne hanno saputo ridisegnare il percorso ed oggi, con quel finale sul Cauberg, è una corsa vivace che spesso tiene con il fiato sospeso sino alla fine. Certamente chi la vince non diventa Eterno, ma spesso si tratta di ottimi corridori e le sorprese sono sempre più rare. Gli Olandesi, inutile dirlo, sono agguerritissimi sebbene solo pochi di loro siano riusciti, recentemente a conquistarla.

L'Amstel è invece il primo bivio della stagione. Ci avviciniamo ormai al Giro d'Italia e gli uomini da corse a tappe sono ormai pronti per spiccare il volo. Dopo i Paesi Baschi si presentano in Olanda per potersi "misurare la febbre". Il loro primo obbiettivo vero è però la Liegi, corsa di grande prestigio, che si correrà Domanica prossima. E' la Liegi, il faro che illumina questa piccola corsa disseminata di colline e che viene corsa su stradine strettissime zeppe di curve e di contropendenze. E' la Liegi, il pensiero che riempie la mente di chi, domani, cercherà comunque il colpo. Gilbert è l'uomo da battere, ma in una stagione dove vince chi davvero non ti aspetti, rischiamo quasi di rimanerci male, se il pronostico dovesse essere rispettato.

domenica 10 aprile 2011

Cancellara ed i Signori Nessuno

Fabian Cancellara, il grande protagonista della primavera 2011 (foto Jered Gruber)

Cancellara entra oggi in una dimensione ancor più grande. Non è il secondo posto di Roubaix che ne eleva il rango, o che lo ridimensiona. Cancellara è stato il vero ed unico motore di una corsa bellissima ma confusa. Ancora una volta abbiamo avuto l'evidenza di quanto in pochi siano davvero campioni. Giusto così, il campione è una figura eccezionale. Finalmente la Garmin ha vinto una Classica, peccato che l'abbia vinta con Van Summeren, anzichè con l'iridato Hushovd. Nulla contro il Belga, specialista del pavè, che ha avuto abbastanza coraggio di partire da lontano. Lontanissimo; ben prima della Foresta.


Ciò che fa bollire il sangue è quell'episodio ai trenta dall'arrivo che ha coinvolto Hushovd e Ballan. I tre erano riusciti a mollare gli ormeggi, si erano distinti dalla mediocrità di un gruppo inseguitore che aveva poche idee. Davanti vi erano i coraggiosi, tra cui Van Summeren, compagno di Hushovd e Quinziato, compagno di Balla. Un bel vantaggio per i due inseguitori, qualora avessero raggiunto i fuggitivi. Peccato che entrambi si siano incollati alla ruota dello Svizzero senza concedergli lo straccio di un cambio. Perchè?


Semplicemente perchè entrambi erano letteralmente terrorizzati da Cancellara. Possibile? Purtroppo è proprio così. Inutile appellarsi a demoniaci giochi di squadra, non c'era alcun vantaggio ad essere riassorbiti dal gruppo, se non quello di evitare lo scontro con Spartacus. Scontro che, per altro, avrebbero perduto, come dimostra l'effetto che ha avuto il suo scatto mostruoso sullo strappo di Hem, a soli tre chilometri dall'arrivo.


Qualcuno eccepirà che i conti sono stati fatti bene, che infine chi vince (la Garmin) ha sempre ragione. Peccato che abbia perso il ciclismo. Peccato che abbia perso tutta quella folla di gente che assediava il pavè da ore od era incollata alla televisione. Peccato che abbia perso la fantasia, che non vi sia stato lo scontro, che il corpo a corpo ci sia stato negato. Come si sentirà Hushovd stasera? Ballan non sembrava così entusiasta nelle interviste del dopo gara. L'unico vero grande campione è ancora questo Svizzero. Concreto, efficace. Cattivo. L'unico con la vera cattiveria, quella indomabile, che va oltre ogni logica, che va oltre ogni calcolo. Quel suo folle scatto all'inseguimento di un'opportunità ormai fuggita via è il regalo del Signore di questa primavera. Mentre i Signori Nessuno del gruppo potranno adesso alzare il calice tronfi e felici di aver raggiunto il loro risultato. Far perdere Cancellara.

venerdì 8 aprile 2011

Parigi Roubaix 2011 - Quando l'Inferno si fa pietra

Ventisette settori di pietre e fatica. Tanto basta per sognare. Domenica si correrà la Parigi Roubaix, una corsa mitica, la cui fama ha ormai raggiunto gli angoli più remoti del Mondo. Roubaix è un sobborgo di Lille, eppure più famosa di Lille, proprio perché è approdo della corsa delle pietre. Disertata da chi punta alle classifiche dei grandi giri a tappe, non ha mai perduto il suo fascino. Semplicemente è la Regina delle Classiche e chi la vince merita onore e gloria. Non solo; chi la vince entra in una dimensione che va oltre il ciclismo e si aggancia al mito che quelle pietre trasmettono. Allora chi la vince questa corsa? Dopo un Fiandre al cardiopalma è lecito attendersi una resa dei conti da parte di tutti quei grandi campioni che sino ad ora sono rimasti a bocca asciutta. Fabian Cancellara su tutti, visto che se ne fa un gran parlare, ma che sino ad ora ha soltanto raccolto le briciole. Lo Svizzero ha certamente la gamba giusta, ma non ha la stessa squadra dello scorso anno. Ricordiamoci che la Saxo gli spianò la strada eliminando uno ad uno gli avversari, ed è lecito pensare che la bruciante sconfitta di Domenica scorsa possa essere addebitata anche all’isolamento in cui Cancellara si è trovato dopo il Kwaremont. Se Cancellara vuole vincere la Roubaix deve trovare il modo di selezionare i migliori sin da Aremberg. Boonen e Chavanel sono due personaggi da tenere d’occhio. Il Francese più del Belga. Accreditiamo poche chance a Nuyens mentre ne vogliamo dare parecchie a Ballan che potrebbe farci sognare: E’ ormai dodici anni che non vinciamo questa magica corsa e sarebbe ora di risalire sul gradino più alto. Peccato che Ballan debba arrivare da solo nel velodromo. Su Pozzato meglio sorvolare. Ma la Roubaix va oltre il suo vincitore. La bellezza dei paesaggi, la tensione agonistica, il pubblico famelico e la magia delle pietre sono sufficienti per godere di uno spettacolo unico al mondo. Tutto comincerà a Troisville, peasino sperduto nella campagna del Nord, attorno a mezzogiorno e mezza. Due case ed un bar, svolta a sinistra e si entra nell’inferno. Il primo settore è piuttosto semplice (mbeh) ma già il terzo fa paura. Si imbocca a Quievy, tra due case, e si infila nei campi. Una svolta a destra cattiva a metà settore e la strada che sale inesorabilmente fino in fondo. Avete mai visto una Roubaix? Già a questo punto la selezione è tremenda. Le pietre si susseguono di segmento in segmento ma la vera selezione la fanno Haveluy ed Aremberg. Se Haveluy è poco conosciuto (ma faccia un male cane), Aremberg è un vero e proprio mito. La foresta. Il viottolo immondo che la solca. La folla ai lati, ed i corridori che si infilano ovunque pur di non transitare su quelle pietre maledette. Nel 1998, in una caduta, il grande Musseuw quasi perse una gamba. Dopo Arember quest’anno cambia il percorso, si tira dritto e si solcano due nuovi settori di pavè. Questa modifica consente più continuità alle pietre e si giunge praticamente in linea retta alla città di Orchies. Da Orchies in avanti viene fuori il vincitore. Due tratti terribili infatti introducono il peggio del peggio di questa corsa. Auchy les Orchies è lungo e brutto, con diverse curve a gomito, dove la velocità scende e dove bisogna aver gambe per rilanciare. Subito dopo Mons en Pevele. Forse il segmento più cattivo, certamente il più lungo. Il pavè si sussegue praticamente senza sosta sino a Cysoing, dove si entra nell’ultima, decisiva, parte della corsa, sino al mitico Arbre, settore tra i più malandati, immerso tra i campi senza fine di una terra che si allunga piatta verso l’Oceano. Ventisette preghiere e lacrime amare per i corridori. Ventisette viottoli dimenticati per un anno intero. Ma crocevia di una amore più grande per un giorno.

mercoledì 6 aprile 2011

Storia di una Roubaix

Non tutte le storie possono avere un lieto fine. Quelle che raccontano delle pietre della Roubaix, non lo hanno quasi mai. .

Questa è la storia di una Parigi Roubaix di tanti anni fa. E' la storia di un viaggio che cercava di rincorrere un desiderio. E' la storia di una strada lastricata che si perde nei campi e di una corsa così folle da percorrerla. La Roubaix, come le altre Grandi Classiche, va oltre il suo valore sportivo e tracima verso una sfera più alta. Fatta di sentimenti incomprensibili. Quel mattino, nella campagna di Roubaix si respirava l'aria della primavera e gli alberi erano carichi di vischio dischiuso. La terra era nera e le montagne di carbone incombevano con ombre ancor più lunghe. E' passato molto tempo, ma ancor oggi inseguo quel desiderio di giungere a Roubaix. Sperando che, in fondo, non esista. Sperando che, alla fine, sia solo una magnifica favola.

.

Domenica 10 Aprile si correrà la Parigi Roubaix 2011. Non perdetevi le nostre anticipazioni.

domenica 3 aprile 2011

La ruota di Nuyens nel Fiandre di Chavanel

Sylvain Chavanel (foto Jered Gruber), vincitore morale del Fiandre 2011

Come alla Sanremo anche il Fiandre consegna un vincitore di secondo piano. Nick Nuyens è uno specialista di queste corse, un ottimo pedalatore del pavè, ma nulla di più. Eppure ha vinto il più bel Giro delle Fiandre degli ultimi anni. Una corsa tiratissima e battagliata sin dai primi muri. Una corsa, al solito, ad eliminazione, tra brutte cadute ed imbottigliamenti vari. Tra corridori boccheggianti e muscoli che si facevano duri da un chilometro all'altro. Cancellara ha giocato la carta della carriera partendo come un missile sul Leberg, lontanissimo dall'arrivo. Dietro, dopo essersela fatta sotto, hanno cominciato a ragionare, ad organizzarsi (Cervelo esclusa, e poi vediamo il perchè), e ne hanno scoperto il bluff proprio sul Muur, dove lo scorso anno aveva umiliato Boonen. Peccato che il Belga non fosse assolutamente pronto per giocarsi le carte della vendetta. In casa Quick Step avrebbero fatto bene puntare tutto su Chavanel. Ed anche di questo dobbiamo parlare. La nostra bandiera è stata portata sino in fondo da Ballan che conferma l'ottimo inizio di stagione. Era uno dei più brillanti sebbene fosse evidente che il finale veloce non lo avrebbe premiato. Ci ha provato ai sei dall'arrivo e tanto basta. Ha fatto quello che doveva fare. Parliamo dei Cervelo. Lo squadrone totale continua a deludere le attese. Non si sono quasi mai visti, eppure scommetterei che Hushovd avesse gambe buone, visto che sul Koppenberg transitava tra i primissimi. Ma avete sentito l'ordine di Vaughters dall'ammiraglia? Ai 25 dal traguardo con Cancellara ad un minuto e la gara ancora aperta, cito a memoria - "Non tirate più un metro, giochiamoci tutto sulla volata, fosse anche per il terzo posto." - Secondo voi che effetto può avere questo messaggio su corridori che si stanno giocando una corsa cattiva e massacrante come il Fiandre? Era meglio un concentrato di camomilla. Ed infatti, di li in avanti, non li ha più visti nessuno. Passiamo ai Quick Step. Mi chiedo se non avesse senso dare un paio di cambi a Cancellara prima del muro. Chavanel si è dimostrato un grandissimo corridore ed avrebbe davvero potuto vincere. Capisco che in quel momento Cancellara sembrasse un semidio metà uomo, metà moto, ma giocarsela da coniglio a favore di fantasma-Boonen non era davvero il caso. In fondo Boonen era stato staccato in discesa(!) e non era il caso di insistere. Ultima nota di una corsa avvincente. Sul rettilineo di Meerbeke si consuma l'ultimo atto di una sfida durata un anno. Un piccolo ma grande segnale che questo sport è ancora vivo. Cancellara vede Boonen rientrare da dietro, lo sente sbuffare, ne sente praticamente l'odore. Quello dietro è disperato, cerca un aggancio impossibile con i metri che corrono veloci e la distanza dal traguardo che diminuisce troppo velocemente. Eppure Cancellara ne teme il rientro. Ne teme la vendetta, beffarda, proprio all'ultimo metro. E si immola. Lancia una volata folle a più di trecento metri dalla linea d'arrivo. Un suicidio. Io non vinco, ma tu (Boonen) neppure. La dice lunga sulla cattiveria agonistica di questa gente. Era ciò che stavamo cercando.

venerdì 1 aprile 2011

Giro delle Fiandre 2011 – Il meraviglioso incubo dei muri

Folla sull'Owde Kwaremont - Foto Jered Gruber
.
Li hanno inventati lassù. Tutti gli altri sono arrivati dopo e pertanto non fanno altro che aumentare il prestigio di questa corsa, unica tra le Grandi Classiche a non essere stata fagocitata da ASO o da RCS (le due grandi realtà organizzative del ciclismo mondiale). I Fiamminghi sono gelosi della loro corsa e sono sicuro che sarebbero pronti ad autotassarsi pur di non perderne il controllo. I muri li hanno inventati loro, inutile girarci attorno. Poi sono venuti tutti gli altri, magari ancor più terribili, più lunghi e più duri. Ma non originali. Sormano, Morolo, Ortezzano, Montelupone: tutte copie di quelle meravigliose e sadiche invenzioni Fiamminghe sulle quali generazioni di ragazzini (io incluso) hanno sognato ad occhi aperti. Stradine strette e male asfaltate (spesso lastricate) che puntano verso il cielo e sulle quali la viabilità ordinaria evita accuratamente di transitare. Le grandi Classiche sono oggi tali perché i nostri nonni hanno saputo inventare sfide fuori dell’immaginazione. Salire per quei budelli, sfidando il ribaltamento, ha acceso la luce della fantasia in milioni di appassionati che poi si cimentano nelle proprie imprese impossibili dietro l’angolo di casa – “conosco una salita che fa un baffo al Grammond”. Già, il Grammond. Ovvero Muur: il muro. E’ indiscutibilmente lui il grande protagonista della corsa. Giunge penultimo a soli sedici chilometri dall’arrivo, con quella curva a sinistra sulla quale si sono piantati fior di corridori. Fatto di pietre e di gente che urla a squarciagola. Se dici Muur dici Fiandre. Eppure non è il “Muro” il più terribile dei diciotto (ogni anno aumentano), bensì il Koppenberg. Meno noto ma decisamente più arduo. Praticamente impossibile. Arriva quando il gruppo non è ancora selezionato e fa da imbuto naturale in quanto, nella sua parte più stretta, passano soltanto un paio di persone alla volta e se quello davanti mette il piede a terra (e capita…) non c’è alcun modo di eludere il problema: tutti a piedi! Succede praticamente tutti gli anni. Ma il Fiandre non è soltanto muri. Il Fiandre è, indubitabilmente, anche pavè. Tanto pavè. Undici dei diciotto muri sono lastricati. Ma non solo, visto che il percorso presenta anche diverse trappole disseminate qua e là, come la Paddestraat, nei pressi di Zottegem, quando il gruppo è addirittura costretto a salire sui marciapiedi per evitare il selciato. Ma il Fiandre non è soltanto muri e pavè. Il Fiandre è soprattutto festa di Primavera per una Nazione che esce da un lungo e scuro inverno. Festa che spesso viene annaffiata dalla pioggia, che comunque è parte del paesaggio di lassù. Festa fatta di gente, birra e salsicce, un vero e proprio “trionfo del ciclismo” dove i corridori sono il centro dell’evento. I corridori di casa sono adorati come Dei. Su tutti Tom Boonen che ne ha vinti due (uno in maglia iridata). Conoscono le strade, i trucchi e sanno persino quando e dove il vento cambia direzione ed intensità. I muri li hanno inventati loro. E loro ne difenderanno la paternità sino in fondo.