Anche il Vesuvio passa sotto le ruote del Giro. Ieri, in certi frangenti ho quasi creduto che Menchov potesse prendere il volo, mettendo a tacere tutti. Invece no. Attaccato con un filo invisibile a Di Luca che proponeva accelerazioni continue, il Russo è riuscito a conservare la maglia senza aumetare il distacco, ed anzi, perdendone un poco con gli abbuoni dell'arrivo. Ecco così che a due tappe dalla fine l'Abruzzese segue rapace a soli diciotto secondi. Tutti sono convinti che, favorito dalla cronometro, Menchov vincerà questo Giro. Io voglio insinuare il dubbio. Siamo certi che su un percorso come quello di Roma il favorito non sia proprio Di Luca? Più scattista e più reattivo, gasato come è in questi giorni, potrebbe mettere a segno un recupero eccezionale. Chissà, qesta notte, quli saranno i pensieri dei due sfidanti. Menchov sentirà quel senso di inquietudine salire a poco a poco, mentre Di Luca ripercorrerà nuovamente di tappa in tappa tutto il suo Giro corso prima d'anticipo e poi di recupero. Un Giro in cui solo loro sono riusciti a brillare senza perdere un colpo. Sino a Domani; quando uno dei due dovrà, giocoforza, lasciar passare l'altro. Vincerà che ci crede di più.
sabato 30 maggio 2009
mercoledì 27 maggio 2009
17a tappa - Blockhouse: perchè quei fischi sono vergognosi
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Perchè non fanno parte della gente del ciclismo. Non c'è giustificazione che tenga; un corridore non si fischia. Mai. Perchè chi è sulla strada deve rendersi conto dell fatica bestiale che questi atleti affrontano con grande dignità. E' successo che il pubblico del Blockhouse, indispettito e deluso dal terzo posto di Di Luca, si è permesso di fischiare Garzelli (secondo all'arrivo), che invece sta portando a termine un Giro da applausi. Devo dire che un Giro così da Garzelli non me lo sare mai aspettato; non ha ancora vinto ma è stato sempre molto presente. Una seconda giovinezza per un atleta che rimane, a mio parere, un mezzo incompiuto del ciclismo. Nonostante un Giro vinto (era il 2000) penso che avrebbe potuto vincere tante belle classiche e forse un Giro in più.
martedì 26 maggio 2009
16a tappa - Monte Petrano: "Portami sù"
Morìa, sessanta all'arrivo. Scarponi rompe gli indugi ed attacca. Cunego risponde. (Foto Alefederico)Avete letto il mio roadside su Pezcycling?
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Non è Sastre e neppure Menchov. L’uomo del giorno è Scarponi. Non ha vinto, e neppure è giunto tra i primi. Scarponi era in fuga, anzi, ha promosso la fuga sin dai primi chilometri; sin dal Monte Serra, una collina che sovrasta Pergola, coltivata a grano con grandi querce a bordo strada. Erano le undici del mattino, e già si scoppiava dal caldo. Su Monte Serra il gruppo era già allungatissimo, grazie ai continui tentativi del corridore Marchigiano; pareva l’inizio di un massacro. Poco dopo la discesa da Monte Serra i corridori hanno incontrato il cartello dei meno duecento (!) all’arrivo. Evidentemente quel cartello, e la paura di non farcela, hanno suggerito al gruppo un andatura più contenuta. E la fuga ha preso il via. Valle del Metauro, campi di grano già abbronzati e querce ad ogni fossato, paesini circondati da mura tutti colorati di rosa ed invasi da bambini che avevano saltato la scuola. Solo la provincia garantisce certi spettacoli. La fuga aveva guadagnato oltre sei minuti quando, a Fossombrone, sotto le ruote dei corridori si è presentata l’arcigna pendenza delle Cesane. Il gruppo non ha mai lasciato fare. Ha sempre tenuto sotto controllo la fuga; cinico e calcolatore come sempre. Eppure, davanti, Scarponi era sempre in prima linea. Lui ed il compagno di squadra De Bonis. Non c’era brezza, sulle Cesane, a mitigare i trentaquattro gradi. Nel bosco l’odore della resina era fortissimo. Quello deve essere stato il momento più duro di tutti. Tanta fatica già accumulata e laggiù, in fondo, la figura del Nerone che si faceva sempre più grande e minacciosa. Il Nerone. Quando si sono trovati sotto al paese di Cerreto hanno certamente capito cosa li aspettava. Le rocce erano piastre ardenti e l’asfalto sconnesso era a grana grossa, come quello che trovi in questi posti. Il paesino era arroccato nella valle, lassù. Pareva di essere un Calabria, in qualche valle sperduta della Sila. Sopra il paesino la montagna con una nuvola bianca a sfiorare la cima. Tutto il resto era arso dal sole e non si riusciva a scorgere alcun albero. Il gruppo, dietro, li teneva lì. Sei minuti, poi sette, poi cinque, poi sei. In quei frangenti sono nulla. Scarponi stringeva forte il manubrio e chiedeva a De Bonis un altro sforzo – “portami su”. Ed il gregario si metteva il cuore in pace (e le gambe in croce), mentre passava in testa a tirare. Il gruppetto all’attacco perdeva intanto i pezzi, da venti rimanevano in tredici, mentre il gruppo si faceva ancora una volta sotto. In cima al Nerone la vista si apre sui campi così Scarponi, voltandosi, riusciva a scorgere Catria e Petrano. Come grosse statue perenni stavano lì, ad attenderlo. Discesa folle e si risaliva verso Moria, per passare nell’altra vallata. Lo chiamano strappo. Qualcuno lo chiama “strappetto”. Invece è un’altra maledetta salita. Senza ombra e senza speranza, come tutte le salite. Lì Scarponi s’incazza. Ed attacca. Lo segue Cunego, che deve mettere una toppa grossa così sul suo Giro. Poi si agganciano anche Bosisio e Popovich. Gente tosta. Gente che sa come correre. Scarponi non ne ha quasi più, e ne ha coscienza; ma non vuole arrendersi all’idea e fa la faccia da duro. Vada come deve andare. Quando Cunego attacca sul Catria, Scarponi ha speso tutto. E si stacca. Semplicemente non ha più energie, e si chiede come farà ad arrivare in fondo alla tappa. Perché il Catria è lungo. Perché c’è una discesa pericolosa. Perchè c’è ancora il fondovalle. Perché infine c’è il Petrano. E’ sul Petrano che Scarponi emoziona. Passa senza guardare nulla. Guarda l’asfalto, mezzo metro davanti a se. Che altro devi guardare? Neppure sente la gente che lo incita e lo ringrazia per quella bella fuga. Non gli frega un accidenti, a dire il vero. Neppure si ricorda più perché è andato in fuga. Pensa solo al momento in cui si verserà un intera bottiglia d’acqua gelata sulla testa. Alla faccia del torcicollo. Alla faccia di tutti quei bollenti chilometri. Ora ditemi, pazienti lettori, chi è l'uomo del Petrano!
A noi due
Di Luca (maglia ciclamino) e Menchov (maglia rosa) sul Petrano (foto Alefederico). Ecco la grande sfida del Giro 2009.La tappa del Petrano è stata bestiale. Il caldo era insopportabile e le salite selettive. Avrò modo di parlarne. Apro con il duello tra Menchov e Di Luca. La maglia rosa ha saputo sostenere un esame durissimo. La sua squadra è riuscita a gestire la corsa, nonostante un attacco di prima mattina di un gruppo numeroso e sostanzioso (Scarponi, Popovich, Cunego, Bosisio tra gli altri). I gregari di Menchov non hanno ceduto oltre il dovuto e sono sempre stati in prima fila, come si conviene ai compagni della maglia rosa. Adesso, dopo il crollo di Leipheimer e la difesa delle posizioni da parte di Di Luca, la lotta per la maglia rosa si restringe a questi due grandi corridori. Il Russo, favorito se non altro per il fatto di indossarla, e l’Italiano, grintoso, che ci crede, testardo come un mulo. Blockhouse, Vesuvio e, forse, la crono finale diventano ora i giudici inappellabili della sfida. Ecco il grande duello, ecco la sfida che ci terrà con il fiato sospeso sino alla fine, sino all’ultimo metro.
lunedì 25 maggio 2009
Il giorno della verità
E' la tappa regina del Giro d'Italia 2009. Pergola - Monte Petrano di oltre duecentotrenta chilometri. Regioni sconosciute e salite inedite. I corridori sanno che la corsa si decide quì. Ci saranno salite tutto il giorno, sin dall'inizio. Stradine strette e piene di curve, discese insidiose, contropendenze. Valli incantate il cui silenzio verrà rotto dal frusciare delle ruote del gruppo. Difficile dire quando la corsa comincerà a ravvivarsi. Sul Catria? Forse prima, sul terribile Nerone. Oppure anche prima, su Rocca Leonella. Come ogni anno, nel momento decisivo le fantasie di un inverno fanno posto alla realtà. Il momento della verità è arrivato.
Un altro regalo
Spezialetti impegnato nell'inseguimento a favore di Di Luca e... Menchov (foto Alefederico)Per propensione personale sto sempre con chi attacca. Oggi Basso mi ha stupito e mi è piaciuto. Ci voleva coraggio ad attaccare su Monte Casale con tutta quella pianura da sorbirsi fino all'arrivo. Gli è andata male. Ha comunque dimostrato di avere buone (ottime) gambe e potrà eventualmente sfruttarle domani in una tappa a lui più congeniale.
Chi mi è piaciuto meno è stato Di Luca. Facendo lavorare Spezialetti lungo tutto il Casale ha praticamente aiutato la maglia rosa Menchov che ha viaggiato tranquillo. Non mi è piaciuto neppure il suo scattino sul Trebbio. Se ne aveva così tanta perchè non se n'è andato con Basso? Tra Liquigas e Lpr non scorre buon sangue e certe azioni sono forse dettate più dall'emotività che dal ragionamento. Peccato perchè ho la netta l'impressione che Menchov sia più forte di quel che appare e sarà difficile sfilargli la maglia rosa. Domani o mai più.
Un caldo bestiale
I fuggitivi di oggi sul Monte Casale (foto Alefederico). La corsa è stata caratterizzata dal gran caldo.Il caldo non da tregua. Una giornata bestiale. Ve lo assicuro; è stata dura solo aspettare i corridori, figuriamoci correrla, questa tappa. Sali scendi, destra sinistra. Queste tappe appenniniche ti logorano mente e fisico. Spazio alla fuga dei soliti coraggiosi che alla fine ha premiato Bertagnolli. Bravi, questo è il ciclismo che piace allagente. Quello senza troppi calcoli e con tanto cuore. Domani di coraggio ce ne vorrà tanto di più perchè la tappa è veramente impegnativa. Se farà caldo sarà sofferenza inaudita. Diverrà una sorta di tappa Appenninica. In particolare, Monte Nerone, è completamente esposto al sole. Quello sarà il punto chiave di tutta la tappa.
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