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giovedì 6 giugno 2019

Giro d'Italia 2019 - Jan Polanc

Jan Polanc - Ricordo del Giro d'Italia 2019
Qualcuno già li conosce, qualcun altro forse no. Senza di loro il Giro d'Italia sarebbe stato meno ricco. Sono i volti di chi ce l'ha messa tutta ma non è comunque riuscito a passare sulle copertine delle riviste specializzate. Li pubblichiamo volentieri qui, nel nostro piccolo spazio.

Jan Polanc non è certo uno sconosciuto perché al Giro aveva già vinto due belle tappe. Quest'anno per lui due giorni in maglia rosa in tappe alpine, niente male. Trovo giusto che la maglia rosa vada a premiare anche corridori "meno nobili" durante il lungo viaggio, anzi, personalmente sono quelli che preferisco perché pur di conservarla ce la mettono davvero tutta. Non avrei scommesso un soldo sul fatto che Jan mantenesse la leadership a Ceresole ed invece lui ce l'ha fatta, indossando la maglia rosa anche il giorno dopo.

mercoledì 5 giugno 2019

Giro d'Italia 2019 - Viva il Giro

Pedavena, vicino Feltre, penultima tappa

Non è un gioco, è una storia. Un allungo in salita e un tornante in discesa.

È stato la prima volta oppure l'ultima. È stato la sosta sotto casa, la stretta di mano perché la fuga non va. È stato la fuga da solo, ma perché? Perché sì! È stato un arrivo in gruppetto, la maglia slacciata, è stato la pioggia in partenza, la pioggia all'arrivo, la pioggia a metà. La pioggia a tratti perenne. Poi è stato anche un po' di sole, è stato una spinta di troppo, anche uno sguardo di troppo, forse un'attesa di troppo. È stato Bologna, Orbetello, Frascati. È stato Leonardo, Coppi e il Ghisallo. È stato una scossa che non fa paura. È stato maggio chiuso per neve, è stato vittoria per chi non vince mai, è stato borracce raccolte e strappate. È stato un pensiero per chi sta lassù, è stato una maglia a strisce sfigata, è stato un mare giallo dentro l'Arena, è stato Italia-Germania-Colombia-Ecuador.

È stato divano, è stato autostrada, è stato parcheggi, è stato salita. È stato amici incontrati e passi condivisi, è stato storie passate che la strada conserva e riporta nel tempo. È stato un abbraccio, una risata, un figlio che cresce sognando una bici. È stato un'avventura e non è stato soltanto una primavera.

È stato festa.
È stato fatica.
È stato rosa.

È stato un altro Giro d'Italia.

martedì 21 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Giro d'Italia 2029

La maglia rosa è sempre la più veloce, anche sotto il temporale!

Eravamo sotto la pioggia, sotto una pensilina dell'autobus, trovata per miracolo e per disperazione, quando ho riconosciuto immediatamente il volto di Adriano, di cui però non ricordavo il nome. Tappa a cronometro di San Marino, ci sono i corridori che transitano uno ad uno e dopo esserci abbracciati ora siamo seduti su quella panchina, interrotti dagli atleti che filano via veloci. Passa Demare e si parla del Galibier, passa Ewan e si parla del Ventoux. Adriano l’ho conosciuto una calda sera di Luglio nel 1998, mentre scendendo con la moto (che fico che ero) da Plateau del Beille avevo notato un gruppo di tifosi italiani. Sarebbero diventati per me un punto di riferimento, bastava guardare per terra e leggere Pantani, con la P lunga della “Pirelli”, erano loro, quelli di Borello. In quegli anni, sulla strada mi hanno sfamato, mi hanno tenuto compagnia, mi riconoscevano come “quello dei Pirenei”. Passa Ackermann e si parla di Campiglio. Non sono umidi gli occhi perché tutte le lacrime sono già state consumate, oggi ci pensa la pioggia di questa giornata di un Maggio autunnale. 


Il grande sorriso di Adriano nel nostro incontro del 2008
 Adriano da allora lo avevo incontrato di nuovo al Giro, nel 2008 a Sogliano sul Rubicone. Non c’era più il gruppo della P lunga ed io non avevo più la moto. E quindi oggi, dopo altri dieci anni che sono passati tra tappe, maglie rosa, fotografie e tante emozioni. Lui è solo col suo “ducato” attrezzatissimo ed io sono con un figlio che non sa. I suoi sette anni non possono sapere né della P lunga, né della moto, né del tempo che è trascorso. Passa Ludvigsson, passa Knees, passa De Gendt. Noi sotto la pensilina con le nostre storie che scivolano tra le dita, ed il ciclismo di ora che ci passa davanti. Mio figlio vuole tutta la mia attenzione, torniamo a questo Giro, al presente, perché in fondo sia io che Adriano abbiamo deciso che quel periodo, per quanto bello sia stato, deve restare dove era rimasto. Lui col ducato, la sedia e l’ombrello, io con due fotocamere e la compagnia di un bambino che vede e mi fa vedere l’oggi. Per lui la maglia rosa è andata più veloce di tutti anche sotto la pioggia, semplicemente perché non sa. Ed è così che deve essere. Ciao Adriano, ci vediamo tra dieci anni.


I tempi eroici del 1998

domenica 19 maggio 2019

Giro 2019 - Giovanni Carboni

Giovanni Carboni - Ricordo del Giro d'Italia 2019
Tre giorni in maglia bianca ed ancora tantissimo da dimostrare. Lasciatemi celebrare, con un po' di orgoglio campanilistico, il Giro di Giovanni Carboni, che sino a tre giorni fa, lo confesso, neppure sapevo corresse da professionista, pur abitando nella sua zona. Sotto il diluvio di San Marino ce l'ha messa tutta per difendere la maglia, in condizioni davvero difficili. 

sabato 18 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Conta chi c'è

Antonio Pedrero, tra la folla, arriva nel centro della città

Corso Vittorio Emanuele scorre, si risveglia, si apre, si allarga in un portico, si chiude in un ponteggio, riparte, si ferma, rinasce, ricorda, guarda in alto e si affida alla terra. Soprattutto, non dimentica. Non può farlo. È il cuore sociale della città, quello dei cornetti al bar e dei vestiti americani, delle bici di passaggio e della musica che va. Piazza del Duomo è ancora in parte un cantiere, popolata di puntelli e divieti, di palazzi impacchettati e gru in cielo come cornici improvvisate. Ma oggi c'è il Giro, il Giro d'Italia. Quell'Italia lontana e vicina, solidale e spettatrice, che 10 anni fa si è accorta de l'Aquila e oggi la ritrova vestita di rosa e di orgoglio, come a un matrimonio di un parente in là di qualche grado. Ma è un rapporto profondo, spontaneo, accogliente e deciso.

C'è il villaggio della corsa con i gadget ambiti dai bambini, ci sono gli anziani che osservano in silenzio seduti sul bordo di una fontana e che ne avrebbero di storie da raccontare sotto quel cappello riservato. C'è una festa street food dall'altro capo del Corso, tra l'Auditorium e la Fontana Luminosa, dove la corsa scorgerà, subito dopo una curva secca a sinistra, lo striscione che dice che ci sono ancora 5 chilometri da pedalare. Menù discese e salite. C'è aria buona, da respirare, da assaggiare e da scrivere nelle pagine più importanti dell'album dei ricordi. Bisogna fermarsi per qualche minuto e osservare, provare a capire e ascoltare, leggere negli occhi e nei silenzi. Anche a costo di perdersi il gruppo che arriva. Perché forse, davvero, mi perdoni il ciclismo, oggi è uno di quei giorni in cui chi vince conta di meno di chi c'è.

E c'è anche un suono leggero che a un tratto accompagna l'attesa. Sono i ragazzi del Liceo Musicale della città. Hanno i fiati in mano e dentro il fiato del futuro. Con quel motto, "Jemo 'Nnanzi", scritto su un enorme drappo tricolore che ha sfilato, prima della tappa, dalla linea d'arrivo fino alla piazza, accolto dagli sbandieratori. Ci sono le vie parallele da percorrere e in cui perdersi, per guardare con occhi diversi la faccia nascosta della medaglia, quella più devastata. Sono le vie che portano verso la Basilica di Collemaggio, rinnovata, dove sono parcheggiati i bus delle squadre. Ci tornano uno a uno i corridori sfiniti da una giornata complicata. Intrecciati al pubblico, che cerca borracce e foto, spera nel saluto di un ciclista sconosciuto. Perché i ricordi non siano solo lo spavento di una notte buia, ma anche la luce di un pomeriggio di festa.

Piazza Duomo, una giornata di festa

I ragazzi del Liceo Musicale hanno suonato lungo Corso Vittorio Emaniele


venerdì 17 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Di luoghi e di persone




Prima di parlare dei luoghi, le persone. Perché ero partito con l’intenzione di parlare di salite, quadri e campanili, ma alla fine mi ritrovo col pensiero a Giovanni Carboni, che ha conquistato la maglia bianca al Giro d’Italia a San Giovanni Rotondo e che è di San Costanzo, il paesello (magnifico) dal quale partono i nostri giri. Si, perché il giro di oggi avrei voluto farlo più lungo e soprattutto assieme ad Angela e Giovanni, i miei compagni di tante avventure sulla strada, ma il brutto tempo alla fine ci ha fregato. 

La mia bici appoggiata sulle mura di Cartoceto

Prima dei luoghi le persone, perché quando pedali porti sempre con te un ricordo dei tuoi cari, che poi materializzi in un campanile, in un quadro e talvolta persino in una salita. Anche se quella di oggi la conosco a memoria. Anticipo l’ottava tappa del Giro di qualche ora, non per descrivere un percorso particolarmente insidioso (un po’ lo è), ma per il puro piacere di anticipare il Giro sulle strade dei miei allenamenti e vedere come i paesi che conosco si preparano a l’evento. Avrei voluto passare per San Costanzo, ma il tempo era tiranno e così incrocio il percorso a Calcinelli (km 159) e mi inerpico su per la Mattera, che noi qui chiamiamo Beato Sante, dal nome del Santuario dedicato ad un frate. Nulla di che, ma è pur sempre una salita che scavalca una delle colline più alte della zona. 

Da qualche parte, nascosto tra le colline Marchigiane, il Beato Sante

Prima dei luoghi le persone. Quelle che incontri in piazza a Saltara, dove c’è il pavè, oppure vicino alle mura quando sfiori Cartoceto. E già sembra che aspettino la tappa. E’ proprio quello che volevo vedere. Poi mi butto giù verso la “mia” valle giungendo a Santa Maria’Arzilla (km 178), crocevia di tantissimi allenamenti. Aria di casa, eppure aria di Giro. Sfioro la chiesa romanica che da il nome a questo luogo, dentro la quale è custodito un quadro stupendo, la Madonna della Misericordia. “Per loro e per loro soltanto”, la Madonna protegge con il suo mantello coloro che presumibilmente furono i committenti del quadro, quando passo di qui mi piace ripetere questa frase. 

Santa Maria dell'Arzilla, che custodisce una magnifica Madonna della Misericordia
Ci sono incontri ed incontri. E questo è stato speciale. Mauro Fumagalli di Marche Bike Life!

Prima dei luoghi le persone che incontro. Come quando improvvisamente riconosco Mauro Fumagalli, vulcanico guru del cicloturismo Marchigiano (guarda il suo sito). E’ tiratissimo, ed accompagna Paola Gianotti nel suo personalissimo Giro come testimonial della sicurezza sulle strade (non perderti la sua avventura). Insomma, dietro l’angolo trovi gente che conosci solo su facebook e ti sembra di conoscerli da sempre. Mauro mi invita a proseguire il percorso di tappa con loro, e non sa quanto lo vorrei (era nei piani originali), ma la pausa pranzo sta finendo ed è ora di tornare. 

Domani c’è il Giro ed è già tardi. Lo sapevo da Novembre, e mi sono ridotto all’ultimo. Meglio così, più genuino, i luoghi perdoneranno, le persone dimenticheranno. E tutto tornerà a suo posto. E le persone ai loro luoghi.
I miei cari amici Giovanni ed Angela. Mi siete mancati!


mercoledì 15 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Lasciare con stile

Tom Dumoulin 
Qualcuno si è meravigliato che Tom Dumoulin abbia abbandonato il Giro al km 0 della quinta tappa, dopo che era giunto malconcio all'arrivo il giorno prima a causa di una sfortunata caduta. Ebbene per noi questo è l'unico modo che un vero campione usa per lasciare la corsa. In corsa, davanti al suo pubblico. Lo hanno fatto i più grandi, e sino a qualche anno fa era considerato profondamente irrispettoso abbandonare nella notte, come dei ladri. Nel tempo in cui lo stile spesso viene lasciato al caso, questo ragazzo Olandese dimostra di saperci fare. Caro Tom, sulle nostre strade sarai sempre il benvenuto.

domenica 12 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Giulio Ciccone

Giulio Ciccone - ricordo del Giro d'Italia 2019
Ha riservato una certa sorpresa, per chi ancora non lo conosceva, il tempo di Ciccone ieri sulla salita del San Luca. Salito più forte di tutti (Roglic compreso) non è nuovo a "numeri" in corsa al Giro, dopo la splendida affermazione nel 2016 a Sestola. Noi, a dire il vero, ci avevamo messo gli occhi sopra da tempo (leggi) ed eravamo convinti che sarebbe potuto crescere molto bene. Oggi, per non smentirsi, è subito andato in fuga in una tappa appenninica complicata dal maltempo. Non sappiamo come andrà a finire (scriviamo questo post nel pieno della corsa), ma cogliamo l'occasione per augurare a lui, ed a tutti i corridori del Giro, buon viaggio!

martedì 4 dicembre 2018

Simon Yates

Simon Yates - Ricordo del Giro d'Italia 2018


Abbiamo scelto le fotografie del 2018 che più ci stanno a cuore. Non le più belle, ma quelle che ci raccontano di una giornata speciale, di un incontro, di un momento che desideriamo ricordare. Con voi. 

Era il 16 Maggio ed il Giro d’Italia arrivava ad Osimo. Ho scelto questa fotografia perché l’ha scattata mio figlio Mario di sei anni, e perché quel giorno avevo dedicato a lui la giornata. Avevamo il pranzo al sacco e tutto il pomeriggio a disposizione per l’arrivo del Giro su uno strappo breve ed intenso. Il classico arrivo Marchigiano che spesso si vede alla Tirreno Adriatico. Quel giorno Simon Yates, la maglia rosa, ci fece una bella sorpresa, regalandoci il suo attacco proprio nel punto in cui avevamo deciso di sostare. Solo più avanti si capirà che tutte quelle energie forse potevano essere gestite meglio, ma di quello scatto oggi gli sono grato. Vincitori di Giro ne abbiamo visto molti, ma maglie rosa gagliarde come lui ne vorremmo vedere tante di più.

venerdì 2 novembre 2018

Passo del Mortirolo

Simoni e Basso, ricordo del Giro d'Italia 2006
Ora che il percorso del Giro 2019 è stato svelato è chiaro a tutti che la tappa con Gavia e Mortirolo, e finale a Ponte di Legno, sarà il giorno del giudizio per la maglia rosa. Sebbene separati da molti chilometri sono una coppia di salite talmente dure da non concedere alcuna chance di recupero. Il Gavia logora, ed il Mortirolo tramortisce. Da Mazzo alla cima sono 12 chilometri con pochissime centinaia di metri di tregua, una vera sfida contro la forza di gravità. Non è un accoppiata inedita, comparve sulle altimetrie già nel 1996 ed è poi stata riproposta in altre 4 occasioni, l’ultima volta nel 2008. Del 2006 conserviamo questo ricordo

Nel 2006, nel giorno del Gavia e Mortirolo, ho accompagnato il mio mentore Richard Pestes in uno dei suoi leggendari “roadside”, quando Pez era un pioniere del ciclismo vissuto da dentro. Mi era stato offerto il soggiorno all’Aprica come riconoscimento del grosso lavoro svolto quella primavera a favore del sito e così viaggiai verso la Valcamonica e poi sino all’hotel dove incontrai Richard e Greg. Il giorno dopo, quello della tappa, guidai lungo il percorso di gara, su per il passo Gavia ancora coperto dalla neve e poi lungo la Valtellina sino a Mazzo, dove montai in sella e provai a scalare il Mortirolo, pur senza un briciolo di condizione. Fu una vera sofferenza, fatta di pedalate dure e lunghe soste, sino a dovermi arrendere a circa 3 km dalla cima dove attesi la corsa. Ne valse la pena perché lassù scattai una bella foto di Simoni e Basso che si stavano contendendo la tappa regina di quel Giro. Una sfida rimasta poi mitica grazie alla sfuriata di Simoni che non seppe accettare la superiorità (netta) della maglia rosa.

venerdì 1 giugno 2018

Giro 2018 - La mia Africa



La lunga discesa (a piedi!) dalla cima del Colle delle Finestre ha lasciato tempo ad Angelo, Carlo, Eloise e me di parlare un po’ di tutto, ed in particolare della tappa che ancora in corso continuava a riservare sorprese. Poi, giunti a Susa, leggendo le dichiarazioni di fine corsa ci soffermiamo su quella di Froome, che confessava come lo sterrato del Finestre gli avesse ricordato le strade sulle quali aveva cominciato a pedalare, in Kenya. Forse studiata (conoscendolo), forse spontanea, quella frase mi ha avvicinato un po’ di più alla storia di questo corridore che ha radici fortissime, ma ben celate, con la terra di origine. 

E’ curioso come il ciclismo abbia consegnato alla sua storia il primo campionissimo africano scegliendo un uomo di colore bianco latte, pallido, quasi che uno sport così tradizionale e chiuso non abbia voluto sbatterne in faccia alla sua gente uno dalla pelle nera e dai capelli crespi. Bianco, biondo e con gli occhi azzurri era più rassicurante, tanto che in questo modo non ce ne siamo accorti prima. 

Non ce ne siamo resi conto sino a che lui stesso non ce l’ha detto, che l’Africa si trova a duemila metri di quota, tra muri di neve, su una strada militare sterrata che conduce in cima al Colle delle Finestre, in Italia, sulle Alpi. Non sapremo mai davvero se Chris Froome è stato onesto, e se sulla strada che porta al colle si sia veramente ricordato del Kenya e delle sterrate di laggiù, ma è certo che quel giorno si è apprezzato un ciclista mai visto prima, passionale, che pur continuando a calcolare ha messo in gioco la propria reputazione, regalando a tutti coloro che erano saliti a piedi od in bici (altro modo non c’era!) una giornata indimenticabile.

martedì 29 maggio 2018

Giro 2018 - Ruben Plaza (il grande)


La Granda altro non è che il palmo d’una mano aperto, con l’indice puntato verso sud ovest. Ed ora concentratevi sul dito che punta a sud, perché è quello che guarda Pratonevoso. Strade sgombre, una grande pianura e montagne che ti circondano, sei in provincia di Cuneo e te ne accorgi dall’inflessione dialettale, dal modo di porsi delle persone, cortese ma formale. I tornanti che salgono verso questo luogo, che non è un paese (la vita si ferma a Frabosa), ma un complesso di residence, è pieno di Genovesi che ne hanno fatto posto di villeggiatura dagli anni ’70 in avanti. Così ne viene fuori una confusione di suoni perché se in pianura si parlava Piemontese finisce che in salita si dialoga Ligure. C’è gente ma non folla, per via dell’arrivo infrasettimanale e perché non c’è un Italiano che pedala forte. Nessuno pedala forte, a dire il vero, il gruppo si prende una giornata di pausa, e gli unici che fanno sul serio sono quelli in fuga che si giocano la tappa. Stavolta mi schiero spudoratamente per lo Spagnolo Ruben Plaza, perché è grosso, pesa e fa fatica, ma non molla, lo staccano sempre, ma torna inesorabilmente sotto e quasi vince, se non fosse per un ragazzo giovane che ne ha di più. Tanto di più. Per Ruben, 38 anni, nessun rimpianto ne sono certo. Quel giorno il grande è stato lui.

domenica 27 maggio 2018

Giro 2018 - Il corridore resiliente

Jhoan Esteban Chaves Rubio sul Colle delle Finestre, Giro d'Italia 2018
Il ciclismo ci ha abituati da sempre alla presenza dei cosiddetti 'Pédaleur de Charme' in gruppo, a cominciare dal capostipite Hugo Koblet ad arrivare agli odierni Luis León Sánchez o Jakob Fuglsang. Una delle tante cose che ci ha fatto vedere e scoprire questa 101^ edizione del Giro d'Italia è stata la presenza del primo 'Pédaleur Résilient', Esteban Chaves ha dimostrato di fronteggiare la difficolta più grande per un ciclista con molto coraggio ed efficacia. Questa foto si riferisce alla tappa 19 del Giro di quest'anno, quella che comprendeva il Colle delle Finestre. Qui Chavez era già staccato dalla testa della corsa, ciò non di meno riusciva a mantenere un contegno dignitosissimo e a salutare i tifosi che comunque lo ricambiavano con incitamenti pieni di entusiasmo. 
Ricordo le parole del compianto Michele Scarponi che in una intervista raccontava che non sempre riusciva a mantenere il buon umore che lo contraddistingueva ma proprio in quei momenti si sforzava di ritornare quello che tutti conoscevano e apprezzavano e che lui sentiva essere il vero Michele.
Credo che Chaves abbia sofferto molto per un Giro d'Italia così al di sotto delle sue possibilità, ma come Scarponi è riuscito a tornare subito ad essere quello che noi tutti conosciamo e apprezziamo e che è il vero Esteban Chaves.

mercoledì 23 maggio 2018

Giro 2018 - L'inganno del Colle



E’ strano pensare come il Colle delle Finestre sia relativamente giovane per il Giro d’Italia, comparso nella sua lunga storia solo nel 2005, quando la sua strada sa di antico ed i luoghi stessi rievochino i conflitti di inizio secolo. In cima al Colle delle Finestre c’è un forte, come ve ne sono molti da quelle parti, che domina entrambi i versanti. Non sono mai giunto la in cima nonostante vi sia stato tre volte. Troppo lunga la strada da fare a piedi. Quando vedi il forte e ti sembra di essere arrivato mancano ancora diversi chilometri. Ed è l’inganno che rischiano i corridori salendo lassù; davvero non finisce mai. Venerdì il Giro salirà ancora quella strada, ma questa volta non ci si fermerà a Sestriere e dalla cima a l’arrivo ci saranno più di 70 chilometri. Così vedremo se qualcuno vorrà riaprire il Giro, oppure se non vi sarà alcuna battaglia. Comunque sia varrà la pena esserci.

martedì 22 maggio 2018

Richard Carapaz


Il Giro riparte dopo il terzo giorno di riposo da una crono, e noi puntiamo l’obbiettivo su un corridore che si trova, decisamente a sorpresa, tra i piani alti della generale

Questo giovane corridore Ecuadoregno è forse la novità più interessante del Giro sin qui disputato. Una tappa vinta (primo della sua nazione al Giro) e tanti piazzamenti interessanti nei finali in salita, tanto da tenerlo in corsa per la maglia bianca di miglior giovane (nella foto la indossava ad Osimo). Segnale di un Giro sempre più globale e di tanti paesi che possono esprimere talenti, nonostante la difficoltà ad imporsi in uno sport molto chiuso e di grande tradizione. Non è poi una novità che da quel continente giungano corridori dotati in salita e Richard è soltanto l’ultimo della serie, quasi forse un marchio di fabbrica, un destino crudele, quello di doversi confrontare per forza con la gravità, soltanto per essere sudamericano. Oggi vedremo se anche la crono è nelle corde di questo ragazzo che spinge rapporti potenti in salita e che per questa caratteristica mi ricorda un po’ il Messicano Perez Cuapio.

venerdì 18 maggio 2018

Giro 2018 - Sotto casa

La fuga del giorno transita a Fano, sotto il Pincio (foto Diana Federico)
Strano l’impatto del Giro su una piccola città. Ieri a l’ora di pranzo tutta Fano era riversa in strada per il passaggio dei corridori. Persino mia moglie e mia figlia, autrici delle foto di oggi, che volevano darmi una mano con il blog, mentre io per un giorno mi sono goduto soltanto il passaggio, senza neppure scattare una foto, senza reflex, persino senza cellulare in mano. Ti rendi conto di tante cose di cui non ti accorgi quando sei intento a cogliere immagini dalla corsa. Ti accorgi di chi sta intorno, del silenzio degli attimi prima del passaggio e di come velocemente la strada torni alla normalità dopo il passaggio. Tutti a pranzo, era ora!

Il gruppo a Fano, davanti a Porta Maggiore (foto Natalya Djarimbetova)

giovedì 17 maggio 2018

Giro 2018 - La corsa senza testa

Chris Froome alle prese con le colline Marchigiane
Osimo se ne sta lassù, adagiata su una collina dolcissima e circondata da campi di grano colorati dai papaveri. Ieri era la giornata ideale per godersi una tappa del Giro, con una temperatura gradevole e nuvole innocue che puntellavano il cielo e nonostante fosse infrasettimanale la città era invasa da tante persone che aspettavano i corridori. Tutti siamo però rimasti stupiti da l’anticipo con cui la corsa è giunta in città; con quasi mezzora sul l’orario di tabella. Complice un andatura folle di gara, che ha poi consentito un fuori programma, con i big della classifica che se la sono data di santa ragione risalendo la collina dei Senza Testa. Chissà se giungendo proprio in centro città i corridori abbiano avuto modo di valutare lo splendore di questo borgo che poi riflette quello della sua regione. Puoi confonderli tutti questi nuclei che dominano le valli con i loro torrioni e le loro mura. Loreto e Castelfidardo non sono da meno. Ma quassù tagliarono la testa delle statue romane, forse per trovarvi dell’oro nascosto a l’interno. Il taglio è preciso e non fu l’incuria a decapitarle. Così ieri nessuno si è stupito il momento in cui colui che doveva essere il faro del Giro è stato fatto fuori dalla testa della classifica, forse definitivamente. Da queste parti non scherzano.

martedì 15 maggio 2018

Giro 2018 - Overlook Hotel



Neppure dovevo esserci a Campo Imperatore, e non ci sarei stato se la sera prima non avessi ricevuto la telefonata di Gennaro, che era già lassù assieme a Marino e mi aspettava per vedere il Giro. Un incontro tanto atteso dopo l’avventura dello scorso anno (leggi qui), che non potevo rimandare ancora. La loro fotografia sul piazzale a duemila metri era un richiamo irresistibile, ed è così che anche il mio Giro è cominciato.

Campo Imperatore colpisce per le distanze e per le dimensioni di ciò che lo circonda. Ti colpisce per l’hotel di colore rosso, che tanto sa di Overlook Hotel, per la vecchia funivia trasformata in un ostello, per l’odore di arrosticini e per la sensazione di essere piccoli e fragili. E’ uno dei posti più freddi d’Italia, con venti invernali che mettono a dura prova le strutture, che sono in continua ristrutturazione. Domenica per fortuna questo luogo ha mostrato il suo lato migliore, con i bucaneve che dominavano i prati, ed uno splendido sole che ogni tanto faceva capolino, ma già la sera, poco dopo l’arrivo, le nubi si sono abbassate e l’aria diventava subito pungente. C’era una piccola fetta d’Abruzzo là in alto, rappresentanti di tanti piccoli borghi che si ritrovavano e si incontravano riconoscendosi. Quasi come se questa regione fosse poi un unico borgo, unito dall’amore per le proprie origini, messo a dura prova da tempi difficili, dalle tragedie che hanno segnato queste comunità in modo profondo, dalla terra che trema e dalla troppa neve che interrompe la vita d’inverno. Non solo quello, perché il vino e gli arrosticini qui sono diversi rispetto a qualsiasi altro luogo d’Italia e chi ti vuole introdurre alla cucina domestica ti parla di pecora coatta e di callara. L’Abruzzo è forse la regione più segreta d’Italia, quasi separata da questi monti, dal Tronto e dal Trigno; è due anni che il Giro visita i suoi monti (l’anno scorso la Maiella), e sarebbe ora di entrare più in profondità nel cuore del Pescarese o del Teramano, tra colline da favola, ed un buon piatto di pecora. Come si usa da quelle parti.

Gennaro e Marino ed il loro invito irresistibile

mercoledì 18 aprile 2018

Bob Jungels

Bob Jungels in maglia rosa sulla Maiella al Giro 2017

E’ un corridore molto regolare, che difficilmente emoziona, ma che mi piace perché efficace e potente, con degli ottimi margini di miglioramento. Purtroppo quest’anno non lo vedremo al Giro d’Italia, nonostante durante l’ultima edizione abbia indossato la maglia rosa per quasi una settimana. Conquistata sull’Etna l’ha persa sulla Maiella, quando i grossi calibri si sono mossi per davvero, senza tuttavia entrare in crisi, ottenendo un ottimo terzo posto nella crono di due giorni dopo a Montefalco. Il passo e la regolarità sono oggi le sue doti migliori ed al Tour vedremo se al Giro ha imparato qualcosa.

mercoledì 20 dicembre 2017

Le passioni di Vincenzo

Vincenzo Nibali - Giro d'Italia 2017

Voci di stampa confermano che Vincenzo Nibali non correrà il prossimo Giro d’Italia. Una scelta tecnica che gli consentirà un migliore avvicinamento al Mondiale in linea di fine Settembre, vero obiettivo della stagione del siciliano. Eravamo talmente abituati a dividere i corridori tra specialisti delle corse a tappe ed in linea, che quando impattiamo in un atleta eclettico siamo i primi a stupirci. Non solo la scelta di Nibali è tecnicamente ragionevole, ma è sportivamente accattivante. Ci riporta ai tempi in cui i campioni non avevano confini e potevano desiderare, sognare e farci sognare qualsiasi traguardo. Fuori da ogni schema, fuori dalle logiche che vogliono le stagioni tutte uguali Fignon vinceva Tour e Giro ma poi alzava le braccia anche a Sanremo, Bugno pappava Mondiali e maglia rosa. Nibali ora desidera il Mondiale, come ha inseguito l’Olimpiade e come ha raggiunto il Lombardia. Ci ricordiamo ancora dei tempi in cui cercava disperatamente una Sanremo, illuminando la primavera. Vincenzo Nibali non va inquadrato secondo uno schema prestabilito, né quando programma né sulla strada. Non è un campione convenzionale, e questa voglia di Mondiale è la prova della sua passione, dopo più di dieci anni di professionismo.