giovedì 29 marzo 2012

Chi è Pedale Forchetta?

Il ritratto di Matt Goss by Pedale Forchetta
 E' un artista della fotografia, un pittore moderno che riesce a trasmettere emozione, preoccupazione, gioia o fatica persino da un dettagio meccanico d'una bicicletta. Nelle sue fotografie il ciclismo prende una forma tutta personale, palpita e vive come ben dimostra il ritratto che ho scelto di mostrarvi. Per Pedale Forchetta, i cui album sono pubblici e potete ammirare qui, il ciclismo non è una volata vincente od un vincitore sul podio; per lui è qualcosa di più complesso. Può essere il sorriso d'una bella donna, oppure gli occhi di un bimbo ignaro, lo sguardo d'un anziano che ha negli occhi decine di passaggi d'una corsa. Sempre gli stessi. Per Pedale Forchetta il ciclismo è l'immagine d'un corridore che saluta il suo amore poco prima del via. L'amore prende forma, diventa qualcosa di solido, che gli occhi riescono a mettere a fuoco. Pedale è soprattutto un amico che ho incontrato per la prima volta il sabato della Milano Sanremo e che sento già come un perfetto compagno di viaggio. Un uomo che non disdegna la solutidine e che usa il tempo per riflettere, pensare, sognare. Grazie Angelo e arrivederci a presto; questo post è per te, ma è tutto il blog a tua disposizione se, un giorno, vorrai scrivere di te, di ciclismo, di tutto ciò che la vita ci riserva.
Pedale Forechetta ed Alefederico ma... chi è chi?

lunedì 26 marzo 2012

La strada per Sanremo - I colori che mi hanno accompagnato

Nibali, seguito da Gerrans mentre da dietro rinviene Cancellara
Parto dalla fine, dallo scatto di Nibali sul Poggio. Un gesto coraggioso che meritava molto di più. Quella stradina incantevole che guarda il Tirreno e si insinua tra serre e case è un simbolo concreto del grande ciclismo. Ogni metro, dal bivio in avanti, racconta di attacchi, delusioni, sacrifici e voli stellari. Ogni pedalata ha un perchè ed è magico vivere quei momenti di tensione enorme che anticipano il passaggio. La auto velocissime che sfrecciano ed il rumore delle pale dell'elicottero. Questa volta i corridori mi hanno fatto veramente paura, salivano fortissimi ed a pochi centimetri dalle mie gambe. Emozione nell'emozione di una giornata che non dimenticherò mai.

Arriva la primavera
Il passaggio del gruppo è festa di colori nella campagna che è ancora spoglia. E' passato da poco mezzogiorno, ma non sento fame, oggi è una di quelle giornate che non senti nulla e potresti andare avanti per ore senza ascoltare il tuo corpo. Oggi la mente è rapita dalle immagini che la circondano.
Fabian Cancellara circonato dai compagni di squadra
Ad un tratto, tra i tanti, emerge la pedalata del grande campione, che è venuto su queste strade per trionfare. E' un attimo prezioso, difficilissimo da cogliere, e per questo ancora più speciale. E' rubare un momento di corsa alla cronaca e custodirlo in questo piccolo mondo di ricordi speciali. Mentre la corsa viaggia veloce verso il mare.
Il passaggio veloce sulle strade della Milano Sanremo
Sul ciglio della strada è un attimo. E' un muro di corridori che ancora chiaccherano e scambiano battute, ma il cielo è già cambiato, le nuvole sullo sfondo preannunciano l'incipiente vallata oltre la quale si scorgerà, turchino, il mare.
Mark Cavendish prima della crisi
Indossa la maglia che indossarono i più grandi. La gente lo riconosce e lo chiama per nome. Viaggia nelle prime posizioni del gruppo, paziente, orgoglioso ed ignaro dell'umiliazione che lo attende. La sua mente è rivolta al lungomare di Sanremo mentre i sogni si spegneranno sulla salita di Noli, poco dopo aver svoltato a monte, presso l'arco delle vecchie mura. Ciò che Cavendish non sa è che sulla spiaggia di fronte a quell'arco ogni mattina i pescatori tornano con i loro gozzi, trainati da un verricello, con le conche piene di acciuge e pesce azzurro. Qualche sgombro e persino qualche palamita. Egli non sa dell'odore di mare e della pace di quella spiaggia, ora, che le automobili lo lasciano in una nuvola di fumo e le urla dei tifosi lo frastornano.

Il gruppo all'attacco dei Capi. Siamo alle ultime battute.
Il cielo improvvisamente si apre di nuovo ed un forte vento spira dal mare verso l'interno d'ogni valle. Il gruppo si raggomitola pur andando fortissimo, tanto che gli spettatori, presi alla sprovvista, sono costretti ad un passo (o due) indietro. Lo spettacolo del passaggio rapido del gruppo inferocito è qualcosa di unico, che si vive in poche altre occasioni. Il finale ad altissima tensione. Intanto, per contrasto, il mare prosegue nel suo ritmo, cadenzato dal frangersi apparentemente uguale dell'acqua. Una volta una persona mi disse che ogni onda è unica e diversa; ed io scopro solo oggi che aveva ragione.
Mattew Goss stringe i denti sul Poggio. Questa volta non sarà sufficiente.

Eccoci da dove avevamo cominciato. Con gli ultimi che seguono tenacemente la ruota di chi li precede e così via fino al primo, che compie uno sforzo immane. Questo è l'essenza del Poggio da qualche anno a questa parte. Questa piccola collina fiorita che vive una volta all'anno e poi torna a contemplare il mare. Siete mai stati sul Poggio? da una parte la meraviglia d'un balcone sul mare più bello del mondo. Dall'altra la strada. Non avrebbe senso guardare la strada, non fosse che oggi, tra un minuto, tra un attimo, passerà la corsa, quella che passa una volta all'anno, quella che ci fa vivere e poi morire. Tra un attimo e poi, tra un anno ancora. Forse, sarà un arrivederci o forse un addio; nulla è mai scontato. Specialmente le storie di mare.

mercoledì 21 marzo 2012

La strada per Sanremo - il viaggio infinito di quelli che non contano

La fuga parte prestissimo, a Binasco è già "fuori"
La gente sulla strada li aspettava. Quasi devoti ad una folle tradizione loro sono partiti a tutta e si sono lentamente lasciati ingoiare dalla strada. La fuga inutile, quella che non cambia nulla ma che scalda la strada, che esalta chi si è fermato, chi ha dedicato qualche minuto a questo evento. Loro c'erano: partiti come treni senza meta, senza un briciolo di speranza, ma con quel germe di follia che li spingeva a colmare quel vuoto di strada davanti a loro.

Sforzo a pieni polmoni. La gente è tutta per loro.
Una bimba non vede l'ora che passi la corsa, forse non sa neppure cosa sia... la corsa. Non sa cosa si debba aspettare e circola intorno alla madre che ne contiene l'entusiasmo. Poi la gara si avvicina e le potenti macchine rosse dell'organizzazione sfrecciano velocissime sull'asfalto. Il rumore delle gomme sa di riordo rimosso, qualcosa di pauroso; e la bimba rimane a bocca aperta. Arriva la fuga e la gente si entusiasma; lei adesso è avvinghiata alla madre in un gesto che unisce timidezza e timore. Eppure è rapita da quei colori, dal coraggio di quei ragazzi che sono così forti e veloci. Colorati. Forse non giungeranno neppure ad Imperia, ma queste emozioni sono tutte per loro.
Ji Cheng (Project 1T4i), Vegard Stake Laengen (Team Type 1), Dmitriy Gruzdev (Astana), Juan Pablo Suarez Suarez (Coldeportes), Angelo Pagani (Colnago), Juan Jose Oroz Ugalde (Euskaltel), Pier Paolo De Negri (Farnese Vini), Michael Morkov (Saxo) e Oleg Berdos (Utensilnord)
La strada si allarga nella campagna del nord, sembra quasi di stare in un deserto. Non si incontra nessuno da chilometri e sembra quasi d'aver sbagliato strada, se non fosse che le auto dell'organizzazione non fanno una piega. Ed allora si continua a pedalare, come se nulla fosse, come se fosse una giornata normale, senza pensare che questa corsa mette i brividi, e fa tremare i polsi. Sembra d'essere in fuga da una vita, eppure non siamo neppure metà strada.
Si entra in una valle, la strada stringe e le nuvole sovrastano le cime: siamo sul Turchino
La strada si insinua all'interno di una valle scura. Dalla luce si passa all'oscurità mano a mano che ci si addentra, mentre la strada sale. Prima quasi in modo impercettibile sino poi a presentare strappi sempre più ostici. Il ritmo cala e si è costretti a smanettare sul cambio mentre il vantaggio comincia a scendere. Fa freddo. Ci si inbuca in un tunnel maledetto, che un ingegnere incapace proggettò troppo largo; cosicchè oggi è ridotto ad un pertugio, a suon di riempimenti in calcestruzzo. Già si vede la luce dall'altra parte; già si sente il profumo del mare. Tutto ciò significa che la gioia di essere soli sta finendo.

Ecco i fuggitivi impegnati sulle Manie. Il gruppo sta arrivando...

Anche questa volta non è andata in fondo; anche questa volta non c'è stato nulla da fare. Con le ossa rotte i fuggitivi sono stati inghiottiti dal gruppo ancor prima dei Capi. Sulle loro spalle tutta la fatica dei chilometri trascorsi al vento. Anche questa volta è finita troppo presto. Ma ciò non significa che non valga la pen provarci.

lunedì 19 marzo 2012

La strada verso Sanremo - si parte

Un corridore si affaccia mentre i tifosi aspettano
Sabato mattina. E' molto presto quando i primi motor home raggiungono Piazza Castello ma Milano è già in strada. Moltissima gente si aggira tra i grandi autobus amnmirando le biciclette ed i preparativi. I più curiosi si affollano sulle uscite aspettando i corridori che esitano ad mostrarsi. Ogni tanto uno di loro si affaccia e scattano allora decine di fotografie. Non ha alcuna importanza se si tratta di un grande campione o di un signor nessuno: la gente è assetata dei propri beniamini.

Tutti i gesti dei corridori
Finalmente i protagonisti escono dai loro nidi. Qualcuno si dirige frettolosamente verso il foglio firma, qualcun altro si attarda a parlare con un giornalista od un parente. La tensione è altissima, il cuore in gola, ma si fa finta di nulla, quasi fosse una corsa qualunque. I gesti dei corrdori sono meccanici, il loro modi di toccare la bicicletta, o di sedercisi sopra, quello consueto di verificare i freni. La gente li ammira e li lascia fare: tutti hanno la consapevolezza del lungo viaggio che attende questi ragazzi.

Volti tra la folla
Di tanto in tanto, tra la folla fa capolino un volto noto, uno di quelli ammirati decine di volte alla televisione. Ma è giusto un momento perchè quel volto sparisce tra mille altri. Dietro un tifoso, dietro una telecamera, un microfono od un autobus. Sono istanti, attimi che si devono raccogliere al volo. In questa meravigliosa confusione sta prendendo forma la magia della corsa che verrà.
Duecento storie diverse
Ciascuno dei duecento partenti ha una sua storia, un suo desiderio per la giornata. Non tutti partono per vincere, quasi tutti devono affrontare il viaggio con un compito ben preciso di supporto a qualcuno più in gamba di lui. Ma ciascuno ha il suo piccolo sogno che custodisce gelosamente per se stesso. Ciascuno di quei duecento atleti ha una sua preoccupazione, una sua visione della giornata. La mattina apre le porte a tutti, sarà la strada, a breve, a rimettere le cose a posto.
Ti sento ma non ti ascolto
Un sorriso tirato è la prova che il corridore non sta ascoltando. L'intervistatore ripete meccanicamente le stesse frasi, le stesse domande già ascoltate decine di volte. Il corridore sa che è fiato inutile, che la sera stessa quelle dichiarazioni saranno carta straccia. Appare quasi una penitenza crudele che toglie spazio ad un sano abbraccio con i tifosi.
Tutto inutile, è già sul Poggio
Un ragazzo lo insegue da duecento metri con un blocco in mano; non rinuncia facilmente all'autografo. Quasi con tono implorante continua a ripeterne il cognome senza che il corridore neppure si volti. Non ne ha le forze. Mancano poco meno di cinque minuti alla partenza e la tensione è alle stelle. Il corridore, favorito per la vittoria, non ha la testa che alle curve del Poggio, è già idealmente su quelle rampe e tutto ciò che accade intorno è d'un altro mondo.

L'amore che li ha portati quì
I ragazzi si tengono vicini alla madre, quasi smarriti dalla confusione che li circonda. Il più piccolo è in braccio e non sta fermo un attimo. La Sanremo non sanno neppure che cos'è, ma l'amore della loro madre li ha portati su questa strada ad ammirare la corsa. Forse tra qualche anno torneranno per conto loro, spinti dal ricordo di quest'oggi. E' stato così per tutti. La corsa che passava e che lasciava quel sentimento incompleto dentro. Quel sentimento che ancora non si quieta.
Come la vediamo un poco tutti
"Non la vediamo tutti coi medesimi occhi perchè ognuno di noi ha la sua sensibilità, la sua epidermide, la sua volontà ragionante, la sua nascosta valvola di commozione, il suo intimo io composto di tante corde umane e sezionato in multipli congegni motori."
Che lo spettacolo abbia inizio

Duecentonovantotto chilometri all'arrivo. Viene paura solo a pensarci. Una fuga nata subito, il gruppo che ha inseguito tutto il giorno e poi il finale travolgenete. Nei prossimi post cercheremo di raccontare le emozioni che abbiamo vissuto.

domenica 18 marzo 2012

venerdì 16 marzo 2012

Tutti in strada, passa la Sanremo!

La corsa attraversa i paesi della Riviera; la gente si riversa in strada per ammirare la Primavera

Tutti in strada perchè la Sanremo non è solo una corsa di biciclette ma soprattutto l'invito ad un viaggio oltre i limiti. Tutti in strada perchè finalmente il cupo inverno è passato e davvero torna la buona stagione. Tutti in strada perchè quei duecento ragazzi colorati, che passano come missili, sono tutti da applaudire. Tutti in strada, anche chi non ci sarà, perchè non ha alcuna importanza essere lì o dall'altraparte del Mondo: la Primavera è tornata, per chi ha nel cuore quest'avventura.

giovedì 15 marzo 2012

Milano Sanremo - Come la vediamo un poco tutti


Guardate questo documento straordinario. Si tratta di un numero speciale di "Sport Illustrato" dedicato alla presentazione della Milano - Sanremo del 1940 o, se preferite, del XVIII anno fascista, come ben segnalato in copertina. Campeggia l'immagine di Bartali in azione su Capo Berta, vincitore dell'edizione precedente. Si tratta di uno splendido inserto, ricco di fotografie e commenti. Al suo interno abbiamo trovato un articolo di Alfonso Spinelli dall'impronta modernissima di cui riportiamo di seguito gli stralci più significativi. E' una vera e propria ode alla corsa che tanto amiamo; un cantico che non ha età, una prova tangibile della solidità di questo avvenimento che è capace di mantenere nel tempo lo stesso fascino, la stessa emozione. Certamente allora la Classicissima era un evento ancor più popolare di quanto non lo sia ancor oggi eppure nessun altra gara in linea Italiana è riuscita a conservare un tale legame con il passato. Siamo pronti, anche quest'anno, all'abbraccio della Primavera...


Da Sport Illustrato - La 33a Milano - Sanremo Km 281,5 19 Marzo 1940 - XVIII
di Alfonso Spinelli
"La corsa della primavera è quasi un rito, è quasi una favola per persone grandi, è quasi un avvenimento sacro per noi della bicicletta: è certamente la più attesa festa popolare del più popolare tra gli sport moderni chè essa nasce dalla primavera come profumo col fiore, indescrivibile calamita di folle."
"Un regista di cospicuo intelletto e di eccezionale buon gusto non potrebbe materialmente comporre una simile elettrizzante sinfonia di colori e di scorci pittorici; non potrebbe riprodurre una tale somma di contrasti con l'inverno Milanese ed il clima di San Remo, con le nebbie lombarde ed il sole della Riviera, con l'operosità della metropoli ed i riposi della città fortunata; non potrebbe inscenare, il nostro regista, gli episodi romanzati ed i capitoli palpitanti che si scrivono sul nastro grigio che dalla Madonnina va incontro ai paesi del sorriso, alle ville piene di luce, al mare azzurrissimo, alle palme pittoresche ed ai viali silenziosi della nostra metaciclistica prediletta"
"Non la vediamo tutti coi medesimi occhi perchè ognuno di noi ha la sua sensibilità, la sua epidermide, la sua volontà ragionante, la sua nascosta valvola di commozione, il suo intimo <> composto di tante corde umane e sezionato in multipli congegni motori."
"Un amico sognatore e vagabondo per professione l'ama per il Turchino, per questo bel nome di valico che sembra la pedana azzurra della buona stagione, delle gare affascinanti, dei panorami incantevoli e delle sospirate vacanze."
"E questa è la poetica favola per persone grandi, paziente lettore, come la vediamo un poco tutti."

martedì 13 marzo 2012

Milano Sanremo - I pazzi che partono al mattino

Dedicata ai sognatori...

I lunghi viali Lombardi "attizzano" la voglia di fuggire
Davanti l’aria diventa un muro e le gambe non ce la fanno più. Chilometro dopo chilometro la fatica aumenta e non si trova modo di smaltirla. Pochi punti di riferimento; tanta, troppa pianura. Il Turchino è un gigante; la valle è stretta ed il vento è contrario. Gli strappi tra Arenzano e Savona sono frustate dolorose ai polpacci. Davanti è dura perché il vantaggio non da alcuna speranza e continua a scendere. I pazzi che vanno in fuga, lo sanno soltanto loro quel che costa, un’azione del genere; eppure la gente a bordo strada si entusiasma al loro passaggio e si scompone cercando per loro un gesto od un incitamento che possa in qualche modo regalar loro un metro di strada. I fuggitivi sono delle perfette staffette della corsa che arriva e che, di chilometro in chilometro, diventa sempre più attesa. Loro sono fuori dalla corsa vera; quella dei “grandi”.

Non è facile evadere in una corsa così importante. Tutti vogliono essere protagonisti
Troppo piccoli, al cospetto dei giganti del pedale, che dietro, sonnecchiano nella pancia di un plotone talmente compatto e veloce da sembrare un treno. Loro, davanti, si inarcano ad ogni piccolo dislivello e ondeggiano le loro spalle quasi cercassero un modo di scrollarsi un peso dalla schiena; quanto è lontana Sanremo! I pazzi che vanno in fuga corrono una gara che finisce quando quella dei campioni deve ancora cominciare, e per loro la speranza di durare sino all’inizio delle riprese televisive è talvolta l’unico appiglio per non mollare tutto. La loro corsa è invisibile ed è fatta anche di una ricerca interiore di stimoli. Partono per arrivare sul Turchino, si buttano per primi in Riviera, cercando di raggiungere Savona. Imperia è maledettamente lontana e Sanremo non esiste neppure nei loro pensieri. Saltano Capo Noli mentre la gente riemerge dalle tavole e si butta in strada per vedere il passaggio. Laigueglia è il traguardo successivo ma il vento aumenta; Capo Mele è una rampa micidiale ed Imperia è ancora troppo lontana. I pazzi che vanno in fuga non sentono neppure le urla dei tifosi sulla strada ma si accorgono che al loro passaggio la gente fa scattare i cronometri, e a loro pare quasi un gesto di sfiducia, pare quasi che si scommetta sul destino di quei minuti che erano riusciti ad accumulare con tanta fatica; erano addirittura più di venti sino a poco prima e adesso sono poco spiccioli, talmente pochi da averne vergogna. I pazzi che vanno in fuga si inventano strane funzioni matematiche per cercare di capire quando verranno ripresi; fanno calcoli sui chilometri da fare e quelli già fatti, interrogandosi di continuo riguardo al momento in cui vedranno il gruppo arrivare da dietro.

Il peso della corsa è per lunghe ore tutto sulle spalle dei fuggitivi.
Si chiedono se riusciranno almeno a tenerne le ruote. Quando le macchine e le moto li sorpassano sanno che manca poco, e si voltano. In quel momento, e solo in quello, ricordano allora tutti i volti di chi li ha applauditi, e di chi li ha aspettati sulla strada. Il gruppo sfreccia troppo veloce per tentare di infilarsi dentro, quasi che gli si neghi la possibilità di respirare a ruota, ma nei loro occhi c’è ancora tutta quella gente che sul Turchino urlava ed urlava, c’è ancora il grido di un ragazzino che si confonde al gesto di un anziano diventando un unico straccio di memoria.
Difficile raggiungere il mare, ma una volta arrivati in Riviera la soddisfazione è enorme.
I pazzi che erano andati in fuga rimangono così soli, e non vedono più neppure la coda del gruppo; è un continuo sorpasso di ammiraglie. Vorrebbero allora tornare indietro e cercare di ascoltare ancora una volta tutte quelle grida, di vedere ancora una volta tutta quella gente che era sulla strada e magari allungare il braccio per ringraziarli di tutto quell’affetto. Vorrebbero provarci ancora e spendere meglio le loro energie, per arrivare ancora un po’ più avanti. Sono stati davanti alla corsa tutto il giorno e adesso la distanza non fa più paura. Sanremo è ancora troppo lontana, ma a questo punto, a loro, non importa davvero più nulla.

venerdì 9 marzo 2012

Tra bivi, ricordi e polvere. Viaggio nelle strade bianche.


Provato, svuotato di ogni minima risorsa ho incontrato l'ultima mia pena. La strada si è improvvisamente incuneata nel tetro vicolo in salita e mi ha inghiottito. La gente ai margini urlav e quasi mi veniva paura. Legambe non erano più un arto sotto il io controllo ma venivano mosse da energie a me estranee, sconosciute. Ho pensato che, in fondo, questa strana giornata stava finendo. E che, tutto sommato, per oggi poteva bastare.


I testi di queste storie sono di pura fantasia. Albumcclismo non fa cronaca, ma racconta ed invita i suoi lettori a raccontare, liberando la fantasia che il ciclismo, meraviglioso, fa emergere in noi.

giovedì 8 marzo 2012

Tra bivi, ricordi e polvere. Viaggio nelle strade bianche.


Ho pregato che fuori da quella nuvola si potesse finalmente respirare. Mi sono guardato attorno ed ho scorto l'omba del mio potente avversario. Appariva minaccioso ed imbattibile. Il bosco già lasciava spazio al prato e riuscivo ad intravedere la fine di quello sterrato. Ero in discesa ed ho pregato che i freni tenessero, che quel piccolo cavo non si spezzasse lasciandomi indifeso. E quindi, ancora una volta, ho chiuso gli occhi.


Ho pensato di essere in paradiso, o in qualche altro posto che potesse assomigliargli molto. Ho pensato al fatto che è così labile il confine che separa una lunga e polverosa discesa in terriccio, incuneata in un bosco cupo, da una ampia valle ricca di sole che solo a guardarla hai voglia di pedalare. Così dalla paura sono tornato per un attimo bambino, con la mia prima bicicletta, quando ancora non era un mestiere, ma un magnifico mezzo, per fuggire ed andare in paradiso.

mercoledì 7 marzo 2012

Tra bivi, ricordi e polvere. Viaggio nelle strade bianche.


Ho pensato di stringere i denti e di vendere cara la pelle. Ho giurato che mai e poi mai mi avrebbero staccato, ma quando la strada ha cominciato a salire verso il cielo e non voleva più smettere di farlo allora ho avuto paura. Quando quelli davanti sembravano non perdere un colpo, mi sono chiesto che diavolo di gambe potessero avere. Mi sono sentito peduto ed in fine ho mollato. In un attimo, circondato dal frastuono della gente e dalle automobili che mi superavano in una nuvola di polvere, mi sono ritrovato abbandonato su un viottolo senza nome e senza direzione. Così è finita in basso la mia tenacia.

Nell'immagine il fotografo Sirotti
Ho sognato di scattare l'immagine migliore, di coglierla al volo, quas fosse un qualcosa di solido da poter stringere tra le mani. Ho atteso il momento giusto per troppop tempo e di momenti giusti sembra adesso costellata la via che ho percorso sino a questo bivio abbandonato nella campagna.  Coperto di polvere da sembrare un pupazzo attendo la corsa e per un attimo non sono più parte di essa. Quasi riesco a cogliere l'essenza di questo luogo ed a lasciarmi andare. Ma è un attimo soltanto. Già la staffetta annuncia un ulteriore ondata di frastuono, polvere e confusione. Sono nuovamente in fuga.

martedì 6 marzo 2012

Tra bivi, ricordi e polvere. Viaggio nelle strade bianche.


Ricordo di una corsa pedalata a denti stretti, con la paura che l'avversario scartasse e buttasse a terra tutti quanti. Ricordo d'una strada impetosa, sperduta e senza senso in una campagna dimenticata, senza poter davvero orientarsi e conoscere la via del ritorno. Ricordo d'un passaggio rapido di immagini che si confondevano tra loro. L'umore che era impalpabile in quanto completamente assorbito dalla mente. Ogni metro era una preghiera per rimanere in bici.


Ricordo d'una nube intera che m'avvolse, mentre il cuore batteva all'impazzata e non sentiva ragione per rallentare. Ricordo la presa furiosa sul manubrio e le gambe che tremando quasi non rispondevano al cervello. Ricordo la ragione che mi suggeriva di lasciar perdere ed uscire da quell'inferno e ricordo l'emozione che mi portò a chiudere gli occhi , a stringere i denti ed a pensare che forse sarei morto. Così, un attimo prima di continuare a pedalare.

lunedì 5 marzo 2012

Tra bivi ricordi e polvere. Viaggio nelle strade bianche.


Ho immaginato un salto nel buio, la folle corsa che si insinua su perfide vie fatte di piccoli sassi e terra bianca; ho immaginato il cuore battere a mille prima d'enrare nel budello ed il pensiero andare sino al creatore e tornare giusto a tempo prima che diventi troppo tardi tornare in se. A bordo strada nessuno occuparsi di questa manciata di paura e di speranza ma solo uno spettacolo d'una giornata benedetta dal Signore con una luce penetrante.


Ho sognato una corsa che solitaria si inoltra tra le valli d'una terra in letargo. Ho pensato mille volte a come poterla imprigionare all'interno d'un obbiettivo. Ho cercato di fermarne un attimo che però è fuggito troppo in fretta. Ho pensato che fosse necessarioparlare a me stesso perchè di quell'istante rimanesse qualcosa. Poi la corsa s'è trovata un varco tra i vigneti ed è scomparsa. Riguardo quell'attimo imprigionato tra 1 e 0 senza riconoscerne la vera anima.


domenica 4 marzo 2012

Tra bivi, ricordi e polvere. Viaggio nelle Strade Bianche.


Strade Bianche è semplicemente un tuffo in qualcosa di già vissuto, l'aprirsi d'un ricordo che pareva sepolto. In un sabato di precoce primavera ho fatto un viaggio nel tempo. Oppure, l'ho soltanto immaginato.

venerdì 2 marzo 2012

Le strade bianche che attraversano il paradiso

Domani si correrà la Strade Bianche; ecco un viaggio tra i luoghi che ne custodiscono la meraviglia.


E’ mattina ed i campi sterminati di grano già ospitano silenziose presenze. In una terra senza alcun albero è il vento il padrone di casa. Da un casale all’altro già di odono i primi suoni d’una giornata come le altre. Sul ciglio della strada ogni cosa è nuova ed ogni secondo è un prezioso ricordo da conservare. Le strade bianche si risvegliano mentre sul profilo dei campi la luce già si diffonde.


Un albero solitario veglia da anni sulla campagna. Egli ha visto questa terra per ogni giorno di ogni mese di ogni anno ed ancora non è stanco di ciò che ha osservato. Il vento non lo ha piegato ed elegante si lascia immortalare quasi mostrando il profilo migliore. Un colpo di fucile attraversa i campi ma l’albero rimane impassibile. E’ mattina presto, tra qualche ora transiterà una corsa di biciclette e poi tutto tornerà come prima.


La strada che si arrampica nel bosco è solcata da piccole ferite inferte dall’inverno. Su quel terreno martoriato dai mesi freddi, le ruote dei coraggiosi saranno prudenti e veloci. Urla, gomitate e bestemmie. Ma la strada non se ne avrà a male. Essa sa che il tempo scorre e così l’ospite. Nessuno s’è mai fermato, ne ha indugiato più di tanto.


   
Sul ciglio si è accumulato del brecciolino. Sembra messo apposta per incattivire la corsa. Eppure non lo ha lasciato nessuno. Si è semplicemente disposto casualmente, senza un disegno, senza una ragione. Il centro della via ne è libero, il dorso è compatto. Ma quelle piccole pietre segnalano la delicatezza di quel manto. Al mondo non vi è meraviglia che non sia fragile.

Sul dorso spoglio d’una collina la fantasia disegna immagini che nessun pittore potrà mai riprodurre, tanto esse sono perfette. Il quadro che ho davanti è melanconico ma al tempo stesso sa di casa. Non sono di qui, eppure giurerei di esserci già transitato. Il viaggio ha già uno scopo ma se ne intuisce ormai la fine. Tutto ha termine laddove si va a segnare il traguardo. C’è voglia di continuare ma già il richiamo di casa si fa forte. Sarà una splendida giornata.

giovedì 1 marzo 2012

Marzo 2012

La splendida fotografia è di Wilma del Forum dello Scalatore
L'inverno è già un ricordo, al primo sole di Marzo. Le nuvole non sono piùnemiche ma disegnano ampi fantasie che dilagano nel cielo. La bicicletta mi porta dove mai avevo osato andare e la strada si lascia seguire senza troppe pretese. La voglia di fuggire è rimasta com'era stat lasciata all'inizio dell'inverno. Siamo ancora vivi.

La splendida immagine appartiene a Wilma del Forum dello Scalatore. Ogni mese potrete godere di splendide immagini amatoriali raccolte dagli amici scalatori del forum