mercoledì 15 novembre 2017

Mikel Landa

Mikel Landa - Giro d'Italia 2015

Ha stupito il recente passaggio di Landa al Team Movistar di Nairo Quintana. Durante l’ultimo Tour si era speculato sul fatto che Landa fosse stato frenato da ordini di scuderia in casa Sky a beneficio di Froome, e ci si aspettava che il Basco scegliesse una squadra a sua completa disposizione, anziché una già plasmata da un leader forte come il Colombiano. Mi è tornato così alla mente il Giro del 2015, quando Landa era al servizio di Aru in Astana, ma si rivelò al mondo sulle rampe del Mortirolo allorchè lasciò il capitano al suo destino e sfidò a viso aperto Contador. La foto di oggi è emblematica della recente storia di questo corridore: Landa ha sferrato l’attacco sul Colle delle Finestre, mettendo a nudo le difficoltà della maglia rosa Contador, ma il destino sta per voltargli le spalle. Dall’ammiraglia verrà l’ordine di rientrare nei ranghi, attendere Aru e propiziargli la vittoria di tappa. Mikel ubbidisce ed a fine stagione cambia squadra finendo in Sky, dalla padella alla brace. Ed è così che questa giostra prese il via..

domenica 12 novembre 2017

Giro 2017 - Il carattere di Olbia


Olbia. Con la o stretta. Forse da rileggere. Dove passeggiando per Corso Umberto I, in leggera discesa, si vedono in lontananza le navi attraccate al porto, come parte integrante del panorama. Palazzo, ponte, banchina, profilo di un promontorio e ancora palazzo, tutto incastonato, senza soluzione di continuità, in perfetta prospettiva. È una convivenza equilibrata, un mare tutt'uno con la terraferma, che qui è isola. Alla fine della discesa c'è la partenza del Giro, tappa 2 dell'edizione numero 100. Il pubblico comincia lentamente a popolare bordostrada, seduto sui muretti e sui davanzali esterni delle finestre, che formano quasi una tribuna naturale. Oppure in piedi, col giornale aperto in mano, che scruta a tratti il cielo grigio, da cui scende fastidiosa qualche goccia non proprio attesa.

mercoledì 8 novembre 2017

Ruote e vincisgrassi

La fuga che caratterizzò la tappa di Porto Sant'Elpidio nel 2012 risale verso Morrovalle

Il 29 Novembre verrà presentato il percorso del Giro d’Italia 2018. Vi sono già diverse ipotesi, più o meno valide, e si è anche parlato di una tappa marchigiana. Sino a qualche tempo fa la città di Fano sembrava la più accreditata, ma negli ultimi giorni è uscito a sorpresa Osimo, per l’arrivo di una tappa quasi interamente regionale che partirà da Assisi. Pur scrivendo da Fano preferisco questa nuova possibilità perché garantirebbe il disegno classico delle tappe nostre, nel pieno centro delle Marche, quelle vere e più autentiche. Appena scavalcati gli appennini ci si potrà sbizzarrire tra le colline che separano il Chienti e l’Esino, oppure osare con le coste più ripide (Montelupone sta li vicino). Si spera insomma in una riedizione della Urbino – Porto Sant’Elpidio del 2012 con un disegno ardito (inserirono anche lo sterrato della Cappella), che possa mostrare al mondo gli angoli più suggestivi della mia terra adottiva. Anche se non sarà possibile trasmettere il profumo dei maiali allo spiedo cotti nei prati, o quello dei vincisgrassi in cucina, ne si potrà udire l’inflessione dialettale tipica ed amichevole dei maceratesi o quella più formale degli anconetani. Per tutto quello dovrete venire quì e godervi lo spettacolo. Ne varrà la pena.

L'altimetria della Urbino - Porto Sant'Elpidio, 6a tappa del Giro 2012


martedì 31 ottobre 2017

Abraham Olano

Abraham Olano - Giro d'Italia 2006
Tra le indiscrezioni che circolano sul percorso del prossimo Giro d’Italia c’è quella che vede un arrivo in salita a Prato Nevoso. Così ho frugato nell’archivio trovando questa fotografia, una delle più vecchie, che vede ritratto lo Spagnolo Olano in maglia di campione del mondo, seguito da Ivan Gotti in maglia Gewiss e da altri corridori tra cui si riconosce Faustini con la maglia giallo limone della Aki. Siamo tornati nel 1996 sugli ultimi tornanti della salita che porta a Prato Nevoso, che per la prima volta ospita un arrivo del Giro d’Italia, quasi al termine della seconda settimana. Maglia rosa è Rebellin (nascosto da Gotti nella foto) ma all’attacco ci sono Tonkov, Ugrumov e Zaina, ma è Olano ad essersi preso la responsabilità dell’inseguimento. Tonkov quella sera va in rosa ed inscenerà nel finale di quel Giro un duello sino all’ultima tappa di montagna proprio contro lo Spagnolo che vestirà la rosa solo una tappa, sul Pordoi per poi scendere al terzo posto dopo il Mortirolo. Olano non fu mai amato dal pubblico, forse perché fisicamente ricordava troppo Indurain, che stava smettendo. Vestì persino la sua maglia, quella della Banesto, ma non poteva certamente reggere il confronto. Non gli fu mai perdonata la vittoria al mondiale di Duitama, quando approfittò dello strapotere del Navarro per giocare in contropiede ed indossare la maglia che avrebbe dovuto essere di Miguel. La gente del ciclismo ha il palato fine e sa riconoscere la classe, quella che Olano non aveva, seppur vestito dei colori dei grandissimi.

mercoledì 25 ottobre 2017

Jan Ullrich

Jan Ullrich - Tour de France 2003
L’anno prossimo il Tour de France farà tappa a l’Alpe d’Huez, una salita mitica sui cui tornanti si sono consumate numerose sfide, che poi sono passate alla storia. La fotografia ci fa tornare all’edizione del 2003, in piena era Armstrong, con un sofferto primo piano di Jan Ullrich che in quel Tour fu un avversario tostissimo. Peccato che proprio sull’Alpe il Tedesco pagò 1’21” a al Texano, un passaggio a vuoto decisivo se consideriamo che Ullrich arrivò a Parigi a 1’01” dalla maglia gialla! Adesso guardate bene la maglia: quell’anno Ullrich correva per il Team Bianchi, una “squadra lampo”, messa in piedi all’ultimo istante, recuperando ciò che era recuperabile dal default del Team Coast. Così nacque e così fu sciolta, poco dopo. Per poco tempo l’azzurro Bianchi fu nuovamente portato in gruppo, e fu in lizza per la vittoria nella più grande corsa del mondo, sulle spalle di un corridore che era stato grande, ma che aveva perduto lo smalto dei giorni migliori, sino a smarrirsi in una brutta storia di pillole, eccessi e depressione. Nel 2003, e solo allora, si rivide il corridore che era stato e che poteva davvero contendere la maglia ad Armstrong. Dopo quell’edizione Ullrich non fu poi più realmente in grado di competere per la vittoria al Tour, quasi fosse stata la magia di quella maglia a restituirgli la grinta dei giorni migliori, anche solo per qualche giorno di Luglio, quella calda estate del 2003.

mercoledì 18 ottobre 2017

Gianni Moscon

Gianni Moscon - Strade Bianche 2017

Se devo scegliere un episodio che descriva Moscon questo è l'ultimo minuto della Roubaix, quando il trentino con le ultime energie rientra, trainando Stuyven sul trio di testa (Val Avermaet, Stybar e Langeveld). Li c’è tutto Moscon, che non riprende neppure fiato, non si mette a ruota, ne imposta alcuna volata, ma aggredisce la corsa lanciandosi in testa. Quinto su cinque, non poteva andare diversamente, ma la grinta non passa inosservata. Un altro episodio che mi ha colpito è il podio del Lombardia, non tanto perché a 23 anni faccia notizia, ma per il clima della vigilia che lo aveva visto sottoposto ad uno stress mediatico intenso, con le accuse di banditismo da parte del Team Francais des Jeux. Non sono solo io ad aver notato tutto questo, per primi ci sono arrivati gli avversari e Gianni è finito in un turbine di episodi discussi ed in discussione: dagli insulti razzisti del Romandia, alla caduta d’un avversario che pubblicamente lo accusa d’un gesto vile. Nel tempo dei social, dove una reputazione si disintegra in un mattino, per qualcuno ce n’è a sufficienza per creare il nemico pubblico numero 1 che tanto basta a proiettarci alla stagione 2018 ed alle sfide che verranno. Se Moscon abbia davvero un lato oscuro è da vedere, ma l’immagine è ormai modellata. Lui è quello da cui guardarsi o da guardare. A seconda di dove vogliate collocarvi.

giovedì 12 ottobre 2017

Laurens De Plus

Laurens De Plus - Il Lombardia 2017

Questo è Laurens de Plus, Belga di 22 anni che promette bene in salita, è il corridore che sabato scorso al Lombardia ha terrorizzato tutti con il volo spaventoso (video) oltre il guardrail, nella discesa dalla Colma verso Nesso. A lui è andata incredibilmente bene, purtroppo altri nella stessa curva hanno subito cadute altrettanto rovinose, ma con conseguenze ben più gravi. La discesa in questione è davvero molto difficile perché lunga, stretta e piena di curve cieche e che stringono all’ultimo. A ben vedere tutto il finale del Lombardia, da Sormano in avanti, è caratterizzato da discese terribili, basti pensare a quella di Civiglio tra muretti, abitazioni ed arredi urbani vari. C’è un altro fattore da considerare ed è quello della lucidità, della capacità di scendere dopo aver svuotato il serbatoio delle energie in salita. Forse è proprio il caso di De Plus, che ha cercato di contendere a Cheler il primato del passaggio sul muro, chiedendo troppo a se stesso. Non è neppure un caso che Nibali abbia vinto il Lombardia finalizzando in discesa un attacco partito in cima al Civiglio: era semplicemente più fresco dell’avversario ormai svuotato dallo sforzo della scalata.