sabato 4 aprile 2009

Lo sconcio del pavè

E' il periodo più intenso dell'anno per chi ama il ciclismo. Le Classiche del pavè segnano il momento più importante della stagione. Il pavè ordinato del Fiandre e quello sconcio di Roubaix racchiudono il fascino più intimo del ciclismo. Non vi è salita, tornante o maglia che possa superare l'avventura delle classiche del nord. Da Parigi a Roubaix. Immaginatevi nella fredda mattina di Compiegne. Il freddo pungente, forse la pioggia, a volte la neve. L'attesa delle prime ore, i saliscendi della campagna Francese. Poi Troisvilles. Il budello. Le gambe che tremano e la polvere (od il fango) che riempie la bocca. Gli spettatori che sono diavoli feroci, spuntati dal fango. E' solo l'inizio. Così il Fiandre, col suo pavè più gentile, ma con le salite stregate dai nomi impronunciabili. Owde Kwaremont, Geerandsberger. I Fiamminghi che tifano duro. E' difficile correre lassù.


Tutti aspettano Boonen, idolo di casa, che punta tutta la stagione su queste due corse. Ha già vinto due Fiandre e due Roubaix. E' il signore indiscusso del Nord. Alla sua ruota si annideranno tutto i pescicane del gruppo. Gli avvoltoi. I sanguisughe. Se Tom troverà la giornata giusta sarà tutto inutile. Il ragazzone ha già dimostrato che non ce n'è per nessuno. Egli percorre sempre più da vicino le orme del grande Musseuw, suo maestro.

Quest'anno però c'è un Italiano che può dire la sua. Non è Ballan, alle prese con un difficile recupero. Punto ancora una volta su Pozzato. Dopo aver smaltito la rabbia di quanto successo in Riviera (grazie soprattutto ai due prestigiosi successi di Harelbeke e La Panne) mi sento di scrivere che questo, sarà probabilmente l'anno del "fighetto". Certe lezioni si imparano in fretta. Pozzato sentiva la Classicissima troppo a portata di mano. Al Fiandre non commetterà gli stessi errori. Egli è forse l'unico che può davvero contrastare Tom Boonen. Difficile pronosticarlo a Roubaix. Per vincere la corsa delle pietre bisogna prima perderla ed il forte corridore della Katusha non ci è mai andato così vicino.
Spazio alle corse, adesso. Alle urla inferocite dei tifosi, diavoli emersi dal fango che ricopre i mattincini di lassù. Non ci sono altre corse come queste. Sono l'essenza stessa del ciclismo. Da Parigi a Roubaix. Su quei nastri di pietre e fango. Per le Fiandre, arrampicandosi sugli arcigni strappi. Sarà per la luce, che illumina le giornate fino a tardi, nella fredda campagna del Nord. Sarà per il terrore, che percorre il gruppo all'ingresso di quei budelli. Sarà per la polvere, che si respira e che si sputa, che soffoca, che rende acre l'aria. E per non essere inghiottiti da quei mostri di fango che adesso, tornano ad animarsi, per una volta ancora, lassù; sconcio pavè, non saprei cos'altro scrivere di te.



2 commenti:

Marco ha detto...

bellissima la prima foto del post...abbiamo una passione in comune.
Passa dal mio blog se ti va e partecipa al sondaggio sul Giro

http://nellosport.blogspot.com

alefederico ha detto...

grazie Marco. la foto risale addirittura al 1998. Orchies, pavè dello Chemin des Pries. Tchmile (sulla destra) staccato dai migliori in una giornata davvero infernale. L'unica Roubaix a cui ho assistito. Non la dimenticherà mai! Passo certamente dal tuo blog!