martedì 14 febbraio 2012

Mai più San Valentino

Il 14 Febbraio 2004, alle dieci di sera circa, la televisione annunciò la morte prematura di Marco Pantani. La notizia giunse improvvisa ed inaspettata. Tutti coloro che lo avevano seguito, coloro che si erano affacciati sul ciglio d'una strada per ammirarlo, si sentirono parte d'una tragedia che in qualche modo li colpiva. Rabbia, disorientamento, inutilità. I telefoni degli amici squillavano, gente che non avevi mai chiamato, incontrata magari sulla strada; tutti cercavano qualcuno con cui parlare, con cui condividere una notizia troppo difficile da digerire. Come in poche altre occasioni, un evento legato ad uno sportivo risuonò per giorni sui giornali, nei telegiornali e sulle riviste. Nei bar, la mattina del 15 Febbraio, tutti avevano in bocca la notizia. Al di là delle tante ipocrisie, al solito, è il sentimento comune a dettare la storia. E quel sentimento era rivolto al ragazzo, all'uomo. Prima ancora che all'atleta. Un uomo terribilmente solo. A otto anni da quella sera terribile ne sappiamo ancora troppo poco. Le notizie ufficiali sono sempre più imbarazzanti, perchè basate su indagini lampo, chiuse in fretta. I libri di chi gli voleva bene sono macigni che non riescono a chiarire, e sembrano quasi solo girare e rigirare il dito in una piaga che non vuole guarire. Ad otto anni da quella sera il ciclismo dei pupazzi non è cambiato, ma marcisce sempre più nella vergogna d'una discesa senza fine; l'antica innocenza è perduta. A otto anni da quella sera è sempre più chiaro che il ciclismo siamo noi. Quelli che, come ebeti, aspettano il passaggio sulla strada o, come dannati, pedalano senza altra meta che non sia se stessi. Il ciclismo è di chi lo sogna e di chi lo pratica. Perchè il ciclismo non è l'assurdo baraccone che i soldi rendono così attraente per poter essere venduto. Il ciclismo è, e sempre sarà, il desiderio d'un bimbo che scopre la strada e con essa la vita, la voglia d'andar via, il desiderio di sposatare avanti, ed ancor più avanti il suo limite.
Sino a trovare il desiderio di tornare a casa.

1 commento:

Angelo Giangregorio ha detto...

Alessandro,
è così come dici.