martedì 29 novembre 2016

Il cuore di Genova

Genova, via XX Settembre - Ricordo del Giro d'Italia 2000
Via XX Settembre a Genova è il crocevia obbligatorio per chiunque passi in città. Così anche il Giro d’Italia, nel suo vagabondare, prima o poi transita da lì. E’ una strada di quasi un chilometro, dritta come un fuso e tutta in salita, che dalle rive del torrente Bisagno (protagonista assoluto delle inondazioni cittadine) porta in vetta alla collina su cui si colloca Piazza de Ferrari, il cuore della Superba. E’ su quella piazza che si affacciano il teatro Carlo Felice ed il Palazzo Ducale, oltre al Palazzo della Regione ed il palazzo della Nuova Borsa Valori, simbolo stesso della storia della città, un tempo commercialmente potentissima. Passeggiando lungo questa strada, dai larghi marciapiedi, e ricca di bellissimi negozi, l’osservatore attento si rende subito conto di essere capitato in un luogo architettonicamente complesso (Genova lo è!), dove gli edifici nascono su altri edifici stratificandosi, e rendendo talvolta inutilizzabili il proprio senso dell’orientamento. Il Ponte Monumentale, che scavalca Via XX a metà della sua lunghezza, e la chiesa romanica di Santo Stefano, affacciata sulla stessa via da un balcone, sono i simboli magnifici ed ingombranti di una terra che non concede spazi e cui l’uomo ha dovuto adattarsi per poterli comunque ricavare.
La fotografia risale alla soleggiata mattina de primo Giugno del 2000, quando uscii di corsa dall’aula laureandi per potermi godere la partenza della tappa del Giro che portava a Prato Nevoso (vittoria di Garzelli). Il giorno prima mi ero perso l’arrivo vittorioso di Alvaro Gonzales alla Foce, impegnato com’ero a completare la tesi, che avrei discusso un paio di giorni più tardi. Giusto il tempo di vedere da vicino i corridori, e poi immortalare il gruppo che risaliva Via XX tra due ali di folla. Fu quello il momento in cui decisi che, tesi o non tesi, avrei dovuto essere sul Colle dell’Agnello il giorno sucessivo. Ma questa è un'altra storia..

mercoledì 23 novembre 2016

Questione di stile

Cadel Evans e Perez Cuapio - Ricordo del Giro d'Italia 2002


Siamo in Abruzzo, a due passi dalle Marche. Siamo sui monti della Laga e quasi si riescono a vedere le torri di Ascoli Piceno, sebbene quel giorni si sia saliti dal versante Abbruzzese. E’ il 2002 e si corre la 13a tappa di un Giro d’Italia disgraziato (quello del doping di Garzelli in maglia rosa, quello dell’accusa di cocaina a Simoni, quello della codata di Casagrande ai danni di Fredy Garcia), ma è anche la corsa che rivelò alcuni protagonisti degli anni a venire. E’ l’anno del debutto di Cadel Evans tra i nomi che contano, e della sua memorabile cotta sulla salita di Folgaria. Ma Evans è un vero duro, tutto il gruppo imparerà a conoscerlo: lui si può anche staccare, ma non molla mai. Questa caratteristica sarà fondamentale per la sua vittoria al Tour del 2011, nove anni dopo. Oggi però parliamo di stile. La fotografia mostra due corridori con pedalate molto diverse. Cadel Evans, sulla sinistra, è proteso in avanti ed ondeggia sul fuori sella, proprio per la posizione del busto che impone un grosso sforzo alle braccia. Perez Cuapio è immobile, statuario, sia quando spinge da dietro seduto sulla sella, sia quando sale sui pedali; la sua bicicletta è immobile sul piano verticale. Io adoro i corridori eleganti, quindi boccio lo stile di Evans ed apprezzo il Messicano. Lo stile è patrimonio del ciclista, si costruisce nel tempo, sin da quando si è piccoli, ma in età matura si può fare molto poco per modificarlo. Sotto sforzo è impossibile pensare allo stile: o ce l’hai, o ti manca. Evans è un ex biker, il che spiega quel busto così proteso. Perez Cuapio ritengo invece possedesse un dono: uno dei pochi sud americani a pedalare con stile. Oggi direi che il Colombiano Quintana è il suo degno erede.
Potete rivedere il finale di quella tappa a questo link. Al minuto 22:20 si può apprezzare l'attacco Evans / Cuapio, mentre al minuto 25:40 potete vedere il sottoscritto scattare la fotografia ai due.



Altimetria della 13a tappa del Giro d'Italia 2002

domenica 20 novembre 2016

Quel giorno

Frank Schleck - Il Lombardia 2016
E' stato un piccolo privilegio assistere al saluto che la famiglia gli ha rivolto il giorno dell'addio alle corse. I cartelli, che le sue due figlie mostravano, dicevano tutto quello che c'era bisogno di dire: Merci Frank. Professionista dal 2003, qualche piazzamento e alcune vittorie di peso ne hanno fatto un corridore che non è passato inosservato. Ma ciò che a mio giudizio lo ha caratterizzato di più è stato il bel rapporto che ha sempre avuto con suo fratello Andy con cui ha anche creato una delle squadre più interessanti degli ultimi anni, il team Leopard-Trek. Ad un corridore sempre elegante e ad un uomo sempre gentile non si può che augurare buona fortuna per tutto quello che la vita avrà ancora da dargli. Grazie Frank!

martedì 15 novembre 2016

Mura, fossi, campanili, panoramiche e poggi

Pollenza - Ricordo della Tirreno Adriatico 2016
La provincia di Macerata è forse la più bella d'Italia. Laggiù verso est c'è il mare Adriatico, con le sue lunghe spiagge sabbiose e con il Conero poco più a nord, a far da sfondo. Verso occidente ci sono i monti tra i più alti degli Appennini, con le loro vette innevate per buona parte dell'anno. Tra quei monti vi sono sparsi monasteri, eremi ed abbazie. Ci sono i laghi, e fiumi ed i torrenti. E poi, tra mare e monti vi è una terra ricca, che l'uomo deve aver amato e popolato sin dall'inizio dei tempi. Le colline sono dolci e verdi, i raccolti sono abbondanti. A Giugno il grano è già rigoglioso e danza sinuoso accarezzato dal vento di garbino, che lo asciuga. Su quella terra ricca l'uomo ha costruito le sue dimore, paesi che per noi appassionati di ciclismo sono diventati famosi per le loro salite arcigne. Montelupone sta lì, non distante c'è Montegranaro, Ortezzano si trova un po' più a sud, verso Fermo, e nel raggio di pochi chilometri ci sono tutte quelle salite che fanno invidia al Giro delle Fiandre, anche quelle meno conosciute, come Pitino. Basta seguire lo splendido blog Salite delle Marche dell'amico Michele per leggere di fossi, panoramiche e poggi.
E' tra queste colline, tra le mura antiche dei paesi di queste terre, che i terremoti degli ultimi mesi stanno lavorando duro sulla pelle delle persone. Se la distruzione è arrivata subito e senza appello in Appennino, lì sulle colline è la paura a distruggere lentamente le gente. Ora quelle mura solide sembrano diventate trappole, i torrioni ed i campanili sinuosi sembrano diventati bombe pronte a cadere sulle case circostanti. 
Storie già viste e vissute nei tempi dei tempi, per il lento migrare di questa nostra terra verso i Balcani. Storie antiche come l'uomo, che non è comunque in grado di fare il callo a questi eventi. Adesso è silenzio, alla vigilia di un inverno già difficile ma un giorno tornerà il grano, torneranno anche le corse a lambire quelle mura e torneranno le campane.

Vi invito a leggere il post di Chiara sul blog I Love Marche che suggerisce un metodo eccellente per aiutare queste terre a continuare ed a ricominciare.

mercoledì 9 novembre 2016

Max Sciandri

Max Sciandri - Giro di Romagna 2002
Un corridore di grande stile. L'ho incontrato a Genova, in occasione della partenza di una tappa del Giro d'Italia 2000; è uno di quei personaggi che sanno farsi avvicinare dal pubblico, che sanno metterti a tuo agio, con una battuta spiritosa ma discreta. Ho sempre avuto ammirazione verso questo atleta, anche se sul piano sportivo l'ho sempre considerato un incompiuto. Avrei infatti giurato che potesse vincere almeno una delle tante corse monumento alla sua portata: la Sanremo, il Fiandre, la Roubaix, il Mondiale. Invece nulla di tutto questo, nonostante classe da vendere ed una pedalata tra le più belle di sempre. Potente, naturale, fluida. Emblema di queste occasioni perdute è stata certamente la Milano Sanremo del 1996, corsa perfetta per Max, almeno sino ai 2 chilometri dal traguardo, quando perse completamente il controllo dei compagni di fuga e si fece scappare Gabriele Colombo.
Nella fotografia l'ho ritratto durante la scalata del Monte Trebbio al Giro di Romagna del 2002. Una delle ultime edizioni di questa corsa centenaria (fermatasi al 2011), ed una delle ultime stagioni di Max Sciandri (che ha lasciato nel 2004). Oggi Sciandri è direttore tecnico della BMC, una delle squadre più forti in circolazione.

mercoledì 2 novembre 2016

Bentornati sulle strade del Pirata

Bagnoli di Romagna - Giro d'Italia 2008
L'undicesima tappa del Giro d'Italia 2017 tornerà sulle strade dell'Appennino che Marco Pantani era solito percorrere in allenamento. Questa volta si salirà sul Monte Fumaiolo, dalle Balze, una delle sue salite-test, un po' (ma forse un po' meno) come la Carpegna. Non sarà una tappa decisiva, anche se grazie alla sua collocazione dopo la crono ed il Blockhaus potrebbe riservare qualche sorpresa, ma sarà una tappa  simbolicamente "forte"; più di Oropa. 
Sulle strade del Pirata se lo ricordano ancora, Marco Pantani. Conobbi la gente dei suoi luoghi seguendo il Giro del 2008, quando una tappa giunse a Cesena. Amano ripetere, in quell'angolo d'Italia, che ad ogni curva si può ancora udire il suo respiro. E' gente che l'ha visto, che era abituata a vedere questo corridore allenarsi davanti a casa. Forse non lo hanno mai fermato, forse non gli hanno mai parlato, ma sicuramente lo riconoscevano, ne discutevano. Ne ammiravano la pedalata e sapevano quando stava forzando, o quando era in scarico, e si fermava alle fontane.
Per ricordare Marco Pantani non serve scomodare Oropa, salita piuttosto insulsa, scenario d'un impresa enorme ma casuale: bastano le sue strade, quelle della sua gente. Bastano le sue montagne e le sue fontane.

11a Tappa Firenze - Bagno di Romagna - Giro d'Italia 2017

mercoledì 26 ottobre 2016

Giulio Ciccone

Giulio Ciccone - Giro d'Italia 2016
Difficile essere più Italiano di così: Giulio Ciccone! Questo ragazzo, al primo anno di professionismo, si invola solitario vincitore di tappa al Giro a 15 km dal traguardo, in una delle tappe appenniniche più complicate. Rimasto solo in discesa (quasi per caso, col compagno Pirazzi che "sportella" Cunego in curva) non tentenna e non si volta, ingrana la quinta e lo rivedono con le miss sul podio. Comunque, quello che più mi ha colpito è stata la sua prestazione complessiva al Giro, almeno sino all'ultima settimana, quando poi si è ritirato nella penultima delle tappe alpine in Piemonte. Il suo nome compariva spesso nei primi 20 - 30 e sempre in tappe difficili: Aremogna, Corvara, Alpe di Siusi. In salita va, non c'è alcun dubbio. Sulla crono i risultati parlano altrettanto chiaro, fatica moltissimo, ma chiaramente al primo anno è presto per capire i margini di miglioramento. Un corridore da seguire, sperando d'aver trovato una gemma rara. E comunque, in quel di Sestola, un bel ricordo.