martedì 21 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Giro d'Italia 2029

La maglia rosa è sempre la più veloce, anche sotto il temporale!

Eravamo sotto la pioggia, sotto una pensilina dell'autobus, trovata per miracolo e per disperazione, quando ho riconosciuto immediatamente il volto di Adriano, di cui però non ricordavo il nome. Tappa a cronometro di San Marino, ci sono i corridori che transitano uno ad uno e dopo esserci abbracciati ora siamo seduti su quella panchina, interrotti dagli atleti che filano via veloci. Passa Demare e si parla del Galibier, passa Ewan e si parla del Ventoux. Adriano l’ho conosciuto una calda sera di Luglio nel 1998, mentre scendendo con la moto (che fico che ero) da Plateau del Beille avevo notato un gruppo di tifosi italiani. Sarebbero diventati per me un punto di riferimento, bastava guardare per terra e leggere Pantani, con la P lunga della “Pirelli”, erano loro, quelli di Borello. In quegli anni, sulla strada mi hanno sfamato, mi hanno tenuto compagnia, mi riconoscevano come “quello dei Pirenei”. Passa Ackermann e si parla di Campiglio. Non sono umidi gli occhi perché tutte le lacrime sono già state consumate, oggi ci pensa la pioggia di questa giornata di un Maggio autunnale. 


Il grande sorriso di Adriano nel nostro incontro del 2008
 Adriano da allora lo avevo incontrato di nuovo al Giro, nel 2008 a Sogliano sul Rubicone. Non c’era più il gruppo della P lunga ed io non avevo più la moto. E quindi oggi, dopo altri dieci anni che sono passati tra tappe, maglie rosa, fotografie e tante emozioni. Lui è solo col suo “ducato” attrezzatissimo ed io sono con un figlio che non sa. I suoi sette anni non possono sapere né della P lunga, né della moto, né del tempo che è trascorso. Passa Ludvigsson, passa Knees, passa De Gendt. Noi sotto la pensilina con le nostre storie che scivolano tra le dita, ed il ciclismo di ora che ci passa davanti. Mio figlio vuole tutta la mia attenzione, torniamo a questo Giro, al presente, perché in fondo sia io che Adriano abbiamo deciso che quel periodo, per quanto bello sia stato, deve restare dove era rimasto. Lui col ducato, la sedia e l’ombrello, io con due fotocamere e la compagnia di un bambino che vede e mi fa vedere l’oggi. Per lui la maglia rosa è andata più veloce di tutti anche sotto la pioggia, semplicemente perché non sa. Ed è così che deve essere. Ciao Adriano, ci vediamo tra dieci anni.


I tempi eroici del 1998

4 commenti:

Michele Mazzieri ha detto...

La foto della moto è struggente. Mi fa ricordare le diapositive dei vecchi campi scout 1984-1989

Federica Barducci ha detto...

Ciao, io sono la figlia maggiore di Adriano, e non so come ringraziarti per questa foto meravigliosa. Mi sono commossa nel vederla, come se tu avessi colto la sua essenza più profonda e l’avessi incastonata per sempre in una foto. Grazie di cuore, e un caro saluto dal babbo che ti ha rivisto molto volentieri. ❤️

Alessandro Federico ha detto...

Eh sì, gli anni passano!

Alessandro Federico ha detto...

Ciao Federica e scusa il ritardo nella risposta. Tuo papà ed il suo gruppo hanno sempre un posto speciale tra i miei ricordi.