lunedì 25 giugno 2018

Romain Bardet



Non ne ha forse le caratteristiche ma insiste col Tour, ed è un vero peccato perché magari il Giro lo avrebbe già vinto e forse lo avrebbe vinto già quest’anno, che sta andando forte sin dalle Strade Bianche. Ma lui è Francese ed i cugini non vincono la corsa di casa da trent’anni, così il povero Romain è costretto a porre rimedio. Peccato, perché è un corridore straordinario, che potrebbe brillare ancor di più nelle classiche (terzo ad una Liegi, quarto ad un Lombardia), ma soprattutto potrebbe esprimersi con più vigore e fantasia, se solo non avesse in testa l’ossessione della maglia gialla.

martedì 12 giugno 2018

9001 Miles

Una incredibile avventura - Foto credit Ivan Bianconi
Mentre leggiamo questo post, mentre facciamo colazione, mentre la nostra vita scorre più o meno regolarmente lui pedala. Lo fa da Ottobre dello scorso anno e lo farà ancora per lungo tempo perché la meta è ancora lontana. La fragilità è la condizione che meglio ha imparato a conoscere. Fragilità di fronte allo sforzo fisico, che l’ha portato a star male, fragilità a ciò che si mangia, agli eventi atmosferici, alle notti passate in tenda, agli incontri con gli uomini e gli animali. In cambio riceve una vita diversa, riempie un vuoto che evidentemente sentiva di dover riempire. Non esiste ragione che ti porti da Foligno a Città del Capo in bicicletta, se non quella di vivere e conoscere. Ha rotto la bici, ha scassato lo smart-phone ma sino ad ora ha sempre rimediato una soluzione. Non c’è nulla di scontato in tutto questo ed a volte capita di non saperne nulla per giornate intere, sino a che esce improvvisamente con un nuovo post, ricco di con fotografie e racconti. Non è il Giro e non è il Tour ma Ivan Bianconi soltanto, che ad ogni ora avanza nel suo 9001 Miles. Sulla sua pagina Facebook troverete le sue fotografie e le sue storie, e potrete addirittura dialogare con lui tra i commenti, sempre che non stia attraversando una tempesta di sabbia.

L'inverno in Marocco non è quello che vi aspettavate? - Foto Credit Ivan Bianconi

L'Oceano Atlantico e le ultime presenze di vita prima del deserto - Foto Credit Ivan Bianconi

Il deserto non ha confini, se non l'Oceano, deserto d'acqua - Foto Credit Ivan Bianconi

venerdì 1 giugno 2018

Giro 2018 - La mia Africa



La lunga discesa (a piedi!) dalla cima del Colle delle Finestre ha lasciato tempo ad Angelo, Carlo, Eloise e me di parlare un po’ di tutto, ed in particolare della tappa che ancora in corso continuava a riservare sorprese. Poi, giunti a Susa, leggendo le dichiarazioni di fine corsa ci soffermiamo su quella di Froome, che confessava come lo sterrato del Finestre gli avesse ricordato le strade sulle quali aveva cominciato a pedalare, in Kenya. Forse studiata (conoscendolo), forse spontanea, quella frase mi ha avvicinato un po’ di più alla storia di questo corridore che ha radici fortissime, ma ben celate, con la terra di origine. 

E’ curioso come il ciclismo abbia consegnato alla sua storia il primo campionissimo africano scegliendo un uomo di colore bianco latte, pallido, quasi che uno sport così tradizionale e chiuso non abbia voluto sbatterne in faccia alla sua gente uno dalla pelle nera e dai capelli crespi. Bianco, biondo e con gli occhi azzurri era più rassicurante, tanto che in questo modo non ce ne siamo accorti prima. 

Non ce ne siamo resi conto sino a che lui stesso non ce l’ha detto, che l’Africa si trova a duemila metri di quota, tra muri di neve, su una strada militare sterrata che conduce in cima al Colle delle Finestre, in Italia, sulle Alpi. Non sapremo mai davvero se Chris Froome è stato onesto, e se sulla strada che porta al colle si sia veramente ricordato del Kenya e delle sterrate di laggiù, ma è certo che quel giorno si è apprezzato un ciclista mai visto prima, passionale, che pur continuando a calcolare ha messo in gioco la propria reputazione, regalando a tutti coloro che erano saliti a piedi od in bici (altro modo non c’era!) una giornata indimenticabile.

martedì 29 maggio 2018

Giro 2018 - Ruben Plaza (il grande)


La Granda altro non è che il palmo d’una mano aperto, con l’indice puntato verso sud ovest. Ed ora concentratevi sul dito che punta a sud, perché è quello che guarda Pratonevoso. Strade sgombre, una grande pianura e montagne che ti circondano, sei in provincia di Cuneo e te ne accorgi dall’inflessione dialettale, dal modo di porsi delle persone, cortese ma formale. I tornanti che salgono verso questo luogo, che non è un paese (la vita si ferma a Frabosa), ma un complesso di residence, è pieno di Genovesi che ne hanno fatto posto di villeggiatura dagli anni ’70 in avanti. Così ne viene fuori una confusione di suoni perché se in pianura si parlava Piemontese finisce che in salita si dialoga Ligure. C’è gente ma non folla, per via dell’arrivo infrasettimanale e perché non c’è un Italiano che pedala forte. Nessuno pedala forte, a dire il vero, il gruppo si prende una giornata di pausa, e gli unici che fanno sul serio sono quelli in fuga che si giocano la tappa. Stavolta mi schiero spudoratamente per lo Spagnolo Ruben Plaza, perché è grosso, pesa e fa fatica, ma non molla, lo staccano sempre, ma torna inesorabilmente sotto e quasi vince, se non fosse per un ragazzo giovane che ne ha di più. Tanto di più. Per Ruben, 38 anni, nessun rimpianto ne sono certo. Quel giorno il grande è stato lui.

domenica 27 maggio 2018

Giro 2018 - Il corridore resiliente

Jhoan Esteban Chaves Rubio sul Colle delle Finestre, Giro d'Italia 2018
Il ciclismo ci ha abituati da sempre alla presenza dei cosiddetti 'Pédaleur de Charme' in gruppo, a cominciare dal capostipite Hugo Koblet ad arrivare agli odierni Luis León Sánchez o Jakob Fuglsang. Una delle tante cose che ci ha fatto vedere e scoprire questa 101^ edizione del Giro d'Italia è stata la presenza del primo 'Pédaleur Résilient', Esteban Chaves ha dimostrato di fronteggiare la difficolta più grande per un ciclista con molto coraggio ed efficacia. Questa foto si riferisce alla tappa 19 del Giro di quest'anno, quella che comprendeva il Colle delle Finestre. Qui Chavez era già staccato dalla testa della corsa, ciò non di meno riusciva a mantenere un contegno dignitosissimo e a salutare i tifosi che comunque lo ricambiavano con incitamenti pieni di entusiasmo. 
Ricordo le parole del compianto Michele Scarponi che in una intervista raccontava che non sempre riusciva a mantenere il buon umore che lo contraddistingueva ma proprio in quei momenti si sforzava di ritornare quello che tutti conoscevano e apprezzavano e che lui sentiva essere il vero Michele.
Credo che Chaves abbia sofferto molto per un Giro d'Italia così al di sotto delle sue possibilità, ma come Scarponi è riuscito a tornare subito ad essere quello che noi tutti conosciamo e apprezziamo e che è il vero Esteban Chaves.

mercoledì 23 maggio 2018

Giro 2018 - L'inganno del Colle



E’ strano pensare come il Colle delle Finestre sia relativamente giovane per il Giro d’Italia, comparso nella sua lunga storia solo nel 2005, quando la sua strada sa di antico ed i luoghi stessi rievochino i conflitti di inizio secolo. In cima al Colle delle Finestre c’è un forte, come ve ne sono molti da quelle parti, che domina entrambi i versanti. Non sono mai giunto la in cima nonostante vi sia stato tre volte. Troppo lunga la strada da fare a piedi. Quando vedi il forte e ti sembra di essere arrivato mancano ancora diversi chilometri. Ed è l’inganno che rischiano i corridori salendo lassù; davvero non finisce mai. Venerdì il Giro salirà ancora quella strada, ma questa volta non ci si fermerà a Sestriere e dalla cima a l’arrivo ci saranno più di 70 chilometri. Così vedremo se qualcuno vorrà riaprire il Giro, oppure se non vi sarà alcuna battaglia. Comunque sia varrà la pena esserci.

martedì 22 maggio 2018

Richard Carapaz


Il Giro riparte dopo il terzo giorno di riposo da una crono, e noi puntiamo l’obbiettivo su un corridore che si trova, decisamente a sorpresa, tra i piani alti della generale

Questo giovane corridore Ecuadoregno è forse la novità più interessante del Giro sin qui disputato. Una tappa vinta (primo della sua nazione al Giro) e tanti piazzamenti interessanti nei finali in salita, tanto da tenerlo in corsa per la maglia bianca di miglior giovane (nella foto la indossava ad Osimo). Segnale di un Giro sempre più globale e di tanti paesi che possono esprimere talenti, nonostante la difficoltà ad imporsi in uno sport molto chiuso e di grande tradizione. Non è poi una novità che da quel continente giungano corridori dotati in salita e Richard è soltanto l’ultimo della serie, quasi forse un marchio di fabbrica, un destino crudele, quello di doversi confrontare per forza con la gravità, soltanto per essere sudamericano. Oggi vedremo se anche la crono è nelle corde di questo ragazzo che spinge rapporti potenti in salita e che per questa caratteristica mi ricorda un po’ il Messicano Perez Cuapio.