giovedì 22 novembre 2012

Il Gavia, 5 Giugno 1988

La cartolina che si può acquistare in cima al Passo di Gavia in ricordo di quel 5 Giugno
The story below is the free translation of the original English version published on Pezcyclingnews.
 
- di Richard Pestes -

Andy quel giorno partiva con la maglia blu della “combinata”, classifica che raccoglieva i piazzamenti di tutte le altre. La cosa, apparentemente marginale, fu determinante perché, come lo stesso Andy ci racconta - “Era di lana, come tutte le altre maglie dei leader” - Mentre Andy parla, dal suo tono di voce si comprende che lui è tornato laggiù, nel 1988, orgoglioso e felice adesso, ma pur sempre conscio di quel timore che vagava nel gruppo quando, quel giorno grigio e piovoso si partì…5 Giugno 1988.



“Si partiva dalla Valtellina… e già nevicava. Noi della 7-Eleven eravamo quasi tutti del Colorado e conoscevamo bene il tempo in montagna. Sapevamo che nevicando così in basso e dovendo salire…”
“Non c’era lo straccio di una possibilità che il tempo migliorasse. Gli organizzatori si riunirono per un consulto di emergenza con i team managers. – La corsa parte, le strade sono aperte, i mezzi sono in grado di sgombrarle. Sul Gavia non c’è ghiaccio, ma nevica. - ”
“Quando partimmo stava soltanto piovendo… una specie di nevischio. Scalammo l’Aprica, salita breve, di seconda categoria, seguita da una breve discesa; eppur sempre una discesa! Pur indossando tutti i vestiti più caldi a mia disposizione, tremavo. Quasi a perdere il controllo della bicicletta, in quella breve, insignificante discesa. Si giunse ad quel lungo falsopiano che precede il Gavia e che viaggia a circa 800 metri di altezza; e lì partì una fuga. Misi i miei davanti a tirare, con l’ordine di non spingere più di tanto perché in effetti quella non era una fuga pericolosa”.

“C’era una strana atmosfera in gruppo. Direi eccitazione, forse, terrore. La strada era fradicia e noi ci bagnavamo la schiena con gli schizzi della ruota posteriore. Le nuvole erano estremamente basse, stratificate, e ci cingevano in una gelida morsa. A volte attraversavamo banchi di nebbia e così tutto appariva gelido e ostile.”

Andy alza il tono della voce mentre ricorda “La mia squadra faceva quadrato attorno a me, ed ogni 5 km mi portavano del the caldo. Avevamo dei termos molto capienti, eravamo davvero ben preparati. I miei mi chiedevano – Andy, dobbiamo acchiapparli? Dobbiamo chiudere la fuga prima dell’inizio del Gavia?"-
“Decisi di procedere come prima a fare solo l’andatura assieme alla Del Tongo di Chioccioli, la maglia rosa.”

L'altimetria della 14a tappa del Giro d'Italia 1988
“Giungemmo a Ponte di Legno, e voltammo per il Gavia. I primi 4 km sono relativamente semplici e, pur facendo sul serio, c’è ancora la possibilità di scambiare qualche battuta. Sentivamo parlare soprattutto gli Italiani; cose del tipo - Ehi, facciamo sciopero! Non facciamola a tutta! Saliamocene in ammiraglia ed andiamocene a casa! - ”

“Ed ancora qualcuno mi chiese - Ehi Andy, stai pensando di attaccare? - ”
“Non dissi nulla….lo guardai…e basta.”

“…sapevano che avrei attaccato!”

“La strada era ancora asfaltata, ma dopo un paio di chilometri sarebbe diventata sterrata. Il medico di squadra – Dr. Massimo Testa – che è di Como, e conosce quelle strade molto bene, mi spiegò quel tratto di salita nel minimo dettaglio – "C’è un tornante a sinistra, ancora asfaltato, poi la strada si restringe e si entra nel bosco di abeti, in quel punto sarai al 16% e da lì in avanti è tutta sterrata" –“Ero convinto e stavo davanti, mentre sulla destra i miei che facevano il tempo. - Sterrato…da qui in avanti è tutta così. – Sapevo che tutti erano terrorizzati… come me…”

“Attaccai.”

“Non partii al cento per cento perché eravamo tutti davvero intimoriti da quell’ascesa. Quella era la grande scalata della corsa rosa e da giorni non si parlava d’altro. Gianni Motta, che era sempre molto disponibile con noi Americani e sempre pieno di preziosi consigli, mi ripeteva sin dal primo giorno che io potevo vincere la corsa. Vincerla il QUEL giorno… - Non l’hanno scalata per trent’anni! – queste erano le sue parole.”
“E’ una scalata severa. Tratti al 18%, mai sotto il 10%...strada stretta e sterrato, buon sterrato, con piazzole ogni poche centinaia di metri ricavate nella roccia per consentire il doppio senso di marcia alle automobili….” - “Tornanti a non finire, pendenze spaventose. Gli ultimi 3 km asfaltati e poi di nuovo sterrato sul falsopiano in discesa e poi tornanti, curve di tutti i tipi, calibrate, strette, incredibilmente strette.”

“Normalmente attaccando in salita avrei dato il 100% cercando di recuperare in discesa. Eppure sapevo di dover rimanere lucido, sapevo che non dovevo sacrificare tutto in salita e poi rischiare di cadere nella discesa successiva vanificando tutto lo sforzo. Quindi decisi di salire al 90-95%. Sebbene fossi accompagnato da un lieve un sollievo, per via del calore prodotto dal mio corpo, guardai la montagna e mi convinsi ancor di più che dovevo riservare qualcosa per la discesa. La tormenta veniva da nord. Proprio la direzione verso la quale eravamo diretti noi! Quindi ero cosciente che in discesa sarebbe stato ancor più freddo e che ci sarebbe stata ancor più neve sull’asfalto.”

“Quando attaccai stava ancora piovendo, ma in pochi chilometri, cominciarono a scendere dei bei fiocchi di neve; pesanti, come si vede nei film di Natale…”
La tremenda salita verso il Passo di Gavia

“Me li tolsi tutti da ruota ed in breve tempo, trattandosi di una salita a tornanti, riuscivo a controllare la posizione di tutti i miei rivali - Breukink, Zimmerman, Chiocciolli - che erano tutti sparpagliati. Diventava difficile per loro organizzare qualcosa.”

“Mi piace lo sterrato, e quello era un gran bello sterrato senza buche, dove potevi lasciar andare la tua bici. Pioveva, e le ruote lasciavano una piccola impronta. Valutavo, grazie ai segni delle gomme se, in cima, ci fosse stato ghiaccio o meno. Ma in cima c’era soltanto un po’ di fanghiglia, pertanto mi convinsi che non poteva essere poi così pericoloso…”

“Nella riunione della mattina ci eravamo concentrati più sulla discesa che sulla salita per via del tempo. Io tenevo a mente tutti quei discorsi, quei ragionamenti e mi ripetevo che pur senza lesinare forze avrei dovuto tenermi una riserva.”

“Nevicava e mi accorsi che avevo fatto un bel distacco. Ripresi quelli in fuga, ad eccezione di Vandevelde che se n’era andato. - Comunque lo vedevo davanti, e mi accorgevo che lo stavo avvicinando, sebbene lui, di tanto in tanto, controllasse e nuovamente accelerasse per arrivare primo in cima.”

Neve in cima al Passo di Gavia con il lago ghiacciato
“A pochi chilometri dalla cima un massaggiatore della squadra, che avevamo deciso di posizionare lì per paura di eventuali forature, mi passò una borraccia di the caldo, ed ai due dalla vetta dall'ammiraglia Jim Ochiwizc mi passò anche dei vestiti asciutti. Eravamo l’unica squadra che aveva preparato vestiti asciutti e caldi…”
 
 
“Nella scalata mi ero tolto tutti gli indumenti pesanti, le mie gambe erano nude, non avevo copri scarpe. Avevo dei guanti in neoprene che indossai per l’intera ascesa. Dall’ammiraglia mi passarono un collare e un berretto di lana.”

“Volevo asciugarmi i capelli prima di indossarlo. Ero a 4 o 5 chilometri calla vetta e mi passai la mano tra i capelli pensando di drenare dell’acqua, mentre vidi cadere un bel cumulo di neve dalla mia testa.”

“Pensai – "Santo Cielo, sto congelando!" - Eppure stavo facendo una fatica bestiale nello scalare quella montagna. In cima indossai anche il mio impermeabile, una maglia molto spessa di polipropilene ed i copri maniche, eppure continuavo ad avere freddo. E potrei spendere ore a cercare di spiegare quanto faceva freddo là in cima!”

“Mentre mi vestivo Eric Breuking chiuse il ritardo di 45 secondi che aveva da me.”

”Pensai che comunque ero in corsa e dovevo scendere più velocemente possibile. Cominciai la discesa e mi accorsi che non c’era nessuno. Neppure l’ammiraglia. Seguii Breuking per qualche centinaia di metri ma capii subito che non aveva alcuna esperienza sulla neve, e decisi di fare per conto mio, preferendo i miei errori ai suoi; lo superai. La visibilità era buona, una ventina di metri, più che sufficiente, ma avevo a disposizione un solo rapporto, visto che gli altri erano tutti congelati.”

“Per terra c’era neve fradicia. Si vedeva che erano passati con i mezzi e che, probabilmente, avevano smesso un’oretta prima del nostro passaggio. Avevo un 53x14 o 15 e pedalavo. Conoscevo la discesa per esserci stato durante l’estate precedente, e sapevo che era ben difficile fare velocità, essendo piena di curve e stretta.”

“Guardai le mie gambe; mi accorsi che erano rosso gambero e completamente coperte da una sfoglia di ghiaccio…. - "bel pasticcio" – pensai. Anche perchè sapevo che su quella strada non c’era nulla. Nulla di nulla. Se mi fossi fermato non ci sarebbe neppure stata la mia ammiraglia, che infatti non era riuscita a seguirmi per via della neve sull’asfalto. Non c’era nulla. Ne le macchine dell’organizzazione, ne le moto. Il Direttore di corsa era già giunto all’arrivo e probabilmente si stava chiedendo se quella corsa sarebbe mai giunta al termine.”

“Incontrai, quasi fosse stato un fantasma, un meccanico della Carrera con un paio di ruote di scorta, mentre camminava verso valle in mezzo alla carreggiata; certamente imprecava, convinto che la corsa fosse stata cancellata e che tutti si fossero dimenticati di lui…quando mi vide passare si esaltò e urlò incredulo ed a squarciagola…”

Le pagine della Gazzetta dello Sport nei giorni a seguire
Intanto mi accorgevo di non riuscire a riprendere Vandevelde. Non sapevo che i suoi in vetta gli avevano passato soltanto un berretto di cotone ed un misero impermeabile. Così impreparato ad affrontare quella discesa, si rifugiò nel secondo rifugio dopo il falsopiano e quel giorno terminò ad oltre 48 minuti.”
“Eccomi in quella discesa; non mi frega più nulla della corsa, ne di altro. Me la faccio addosso, mi lamento, piagnucolo. Invoco Dio di aiutarmi, ma scenderei certamente a patti col Diavolo se si facesse vivo!" - ride - "Ma sono da solo. Io con la mia stupida bicicletta.”

“Poco prima di Santa Cristina smise di nevicare, e cercai di mettermi di buon umore –"E’ finita, ora si scalda" – mi dicevo, pur sapendo che non era vero. Quando sopraggiunsi in paese, dopo 15 km di sofferenza, mi dissi – "vai, vai, vai!!!" – sapevo che se avessi messo il piede a terra mi sarei congelato all’istante. Non so dire quanto fosse freddo, anche perché nella mia mente c’era soltanto l’idea fissa, quasi ossessionante, di arrivare al traguardo e di farla finita. Non avevo tempo di pensare a nient’altro.”

“Pur di riscaldarmi un poco sono perfino giunto a pedalare e frenare contemporaneamente. Nonostante tutto il mio passo non era male, e mi convinsi a spingere ancora più forte. Breuking mi riprese agli otto dall’arrivo; non doveva essere poi così lontano da me in discesa. Non riuscii a tenere la sua ruota, ma continuavo a vederlo. Preferivo continuare a scendere veloce nonostante la tentazione di tirare i freni fosse fortissima.”

“Al traguardo presi 7 secondi da lui e ricordo che, in tutta coscienza, non volevo assolutamente fermarmi. Tuttavia non ebbi scelta, visto che non sapevo dove fosse il mio albergo. Collassai. Mi asciugarono e cercarono di scaldarmi. Mi vestirono con la maglia rosa, e quel momento fu davvero fantastico. Solo allora cominciai a sentire di nuovo il fascino della corsa. Lo sentii talmente forte da farmi dimenticare, per qualche istante, quell’idea di un bagno caldo che, fino a poco prima, occupava tutti i miei pensieri.”

5 commenti:

michele mazzieri ha detto...

bellissimo racconto, quel giorno davanti alla tv non si era riusciti a capire molto
Sull'argomento mi ricordo una bella intervista di Delgado

Alessandro Federico ha detto...

ciao Michele e grazie di esserti unito aa albumciclismo! noi "d'una certa età" quel giorno significa davvero qualcosa. hai visto il video suggerito sulla pagina facebook? te lo consiglio.

Marines ha detto...

Questa e' una VERA pagina del VERO CICLISMO.....ero incollato alla TV quel giorno e mi ricordo tutta l'EPICA tappa...."quale DOPING...."
Bravo Ale che ci fai rivivere questi ricordi,che solo pochi sanno valorizzare.

Pedale.Forchetta ha detto...

Nel bene e nel male quella tappa rimarrà sempre con noi.

Alessandro Federico ha detto...

geazie per i vostri commenti