domenica 27 febbraio 2011

Già le strade bianche....

Dalle meravigliose stradine della Sardegna e dalle fangose strade del Nord Europa il gruppo punta verso la prima prova di un certo spessore. Le Strade Bianche ospitano la quinta edizione di una corsa che ha carattere e che sa di antico. Siamo ancora all'antipasto, visto che i riflettori potenti verranno accesi solo tra tre settimana, a Milano, alla partenza della Classicissima. Ma i puledri di razza già scalpitano e sanno che è questo il momento in cui si spinge seriamente sui pedali.
Peter Sagan, talento che emerge sempre più prepotentemente, ha in canna la fucilata giusta per conquistare la Classica della polvere. Corsa fatta di stradine strette e polverose. Di bivi in mezzo aiu campo, immersi tra il nulla di un paesaggio che assomiglia al paradiso.
Dai comignoli delle cascine escono gli ultimi sbuffi di fumo. L'inverno è ancora vigile, ma ormai la nuova vita già bussa alle porte.
Intanto, in Riviera, le mimose spandono il loo profumo intenso. I contadini già potano gli ulivi e le terrazze riprendono vita. Sui tornanti della Cipressa il sole illumina e riscalda l'asfalto che, a breve, ritroverà le ruote dei coraggiosi. Quei ragazzi che già pensano a Sanremo sono ormai rapiti dal sogno. Che rotola giù. Che non potrà fermarsi.

domenica 20 febbraio 2011

Poi sarà il gruppo a transitare


Sono alle porte le competizioni del Grande Ciclismo. Le Strade Bianche, la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix. Le grandissime Classiche di primavera. Il gruppo già macina chilometri lungo le strade di tutto il Mondo per presentarsi al massimo per le gare che contano. Gli squadroni anglosassoni sono attrezzatissimo per fare il pieno di vittorie e le squadre Italiane, una volta vere corrazzate, oggi boccheggiano e faticano a rimanere all'altezza delle avversarie. Già ai cigli delle strade si risveglia lentamente la vita. Sarà un bocciolo pronto ad esplodere oppure il fugace movimento d'una lucertola. E' la primavera che ormai è pronta a rivivere. Nulla potrà fermarla. La corsa del sole è inarrestabile verso cicli più ampi ed il ciclismo è ormai pronto a celebrare questo evento. Le voci del gruppo si rincorrono e parlano una lingua comune: l'attesa per le grandi competizioni. I campioni preparano le gambe mentre i gregari possono permettersi di sognare all'ombra dei loro capitani. C'è spazio per tutti sinchè la ruota non dirigerà verso i traguardi giusti. Allora dalle intenzioni si passerà ai fatti; ed i fatti sono terribilmente difficili. Le corse di Primavera sono gioielli rari, la cui raccolta è estremamente complicata. Lo scorso anno Lovqvist ha perduto le Strade Bianche per una curva presa male. Una buca, una ruota che si sgonfia, un attacco sottovalutato, basta nulla per perdere una di queste corse. E serve una vita per prepararle. Gilbert, nuovo padrone delle corse di un giorno, dirigerà sulle strade di Toscana per preparare il suo assalto al Poggio. Il coraggioso corridore Belga segue la Sanremo da una vita pur sapendo che la Classicissima ama negarsi anche ai più grandi. Hushovd lustra la maglia arcobaleno e sa di poter vincere sul lungomare Calvino; ha già sentito l'odore di quel gradino, lo ha mancato per pochissimo, ed è determinatissimo. Pozzato, ridimensionato da stagioni poco entusiasmanti, riflette sui suoi sbagli e speriamo che riesca a riprendere quel bandolo che ormai gli sfugge da un lustro. Cavendish e Boonen già hanno vinto in sprint difficili e le nuove leve non le mandano certo a dire. Sagan pilota una serie di ragazzini che non hanno alcuna voglia di attendere. Guardini sembra una belva quando sprinta. Nell'ombra lavora Alessandro Ballan, bastonato e pugnalato sin da quella magica sera di Varese di due anni fa. Le sue lunghe leve hanno già piegato gli avversari sul Poggio. Hanno già selezionato il plotone sulle bianche strade di Toscana. Hanno già demolito gli avversari sul grammont. Alessandro fatica nell'ombra ma è terribilmente affamato: ha poco da perdere e nessun velocista in squadra a sbarrargli la strada.
Nel gruppo un grande campione già sta ponendo quelle basi per stupirci una volta ancora. Al primo raggio di sole, o sotto il diluvio. Già le Strade Bianche fremono. Il brecciolino ne preserva ancora la loro veste.
E poi sarà il gruppo a transitare.

martedì 15 febbraio 2011

Quando le urla cadevano dal cielo

Cinque chilometri dalla vetta ed un'acqua che Dio la manda a secchiate. Congelo nella tuta da motociclista mentre la nebbia sale lenta in stracci dalla valle. A tratti non si vede nulla. Fa talmente freddo che quando passa un'automobile bisogna ripararsi dall'aria che smuove. E' pieno Luglio e sembra una giornata di Novembre. Quando la corsa si avvicina non ci sono notizie certe. Pare che Pantani sia caduto sul Croix de Fer ma nessuno sa nulla. Inutile sperare nelle vetture che precedono la corsa. Sono tutti ben chiusi all'interno al calduccio. Non ho più un vestito asciutto, la mia tenda giù a Valloire è zuppa d'acqua. Dopo una settimana di Tour non ne posso più di aspettare, di viaggiare. La corsa incombe. Non si vede nulla ma si sentono le urla dei tifosi che dai tornanti più in basso urlano come pazzi. Le loro grida rimbalzano sulla roccia che mi sovrasta e cadono dall’alto come in un gioco che rende ancor più magico questo momento. Quando passano i primi non sto più nella pelle. Ce n’è quattro davanti ed io non so nulla di ciò che accade dietro. Quando attacca Pantani?
Dal racconto Raccontami ancora
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In ricordo di Marco Pantani

mercoledì 9 febbraio 2011

Quando quel caldo venedì di inizo Giugno

Plan di Montecampione era immerso nel silenzio; era sera. Il giorno dopo i corridori si sarebbero giocati il Giro. Pantani contro Tonkov. Ero solo, con la mia tenda sistemata malamente sul ciglio di un parcheggio. Il meglio che ero riuscito a trovare. Il giorno dopo il Giro avrebbe deciso chi sarebbe stato il suo padrone. Passai del tempo con un appassionato bergamasco. Un incontro piacevole con una persona di grande spessore. Ricordo ancor oggi tante cose che mi disse quella sera, riguardo la vita, riguardo l'etica sul lavoro. Ho sempre pensato che questi incontri non fossero casuali. Tutte le volte che ho incontrato persone generose di consigli, ho sempre avuto la senzazione che li avesse mandati mio padre. Quasi si fosse reso conto che non era riuscito a dirmi proprio tutto... La mattina seguente era umido. Umido e caldo, sebbene fossimo in quota. Scesi un poco. Poi risalii. Poi ridiscesi. Ero quanto mai inquieto. Come se fossi stato consapevole che, di li a poco, avrei assistito ad uno dei duelli più entusiasmanti del ciclismo moderno. Pantani contro Tonkov sino all'ultimo respiro. Quasi come fu per Lemond e Fignon. Cattiveria compresa. Il Russo, testardo, che non si piega e non ci sta a perdere. Il nostro, ancor più duro che continua a scattare fino a staccarlo. Quella sera ridiscesi con l'auto che ormai era il tramonto. Era ancora caldo. Caldissimo. Ricordo che sulla tangenziale di Milano trovai i mezzi pesanti che trasportavano le attrezzature aeroportuali da Linate a Malpensa. A pensarci adesso, era un secolo fa.
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In ricordo di Marco Pantani

giovedì 3 febbraio 2011

Quando il cappellino rimase sulla nuca

Era il 1997 ed aveva vinto il giorno prima all'Alpe d'Huez (per la seconda volta). Eravamo in tre. Io, mio fratello Massimo e mio cugino Giorgio. Il Tour era ormai diventato un appuntamento fisso. Irrinunciabile. Proprio grazie all'entusiasmo che Marco Pantani aveva acceso in noi. Alcuni giorni fa ho risentito Giorgio, ed abbiamo parlato di quei giorni, di quei viaggi che avevamo condiviso assieme. Poche lire e code lunghissime pur di vedere la corsa. Era notte quando arrivammo a Courchevel ed adagiammo la tenda proprio sotto i cavi di una seggiovia. Erano serate lunghssime e pareva che la vita non dovesse mai passare. Eppure è passata così in fretta. Era il Tour di Ullrich; era un Tour chiuso già sui Pirenei, che sulle Alpi riprese vigore. Pantani aveva vinto da solo sulla sua Alpe e noi ci aspettavamo il bis nella tappa più dura del Tour. C'era un caldo inferale sulla salita di Courchevel quel giorno di Luglio, e ricordo che Massimo e Giorgio si concessero una partita al mini golf. Ed io? non ricordo alcunchè di quella giorata se non la corsa. Una selezione spietata. Gli ultimi che giunsero a sera. La moltitudine di gente lungo la strada. L'idea di tanti chilometri per raggiungere la salita del giorno successivo. Ero un po' il capo banda. Loro erano i miei angeli. Oggi, che seguo le corse da solo, mi rendo conto di quanto era bello seguirle con loro. Ciascuno aveva il suo favorito, ma tutti adoravamo quel ciclismo, quella selezione spietata. Quel corridore.
Quel giorno Pantani soffrì. Si staccò sulla Madeleine ed inseguì per tutto il tempo, eppure su Courchevel recuperò terreno ai primi. Ma quel giorno il cappellino rimase sulla nuca. Quel giorno bisognava soffrire; antipasto amaro d'un altro giorno magico solo poche ore dopo: Morzine.
Erano gli anni in cui la vita sembrava non dover passare mai.
Mai più.
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In ricordo di Marco Pantani