martedì 31 gennaio 2012

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 1997

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 1997 / Memory of the Tour de France 1997 - Fotografia di Giorgio Barbareschi

Che giorno, quel giorno! gli Italiani impazzivano sui tornanti dell'Alpe d'Huez, dopo Bugno e Conti arrivano i due tronfi di Pantani. Ed il secondo, quel Luglio 1997 giunse al termine d'un lungo periodo nero a causa di terribili infortuni. Quella sera sull'Alpe gli Italiani non stavano nella pelle, perchè il Panta era davvero tornato!

What a day, that day! Italian were crazy that afternoon: after Bugno and Conti another Italian was winning on the monument climb - and was doing that twice. The second one, that July 1997 was a special due to the long difficult time Pantani had in the previous years for a terrible accident. That evening the Italians couldn't sleep fine. Too cool, the "panta" was back again!

venerdì 27 gennaio 2012

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 2000

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 2000 / Memory of the Tour de France 2000

L'ultima "grande" di Marco. Scala la Madeleine con in testa già l'attacco "all'Americano", come lo chiamava lui. Un odio nato sulle rampe di Hautacam, quando si era visto staccare di forza, ed esploso sul Ventoux, quando Armstrong aveva concesso la vittoria fin troppo pletealmente. Ma ammirate, vi prego, l'espressione del nostro confrontandola con quella degli altri. Sulla strada della Madeleine, nasce l'ultimo capolavoro.

Last "big one" by Marco. He climbs the Madeleine with the attack in mind. Against the "American" as he was usual to call Armstrong. The hate was born climbing Hautacam but exploded on the Ventoux when Lance left the win just for the cameras. But please, look at him while climbs the Madeleine and look at the other. Last masterpiece has barely born.  

martedì 24 gennaio 2012

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 1997

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 1997 / Memory of the Tour de France 1997
Il cappellino rimase sul cranio quel giorno. In ritardo sulla Madeleine, mentre Virenque attaccava come un forsennato, recuperava poi metro dopo metro sulla salita finale, per la prima volta verso Courchevel. Una tappa lunghissima che si concluse quasi in serata. Una delle poche batoste in montagna del Romagnolo.

The cap left on the head. Late on the Madeleine, while Virenque was attacking hard ahead, recovering on the last climbe, for the first time towards Courchevel. A very long stage that finished in the early evening. One of the few defeats of Pantani.

venerdì 20 gennaio 2012

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 2000

Marco Pantani - Ricordo del Tour de France 2000 / Memory of the Tour de France 2000

Questa foto è quasi un simbolo. Pantani scala il Ventoux ed è leggermente in ritardo sul gruppo di testa. Ma lui testardo insiste, non molla dopo la "botta" Pirenaica di due giorni prima. Il suo passaggio è confuso tra moto e macchine al seguito, la gente quasi non riesce a coglierne la presenza. Ma lui è lì.

Almost a symbol. Pantani climbs the Mont Ventoux confused by cars and motos following the big names group. He put suffering on suffering after the hard time in Hautacam. But the revenge is few meters far, and his will seems stronger than the pain.

martedì 17 gennaio 2012

Marco Pantani - Ricordo del Giro d'Italia 1999

Marco Pantani - Ricordo del Giro d'Italia 1999 / Memory of the Giro d'Italia 1999

Una scalata superba esalta il battesimo d'una lingua d'asfalto che porta verso il paradiso. E' la prima volta che si scla il Colle della Fauniera e sui prati, a quasi tremila metri, giungono persone da ogni dove. Per vedere "lui" da solo. E lui è solo, non delude, comprime gli avversari, quasi li umilia, li vuole umiliare! Nel pandemonio del suo passaggio ognuno vuole far parte del quadro, almeno per un istante.

A superb climb at the first ever experiece on the Colle della Fauniera; a narrow road heading to heaven. On the fields of the Fauniera come people from wherever just to watch Marco Pantani attack. And he attacks! destroing the challengers pedal by pedal. Running beside him can be dangerous... he still finds the streght to push you back! 

venerdì 13 gennaio 2012

Gianni Faresin

Gianni Faresin - Ricordo del Giro d'Italia 1998 / Memory of Giro d'Italia 1998
La bottiglia è quasi meglio del traguardo. La fatica è tutta sulle spalle, e quel gesto semplice d'allungare il braccio è vissuto come una pena da sopportare. L'acqua è fresca e non ha importanza chi sarà a passarla. Un volto qualunque, che non si riesce neppure a scorgere. E' una benedizione. Sulla salita atroce verso Montecampione, in maglia tricolore, Gianni Faresin afferra la tanto agognata bottiglia. Metà contenuto viene inghiottito, il resto versato sul capo, in uno dei gesti più comuni, e più affascinanti del ciclismo. Da sempre.

The bottle is better than the line. Shoulders are painful for an hard day on the bike and it's even hard to keep the water. But it's fresh and no matter who's going to pass it. No face, just confusion; it's a miracle anyway. On the hard slopes to Montecampione the Italian Champion Faresin keep the bottle, drinks half and half drops on the head. And that act, it's one of the most beautiful you can witness on the roadside.

martedì 10 gennaio 2012

Evgenij Berzin


Evgenij Berzin - Ricordo del Giro dell'Appennino 1996 / memory of the Giro dell'Appennino 1996
Parralelismo perfetto tra busto e strada. In una giornata di pioggia, alla vigilia del Giro d'Italia, Berzin chiude mestamente il Giro dell'Appennino. Ma il suo miglior attimo è già passato, il Russo già percorre il ramo discendente di quella breve parabola che è stata la sua carriera tra i grandi.

Body perfectly alligned to the road. In a rainy day, few days before the Giro d'Italia, Berzin closes the Giro dell'Appennino with no glory. But his best moments have already gone, the Russian is sliding on the descending part of his short career with the bigs.

venerdì 6 gennaio 2012

Ormai non ha più senso

La Domenica mattina d’inverno ti ritrovi a salire le crose solitarie e rosse di mattoni, immerso in un mondo senza alcun rumore. Il vento penetra tra le piccole ferite create dalle case, creando giochi strani di mulinelli e di risucchi. Quando il vento manca, dai bricchi scende l’inconfondibile odore della legna d’ulivo che arde. Dietro ogni angolo, dietro ogni immondo vicolo scuro, vive un ampia piazza, uno slargo inondato di sole. A pochi secondi da un ricco mercato siede solitaria una bagascia di sessant’anni, tra puzza di gatto e d’ogni genere di rifiuto. Se ci hai sempre vissuto sai di essere a casa, ma se in qualche modo ti senti fuori luogo, sai allora di essere a Genova.
Via XX Settembre nel pieno dei preparativi; erano i primi di Maggio nel 2004.

Nel 2004 il Giro d’Italia prese il via dalla mia città natale, che regalò un accoglienza entusiasta a quel prologo che ancora si ricorda come uno dei percorsi più spettacolari e meglio congegnati, nel pieno centro di una grande città. Grazie alle splendide immagini (Luxoro film) di quel giorno, ripercorro un viaggio strano, tra i meandri della memoria che mi riporta laggiù…

Il transito regolato in Caricamentro tra un corridore e l'altro sotto gli occhi attenti del vigile.
Sono andato via un pomeriggio d’Agosto, pensando che sarebbe stato soltanto per poco. Ad Agosto la città è una canicola e la stazione un piccolo inferno di gente e bagagli. Doveva essere per poco e rischia di essere per sempre. Inizialmente mi mancava ogni cosa, ma adesso una più d’ogni altra. Il forte vento che, nelle giornate d’inizio inverno, confonde tutta la città. Non puoi liberartene. Ne senti il soffio attraverso i più piccoli risvolti dei vestiti, ne senti la violenza sul viso, ne senti il rombo qualora ti rifugiassi in qualche locale. E’ strano ciò di cui d’un luogo ti porti dietro. Ho sempre pensato mi avrebbero potuto mancare gli amici, mentre mi trovo a cercare il sole in fronte al mare, senza mai aver perduto un orientamento inconscio che vuole che il monte sia a nord anziché a sud. E’ come se un mondo fosse ruotato e confondesse ora i più elementari segni di riconoscimento. Tornando, mi ritrovo ad ammirare il vecchio porto ed a cercare il grande scafo azzurro dell’Achille Lauro od i due fumaioli appaiati dell’Eugenio Costa. Nuove gigantesche navi ormeggiano a malapena sul vecchio molo dei Mille, adesso rimodernato.

Tutti sulla rampa in Via Fieschi sino alla chiesa della Consolazione.
Gli antici caruggi non vivono più come un mercato aperto in cui i colori delle arance sanno accendere gli inverni più freddi. Oggi altre lingue si odono, al passaggio in orridi pertugi, che terrorizzano gli ignari turisti spintisi oltre le vie più battute. Casomai, solo l’antico Mercato Orientale, in pieno centro città, sa mantenere vivo il meraviglioso confondersi di gente e di prodotti esotici. Dalle piazze alzi lo sguardo e scorgi le ville antiche abbarbicate sulle colline, sulla circonvallazione, che rimane quasi un mondo a parte, quasi un'altra città. La funicolare ha cambiato i vagoni, da anni, ma l’odore del grasso che avvolge i cavi è rimasto lo stesso. Così quell’odore riempie le narici appena si entra nella stazione: è acre ed allo stesso tempo familiare. Mi riporta indietro ad una mattina luminosa quando mi portarono sino al Righi a fare cumuli di pietre. Ne ricordo uno, più alto degli altri, che lasciai con grande rimpianto sul muretto che guarda la Valbisagno. Ne scorsi un ultima volta la forma, mentre velocemente venivo portato nella piccola stazione della funicolare. Lasciai li quel piccolo menhir con la promessa che la domenica successiva sarei ritornato, senza che invero accadesse mai più.

Come sul Mortirolo la genta incita tutti i corridori. E' un bagno di folla per una città generalmente chiusa.
Dovessi così scegliere adesso un posto dove ritrovare la mia genovesità forse sarebbe la passeggiata di Nervi, dove il mare rimbomba furente nelle notti invernali. Tra muretti, agavi ed il rombo del Tirreno, ci passai più d’una notte con amici e con gli amori d’allora. Quasi un molo per la partenza d’un lungo viaggio. Dove la gente che allora girava nel mio mondo, oggi è sparita per altre destinazioni ed altre strade. Saremo sempre noi, ragazzi d’allora, ogni volta che torneremo laggiù. Forse mai. Forse ormai, non ha più senso.
Tutti rivolti verso il podio ad ammirare la maglia rosa: il Giro è partito

martedì 3 gennaio 2012

Damiano Cunego

Damiano Cunego - Ricordo del Giro d'Italia 2004 / Memory of Giro d'Italia 2004
Inutile negarlo. Tutto ciò che è venuto dopo non poteva eguargliare comunque quei giorni. Damiano Cunego è forse uno dei più grandi talenti bruciati dalle aspettative. Questa fotografia, scattata sulle colline attorno a Cesena, è la miglior introduzione alla storia che sto per raccontare nel prossimo post. La storia di come naque qel Giro d'Italia.

Can't lie. Everything happened later on couldn't satisfy those days expectation. Damiano Cunego is probably one of the most big talent burned by expectations. This picture, shooted on the hills around Cesena, is the best introduction to the story I'm going to tell in the next post. The story of how that Giro born.

domenica 1 gennaio 2012

Gennaio 2012

Foto Resta_in_Sella (Forum dello scalatore)
Riflessa sull'acqua la strada che ci porta verso casa, oppure quella che ci porta lontano. Nel freddo gelido di Gennaio la memoria ritrova diapositive d'un estate passata il sella e ricomincia a vagare. Sembrava una vita ormai sepolta, eppure come dall'acqua s'è rigenerata.

On the water layer the road that take us back home, or the one that take us away from. In the bottom of the cold winter the memory finds the pictures of a far away summe and stars to rove. It seemed a lost life, but now is back again.

La splendida immagine appartiene a Resta_in_Sella del Forum dello Scalatore. Ogni mese potrete godere di splendide immagini amatoriali raccolte dagli amici scalatori del forum.