giovedì 6 giugno 2019

Giro d'Italia 2019 - Jan Polanc

Jan Polanc - Ricordo del Giro d'Italia 2019
Qualcuno già li conosce, qualcun altro forse no. Senza di loro il Giro d'Italia sarebbe stato meno ricco. Sono i volti di chi ce l'ha messa tutta ma non è comunque riuscito a passare sulle copertine delle riviste specializzate. Li pubblichiamo volentieri qui, nel nostro piccolo spazio.

Jan Polanc non è certo uno sconosciuto perché al Giro aveva già vinto due belle tappe. Quest'anno per lui due giorni in maglia rosa in tappe alpine, niente male. Trovo giusto che la maglia rosa vada a premiare anche corridori "meno nobili" durante il lungo viaggio, anzi, personalmente sono quelli che preferisco perché pur di conservarla ce la mettono davvero tutta. Non avrei scommesso un soldo sul fatto che Jan mantenesse la leadership a Ceresole ed invece lui ce l'ha fatta, indossando la maglia rosa anche il giorno dopo.

mercoledì 5 giugno 2019

Giro d'Italia 2019 - Viva il Giro

Pedavena, vicino Feltre, penultima tappa

Non è un gioco, è una storia. Un allungo in salita e un tornante in discesa.

È stato la prima volta oppure l'ultima. È stato la sosta sotto casa, la stretta di mano perché la fuga non va. È stato la fuga da solo, ma perché? Perché sì! È stato un arrivo in gruppetto, la maglia slacciata, è stato la pioggia in partenza, la pioggia all'arrivo, la pioggia a metà. La pioggia a tratti perenne. Poi è stato anche un po' di sole, è stato una spinta di troppo, anche uno sguardo di troppo, forse un'attesa di troppo. È stato Bologna, Orbetello, Frascati. È stato Leonardo, Coppi e il Ghisallo. È stato una scossa che non fa paura. È stato maggio chiuso per neve, è stato vittoria per chi non vince mai, è stato borracce raccolte e strappate. È stato un pensiero per chi sta lassù, è stato una maglia a strisce sfigata, è stato un mare giallo dentro l'Arena, è stato Italia-Germania-Colombia-Ecuador.

È stato divano, è stato autostrada, è stato parcheggi, è stato salita. È stato amici incontrati e passi condivisi, è stato storie passate che la strada conserva e riporta nel tempo. È stato un abbraccio, una risata, un figlio che cresce sognando una bici. È stato un'avventura e non è stato soltanto una primavera.

È stato festa.
È stato fatica.
È stato rosa.

È stato un altro Giro d'Italia.

martedì 21 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Giro d'Italia 2029

La maglia rosa è sempre la più veloce, anche sotto il temporale!

Eravamo sotto la pioggia, sotto una pensilina dell'autobus, trovata per miracolo e per disperazione, quando ho riconosciuto immediatamente il volto di Adriano, di cui però non ricordavo il nome. Tappa a cronometro di San Marino, ci sono i corridori che transitano uno ad uno e dopo esserci abbracciati ora siamo seduti su quella panchina, interrotti dagli atleti che filano via veloci. Passa Demare e si parla del Galibier, passa Ewan e si parla del Ventoux. Adriano l’ho conosciuto una calda sera di Luglio nel 1998, mentre scendendo con la moto (che fico che ero) da Plateau del Beille avevo notato un gruppo di tifosi italiani. Sarebbero diventati per me un punto di riferimento, bastava guardare per terra e leggere Pantani, con la P lunga della “Pirelli”, erano loro, quelli di Borello. In quegli anni, sulla strada mi hanno sfamato, mi hanno tenuto compagnia, mi riconoscevano come “quello dei Pirenei”. Passa Ackermann e si parla di Campiglio. Non sono umidi gli occhi perché tutte le lacrime sono già state consumate, oggi ci pensa la pioggia di questa giornata di un Maggio autunnale. 


Il grande sorriso di Adriano nel nostro incontro del 2008
 Adriano da allora lo avevo incontrato di nuovo al Giro, nel 2008 a Sogliano sul Rubicone. Non c’era più il gruppo della P lunga ed io non avevo più la moto. E quindi oggi, dopo altri dieci anni che sono passati tra tappe, maglie rosa, fotografie e tante emozioni. Lui è solo col suo “ducato” attrezzatissimo ed io sono con un figlio che non sa. I suoi sette anni non possono sapere né della P lunga, né della moto, né del tempo che è trascorso. Passa Ludvigsson, passa Knees, passa De Gendt. Noi sotto la pensilina con le nostre storie che scivolano tra le dita, ed il ciclismo di ora che ci passa davanti. Mio figlio vuole tutta la mia attenzione, torniamo a questo Giro, al presente, perché in fondo sia io che Adriano abbiamo deciso che quel periodo, per quanto bello sia stato, deve restare dove era rimasto. Lui col ducato, la sedia e l’ombrello, io con due fotocamere e la compagnia di un bambino che vede e mi fa vedere l’oggi. Per lui la maglia rosa è andata più veloce di tutti anche sotto la pioggia, semplicemente perché non sa. Ed è così che deve essere. Ciao Adriano, ci vediamo tra dieci anni.


I tempi eroici del 1998

domenica 19 maggio 2019

Giro 2019 - Giovanni Carboni

Giovanni Carboni - Ricordo del Giro d'Italia 2019
Tre giorni in maglia bianca ed ancora tantissimo da dimostrare. Lasciatemi celebrare, con un po' di orgoglio campanilistico, il Giro di Giovanni Carboni, che sino a tre giorni fa, lo confesso, neppure sapevo corresse da professionista, pur abitando nella sua zona. Sotto il diluvio di San Marino ce l'ha messa tutta per difendere la maglia, in condizioni davvero difficili. 

Giro d'Italia 2019 - Fuga dall'Arzilla

Frapporti e Cima in fuga nella tappa di Pesaro

Il crocevia di Santa Maria dell’Arzilla non convinceva ne me, ne mio figlio. Così siamo risaliti in auto e ci siamo avventurati su una stradina che aggira il paese. Sempre più stretta e sempre più brutta, sino a quando non siamo giunti in mezzo ai campi. Un occhio alla terra, che non fosse troppo fangosa, perché l’auto non si impantanasse dentro. Fangosa, ma non troppo, si rischia ma si deve fare presto, che già si sente l’elicottero. Altre stradine, altri campi. Colline a perdita d’occhio con lo sguardo rivolto alla direzione della corsa, sperando di ritrovare la provinciale. Che improvvisamente si rivela, con un rettilineo infinito in discesa verso il paesello. Io smanetto con l’esposimetro che mi da qualche problema, mentre mio figlio mi salva con questa magnifica foto, che rivela tutto il bello che avevamo di fronte e che, francamente, sarebbe stato difficile descrivere solo a parole.

sabato 18 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Conta chi c'è

Antonio Pedrero, tra la folla, arriva nel centro della città

Corso Vittorio Emanuele scorre, si risveglia, si apre, si allarga in un portico, si chiude in un ponteggio, riparte, si ferma, rinasce, ricorda, guarda in alto e si affida alla terra. Soprattutto, non dimentica. Non può farlo. È il cuore sociale della città, quello dei cornetti al bar e dei vestiti americani, delle bici di passaggio e della musica che va. Piazza del Duomo è ancora in parte un cantiere, popolata di puntelli e divieti, di palazzi impacchettati e gru in cielo come cornici improvvisate. Ma oggi c'è il Giro, il Giro d'Italia. Quell'Italia lontana e vicina, solidale e spettatrice, che 10 anni fa si è accorta de l'Aquila e oggi la ritrova vestita di rosa e di orgoglio, come a un matrimonio di un parente in là di qualche grado. Ma è un rapporto profondo, spontaneo, accogliente e deciso.

C'è il villaggio della corsa con i gadget ambiti dai bambini, ci sono gli anziani che osservano in silenzio seduti sul bordo di una fontana e che ne avrebbero di storie da raccontare sotto quel cappello riservato. C'è una festa street food dall'altro capo del Corso, tra l'Auditorium e la Fontana Luminosa, dove la corsa scorgerà, subito dopo una curva secca a sinistra, lo striscione che dice che ci sono ancora 5 chilometri da pedalare. Menù discese e salite. C'è aria buona, da respirare, da assaggiare e da scrivere nelle pagine più importanti dell'album dei ricordi. Bisogna fermarsi per qualche minuto e osservare, provare a capire e ascoltare, leggere negli occhi e nei silenzi. Anche a costo di perdersi il gruppo che arriva. Perché forse, davvero, mi perdoni il ciclismo, oggi è uno di quei giorni in cui chi vince conta di meno di chi c'è.

E c'è anche un suono leggero che a un tratto accompagna l'attesa. Sono i ragazzi del Liceo Musicale della città. Hanno i fiati in mano e dentro il fiato del futuro. Con quel motto di un'associazione civica, "Jemo 'Nnanzi", scritto su un enorme drappo tricolore che ha sfilato, prima della tappa, dalla linea d'arrivo fino alla piazza, accolto dagli sbandieratori. Ci sono le vie parallele da percorrere e in cui perdersi, per guardare con occhi diversi la faccia nascosta della medaglia, quella più devastata. Sono le vie che portano verso la Basilica di Collemaggio, rinnovata, dove sono parcheggiati i bus delle squadre. Ci tornano uno a uno i corridori sfiniti da una giornata complicata. Intrecciati al pubblico, che cerca borracce e foto, spera nel saluto di un ciclista sconosciuto. Perché i ricordi non siano solo lo spavento di una notte buia, ma anche la luce di un pomeriggio di festa.

Piazza Duomo, una giornata di festa

I ragazzi del Liceo Musicale hanno suonato lungo Corso Vittorio Emaniele

Il drappo dell'Associazione Civica "Jemo 'Nnanzi"

venerdì 17 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Di luoghi e di persone




Prima di parlare dei luoghi, le persone. Perché ero partito con l’intenzione di parlare di salite, quadri e campanili, ma alla fine mi ritrovo col pensiero a Giovanni Carboni, che ha conquistato la maglia bianca al Giro d’Italia a San Giovanni Rotondo e che è di San Costanzo, il paesello (magnifico) dal quale partono i nostri giri. Si, perché il giro di oggi avrei voluto farlo più lungo e soprattutto assieme ad Angela e Giovanni, i miei compagni di tante avventure sulla strada, ma il brutto tempo alla fine ci ha fregato. 

La mia bici appoggiata sulle mura di Cartoceto

Prima dei luoghi le persone, perché quando pedali porti sempre con te un ricordo dei tuoi cari, che poi materializzi in un campanile, in un quadro e talvolta persino in una salita. Anche se quella di oggi la conosco a memoria. Anticipo l’ottava tappa del Giro di qualche ora, non per descrivere un percorso particolarmente insidioso (un po’ lo è), ma per il puro piacere di anticipare il Giro sulle strade dei miei allenamenti e vedere come i paesi che conosco si preparano a l’evento. Avrei voluto passare per San Costanzo, ma il tempo era tiranno e così incrocio il percorso a Calcinelli (km 159) e mi inerpico su per la Mattera, che noi qui chiamiamo Beato Sante, dal nome del Santuario dedicato ad un frate. Nulla di che, ma è pur sempre una salita che scavalca una delle colline più alte della zona. 

Da qualche parte, nascosto tra le colline Marchigiane, il Beato Sante

Prima dei luoghi le persone. Quelle che incontri in piazza a Saltara, dove c’è il pavè, oppure vicino alle mura quando sfiori Cartoceto. E già sembra che aspettino la tappa. E’ proprio quello che volevo vedere. Poi mi butto giù verso la “mia” valle giungendo a Santa Maria’Arzilla (km 178), crocevia di tantissimi allenamenti. Aria di casa, eppure aria di Giro. Sfioro la chiesa romanica che da il nome a questo luogo, dentro la quale è custodito un quadro stupendo, la Madonna della Misericordia. “Per loro e per loro soltanto”, la Madonna protegge con il suo mantello coloro che presumibilmente furono i committenti del quadro, quando passo di qui mi piace ripetere questa frase. 

Santa Maria dell'Arzilla, che custodisce una magnifica Madonna della Misericordia
Ci sono incontri ed incontri. E questo è stato speciale. Mauro Fumagalli di Marche Bike Life!

Prima dei luoghi le persone che incontro. Come quando improvvisamente riconosco Mauro Fumagalli, vulcanico guru del cicloturismo Marchigiano (guarda il suo sito). E’ tiratissimo, ed accompagna Paola Gianotti nel suo personalissimo Giro come testimonial della sicurezza sulle strade (non perderti la sua avventura). Insomma, dietro l’angolo trovi gente che conosci solo su facebook e ti sembra di conoscerli da sempre. Mauro mi invita a proseguire il percorso di tappa con loro, e non sa quanto lo vorrei (era nei piani originali), ma la pausa pranzo sta finendo ed è ora di tornare. 

Domani c’è il Giro ed è già tardi. Lo sapevo da Novembre, e mi sono ridotto all’ultimo. Meglio così, più genuino, i luoghi perdoneranno, le persone dimenticheranno. E tutto tornerà a suo posto. E le persone ai loro luoghi.
I miei cari amici Giovanni ed Angela. Mi siete mancati!