sabato 26 giugno 2010

La maglia bella di Visconti


Visconti è un bel campione d'Italia. Lo è già stato due anni fa e merita una seconda chance. Adesso gli si deve chiedere qualche bella corsa di peso, sempre che gli organizzatori "di peso" invitino la sua squadra. Si, perchè il neo campione d'Italia non ha avuto neppure la possibilità di correre il Giro. Del Tour non se ne parla. Dove potremo allora vedere Visconti, il Campione Italiano? Dovremo aspettare sino al Lombardia? Mi sembra una situazione assurda. C'è qualche cosa che non va. Come rimediare? Un paio di idee le avrei pure; ci sarà tempo per parlarne.
Adesso spazio all'estate ed alla corsa più grande del mondo. Il Tour sarà il termometro di un ciclismo che deve risalire la china. Anni fa gli organizzatori avrebbero trovato spazio, anche all'ultimo istante, per una maglia tricolore di spessore. Adesso ciascuno è vittima della propria grandezza. Figuriamoci il Tour...

mercoledì 23 giugno 2010

Basso. Quando il Tour era proibito.

Alpe d'Huez 2003. Ivan Basso fora e poi, tutto solo, recupera sui primi (foto Alefederico).


Difficile dire se il Tour possa essere ancora alla portata di Basso, ma certamente, per alcuni anni, lo è stato.

Curva a destra veloce, in discesa. E' l'estate del 2001, c'è il Tour che arriva sotto le prime salite e c'è un Francese (l'ultimo grande) in fuga con altri coraggiosi. Jalabert è adorato dai connazionali. Il campione però è preoccupato, perchè in fuga con lui c'è un ragazzo, un giovane Italiano, che pedala davvero bene. Discesa. Curva a destra veloce. All'Italiano, Ivan Basso, scivola la ruota davanti ed è per terra. Clavicola fratturata e ciao Jaja. Il Francese vince la tappa e poi elogia il giovane rivale - "Sarebbe stato un osso duro". Non sempre va dritta alla prima.
Erano gli anni delle sfide stellari tra Ullrich ed Armstrong. Le salite scalate a 110 pedalate al minuto e tutto il resto. Basso è cresciuto di anno in anno alla ruota di moto, più che uomini, e non si capacitava di come tifosi e giornalisti non riuscissero a capire. "Come fai ad attaccare, se a mala pena stai a ruota?" disse un giorno, sfinito, su un traguardo di montagna.
Accarezzò l'idea del Tour nel 2004, quando riuscì a tenere in salita sino all'ultimo metro. E nel 2005 dimostrò di potercela fare. Secondo a Parigi. Era lui, il predestinato del Tour.
Poi il disastro degli anni buttati per la squalifica. Ed ora il ritorno.
Ullrich non c'è più. Armstrong c'è ancora, ma sarà lì, a fare ombra a quel grande ciclista che fu. La generazione del nulla (Contador, gli Schleck e gli altri fantocci) deve dimostrare di essere finalmente matura. Basta cavolate tipo il pistolero, basta body gialli da pagliaccio, basta traguardi regalati e sfide mancate (lo scandalo del Ventoux 2009 è ancora vivo). Vogliamo ciclismo, vogliamo sfida, vogliamo sano e crudo scontro. Basso nel suo unico giorno in rosa ha voluto indossare i pantaloncini con il colore del club. "Quando Indurain era maglia rosa non ha mai indossato il body; lui era un grande campione". Già. Allora il Tour era una cosa maledettamente seria. E' ora che torni ad esserlo.

lunedì 14 giugno 2010

Le trappole del Tour - seconda parte

Un Tour antico. finalmente. La Parigi Roubaix estiva è solo uno dei numerosi trabocchetti del percorso. Facciamo un passo indietro. Anni novanta. Il Tour veniva ingiustamente (poi vediamo perchè) accusato di presentare tappe pianeggianti e noiose in avvio. Non solo, quando venivano inseriti trabocchetti (Passage du Gois 1999), si gridava allo scandalo in quanto si sosteneva che la selezione doveva appartenere solo e soltanto alla salita. Così, negli anni duemila (che verranno ricordati come il periodo nero del ciclismo e del Tour), complice anche un cambio al vertice, ha modificato qualcosa (tant), inserendo dentelli (quelli si inutili) e, soprattutto, eliminando le trappole. I detrattori del Tour sono rimasti tali, mentre i buongustai hanno dovuto inghiottire la polpetta avariata.
In effetti il Tour ha sempre presentato nella prima settimana (anzi, nei primi dieci giorni) un percorso apparentemente aperto. Apparentemente perchè proprio quella relativa semplicità altimetrica suscitava gli appetiti di tutti i corridori. Nel corso della storia del Tour in quei primi giorni se ne sono viste di tutti i colori. Senza scomodare la cotta tremenda di Coppi, basta ricordare la fuga bidone che lanciò Chiappucci nel 1990. La trappola di Lemond l'anno dopo. La zampata di Indurain del 1995. Le sofferenze di Pantani nel 1998, prima dela grande rimonta. Poi giungevano le montagne, che rimettevano le cose a posto. L'errore di molti, in quegli anni, è stato quello di pensare che Indurain vinceva grazie al percorso. Macchè, Miguelon asfaltava tutti anche in salita.
Oggi il Tour forse si è accorto dell'errore e torna a proporre una prima settimana priva di salite ma ricca di difficoltà. Guardate la prima tappa, da Rotterdam a Bruxelles: sarà un inferno di vento e di insidie. Sino ad Anversa si snoda tutta sull'acqua; tra vento laterale, ponticini e spargitraffico.
Guardate la seconda, sino a Spa. Una piccola (piccola?) Liegi, con tanto di Stokeau. Della terza s'è già detto (ed intanto non si è ancora tirato il fiato un metro).
Le tre successive sono all'apparenza meno selettive ma bisognerà probabilmente fare i conti con il cattivo tempo.
Ritengo il menù più che sufficiente per far cappottare qualcuno. Non posso pensare che non ci sia già qualcuno con un piano assassino. Ho, più che altro, bisogno di crederlo.

domenica 13 giugno 2010

Le trappole del Tour - prima parte

L'estate sta cominciando e quasi ci siamo. La grande corsa a tappe della stagione è alle porte. Parto con una considerazione: quando il calendario era una cosa seria, e tutti i campioni onoravano tutti gli appuntamenti, il Tour ne aveva tutto da guadagnare. Il Tour era l'appuntamento dell'anno dove i grandissimi emergevano e dove si stabilivano i valori in campo. Sebbene oggi il Tour sia un evento grandioso, dal punto di vista tecnico paga la frammentazione imposta dalla programmazione degli obiettivi. Sulle strade di Francia convergeranno ancora i migliori, ma già sappiamo che i favoriti sono corridori che hanno disertato gli appuntamenti più importanti sino a quì disputati. Possiamo entusiasmarci per Andy Schleck che sino ad oggi non ha fatto nulla? C'è da dire che il buon Contador, favorito assoluto, ha vinto Parigi Nizza (ma perchè diavolo non era a Sanremo?) ed è stato protagonista di Freccia e Liegi. Che sia un segnale di ritorno al passato? Se non facesse quella bambinata del gesto del pistolero scriverei addirittura che lo Spagnolo potrebbe diventare la bandiera del ciclismo.
Qualcuno sostiene però che Contador verrà fatto fuori sul pave. Ahi ahi. Il pave? Ma non era quella roba da circensi inserita nelle corse di Aprile? Sveglia, sveglina. Guarda caso gli organizzatori del Tour (che sono quelli della Roubaix) si sono rotti le scatole di veder disertata la Regina delle Classiche, ed hanno deciso di correrne una a Luglio. Terza tappa, da Wanze ad Aremberg (e li hanno graziati proprio all'ingresso della Foresta) con 12 km di pietre perfide, incluso il tratto di Haveluy che è uno dei più complicati.
Ma la trappola del pave è solo uno dei molti trabocchetti di questo Tour. Un Tour che arriverà alle Alpi con una classifica bella lunga. Perchè? il pave? non solo, c'è dell'altro....

domenica 6 giugno 2010

La maglia di Pippo


Cambierà la maglia di campione Italiano? La mia curiosità non è tanto legata al possessore della maglia, quanto al look. Da bandiera a striscia. Lo stile innaugurato da Pozzato è veramente particolare ed elegante. Degno del tanto decantato "Made in Italy". Il ragazzo vince pochino, ma ci sa fare. Introdotto l'argomento mi sfogo un poco su Pozzato. Possibile che l'ultima (ed unica) grande classica sia stata la Sanremo 2006? Che senso ha ancora sbavarci dietro? Ha un grande stile ma per adesso ha messo assieme molto poco. E non è più tanto giovane. I suoi rivali (Boonen su tutti) hanno vinto già moltissimo. Persino il tanto deriso Cunego ha vinto molto più di lui. Io vedo un bel problema: non gliene frega nulla. O poco. Si vede chiaramente che non ci mette l'anima, che alla fine è contento comunque. Ma come fai ad essere sempre soddisfatto sul traguardo? Come fai a "dare il cinque" all'avversario che ti ha appena asfaltato? L'agonismo è furia, è passione allo stato puro. Ce lo avreste visto Ciappucci a dare il cinque a Lemond? Appunto.