martedì 13 marzo 2018

Tirreno-Adriatico 2018 / Una rigenerazione

Il passaggio del gruppo a Cessapalombo

Il Tirreno e l'Adriatico, due facce simili e distinte della stessa storia. Di una cultura sconfinata e discreta, a volte imponente, altre nascosta e da salvaguardare. Da andare a scoprire nel cuore di questa penisola dalle strade ammalorate e dai volti buoni.

La signora Leonilde abita da sempre a Trevi, di cognome si chiama come mia nonna e guarderà passare la corsa dal patio di casa. Per la prima volta, su un muro che ha tutto il sapore di luppolo delle Fiandre, se solo ci fosse qualche bandiera in più a bordostrada. E come in un film, come in un romanzo composto con cura, o forse come soltanto le storie che il ciclismo riesce a sviluppare con naturalezza e spontaneità, la sua dirimpettaia è una signora di Follonica, tornata in Toscana per votare alle elezioni. Vedranno partenza e arrivo della tappa, vicine di casa a oltre 230 chilometri di distanza.

Cessapalombo si trova lungo la strada che collega Caldarola a Sarnano, nelle Marche. Non la strada principale, una strada secondaria. Piena di saliscendi, strappi ripidi e discese più dolci. Bellissima. Laddove Alessandro e Mario, seduti su un terrapieno rialzato, aspettano la corsa e sono la coppia del giorno, più di Landa e Majka, molto più di Landa e Majka. A Cessapalombo non tutti vivono nelle loro case. Anche il castello, in parte, è venuto giù. C'è un bar accogliente gestito da due ragazzi, di fronte a una casa dipinta di un rosso acceso e insolito, che spicca. Segno del nuovo che riparte, del passato che rimane, ma cambia aspetto. La storia spesso non bussa. Entra, prende e se ne va. Ma poi ritorna, con forme diverse. Con la forma di un gruppo di bici e maglie colorate, che qua non era mai passato. Una rigenerazione. Pochi secondi, forse qualche minuto tra la fuga e il camion scopa, per non dimenticarci di quelle signore e di quei signori affacciati al muro che cinge il borgo. Che applaudono tutti, senza conoscere i loro nomi, perché, a modo loro, sanno cosa significa pedalare.

Nicola Bagioli sul muro di Trevi in Maglia Verde

2 commenti:

Ika Oka ha detto...

belle le foto e ancor più belli i racconti, siete un gruppo sportivo/letterario di ottimo livello è un piacere leggervi

Francesco Bonasera ha detto...

grazie mille, sono davvero contento!