mercoledì 20 settembre 2017

Tom Doumulin

Tom Dumoulin - Tirreno Adriatico 2017
Non era andato bene Tom, sui lunghi rettilinei delle palme che vanno dal faro di San Benedetto sino a Porto d’Ascoli, per poi tornare indietro. Crono ambita di inizio stagione, dove gli specialisti provano motori a fondo scala, vinta quest’anno dall’emergente Australiano Rohan Dennis, forse il più serio rivale per la gara di oggi. Questo pomeriggio in Norvegia, i cronomen si giocano il titolo di Campione del Mondo di specialità su circa 30 km di gara, probabilmente tutti sotto l’acqua (fredda). Non sono molte le crono disputate nell’anno nelle quali  i favoriti di oggi si sono potuti confrontare l’uno contro l’altro, ed uno di questi appuntamenti è stato proprio quello Marchigiano. Quel pomeriggio Doumulin non diede certamente fondo alle sue energie, perchè stava seguendo il programma di avvicinamento a quello che sarebbe stato il culmine della stagione: il Giro. Oggi sappiamo che l’Olandese in una crono impegnativa inserita all’interno di una corsa a tappe ha un solo rivale: Chris Froome. Tuttavia la prova unica offre maggiori incertezze, e vi sono altri contendenti al titolo che cercheranno di fasciarsi con l’iride. Da Roglic, di cui abbiamo già parlato su queste pagine, a Kung, Jungels e Ludvigsson. L’Italia, orfana dell’ex Malori, si affida al giovane esordiente Moscon che non offre garanzie di vittoria ed al quale tutti pronosticano un luminoso futuro. Ma questa, è un'altra storia.

giovedì 14 settembre 2017

Michal Kwiatkowski

Michal Kwiatkoski - Giro di Lombardia 2015
Muro di Sormano, ormai due anni fa; la strada che dopo il paese si stringe e diventa un budello, punta all’insù e sembra non finire mai, interrotta soltanto da tre tornanti micidiali. Ero arrivato lì un po’ di fretta, quasi di corsa, dopo aver visto un passaggio lungo il lago. Il Giro di Lombardia era cominciato sotto la pioggia battente a Bergamo ma poco dopo l’ora di pranzo il sole aveva fatto breccia tra le nubi e ora l’aria era tersa e luminosa. Angelo era già li, pronto a scattare sul secondo tornante e poi correre dietro a ciascun corridore (come fa?) per cogliere l’attimo giusto. I segnali dell’autunno ci circondano; dai colori del bosco, alle foglie fradice cadute sull’asfalto, ai fumi bianchi che sbuffano dai comignoli delle ultime case di Sormano, poco sotto di noi. La corsa arriva puntuale e la fuga è trainata da nomi importanti: il Polacco Kwiatkowski, l’Olandese Gesink ed il Belga Wellens. Kwiat guadagna una manciata di metri sui compagni di fuga, molto potente, senza alzarsi sui pedali e con le mani al centro del manubrio, “alla Rondon”. E’ il corridore del Mondiale in Spagna ma non ancora quello della Sanremo, quindi alla ricerca di uno status definitivo di campione del ciclismo. Quello non era il suo giorno, ma sul Sormano aveva ormai lasciato per sempre il suo ricordo. E quest’anno potrebbe rinnovarlo puntando deciso sino a Como, per un impresa che coronerebbe il suo anno magico.

giovedì 13 luglio 2017

Il Supereroe G


Curve in discesa, asfalto bagnato, un compagno d'avventura che scivola qualche centimetro più avanti. La tensione e la frenesia di momenti concitati, nei quali non stai neanche correndo del tutto per te stesso, ma per aiutare nel modo migliore che puoi il tuo capitano e la tua squadra. Un attimo e giù, colpa di una moto, di un ago di pino, di un anno maledetto, questioni di destino. Può capitare in un Giro. Può capitare in un Tour. Può capitare in un Giro e in un Tour, nello stesso anno. Come a Geraint Thomas. Non uno qualunque. Il luogotenente più affine del favorito della corsa. Connazionali, anche se, nei loro casi, gli intrecci di bandiere sono molti. E, a sua volta, leader della corsa fin dal primo giorno, con quella Maglia Gialla annacquata vestita a Düsseldorf.
Veloce come il vento, veloce più della pioggia. 
Le cadute fanno parte del gioco, la storia del ciclismo è scritta anche con quei versi sfortunati e drammatici. Ma la grandezza sta, non solo per frase fatta, nel rialzarsi e ripartire. Alla prossima occasione, alla prossima fuga che nasce tra un colle e un drittone. 
Ad Alghero, partenza del Giro 100, giorno movimentato di presentazione delle squadre, la confusione di tifosi e curiosi divorava il lungomare e la zona del porto. Chi si distingueva tra la folla era un bambino, calmo e pacato, accompagnato dal papà. Per mantello una bandiera biancorossaeverde. Quella del Galles. Terra affascinante di rugby e tramonti, che ancora manca dal mio diario dei viaggi.
Il tutto di fianco al bus del Team Sky. Nero e grande, adatto ai supereroi, che a volte cadono, ma sanno rialzarsi. Che guardano il mondo attraverso occhiali scuri e strani, col contorno bianco. Che vanno in salita, in discesa, in pianura e anche su quelle piste ovali di legno.
Veloci come il vento, veloci più della pioggia. 
Con tifosi così, d'altronde, rialzarsi è soprattutto un dovere. 

lunedì 3 luglio 2017

Giro 2017 - Quell'ultima foto

L'ultima foto del Giro 2017, un sole dorato a Foza


L'attesa e la speranza, il vortice di scoperte dei primi giorni di corsa. Il sapore delle novità, delle maglie nuove, dei corridori emergenti. Dei luoghi da segnare e dei luoghi da sognare, i luoghi delle voci, degli sguardi e del cibo locale. Il Giro d'Italia è inizio, è il tuffo liberatorio per il primo bagno di mezza estate. È il pronostico su chi andrà per primo in fuga, è la tensione del primo giorno di scuola che si scioglie pian piano, fino a diventare complicità, piacevole e confortante. Rassicurante. Mi piace molto seguire le partenze, le prime tappe, proprio per questa sensazione di inadeguatezza che si trasforma lentamente in sorrisi.
E, in fondo, è lo stesso percorso che seguono le foto. Anche fotografare il Giro per me è un tentativo, come i tentativi di fuga di chi cerca gloria per un giorno. È sempre la foto che verrà, la prossima, quella che scatterò per cercare di non ripetere l'errore di prima o per azzardare una prospettiva nuova.
Il Giro è rapido, è frenetico, è corsa dentro e fuori, è poco tempo per pensare, sono i momenti lasciati di lato e perduti per sempre e quelli acchiappati al volo e conservati nei ricordi di uno sguardo.
Eppoi il Giro diventa magicamente, per me, la storia dell'ultima foto, di quell'ultima foto. Quella che non sai che sarà l'ultima, ma che avrà un sapore bellissimo, denso, ricco di tutti i pezzetti dei tuoi giorni folli a inseguire un sogno di bambino. Puoi sì provare a spiegarla e a darle una ragione, ma forse, semplicemente, devi solo osservarla, chiudere gli occhi e lasciarla raccontare.
L'ultima foto del mio/nostro Giro 2017 l'ho scattata a Foza e non me la dimenticherò davvero mai. Ha una storia particolare che Alessandro e Angelo conoscono bene. Non la scrivo qui, mi piacerà magari raccontarla a chi incontrerò sulle strade di una corsa. Però so che quell'ultima foto è una discesa liberatoria, aria in faccia e maglie che stridono al vento. È il sole che tramonta, l'aria che rinfresca, il passo accennato per tornare a casa a preparare la cena. È il ricordo profondo e sincero di tremila chilometri in sella a una bici, che giorno dopo giorno è diventata compagna inseparabile. La tensione del primo giorno di scuola è lontana. Forse c'è qualche acciacco in più, ma soprattutto c'è la consapevolezza che il Giro è un'avventura unica che ha il sapore della libertà.

venerdì 9 giugno 2017

Valerio Conti

Valerio Conti - Piancavallo, Giro d'Italia 2017
 Ho conosciuto Valerio conti alla curva, ad un chilometro dal traguardo. Era un pomeriggio già caldissimo e lui era in fuga con altri verso Peschici, reduce da una azione nata già al mattino, una di quelle situazioni che lui predilige. L’ho conosciuto nel pieno della sua azione, potente e decisa a quel tornante del castello, dove mi ero assicurato una buona visuale su l’ingresso ma non altrettanto su l’uscita, coperta da un gonfiabile pubblicitario, tanto che non mi sono che il giovane corridore della UAE è scivolato lasciando involontariamente spazio ai suoi compagni di fuga. Occasioni così non ne capitano molte in corse esigenti come il Giro, quando ogni giorno ci si alza con sensazioni fisiche diverse dal giorno prima. Conti così, come su quel tornante, non lo abbiamo più visto, neppure verso Canazei, quando era di nuovo nella fuga buona. L’età è dalla sua e chissà che possa rivelarsi tra quei cacciatori di tappe e di corse in linea di cui abbiamo tanto bisogno. 
Il tornante del castello a Peschici - Giro d'Italia 2017

martedì 30 maggio 2017

Tom Doumulin

Giro 2017 - Tom Doumulin, finalmente un Olandese

L’Olanda è colpevole d’aver vinto il Giro soltanto alla centesima edizione. Lei, che è una Nazione di biciclette non era mai salita sul gradino più alto del podio. Era il 1988, avevo appena cominciato a seguire il ciclismo, c’era un ragazzo Olandese fortissimo e dalle grandi speranze, si chiamava Eric Breuking. Uno che a crono filava e che in montagna era in grado di stare al passo; arrivò secondo. Poi perse smalto e non mantenne più le promesse. All’inizio di questo Giro avrei scommesso che Tom Doumulin avrebbe fatto la stessa fine, dopo le belle cose fatte vedere l’anno scorso. Invece ha vinto un Giro completo, infarcito di tante salite, con montagne altissime, cronometro difficili e tappe miste. Pochi giorni semplici. Ha vinto contro avversari agguerriti e forti. Al Giro quest’anno c’erano i migliori. Adesso che ha vinto il Giro verrà considerato un grosso calibro anche altrove, a dimostrazione che la nostra amata corsa è rispettata anche fuori dai nostri confini e, pure a casa nostra, non appare così grave che abbia vinto uno straniero, segno della maturità che ha raggiunto questa competizione e chi la osserva. Non ci serve più il duello da campanile, ma esigiamo grossi nomi a contendersi la maglia rosa. Partoriti da ogni angolo del mondo, ma fenomeni; ora che l’Olanda ha espiato la sua colpa.
 

domenica 21 maggio 2017

Giro 2017 - Sagrantino e Pinot

Thibaut Pinot, classe 1990, durante la crono tra Foligno e Montefalco

L'Italia del Giro ha un volto allegro e generoso. Ti offre un pranzo fugace, ti racconta storie poco conosciute, ti parla della sua terra e dei suoi cani, dei suoi anni passati e dei suoi figli lontani. La corsa non c'è ancora, nemmeno si sa bene quando e da dove verrà. Ma è poco importante. Sembra un dettaglio, in una giornata di sole e di giardini rinnovati ad hoc. E non può mancare il vino, è un po' anche la sua festa. C'erano vigne anche in Sardegna, a metà fra Alghero e Olbia. Quelle dell'Umbria hanno più storia, mani più esperte e palati allenati. Vicine di casa di uliveti altrettanto storici. Proprio qualche settimana fa ero all'ombra di un ulivo nato milleseicento anni fa. Mille-sei-cento. Si trova vicino Trevi e ha visto metà della storia dell'uomo. Forse non ha mai visto una corsa di ciclismo, ma non pare avere fretta di farlo. Capiterà.
L'Umbria è una terra meravigliosa, in cui il tempo sembra spesso scorrere più lento. Come quello di una cronometro, rispetto a una gara in linea. I borghi di pietre bianche si stagliano contro le pareti scure dei monti. Assisi sul Subasio, Montefalco e Bevagna ben visibili dal tracciato, due perle come Spello e Trevi poco distanti. Gente discreta e anche molto esperta di ciclismo. D'altronde la Storia con la maiuscola è passata un bel po' da queste parti, con passi decisi e poco rumorosi. Come le pedalate di una crono, che meno aria muovi e meglio è, che meno occhi muovi e meglio è.
Non li ha certo mossi Thibaut Pinot, cognome perfetto per questi saliscendi a grappoli, francese che sembra un veterano, ma che è ancora giovane e ha di certo l'estro per poter ribaltare un Giro. O almeno provarci.