mercoledì 14 febbraio 2018

Marco Pantani

Marco Pantani da solo verso Madonna di Campiglio - Giro d'Italia 1999

Il 14 Febbraio 2004 moriva Marco Pantani, il ciclista più carismatico dopo Fausto Coppi. Solo e dimenticato da tutti Pantani perse la vita, in circostanze mai del tutto chiarite, in un residence per coppiette sulla riviera Romagnola. Ma tutti sanno sin troppo bene che Pantani, il vero Pantani, si spense molto prima di quel giorno, e si fa risalire le sue disgrazie al 5 Giugno 1999 allorché fu allontanato dal Giro d’Italia, sino ad allora condotto da leader indiscusso. Su quei giorni si sono scritti libri e fiumi di pagine. Io che ero là, al seguito di quel Giro con la mia moto, ne so meno di tutti voi, ma di quei giorni voglio lasciare qui il mio personalissimo ricordo. 

Le malghe verso Madonna di Campiglio mi avevano aperto il cuore, perché nelle gambe avevo ancora il tremore di tutta la paura che mi ero preso ad attraversare la galleria sul lago giù in valle, verso Tione. Stretta e buia, a tratti lasciata scoperta nella roccia viva, con lugubri finestroni sul lago ed acqua che a momenti veniva giù a secchiate dalla volta, senza contare il rumore assordante dei ventilatori di estrazione. Un vero incubo che adesso svaniva alla vista del gruppo del Brenta, già illuminato dal tramonto. Io ne venivo dal Manghen, dove era passato il Giro, e Pantani aveva vinto la tappa a Pampeago. Madonna di Campiglio sarebbe stata interlocutoria, prima del tappone della leggenda con Gavia, Mortirolo e Santa Cristina, quasi a ripetere la leggendaria tappa del ’94 che lo aveva lanciato (Stelvio, Mortirolo e Santa Cristina). Pertanto Madonna di Campiglio era “di riposo” anche per me, avrei potuto fare le foto rilassato, senza lo stress di voler cogliere l’immagine che fa la storia. Non andò così.

Fuori stagione queste località sono tutte uguali. Piccoli paesi vuoti, con grandi alberghi vuoti. Ma io soldi proprio non ne avevo e montai la mia tenda su una piazzola di fianco alla statale, poco prima di entrare in paese. Piovve quella notte e piovve il mattino seguente. Poi spuntò uno splendido sole, proprio poco prima dell’arrivo della tappa. Mi recai a circa due chilometri da l’arrivo, dove la salita mi sembrava un po’ più dura, ed aspettai. Anche quel giorno Pantani, in maglia rosa, scattò ed io feci una bellissima fotografia che nelle tappe precedenti proprio non mi era riuscito di fare. Fu forse la tranquillità con cui avevo affrontato l’arrivo della corsa a garantirmi un buono scatto. Ricordo che feci un po’ di fatica a superare il traguardo, intasato com’era nel dopo gara, ma con la moto era più semplice, così passai. Mi feci tutta la Val di Sole e poi transitai sul Tonale, dove faceva un freddo cane. Quindi Aprica ed infine mi accampai, che faceva già buio, sul Santa Cristina. Non dormii quasi nulla, un po’ perché montai la tenda su un gruppo di radici di un frassino, un po’ per il chiasso dei tifosi, che mano a mano arrivavano e si accampavano. Canti e schiamazzi tutta la notte sinché al far dell’alba tutti ci addormentammo. Essa era argentea e gelida, come tutte le albe d’alta montagna. Nessuno di noi poteva immaginare, intenti come eravamo a vivere quel evento in prima persona, che quel giorno appena nato avrebbe cambiato la storia del ciclismo per sempre, ed avrebbe lasciato una cicatrice enorme sul Giro e su Pantani. A noi parve un’alba felice, perché la storia non bussa mai, non manda mai avvisi ai suoi testimoni. E tali ci preparavamo ad essere, ne l’alba del 5 Giugno 1999.

1 commento:

Ika Oka ha detto...

splendido ricordo