lunedì 3 luglio 2017

Giro 2017 - Quell'ultima foto

L'ultima foto del Giro 2017, un sole dorato a Foza


L'attesa e la speranza, il vortice di scoperte dei primi giorni di corsa. Il sapore delle novità, delle maglie nuove, dei corridori emergenti. Dei luoghi da segnare e dei luoghi da sognare, i luoghi delle voci, degli sguardi e del cibo locale. Il Giro d'Italia è inizio, è il tuffo liberatorio per il primo bagno di mezza estate. È il pronostico su chi andrà per primo in fuga, è la tensione del primo giorno di scuola che si scioglie pian piano, fino a diventare complicità, piacevole e confortante. Rassicurante. Mi piace molto seguire le partenze, le prime tappe, proprio per questa sensazione di inadeguatezza che si trasforma lentamente in sorrisi.
E, in fondo, è lo stesso percorso che seguono le foto. Anche fotografare il Giro per me è un tentativo, come i tentativi di fuga di chi cerca gloria per un giorno. È sempre la foto che verrà, la prossima, quella che scatterò per cercare di non ripetere l'errore di prima o per azzardare una prospettiva nuova.
Il Giro è rapido, è frenetico, è corsa dentro e fuori, è poco tempo per pensare, sono i momenti lasciati di lato e perduti per sempre e quelli acchiappati al volo e conservati nei ricordi di uno sguardo.
Eppoi il Giro diventa magicamente, per me, la storia dell'ultima foto, di quell'ultima foto. Quella che non sai che sarà l'ultima, ma che avrà un sapore bellissimo, denso, ricco di tutti i pezzetti dei tuoi giorni folli a inseguire un sogno di bambino. Puoi sì provare a spiegarla e a darle una ragione, ma forse, semplicemente, devi solo osservarla, chiudere gli occhi e lasciarla raccontare.
L'ultima foto del mio/nostro Giro 2017 l'ho scattata a Foza e non me la dimenticherò davvero mai. Ha una storia particolare che Alessandro e Angelo conoscono bene. Non la scrivo qui, mi piacerà magari raccontarla a chi incontrerò sulle strade di una corsa. Però so che quell'ultima foto è una discesa liberatoria, aria in faccia e maglie che stridono al vento. È il sole che tramonta, l'aria che rinfresca, il passo accennato per tornare a casa a preparare la cena. È il ricordo profondo e sincero di tremila chilometri in sella a una bici, che giorno dopo giorno è diventata compagna inseparabile. La tensione del primo giorno di scuola è lontana. Forse c'è qualche acciacco in più, ma soprattutto c'è la consapevolezza che il Giro è un'avventura unica che ha il sapore della libertà.

2 commenti:

Ika Oka ha detto...

bel racconto mi piacerebbe sentire la storia dell'ultima foto

Francesco Bonasera ha detto...

è una storia 'dolorosa' eheh :) Alessandro gliela può raccontare molto bene, è stato testimone diretto. comunque tutto è finito bene!