venerdì 24 febbraio 2012

Raccontami ancora - Di quando hai visto il mare


A casa, 28 Luglio 1998

Sono finalmente a casa; ho tanto atteso questo momento che quasi non mi accorgo di ciò che è passato. Non mi accorgo che tutto ciò che è stato mi potrà mancare. Quasi non mi spiace che tutto sia finito eppure già capisco che domani tornerò di nuovo a percorrere le stesse strade, tornerò ancora per centinaia di volte col pensiero a quei momenti. Quanto ci ho messo per tornare; non sembrava mai finita, mentre il cielo scorreva sopra di me ancora nel chiaro della sera, riflesso dagli specchietti retrovisori della moto. Ora mi pare di ricordare soltanto le cose piacevoli, mentre, se mi soffermo un poco, non è difficile tornare ai dubbi dei primi giorni, quando mi sentivo solo. E’ così lontano il caldo Mistral che spingeva sul casco; e così lontana quella maledetta autostrada delle vacanze Francesi. Eppure quegli istanti, in cui ero così a disagio tra la gente, li ho davvero vissuti. Non riesco a tornare ad allora. Era ieri il freddo del Galibier, che però non sento più. A te, amico mio, è dedicato il diario di questo viaggio che forse non è mai esistito. A te, che hai visto per la prima volta il mare quando già avevi sessant’anni.

Cosa hai provato davanti a quel gigante?

La notte, quando ti svegli, riesci ancora a sentirne il rumore?

Quanta gente ho incontrato lungo questo cammino, dietro ad una corsa che non ho realmente visto. Sono fuggito di luogo in luogo, e di persona in persona. Quello che mi chiese i documenti il primo giorno, è come te che mi indicasti la strada perduta. Tu che avevi la mia stessa motocicletta in autostrada, sei forse lo stesso che sorpresi a guardarmi di traverso o a colui che mi diede da bere. Che differenza c’è da chi mi chiese del mio viaggio, a chi aveva semplicemente voglia di parlare, od a chi mi ha scattato una foto, o di chi non aveva voglia di parlare, o di chi era andato sui Pirenei solo per vedere passare Pantani? E’ adesso diverso da chi ho incontrato per caso o per fortuna? O forse non è mai esistito?
Mi dimentico qualcosa? Qualcuno?

Chissà se solo uno tra loro potrà ricordarsi di me. Forse allora il mio viaggio riacquisterebbe un senso.

Non ha senso seguire queste maledette corse, senza una meta, senza un motivo, e cavalcare tempo e spazio, tanto che neppure riesco a ricordarmi se viaggio o fuggo.
Mi basterebbe che solo uno di loro possa ricordare assieme a me, così; tanto per poter pensare di aver vissuto tutto davvero.
Ti prego, amico mio, raccontami ancora, di quando hai visto il mare.

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