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martedì 10 marzo 2026

Strade Bianche 2026 | Strade Arcobaleno


No, non c'entra la maglia del simil-alieno Tadej Pogačar da Komenda, per l'ennesima volta issata come un palio fuori stagione sotto lo sguardo incredulo della Torre del Mangia. Non c'entra nemmeno quella di Magdeleine Vallieres (all'anagrafe anche Mill), sfumata di bianco, fino quasi a scomparire, in quel polverone maestoso che su Colle Pinzuto condiva con abbondanza l'ora di pranzo. E non c'entra neanche un classico e incantevole arco nel cielo, che pure ha rischiato di fare un salto a vedere la corsa, in quei pochi minuti pomeridiani in cui il vento d'un tratto s'è alzato, le maniche si sono fatte improvvisamente lunghe e un filo d'ombra ha spento la vivacità dei colli inondati di verde. Pericolo scampato. Giusto qualche colpo di tosse. Passerà.

C'entra, allora, con l'arcobaleno, tutta la gente del ciclismo. Che ieri, sabato che apriva marzo, ha affollato, fino a farle quasi sprofondare, le strade che circondano Siena. Quasi fossero, queste splendide strade sinuose e decise, una sua ulteriore cinta muraria. Che protegge e celebra un altro tassello della lunga lunghissima storia della città. Fatta di affreschi e torri, di pietre e di santi, di poeti, fantini, viaggiatori e, oggi, anche di pedalatori. Campioni e campionesse, capaci di spianare le percentuali doppie ricoperte di ghiaia, o semplici appassionati, desiderosi di spianare le loro debolezze quotidiane e regalarsi un attimo di gloria, che in molti casi rimarrà per sempre. Roba che solo il ciclismo sa, senza che ci sia nemmeno bisogno di spiegare perché.

Gorizia, la Brianza laboriosa, Aalst in Belgio, poi la Sicilia, il sud della Francia, Parabiago il paese di Saronni, un altro po' di Belgio e poi Maastricht nei Paesi Bassi, Pistoia, tanta Toscana com'è giusto che sia, la vicina Perugia, la meno vicina Germania, i caldi Paesi Baschi, la folta Slovenia, un pizzico di Polonia, un accenno di Norvegia. No, non è l'ennesimo elenco di un altro politico di turno. Sono i luoghi da cui vengono i tifosi che abbiamo, via via, incontrato lungo le ore della corsa. Alla sfilata della presentazione delle squadre, dove ragazze e ragazzi, tutti insieme, in una saggia e piacevole condivisone di spazi e di occhi, hanno sorriso e scherzato da amici veri. E poi a bordostrada, a prendere polvere e vento, qualche borraccia generosa e a sognare di essere tutti - o quasi - uno di loro. Una come loro.

Strade Bianche, ma poi ben presto gialle come le mimose strette tra le mani di uomini e donne, rosse come la copertina di un libro che non parla di bici o celesti come le maglie del Belgio che adorano le bionde da bere. Questa corsa è esplosa negli anni, diventando una provincia internazionale, un Comune senza più confini. Il bel paese là dove lo yes suona. Non ci rendiamo mai conto di essere parte della Storia, perché la Storia è una cosa seria. E allora parcheggiamo e mangiamo, scattiamo e imprechiamo, ridiamo, parliamo parliamo e ci lamentiamo, uh quanto ci lamentiamo! Ma intanto la Storia va e ci porta via con sé, tra un tornante affogato nel sole o nel fango, con le ruote che volano via o i pedali che chiedono solo pietà. Nomi scritti sulla pelle e altri dimenticati, ma tutti allo stesso modo interessanti, ricchi di piccole e grandi sorprese da scartare. Basta chiedere. Chi sale su una bici non lo fa mai perché non ha niente da dire. E allora queste pagine le scriviamo tutti insieme, chi taglia un traguardo e chi si mette in cammino per dire "io c'ero". Di nuovo, basta chiedere.

La solitudine del silenzio, rotta soltanto dai sassetti che schizzano via dalle ruote affannate, oggi è un ricordo lontano. Strade Bianche di un tempo che fu. Strade Bianche che si faceva le ossa. Oggi quel silenzio è coperto dalle grida di esultanza e di entusiasmo, è avvolto nelle bandiere e stordito dalla musica. Ma le ossa sono forti e tengono botta. Gli scatti illuminano e le rincorse ravvivano. I giovani francesi sbocciano e gli attempati olandesi arrancano. E quello squarcio che schiarisce il cielo, quando ognuno va verso la propria sera, è il segno che per le bici, da queste parti, luci e colori ce ne saranno sempre. Anche se un giorno, all'improvviso, gli arcobaleni si dovessero stufare di questo mondo grigio e prepotente.


Strade Bianche Donne, il gruppo si allunga salendo verso San Martino in Grania


Tadej Pogačar è già solo durante il primo passaggio su Colle Pinzuto


Un gruppo di tifosi belgi segue il finale della prova femminile


Verso sera


domenica 16 febbraio 2020

Buonconvento, qualcosa vuol pur dire

Sterrato di Buonconvento - Ricordo delle Strade Bianche 2018
Mezzogiorno è ora di mangiare. Se piove o se c'è il sole, la corsa passa a minuti. Angelo mi passa il panino mentre smanetto sulla macchina fotografica che non uso da mesi. Mi dico sempre che dovrei metterci le mani almeno per riprovarla, e poi non lo faccio mai. Quell'anno c'era una pioggia che la ricoderemo per un bel pezzo. Ma chissenefrega, che tanto eravamo pazzi di gioia, nel vedere i corridori inzaccherati e pensare a quando avremmo rivisto le foto anni dopo. Passa a minuti la corsa e poi la nostra rincorsa. Ma quello è il primo scatto dell'anno, e qualcosa vuol pur dire.

domenica 9 febbraio 2020

Lucignano, non è successo nulla

Lucignano d'Asso - Ricordo delle Strade Bianche 2019

Alla fine torniamo sempre lì, anche se non succede nulla che non sia un forte vento, od una forte pioggia. Alla fine siamo sempre a Lucignano, dal pollaio di Angelo, e tante foto belle le abbiamo pur scattate in quel posto, anche se la corsa è ben lontana dal decidersi. Si può dire che neppure sia cominciata. Siamo lì perché ci piace anche e soprattutto vedere queste fasi di corsa assolutamente anonime, ma che poi, a distanza di tempo, rimangono la vera essenza di questo sport. Il gruppo che transita lo ricorderai per sempre. Anche se a Lucignano non è successo nulla.

lunedì 18 novembre 2019

Tadej Pogacar

Tadej Pogacar - Ricordo delle Strade Bianche 2019

C’è una storia di tanto tempo fa che non ho mai avuto il coraggio di raccontare. Seguivo il Tour del 1996, le tappe Alpine, fredde come non mai. Allora fare foto non era proprio uno scherzo, i rullini costavano dei bei soldi, così come le stampe; io ero studente e quindi sempre al verde. A mala pena riuscivo a pagarmi la trasferta con la paghetta dei genitori. Tenda come hotel, se andava bene, ma a quel Tour dormivamo in auto, perché era freddo e pioveva sempre.

Così si risparmiava sulle foto, scattando soltanto quelle buone ai corridori che stavano davanti. Rullino da trentasei per tre giorni di gara, fate voi i conti. Quel Tour era mitologico, era il primo Tour in cui Indurain andò in crisi, e noi (io e mio cugino) avevamo immortalato quella crisi sui tornanti di Les Arcs. C’era però un corridore che avevo evitato di fotografare, perché non lo conoscevo, un giovane che stava andando forte in classifica, ma che era Tedesco e pertanto non consideravo (mi dite voi quali super campioni aveva mai espresso la Germania?).

Avete probabilmente già capito che io quel Tour ignorai beatamente Ullrich, secondo alla fine nella generale, e primo l’anno successivo. Così mi ripromisi di non dare mai più nulla per scontato, e di seguire da subito con attenzione i giovani che fanno risultati, perché il buon giorno si vede sempre dal mattino.

Eccoci così arrivati alla foto di Tadej Pogocar che se ancora non sapete chi è, vi consiglio di non perdervi. Qui era alle Strade Bianche, fresco vincitore dell’Algarve, gli avevo già messo l’obbiettivo addosso. Alla fine lo abbiamo rivisto sul podio della Vuelta. Occhi aperti..

sabato 9 marzo 2019

Strade Bianche: è di polvere il cammino verso Siena

Leo Vincent  tira la fuga con Denz, Rosa e Geniez. Siamo sul segmento numero 4, quello di Buonconvento, e la corsa è appena cominciata

Ancora gli uomini in fuga che qui percorrono il segmento sterrato più lungo, quello di Lucignano d'Asso

Sempre sul quinto segmento (Lucignano) è la Lotto Soudal con Marcinsky ad incaricarsi del controllo della corsa.

La polvere non solo si respira, ma è parte stessa della corsa. Ne è essenza e ragione d'essere.

Segmento numero 6, San Martino in Grania

Sono appena usciti dal gruppo, sono i miegliori di giornata. Fulgsang, Van Aert ed Alaphilippe

Ormai è tardi per Benoot, Van Avermaet e Stybar, comunque protagonisti del finale.

Ancora una volta la salita di Santa Caterina si è rivelata decisiva. Qui Puccio del Team Sky.

Senza più energie, questo è Rasmus Tiller

mercoledì 6 marzo 2019

Strade Bianche - Il destino della Storia

Strade Bianche Uomini 2018 - via Santa Caterina


C'è un segno che ogni destino riserva e conserva. A voce bassa, nascosto, eppure forte. È un segno che attraversa la Storia e la forgia, la plasma, a sua insaputa. E poi la lascia decantare. Lo si riconosce anni dopo, osservandolo a distanza. Con uno sguardo più attento e meno appassionato. Più critico e meno sanguigno. È un segno che finisce scritto sui libri e cantato nei teatri. Ispira menti e masse. Le guida, le ammonisce, soprattutto le arricchisce.

Ma questa, la nostra - quella virtuale -, è un'epoca diversa. Un'epoca in cui presunti miti nascono e svaniscono, in fretta, divorati e spesso dimenticati. Tritati da una logica perversa che, indistintamente, celebra e consuma. Un'epoca che non sa cogliere la grandezza. La sa - forse - solo misurare. Un'epoca che tenta disperatamente di infilare nel suo tempo figure e atmosfere del mondo passato. Quelle solide, che danno sicurezze reali e contenuti identitari, quelle che rimangono ancora oggi esempi da far sedere al proprio fianco e con le quali avere il piacere di conversare. Quelle figure che, a loro tempo, furono esse stesse segni del destino.

Allora Strade Bianche ha voluto proporre il ragionamento inverso. Portare indietro il tempo, nelle sembianze, ma popolarlo col mondo di oggi. Scegliere un nome epico, un nome che evoca e racconta. Scegliere un percorso eroico, fatto di ciottoli e mai un momento di respiro. E infilarci dentro il mondo a colori, quello digitale e in carbonio. Ha voluto creare le condizioni per far nascere e maturare un racconto di sport e di vita, che non abbia le pretese dei minuti, ma la consapevolezza degli anni. Non è ancora il momento di chiedersi cosa diventerà. Perché il destino è saggio osservarlo a distanza, lo si riconosce anni dopo. Per ora è importante che le gambe girino e le crete ascoltino.

La Storia cambia in occasioni grandiose e con gesta altisonanti. La Storia non è una corsa di bici. Ma una corsa di bici può, in punta di piedi, arrivare a scrivere un pezzetto di Storia.

Strade Bianche Uomini 2018 - Lucignano d'Asso

giovedì 28 febbraio 2019

Strade Bianche: le stigmate di Santa Caterina

Daniel Oss


Santa Caterina da Siena era nata nel medioevo nel rione di Fontebranda, lo stesso dove ogni anno le Strade Bianche si inerpicano per la via a lei dedicata, per poi raggiungere Piazza del Campo. Caterina era di famiglia povera, di quella povertà che non consentiva a genitori di 25 figli di mettere assieme una dote per lei, che tanto voleva votarsi. A quel tempo gli ingressi ai monasteri erano riservati a poche, e servivano ricche doti per sposarsi con dio. Fu una malattia a sfigurarle il volto, rendendola vecchia nonostante i suoi sedici anni; tale avvenimento le aprì le porte di un gruppo del Terz’Ordine di domenicane, anziane laiche, che solitamente non ammettevano giovani donne. Fu il suo volto sfigurato, che la faceva sembrare vecchia, a consentirle di seguire la sua vocazione, dedicandosi soprattutto agli ammaliati, quelli affetti dalle malattie più terribili, quelli infetti e pieni di piaghe, che nessuno voleva avvicinare. Sarà forse per la suggestione del luogo, o per il passaggio obbligato in quel pertugio prima di giungere alla luce del Campo, che non ho potuto fare a meno di pensare ai volti dei corridori che salgono lungo la strada del suo rione, sfigurati dalla loro fatica, dalla polvere o dal fango (a seconda..), volti di ragazzi di vent’anni che sembrano di settanta o forse più. Schizzi di fango che appaiono piaghe orribili e sguardi persi che sembrano invocare aiuto. Altrove forse sarebbero soltanto smorfie e volti sporchi, ma su quel ciottolato che guarda all’insù che pare non finire mai, gli occhi non bastano più ed il rumore già si dissolve rendendosi muto. I volti di Caterina stanno per passare.


Stefan Kung

Michal Kwiatkowski

Gianni Moscon

venerdì 28 dicembre 2018

2018 - Oltre la nebbia

Matteo Montaguti in cima a via Santa Caterina, Siena - Strade Bianche 2018

Torna la nebbia, fitta. E cambia il sapore delle strade, nasconde e confonde. Fradicia di malinconia l'ennesima sequenza che assopisce perfino le intuizioni quotidiane, quelle più naturali. È l'inverno, è lungo, è profondo e lascia le bici sui cavalletti. Come se la passione irrefrenabile scambiata fino a qualche settimana prima diventasse all'improvviso solo un lontano ricordo. Un quaderno scritto e lasciato a metà, un desiderio dimenticato sotto le stelle travolgenti di quella sera d'agosto. Quella che non avresti mai e poi mai voluto finisse così, così in fretta. Sì, c'è il sole che filtra, oltre la nebbia. Ma è un sole che non riesce a scaldare come davvero vorrebbe.

E allora il nastro si riavvolge verso il passato, verso i primi mesi dell'anno, quelli in cui ancora era quasi tutto da scoprire. Maglie, forme e colori nuovi, poi braccia alzate e denti stretti, cadute da trattenere il fiato e delusioni da ultimo chilometro, azioni epiche da scrivere e trascrivere - ai poster e ai posteri l'ardua sentenza -, destini beffardi che agganciano manubri con tempismo chirurgico, tanto da ripiegare una maglia studiata e desiderata e da riporla, ordinata, in un cassetto dei sogni futuri. Chissà.

Supereroi in giallo, supereroi arcoiridati, supereroi tutti, soprattutto nel fango di Strade Bianche, in una giornata zuppa e fangosa, di quelle valorose e apparentemente infinite. Siena un miraggio, Santa Caterina una preghiera. Il muro finale stracolmo di tifosi e curiosi, van Aert che scivola e gli ultimi che salgono nella confusione di una corsa ormai scritta, ma non ancora fino in fondo. Non ancora raccontata dalle ultime immagini, quelle più forti perché sofferte e nascoste. Come quella nebbia, che confonde, ma non cancella. Lascia solo il gusto di scoprire.

giovedì 8 novembre 2018

Wout Van Aert

Wout Van Aert - Ricordo delle Strade Bianche 2018

Indubbiamente il passaggio su Santa Caterina a Siena è il più emozionante dell’anno e la contraddizione che lo rende unico è che sia, di tanti, proprio il primo. Arriva a freddo, quando non sei ancora abituato alle corse, dopo la lunga pausa invernale. Arriva a tradimento perché sai già che tutto il resto sarà un po’ meno emozionante. Comincia tutto che tutto già finisce.

Quando penso alla fatica mi viene in mente lui e quella sua pedalata meccanica, innaturale, degli ultimi metri di Santa Caterina. Quel giorno me lo sono visto arrivare sconvolto, proprio davanti a l’obbiettivo, incapace di scegliere la traiettoria, persino di guardare. Ho pensato che mi sarebbe venuto addosso, e l’unica cosa che potevo fare era appiattirmi contro la transenna, diventare sottile come una sogliola e sperare che non allargasse troppo le ginocchia. Ho chiuso gli occhi ed ho sentito l’aria spostarsi, arrivando così a capire che era passato. Mai avrei pensato che pochi metri dopo sarebbe crollato a terra senza forze, una prima volta, poi una seconda, quasi fosse una personale via crucis (qui il video). Da quel giorno Wout Van Aert, Belga dal nome impossibile, è diventato uno dei miei corridori preferiti e non vedo l’ora di poterlo ammirare nuovamente in azione.

martedì 6 marzo 2018

Strade Bianche 2018 - E via il fango dagli occhi

Marco Mathis, Team Katusha, a Lucignano d'Asso

Scende la pioggia. E fa. Il mondo intorno diventa un quadro impressionista e iperrealista, allo stesso tempo. Epoche sovrapposte e riunite, pozzanghere di cinquant'anni fa e freni a disco invidiati oggi. Scompaiono i tramonti e le colline da rotolarci sopra, scompare l'attesa assaporata e compare quella fradicia e fastidiosa. Scompare per molti la voglia di arrivare primo e compare per prima la voglia di arrivare. Bisogna resistere, contare i minuti e i metri, rimanere concentrati e pensare il meno possibile a un camino, a una doccia, a un piatto di pici al cinghiale.
È una giornata sfocata, una giornata da occhiali su e poi giù. No, meglio su. E via il fango dagli occhi. Una giornata da non sapere dove, non sapere come, forse sapere solo perché.
Perché Siena è una conquista.
In piazza del Campo sarebbe servito un podio lungo, molto lungo. Da 400 posti circa.
Così, in ordine sparso.
Classi miste.

lunedì 5 marzo 2018

Tutto ci ha portato qui


Van Aert e Bardet in fuga verso Siena


L’aria che sa di neve alle quattro di mattina. La nebbia che mi accompagna sino all’Appennino. Gubbio sulla sinistra e Cortona sulla destra. La colazione alle porte di Siena. L’abbraccio con l’amico che non vedo da mesi. L’incontro con Francesco. Il papà di Francesco che mi parla di Bach. La pioggia che scende copiosa e fredda. Il primo sterrato delle donne. Il conte ed i caprioli. La ragazza ritirata che va come una moto. Il caffè nel bar degli anziani. La sagra della trippa. L’auto ricoperta di fango. Gli uomini irriconoscibili. A Lucignano diluvia e tira il solito vento. A Buonconvento saltiamo la fila. Il fondo chiuso di San Martino. I panini della Claudia. Il freddo nelle ossa. Il riscaldamento auto a 26°C. I tappetini da buttare. La fotocamera bagnata e schizzata dal fango. Le crete. La vecchia fontana di Presciano. Il nostro bivio, finalmente. 

giovedì 1 marzo 2018

Strade Bianche - Un'avventura


2013. Per me Strade Bianche era, all'epoca, 'la corsa vicino casa'. Quella più facile da raggiungere. Poco più. Non era ancora un viaggio nel viaggio. Non era ancora un'avventura. Non era ancora il vento freddo che sferza in faccia e il cielo poggiato sulle colline morbide. Non era ancora quella corsa strana, un po' belga e molto italiana, che è quasi una cronometro per l'individualità con la quale va interpretata. Parti in gruppo, ma sei da solo. Parti pulito, arrivi sfinito.

Poi Pablo Lastras saliva Monte Sante Marie e se ne andava, solo, verso Siena.

Con questa scena, con questa foto, Strade Bianche ha iniziato a essere qualcosa in più per me. Da capire. Da interpretare. Da rielaborare. Coi tempi giusti.

mercoledì 28 febbraio 2018

La forma della bellezza

Le Strade Bianche, sabato ritornano
Sabato prossimo si svolgerà (tempo permettendo) una nuova edizione delle Strade Bianche, corsa recentissima di grande successo internazionale. Noi saremo là e contiamo di portarvi scatti e storie che dalla TV non potrete apprezzare pienamente. Intanto vi proponiamo, ciascuno di noi, un pensiero al riguardo di questa corsa.

Lei da l’emozione più forte perché ti accorgi che ormai è passato un anno da quando hai calpestato quelle brecce e perché in qualche modo, non sai come, le tue radici sono legate a quei luoghi, come se improvvisamente la parola bellezza assumesse forme tangibili, tuttavia irraggiungibili.

venerdì 2 febbraio 2018

La luce del campo

Strade Bianche 2017 - Thibaut Pinot scala Santa Caterina
E’ stato presentato il percorso delle Strade Bianche che si svolgerà sabato 3 Marzo in provincia di Siena. Gli ingredienti classici non cambiano: una cinquantina di chilometri di sterrato Senese, e le difficili strade delle Crete che decidono la corsa tra San Martino in Grania e Monte Sante Marie. Potrebbe essere la prima per il campione Olimpico Van Avermaet oppure per il campione del Mondo Sagan, entrambi già due volte secondi ed entrambi rimasti fregati da quel dentello, apparentemente insignificante, che porta verso Il Campo: via di Santa Caterina. 

E’ curioso come la Parigi Roubaix, che si corre su grosse pietre di porfido per oltre cinquanta chilometri, finisca dentro ad un velodromo dalla superficie perfettamente liscia. L’erba è verde chiaro dentro l’anello di Roubaix, che sembra quasi di stare in un grande giardino. C’è la gente vestita bene, tutto è assolutamente perfetto e pulito, tranne i corridori, che arrivano coperti di polvere e talvolta di fango. Così le Strade Bianche, che si corrono su sterrati spesso ghiaiosi, dove talvolta affiorano sassi, se non rocce, si conclude nel salotto d’Italia, Il Campo di Siena. Invaso da appassionati consapevoli, e da turisti che invece si chiedono cosa sia tutto quel chiasso; Il Campo è talmente grande che se sei dalla parte opposta alla Torre del Mangia quasi non ti accorgi che ci sia l’arrivo d’una corsa, tanto stai con lo sguardo per aria a cercare di capire quanto è bella. La luce si diffonde sino all’ultimo raggio della sera illuminando il selciato color ocra; è l’aria di Marzo che sa di primavera. Poi ci sono i corridori, impolverati, talvolta infangati, che arrivano uno ad uno, e che prima di giungere lassù devono salire per un budello di via, in cui la folla si accalca per vederli soffrire, ultimo ostacolo posto dentro l’ultimo chilometro, quasi una beffa per coloro che non ne possono più di tutta quella fatica. E’ curioso come queste due corse che tanto si assomigliano, siano completamente diverse. Tanto che i corridori fuggono dalla prima ed amano la seconda. Roubaix è il carbone, Siena l’arte. Roubaix è la leggenda, Siena la novella. Roubaix è forse troppo lontana, ma Siena è a portata di mano, sebbene ben nascosta al centro dell’Italia. Troppo vicina per non essere là con loro, a vedere quanto possa essere duro guadagnarsi la luce de Il Campo.

mercoledì 3 gennaio 2018

L'alba della maglia rosa

Doumulin traina Van Avermaet, Stybar e Wellens - Strade Bianche 2017


Ci siamo chiesti se fosse più notizia il debutto di Froome al Giro, o il ritorno di Doumulin. Tra i tanti pareri ci siamo dati una risposta diversa, che guarda più al percorso di avvicinamento alla sfida della maglia rosa, che alla caratura del pretendente.

L’anno scorso tra gli olivi Senesi non c’erano soltanto i draghi delle Classiche, ma pedalavano decisi verso il traguardo anche due uomini da Giro, che erano venuti in Toscana a preparare la corsa rosa sfidando gli Italiani sulle strade di casa. Doumulin e Pinot (ma poi anche Quintana e Thomas alla Tirreno) hanno capito che per vincere il Giro bisogna essere competitivi già ad inizio Marzo, alle Strade Bianche od al più tardi una settimana dopo, sulle coste Marchigiane. Non è solo una questione tecnica ma di affiatamento, di simbiosi tra corridore e territorio, tra atleta e pubblico, che si crea attraverso la sfida lanciata a viso aperto. Lo scorso anno, tra le crete, Pinot era in fuga e Doumulin pilotava l’inseguimento: entrambi erano lì per vincere, non certo come comparse. Tra poche settimane sapremo se Froome, annunciato al Giro, vorrà seguire questo esempio e calarsi nei panni dello sfidante nell’attesa Classica Toscana. Perché al Giro non ci saranno più soltanto gli Italiani, ma tanti corridori stranieri che sulle nostre strade sono ormai di casa.

mercoledì 18 ottobre 2017

Gianni Moscon

Gianni Moscon - Strade Bianche 2017

Se devo scegliere un episodio che descriva Moscon questo è l'ultimo minuto della Roubaix, quando il trentino con le ultime energie rientra, trainando Stuyven sul trio di testa (Val Avermaet, Stybar e Langeveld). Li c’è tutto Moscon, che non riprende neppure fiato, non si mette a ruota, ne imposta alcuna volata, ma aggredisce la corsa lanciandosi in testa. Quinto su cinque, non poteva andare diversamente, ma la grinta non passa inosservata. Un altro episodio che mi ha colpito è il podio del Lombardia, non tanto perché a 23 anni faccia notizia, ma per il clima della vigilia che lo aveva visto sottoposto ad uno stress mediatico intenso, con le accuse di banditismo da parte del Team Francais des Jeux. Non sono solo io ad aver notato tutto questo, per primi ci sono arrivati gli avversari e Gianni è finito in un turbine di episodi discussi ed in discussione: dagli insulti razzisti del Romandia, alla caduta d’un avversario che pubblicamente lo accusa d’un gesto vile. Nel tempo dei social, dove una reputazione si disintegra in un mattino, per qualcuno ce n’è a sufficienza per creare il nemico pubblico numero 1,  che tanto basta a proiettarci alla stagione 2018 ed alle sfide che verranno. Se Moscon abbia davvero un lato oscuro è da vedere, ma l’immagine è ormai modellata. Lui è quello da cui guardarsi o da guardare. A seconda di dove vogliate collocarvi.

giovedì 30 marzo 2017

Thibaut Pinot

Thibaut Pinot - Strade Bianche 2017
Si aspetta un Francese dai tempi in cui Jalabert trionfava in via Roma e poi faceva classifica nelle corse a tappe. L’ultima generazione sembra essere quella giusta ma il corridore che coinvolge più non è forse il più forte ma il più generoso. E’ un 1990 Thibaut, il che significa che ci deve far vedere ancora il meglio, e quest’anno ha disegnato un calendario tutto Italiano. Lo abbiamo già ammirato nell’attacco a sorpresa da lontano alle Strade Bianche, e poi lo abbiamo rivisto alla Tirreno Adriatico, terzo in fondo, secondo nella dura tappa di Fermo. Prepara il Giro, Thibaut, e non lascia nulla al caso correndo sulle nostre strade già ad inizio primavera. Gli chiediamo di osare e di meravigliarci, perché d’un Francese forte abbiamo bisogno.

martedì 7 marzo 2017

Salsiccia cruda, carciofini e peperoncino

Sterrato di Lucignano, si attende la corsa

E’ la mezza, e la corsa non tarderà ad arrivare, adesso è dalle parti di Montalcino mentre noi la attendiamo poco più a est, su un tratto di strada scoperto, esposto al vento che arriva fortissimo da sud, contrastando il temporale che a nord già inonda Siena. Due uomini si avvicinano e ci chiedono della corsa, neanche il tempo di dar loro una risposta che ci offrono un bicchiere di vino ed un panino imbottito con ogni ben di Dio, che da queste parti è stato molto generoso. Ci raccontano delle loro terre, di dove hanno comprato il vino (buonissimo) e di come avessero in mente di fare una grigliata, quando il maltempo gli ha poi tolto la voglia. La corsa incombe, io ed Angelo ci precipitiamo a fotografarla. La Lotto Soudal ha messo i suoi gregari a lavorare per chiudere la fuga e da qui in avanti si fa sul serio. E’ quasi l’una quando rimontiamo in macchina, un saluto al volo ai due gentili signori di cui neppure conosciamo ancora il nome – “all’altr’anno” – grida uno di loro. Sembra quasi una promessa.
La Lotto Soudal approfitta del forte vento per mettere il gruppo alla frusta

giovedì 2 marzo 2017

Di Ganna e dei suoi pari

San Martino in Grania - Strade Bianche 2016
Sabato sarò sulle strade sterrate di Siena per seguire una corsa che è una vera meraviglia. Una corsa che sino a dieci anni fa neppure esisteva, nata da una semplice idea, dalla nostalgia del ciclismo antico, un azzardo che ha funzionato davvero bene: correre su strade sterrate. Il suo fascino è il risultato di un insieme di ingredienti perfetti che potrei riassumere così: splendide colline, una città che è un gioiello, corridori di rango e strade condite ininterrottamente di salite e discese bianche che parlano di Ganna e dei suoi pari. Seguirla da dentro, nel casino della corsa e dei trasferimenti per passare da un punto a l’altro del percorso, è talmente coinvolgente che la giornata vola via, e ti ritrovi improvvisamente nella bolgia del finale, su una viuzza del centro di Siena dedicata a Santa Caterina sopraffatto dalle grida del pubblico che spinge i corridori a suon di urla. E tu sei li in mezzo, col cuore in gola e stordito da tanta emozione e già sai del peso che sarà, non riuscire a raccontarla.

domenica 19 febbraio 2017

Strade Bianche 2016 - Incroci e incontri


Marroni, discreti, utili. Tappezzano la provincia di Siena. Il cartello che indica il percorso dell'Eroica e quello che indica il percorso della Via Francigena. Strade e storie parallele. Che si intrecciano, fanno da intelaiatura a un territorio che, bello com'è, si reggerebbe anche da solo, senza dubbio. Ma lo arricchiscono di cultura e umanità. Lo identificano in maniera profonda, radicata in generazioni di viandanti e pedali.
Eroica e Francigena, entrambe sterrato, entrambe fatica e partecipazione.
Anche per questo Strade Bianche è qualcosa di più di una semplice corsa di biciclette.
Torrenieri è una di queste X, laddove Eroica e Francigena si incontrano, si sfiorano, si salutano.
Nel 2016 Strade Bianche mi ha fatto incontrare un un bar di Torrenieri un gruppo di ragazzi che stavano facendo a piedi la Francigena. Da Acquapendente - provincia di Viterbo, come me - a Siena, mi pare in 5 giorni. Stupiti dal fatto che altri 200 ragazzi partissero e tornassero a Siena in bicicletta, passando davanti ai loro occhi, in poco meno di 5 ore, quel giorno stesso. Il bar era uno di quelli che piace a me. Arredamento anni 70/80 con quelle pareti che non so come si chiamano, ma credo basti vedere la foto per capire, biliardino rossi contro blu, bagno con chiave da chiedere al bancone, immancabili - da queste parti - foto di cavalli appese alle pareti, Gazzette varie su tavoli vari, cornetti e cappuccini.
La storia, da quelle parti, sembra passare più lenta, Frittole è sempre dietro l'angolo ed entrare in una chiesa non è un atto così anacronistico.
E, a lato, appena fuori dalla porta a vetri, c'è Strade Bianche, meravigliosa anche per questo.

5 marzo 2016

Il gruppone nel tratto sterrato di Lucignano d'Asso