mercoledì 22 febbraio 2017

W la porchetta del Casentino!

Ma la porchetta.. dov'era?
A volte incontri persone che poi ti accompagnano e ti cambiano. A volte incontri amici di una giornata. Tante altre incroci semplicemente persone con cui passi qualche minuto, a cui scatti una foto, magari gliela spedisci e poi non vedi mai più. Questo piccolo gruppo della porchetta Casentinese - ma della porchetta non vi era traccia.. già se l’erano mangiata..? - l’ho fotografato risalendo la vecchia strada della Consuma nel Maggio 2013, anticipando una tappa del Giro che arrivava a Firenze. Nessuna storia da raccontare, nessuna amicizia rimasta in piedi. Soltanto un bel momento di viaggio in un territorio isolatissimo ricoperto da foreste ed oggi una  foto con volti ignoti, felici di aspettare il Giro d’Italia.

domenica 19 febbraio 2017

Strade Bianche 2016 - Incroci e incontri


Marroni, discreti, utili. Tappezzano la provincia di Siena. Il cartello che indica il percorso dell'Eroica e quello che indica il percorso della Via Francigena. Strade e storie parallele. Che si intrecciano, fanno da intelaiatura a un territorio che, bello com'è, si reggerebbe anche da solo, senza dubbio. Ma lo arricchiscono di cultura e umanità. Lo identificano in maniera profonda, radicata in generazioni di viandanti e pedali.
Eroica e Francigena, entrambe sterrato, entrambe fatica e partecipazione.
Anche per questo Strade Bianche è qualcosa di più di una semplice corsa di biciclette.
Torrenieri è una di queste X, laddove Eroica e Francigena si incontrano, si sfiorano, si salutano.
Nel 2016 Strade Bianche mi ha fatto incontrare un un bar di Torrenieri un gruppo di ragazzi che stavano facendo a piedi la Francigena. Da Acquapendente - provincia di Viterbo, come me - a Siena, mi pare in 5 giorni. Stupiti dal fatto che altri 200 ragazzi partissero e tornassero a Siena in bicicletta, passando davanti ai loro occhi, in poco meno di 5 ore, quel giorno stesso. Il bar era uno di quelli che piace a me. Arredamento anni 70/80 con quelle pareti che non so come si chiamano, ma credo basti vedere la foto per capire, biliardino rossi contro blu, bagno con chiave da chiedere al bancone, immancabili - da queste parti - foto di cavalli appese alle pareti, Gazzette varie su tavoli vari, cornetti e cappuccini.
La storia, da quelle parti, sembra passare più lenta, Frittole è sempre dietro l'angolo ed entrare in una chiesa non è un atto così anacronistico.
E, a lato, appena fuori dalla porta a vetri, c'è Strade Bianche, meravigliosa anche per questo.

5 marzo 2016

Il gruppone nel tratto sterrato di Lucignano d'Asso

mercoledì 15 febbraio 2017

Perchè tutto possa ripartire

Il nostro gruppo bloccato sulla A26 poco prima del bivio per Ventimiglia
Francesco è già contento così, mentre io ed Angelo siamo neri. Per Francesco è un po’ la prima volta e forse per lui, preso dall’adrenalina, è pur sufficiente quel che ha visto sino ad ora. Noi sappiamo che il meglio deve ancora arrivare, che l’emozione del Poggio non ha eguali, o quasi, e quindi ci rode dentro mentre sulla corsia opposta il traffico è libero. Siamo intrappolati tra auto e camion mentre in lontananza la corsa transita sul viadotto autostradale dopo essere stata deviata dall’Aurelia per via di una frana. Ecco la beffa: la corsa ci sorpassa sulla strada che avrebbe dovuto consentirci di recuperarla e doppiarla. La vediamo transitare là in fondo, scorgiamo le sagome dei corridori della Milano Sanremo, sufficientemente vicini da poterli vedere, troppo lontani per raggiungerli. Con noi c’è Ashley Gruber, che parla pochissimo, in contatto simbiotico con Jered anche lui bloccato sul Turchino, e poi ci sono Eloise Mavian e Francesco Rachello compagni di disavventura incontrati al casello di Ovada, chiuso a tradimento dalla stradale. Le nostre giornate alle corse sono sempre impegnative, ma questa è stata particolarmente stressante; la situazione adesso è particolarmente tesa, perché la soddisfazione che traiamo da queste giornate dietro alle corse sta tutta nel non farsele sfuggire via. Dell’aspetto sportivo rimane pochissimo, se non qualche fotografia o poco più. Sono le emozioni, gli incontri e la luce tagliente e bassa del Poggio a fine corsa, quando tutto lentamente si sedimenta, che rimangono scolpiti nella nostra memoria. E’ il Poggio la nostra meta, da raggiungere solo dopo aver rischiato di perderla, altrimenti non c'è soddisfazione. Lentamente ci si muove, la strada riapre, io sono isterico dentro (e forse anche un po’ fuori), gli altri sufficientemente nervosi, sinché giungiamo a Spotorno davanti alla corsa. Quelli normali, dopo tanto tribolare, tirerebbero dritto verso Sanremo e giungerebbero sul Poggio per godersi finalmente la giornata. Mentre noi usciamo e ci dirigiamo sulla spiaggia di Varigotti, perché le emozioni possano ricominciare daccapo.
La Milano Sanremo transita di fianco alla spiaggia di Varigotti

domenica 12 febbraio 2017

Giro 2016 - La Festa di Anghiari



Anghiari, sulla quale ho sempre l'eterno dubbio dell'accento, appare agli occhi con la forza di un posto unico. Di quelli che non si dimenticano. Di quelli che non si confondono. Un rettilineo di 5 km che taglia la campagna aretina e termina con un muro degno delle Fiandre, senza pavé, ma con la Storia d'Italia nell'aria a mettere presto fine a qualsiasi altro tentativo di paragone affrettato. Mi chiedo spesso come ho fatto a scoprirla così tardi. Merito di Alessandro e Angelo, che, parlando della crono del Chianti, mi hanno consigliato di andare lì a vedere la tappa del giorno precedente, la Foligno-Arezzo. Compagno di avventura di quella giornata stupenda è stato un altro Angelo, mio amico dai tempi dell'università a Perugia.

Anghiari è Intrepida, profondamente appassionata di ciclismo, osserva e applaude dalle finestre e dai muretti a picco sulla strada ripida. Veste Garibaldi di rosa, mantello da supereroe e mano distesa a indicare ai corridori la svolta a destra alla fine della salita. O forse no, indicava altro, ma quel giorno i suoi Mille erano Duecento e variopinti.

Dal punto in cui ero affacciato non vedevo la corsa arrivare e per questo è stato ancora più emozionante sentire il boato della folla  enorme  allo spuntare delle prime ruote. E come un'onda accompagnare i corridori man mano che salivano. Non era battaglia, ma festa. Non era la sensazione di un giorno, erano gli occhi di un popolo che trova la sua identità al passaggio di un Giro d'Italia.

Mezz'ora dopo il passaggio dei fuggitivi io ero già con una piadina in mano a parlare di ciclismo e di Anghiari con alcuni ragazzi del posto. Ci raccontavano aneddoti, ci consigliavamo posti da andare a vedere, mi insegnavano parole in toscano. Non sapevamo che dovevano ancora arrivare gli ultimi tre della corsa – Boy van Poppel, Filosi e Viviani – e non sapevamo nemmeno che, da quel bancone a bordo strada, avremmo applaudito un futuro Campione Olimpico. Ad Anghiari, in qualche modo, c'è sempre spazio per un pezzetto di Storia.

14 maggio 2016


Il gruppo dei fuggitivi / Gianluca Brambilla vincerà la tappa ad Arezzo

martedì 7 febbraio 2017

Amico mio

Sul lago del Col du Glandon.. è passato un po' di tempo..
L’avevo cercato tutto il giorno, su e giù per l’Izoard. Ci eravamo dati appuntamento qualche settimana prima su quella salita, avevo ricevuto una sua lettera (nel 2000 si scrivevano ancora) che mi confermava la sua presenza – caro Alessandro, ho cambiato auto, viaggio con un Nissan Terrano ed indosserò una vecchia maglia della Carrera – questi gli unici indizi da utilizzare nella bolgia del Tour;  per me che ho difficoltà a ricordare i volti delle persone fu un vero incubo. La sera dopo la corsa, quando ormai disperavo di trovarlo, ci incontrammo in valle al bivio per il colle, lui era lì paziente ad attendermi. Capivo che teneva al nostro incontro almeno quanto me. Ci abbracciammo come se fossimo amici da una vita. Montammo le rispettive tende in quel luogo e parlammo per ore di come fosse passato tempo, dal nostro primo incontro due estati prima sull’infuocato Col de Murs, luogo disperso in Provenza. Lui veniva dalla Repubblica Ceca e comunicavamo in tedesco, oggi mi chiedo come. Due anni prima mi aveva raccontato di quando a Genova, la mia città, aveva visto per la prima volta in mare; eravamo legati da quel racconto. Eravamo amici. Era notte fonda ed eravamo esausti ma ci sentivamo pronti per il giorno dopo. L’idea era quella di raggiungere Courchevel sullo stesso percorso della tappa, scavalcando Galibier e Madeleine, ma il primo colle era già chiuso, così allungammo un po’ in valle scavalcando il Glandon per poi fermarci sulla Madeleine. Venne fuori una giornata splendida, un sole caldo e brillante, una tappa monumentale. Gioimmo assieme per la vittoria di Pantani, immaginandone tante altre ancora. Fu l’ultima. Come fu anche  l’ultimo nostro incontro. Mi vergogno un po’ ad ammettere che di quel mio amico non ricordo il nome, eppure non ne ho avuto molti nella mia vita. Pur sforzandomi non lo ricordo. E questo racconto è forse l’unico modo per fargli sapere che in questa mattina d’inverno mi ricordo di lui.
Tour 2000, Col de la Madeleine. Herve, Virenque, Ullrich,, Armstrong, Escartin, Moreau, Beloki, Pantani, Lanfranchi ed Heras

sabato 4 febbraio 2017

Strade bianche Donne 2015

La bici di scorta
La nona edizione delle Strade Bianche conteneva una grande novità, RCS Sport aveva deciso di agganciare alla corsa maschile, la prima edizione di quella femminile. Per la verità è bene ricordare che primo a farlo in Italia era stato il Giro dell'Emilia, aggiungere cioè alla sua storica corsa anche la versione Donne.

In attesa di Elisa
Quella mattina eravamo tutti molto eccitati per la novità, così decidemmo di saltare la partenza e dirigerci direttamente sul percorso per avere la possibilità di assistere ad almeno un passaggio delle ragazze. Appena arrivati notai una bicicletta che giaceva sul bordo della strada. Avvicinatomi alla bici, il nome della proprietaria non poteva essere più evidente.

Ho avuto modo di far vedere ad Elisa la foto della sua bici, si è ricordata subito: "questa era la mia bici di scorta che stava insieme ai miei genitori nel tratto più lungo di sterrato!" (come non amare questo ciclismo?).

Infine arrivò la corsa, Elisa fortunatamente non ebbe bisogno ne della bici di scorta ne di altro, invece le mancò un po' di fortuna all'arrivo dove fu terza, dietro la vincitrice Megan Guarnier ed Elisabeth Armitstead. Non male per la prima edizione, eh?

Eccola sul bordo esterno della strada!

martedì 31 gennaio 2017

Fernando Gaviria

Fernando Gaviria - Ricordo della Tirremo Adriatico 2016
Difficilmente l’istinto sbaglia. Ricordo gli esordi di Mario Cipollini, la prima vittoria al Giro d’Italia 1989; era palese che quel ragazzone possedesse un talento eccezionale. Probabilmente allora nessuno avrebbe mai potuto immaginare quale campione sopraffino sarebbe diventato, ma l’istinto faceva scegliere lui al cospetto di tanti altri corridori già famosi (Baffi, Freuler, Van Poppel e.. non so se mi spiego). Così, nel 2015, quando un ragazzo della selezione Colombiana fu capace di battere Cavendish per due giorni consecutivi ad inizio stagione, tutti capirono che eravamo di fronte qualcosa di nuovo. A capirlo prima di tutti fu proprio la squadra di Cavendish, che ingaggiò il ragazzino mandando su tutte le furie il blasonato velocista Britannico. L’istinto ci porta a dire che Fernando Gaviria è un talento purissimo, un corridore senza limiti per le corse di un giorno, forse superiore a Cipollini, perché più completo. Sebbene sia velocissimo è anche in grado di resistere ai cambi di ritmo, non si arrende facilmente sulle brevi salite ed è un corridore per tutta la stagione. Non riesco a fare paralleli con nessun altro ciclista più o meno recente ma se qualcuno di voi si è già fatto un idea mi dia una mano.. Nella foto Gaviria è impegnato nella cronometro di San Benedetto, al termine della Tirreno Adriatico dello scorso anno.