martedì 15 gennaio 2019

Peter Sagan

Peter Sagan - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018

Ci siamo, perché la stagione comincia proprio in queste ore, e mentre noi siamo qui al freddo, in Australia i corridori già si scaldano i muscoli con le prime corse vere. Poi verrà il tempo delle gare Europee e quindi in un battibaleno ci troveremo nel cuore della stagione delle Classiche. Ho scelto una fotografia di Sagan in maglia iridata per cominciare questa stagione, perché le precedenti erano partite con lui vestito così. Quest’anno vedremo Valverde indossare quella maglia senza farla sfigurare, ma è indubbio che dopo tre anni consecutivi per noi rimanga Peter l’uomo dell’arcobaleno. La foto si riferisce all’arrivo di Trevi, Tirreno Adriatico dello scorso anno, dove il campione del mondo non brillò e giunse solo 24° di tappa. Ma quella salita era davvero troppo per il campione Slovacco, con quell’asfalto che si impennava verso il cielo e non voleva più smetterla di arrampicarsi. Chissà se Sagan potrà giocarsi la corsa dei due mari già quest’anno, in assenza di una tappa di alta montagna; se è vero che ci andò vicinissimo (solo 1” da Van Avermaet) nel 2016, quando la tappa di Monte San Vicino venne cancellata, è anche vero che il percorso di quest’anno presenta diverse salite simili a quella di Trevi, tutte concentrate nella 4° e nella 5° tappa. Un percorso da non sottovalutare.

giovedì 10 gennaio 2019

Sagan si è fermato a Monteguiduccio

Salendo verso Monteguiduccio in una splendida giornata invernale

La quarta tappa della prossima Tirreno Adriatico è un trabocchetto. Non si può sicuramente giudicare dal profilo altimetrico, visto cha appare scarso, così come voluto da RCS per tutta l’edizione 2019 della corsa dei due mari. Le insidie stanno nascoste tra i segreti delle colline che in pochissimi conoscono. Pochi punti di riferimento, numerose contropendenze, salite brevi e difficili che l’altimetria non riesce a rendere. La tappa parte da Foligno e dopo essere entrata nelle Marche, evitando accuratamente l’Appennino, si presenta a Fossombrone una prima volta. La città chiude la bassa vallata del fiume Metauro e la tappa si snoda da qui in direzione mare (senza mai avvicinarvisi), sulle colline della sponda sud del fiume per poi attraversarlo a Calcinelli e ritornare sulle colline della sponda nord. 
Il profilo altimetrico della 4a tappa della Tirreno Adriatico 2019


Merita sicuramente un post la salita dei Cappuccini, proprio sopra Fossombrone, che verrà scalata due volte prima del finale. Per adesso ci siamo voluti dedicare al gran premio della montagna che precede questo epilogo, spinti dalla curiosità verso uno dei paesi più remoti ed isolati della provincia di Pesaro: Montegiuduccio. Prima di tutto bisognava capire dove transiterà la corsa, perché le informazioni ufficiali a disposizione non sono ancora dettagliate, e così ci siamo messi a studiare le strade andando pure per esclusione. Via le sterrate, via la principale opzione che parte da Ponte degli Alberi, che verrà affrontata in discesa. Rimane una serie di stradine strette e poco battute che avevo già affrontato in altre occasioni, senza mai giungere sino al paese. In particolare avevo in mente un bivio, un bivio nascosto che mi puzzava di trabocchetto, visto che sono poco amante delle pendenze ardite. Ne parleremo più avanti.
La planimetria della salita


L’appuntamento con Angela e Giovanni è nella piazzetta di San Costanzo, sulle ultime colline del Metauro che già guardano il mare. Ci scaldiamo con l’ultimo sole del 2018, è il 30 Dicembre ed è una splendida giornata. Si pedala verso Fossombrone sulle colline a sud del fiume sino a raggiungere Piagge per scendere a Calcinelli, dove per la prima volta incontriamo il percorso di gara (km 159), e transitiamo sul Metauro. Evitiamo accuratamente la salita di Cartoceto (km 165 circa) che aggiungerebbe solo fatica e chilometri. Qui un breve inciso; sorvoliamo anche sulle salite che precedono (Sorbolongo km 129 ed Orciano km 144) non perché non siano interessanti ma perché sebbene siano un degno antipasto del finale, esse non sono decisive. Si tratta comunque di strade sempre varie, ricche di saliscendi, e di pendenze assassine. Da 100 km al traguardo questa tappa non concede tregua.
Pedalare nelle Marche significa imbattersi in paesaggi splendidi

Eccoci dunque finalmente di fronte alla salita del giorno, superato l’abitato di Tavernelle la strada Flaminia presenta una breve discesa per poi riacquistare quota per giungere nei pressi di Sterpeti. Qui il bivio a destra verso la Strada Fontecasale. Una volta per tutte i freddi numeri non sono in grado da soli di descrivere le difficoltà da affrontare. Dal bivio della Flaminia alla cima trascorrono 11,7 km ad una pendenza media del 2,8%, ma si tratta di una salita molto irregolare, con diverse contropendenze, anche significative.
La prima parte della salita sino a Montefelcino presenta un solo momento di reale difficoltà

La vista si apre sui colli della Val Metauro

La strada si impenna dolcemente e risale la collina con la vista che si allarga mano a mano che si sale. La strada è stretta ma ottimamente asfaltata e già si vedono le mura del borgo di Barchi quando si comincia a sudare su pendenze comunque ancora semplici. Si alternano brevi tratti all’8% ad altri più agevoli, sino ad una lieve contropendenza che annuncia un primo tratto impegnativo di trecento metri che porta sulla strada principale diretta a Montefelcino, la provinciale 48. Ma per giungere al paese manca ancora più di un chilometro, anche questo irregolare. 

La seconda parte della salita è la più irregolare con un lungo tratto in discesa


Dopo un breve conciliabolo ed una conta delle forze rimaste decidiamo di procedere verso l’ignoto. Siamo attirati dall’idea di pedalare su una strada poco battuta, ed allo stesso tempo ne abbiamo rispettoso timore. Come scopriremo, le nostre riserve sono giustificate. Dopo il paese di Montefelcino si continua a salire per altri 1,5 km, sempre alternando agevoli falsipiani a strappi più impegnativi, che comunque non riservano sorprese. Si transita davanti al cimitero ed al ristorante Il Torchio, che anticipa il bivio verso Montemontanaro, che ignoriamo. La strada si allarga e poi scende in modo deciso per quasi due chilometri per ripartire verso l’alto su un tornante a sinistra, e stavolta si è subito oltre l’8% e su questa pendenza, adesso regolarissima, procediamo per oltre mezzo chilometro sino ad un tornante a destra. 
Il bivio verso la chiesetta di San Pancrazio da inizio alle vere "danze"

Su l’esterno di questo tornante si cela dietro una quercia un bivio da cui parte strada piuttosto stretta, quasi invisibile, non fosse per una serie di segnali stradali di pericolo e l’indicazione verso la chiesa di San Pancrazio. Manca solo il segnale di pericolo di morte, ma nel nostro animo il terrore ha già fatto capolino. 
Dal bivio alla cima è salita vera, a tratti durissima

Finalmente, quasi in cima, si repira e si ricomincia ad apprezzare il panorama

La luce del sole è sempre più fredda e malinconica, ci infiliamo nel breve toboga in discesa chiedendoci dove andremo a sbucare e siamo subito serviti con un tornante a destra in contropendenza che decolla al 18%. Passiamo in tutta fretta ai rapporti più agevoli che abbiamo, e dopo pochi metri vorremmo averne ancora qualcuno da alleggerire. Il primo chilometro di salita ha una media del 12% ma i primi 600 metri sono tutti oltre il 18%. Le gambe bruciano ed i nostri cuori pompano quanto loro è possibile. Ci sono 4 tornanti, uno peggio dell’altro. Si sale violentemente nella boscaglia sino a che la vista non si apre sulla valle. Meravigliosa adesso. Alla cima manca ancora più di un chilometro ma il peggio è decisamente passato, perché la strada riprende nuovamente ad essere irregolare, non fosse per gli ultimi duecento metri, che sono ancora oltre il 12%. In cima alla salita il paese di Monteguiduccio non si è ancora rivelato, ma è ormai vicino, manca meno di mezzo chilometro tra discesa e falsopiano. Una porta accoglie l’ingresso in paese, ma la strada prosegue lambendolo. A noi non resta che fermarci al bar, per un caffè ed il piacere dell’aria calda della sala dove siedono una decina di anziani e dei ragazzi che giocano a boccette. Salutiamo e auguriamo buon anno, si respira aria di paese e per pochi minuti ci sentiamo dei loro. Fossombrone ed il suo arrivo sono ancora lontani, ma questa è un'altra storia.

venerdì 28 dicembre 2018

2018 - Oltre la nebbia

Matteo Montaguti in cima a via Santa Caterina, Siena - Strade Bianche 2018

Torna la nebbia, fitta. E cambia il sapore delle strade, nasconde e confonde. Fradicia di malinconia l'ennesima sequenza che assopisce perfino le intuizioni quotidiane, quelle più naturali. È l'inverno, è lungo, è profondo e lascia le bici sui cavalletti. Come se la passione irrefrenabile scambiata fino a qualche settimana prima diventasse all'improvviso solo un lontano ricordo. Un quaderno scritto e lasciato a metà, un desiderio dimenticato sotto le stelle travolgenti di quella sera d'agosto. Quella che non avresti mai e poi mai voluto finisse così, così in fretta. Sì, c'è il sole che filtra, oltre la nebbia. Ma è un sole che non riesce a scaldare come davvero vorrebbe.

E allora il nastro si riavvolge verso il passato, verso i primi mesi dell'anno, quelli in cui ancora era quasi tutto da scoprire. Maglie, forme e colori nuovi, poi braccia alzate e denti stretti, cadute da trattenere il fiato e delusioni da ultimo chilometro, azioni epiche da scrivere e trascrivere - ai poster e ai posteri l'ardua sentenza -, destini beffardi che agganciano manubri con tempismo chirurgico, tanto da ripiegare una maglia studiata e desiderata e da riporla, ordinata, in un cassetto dei sogni futuri. Chissà.

Supereroi in giallo, supereroi arcoiridati, supereroi tutti, soprattutto nel fango di Strade Bianche, in una giornata zuppa e fangosa, di quelle valorose e apparentemente infinite. Siena un miraggio, Santa Caterina una preghiera. Il muro finale stracolmo di tifosi e curiosi, van Aert che scivola e gli ultimi che salgono nella confusione di una corsa ormai scritta, ma non ancora fino in fondo. Non ancora raccontata dalle ultime immagini, quelle più forti perché sofferte e nascoste. Come quella nebbia, che confonde, ma non cancella. Lascia solo il gusto di scoprire.

domenica 16 dicembre 2018

Zoncolan 2018

Tom Dumoulin e Thibaut Pinot sullo Zoncolan


E' Sabato 19 maggio la tappa è la 14^, la San Vito al Tagliamento - Monte Zoncolan. Tappa di 181 Km ovviamente di alta montagna. Quel giorno sia Alessandro che Francesco non erano potuti venire e così, in completa autonomia, scelsi di posizionarmi alla fine dell'ultima galleria. Della tappa non c'è molto da dire, è stato il primo passo di Chris Froome per rientrare in classifica, subito dopo passerà Simon Yates. Adesso sappiamo che quello è stato il primo segno di cedimento del corridore che poi andrà fuori classifica sul Colle delle Finestre. Nella foto è chiaramente visibile lo sforzo di questi due campioni, Dumoulin riesce a mantenere una certa compostezza, Pinot un po' meno, infatti poco prima della fine del Giro sarà costretto al ritiro, addirittura per sfinimento.

giovedì 13 dicembre 2018

Bentornata Tirreno Adriatico!

Anche i professionisti procedono a zig-zag sulle coste Marchigiane!

Quest'oggi, nel centro storico di Recanati è stata presentata la 54° Edizione della corsa dei due mari, che si correrà il prossimo Marzo tra Camaiore e San Benedetto del Tronto.

Sparite. Le montagne improvvisamente sono sparite. Niente Terminillo, niente Prati di Tivo, niente Sassotetto od altre salite da dieci chilometri ed oltre. A Marzo si affrontano le coste Marchigiane, che sono più che sufficienti a far storia e selezione. A Marzo, quando i fossi si animano delle prime rugiade e delle vita che riparte, la Tirreno ritroverà ciò che l’ha resa unica e speciale, le rampe senza fiato delle Marche. Se hai mai camminato sulla Strada Reputolo o sulla Costa dei Cocciari sai di cosa parlo. Se hai mai affrontato Montelupone oppure Ortigliano in bici non le hai certamente dimenticate. Su queste strade si sono misurati corridori di tante generazioni, da De Vlaemick a Moser, da Rominger a Bettini. Gli arrivi si chiamavano Monte Urano, Monte San Pietrangeli poi più giù, verso l’Abruzzo erano Torricella Sicura o Paglieta. Salite corte ed arcigne, giuste per l’inizio stagione, senza esagerare con l’appennino, sempre a rischio neve e fin troppo duro per una primavera che ancora deve arrivare. Nel 2019 si torna a quel disegno, fatto di strappi e percorsi a trabocchetto, pur sperimentando altre colline, abbandonando la provincia di Macerata e spostandosi un po' più a nord, su strade nuove e mai esplorate dalla corsa, ma non per questo meno affascinanti. Già all'orizzonte appaiono le coste del Metauro, dell'Esino e del Musone, che non daranno tregua ai corridori. In quelle terre, le Marche, dove i paesi sono presepi tutto l'anno, adagiati su colli che sembrano dolci ma che a risalirli sperimenti tutto il grave del peso che porti, la Tirreno ritrova se stessa, il suo fascino ed il carattere che la distingue. Che è proprio ciò che si chiede ad una corsa.

martedì 4 dicembre 2018

Simon Yates

Simon Yates - Ricordo del Giro d'Italia 2018


Abbiamo scelto le fotografie del 2018 che più ci stanno a cuore. Non le più belle, ma quelle che ci raccontano di una giornata speciale, di un incontro, di un momento che desideriamo ricordare. Con voi. 

Era il 16 Maggio ed il Giro d’Italia arrivava ad Osimo. Ho scelto questa fotografia perché l’ha scattata mio figlio Mario di sei anni, e perché quel giorno avevo dedicato a lui la giornata. Avevamo il pranzo al sacco e tutto il pomeriggio a disposizione per l’arrivo del Giro su uno strappo breve ed intenso. Il classico arrivo Marchigiano che spesso si vede alla Tirreno Adriatico. Quel giorno Simon Yates, la maglia rosa, ci fece una bella sorpresa, regalandoci il suo attacco proprio nel punto in cui avevamo deciso di sostare. Solo più avanti si capirà che tutte quelle energie forse potevano essere gestite meglio, ma di quello scatto oggi gli sono grato. Vincitori di Giro ne abbiamo visto molti, ma maglie rosa gagliarde come lui ne vorremmo vedere tante di più.

sabato 24 novembre 2018

Geraint Thomas

Geraint Thomas - Ricordo della Tirreno Adriatico 2017 (Costa Reputolo)
Una volta ho chiesto ad un amico corridore che aveva corso nella Barloworld se mai si fosse aspettato che il gracile Froome, alle prime armi in quella formazione, sarebbe diventato l’indiscusso campione da corse a tappe che conosciamo. La risposta mi lasciò sorpreso, perché non tanto Froome, quanto Thomas in quegli anni mostrava i numeri giusti per una grossa carriera. Poi, un po’ come accade nella vita quando dai banchi di scuola si passa ad altre cose, gli equilibri sono cambiati e Thomas ha dovuto adattarsi diventando uno dei compagni di fiducia del Kenyano, favorendo le sue vittorie e rimuginando, probabilmente, su quello che poteva essere e non era diventato. Sino alla scorsa estate, quando si è messo a fare le cose in grande vincendo il Tour de France. A volte i successi si fanno attendere, si fanno desiderare ed i numeri non bastano, perché a loro è necessario aggiungere quella determinazione, quella cattiveria in più, che magari in quel momento non viene fuori. E la determinazione crescente di Geraint noi l’avevamo potuta intuire nella tappa di Fermo nella Tirreno Adriatico 2017, quando era in lotta per la maglia azzurra su un percorso davvero molto esigente e che chiamava il corpo a corpo. Quel giorno, sulla Costa Reputolo abbiamo forse visto l’alba della maglia gialla di quest’anno. A volte un successo è figlio di anni di attesa, e per questo alla fine è più bello.