Presentato il Tour a Parigi. Un bel Tour soprattutto grazie a quello splendido arrivo sul Ventoux il penultimo giorno. Sarà un arrivo mozzafiato, meraviglioso. Hanno fatto molto bene, gli organizzatori a proporre una montagna tanto mitica in una tappa assolutamente strategica. Anche perchè, a ben vedere, ciò che il percorso propone prima non è detto che possa portare a sconvolgimenti n classifica. Tutte le grandi cime sono lontane dal traguardo. Alcune (il Tourmalet) lontanissime. Una tappa molto interessante potrebbe essere quella che transiterà in Italia con la scalata dei due San Bernardo. Ma è d'obbligo il commento sulle cronometro. La prima, di soli 15 chilometri, il primo giorno a Monaco. Poi una crono a squadre nella desolazione de La Gran Motte, e l'ultima sullo splendido lago d'Annecy. Vedremo. Vedremo soprattutto come verranno interpretate le tappe di mezza montagna e quelle che potrebbero presentare alcuni trabocchetti. Ma, a nostro parere, sul monte calvo, ci si giocherà una bella fetta di Tour.venerdì 24 ottobre 2008
Presentato il Tour de France - Cime lontane
Presentato il Tour a Parigi. Un bel Tour soprattutto grazie a quello splendido arrivo sul Ventoux il penultimo giorno. Sarà un arrivo mozzafiato, meraviglioso. Hanno fatto molto bene, gli organizzatori a proporre una montagna tanto mitica in una tappa assolutamente strategica. Anche perchè, a ben vedere, ciò che il percorso propone prima non è detto che possa portare a sconvolgimenti n classifica. Tutte le grandi cime sono lontane dal traguardo. Alcune (il Tourmalet) lontanissime. Una tappa molto interessante potrebbe essere quella che transiterà in Italia con la scalata dei due San Bernardo. Ma è d'obbligo il commento sulle cronometro. La prima, di soli 15 chilometri, il primo giorno a Monaco. Poi una crono a squadre nella desolazione de La Gran Motte, e l'ultima sullo splendido lago d'Annecy. Vedremo. Vedremo soprattutto come verranno interpretate le tappe di mezza montagna e quelle che potrebbero presentare alcuni trabocchetti. Ma, a nostro parere, sul monte calvo, ci si giocherà una bella fetta di Tour.giovedì 23 ottobre 2008
Il dibattito - Cunego può sfondare anche a tappe
Da queste pagine ho già affrontato la questione, soprattutto durante l’ultimo Tour. Ho anche azzardato un paragone che, all’epoca, poteva apparire un poco azzardato. Cunego come Bugno.
Oggi, dopo l’ottimo Mondiale ed il terzo (!) Lombardia, quel paragone è molto meno blasfemo. Allora, se il paragone tiene, si può forse condurre una analisi sulle reali chance di Cunego di vincere un altro Giro e, forse, un Tour.
Quasi tutti i critici hanno sempre sostenuto che l’odissea di Bugno si alimentava più per la sua debolezza psicologica che fisica. Sono in parte d’accordo con questo punto di vista. In parte perché era Bugno stesso a denunciare un problema fisico: “Patisco i cambi di ritmo” era solito evidenziare nelle analisi delle sue prestazioni più nere. Al problema fisico seguiva certamente un calo di motivazioni e, probabilmente, una fragilità propria della persona.
Forse Bugno avrebbe potuto vincere un Tour. Ma la sua resa, a partire dal 1994 fu completa. Decise di non nutrire più ambizioni per le corse a tappe e dedicarsi alle classiche ed alle vittorie parziali di tappa. Con il senno di poi sappiamo che tale decisione non favorì un aumento di vittorie nelle classiche, ma favorì l’esclusione del corridore dalle grandi sfide dei Giri e dei Tour.
Oggi Cunego non deve commettere lo stesso errore. La straordinaria capacità di Cunego è proprio quella di essere in grado di competere sia in linea che a tappe. L’ultimo Tour è stato un disastro. Ma le ragioni possono essere diverse. La preparazione. Le cadute. Un periodo difficile.
Cunego potrà vincere a tappe, approfittando della sua regolarità e, soprattutto, consolidando una maturazione fisica che non è ancora completa. Vincerà ancora in linea. Gli si deve chiedere di non rinunciare ai grandi appuntamenti. Deve correre Sanremo, Fiandre, Liegi e Lombardia; sempre. Per vincerle. Perché soltanto attraverso le vittorie nelle grandi corse egli potrà arricchire il suo profilo di campione. Quello che gli consentirà, un giorno, di superare i momenti difficili che salite ed avversari del Tour gli presenteranno. Perché a tappe non si vince soltanto con le grandi imprese, ma soprattutto, con la tenacia e l’esperienza. Con la capacità di dirigere la squadra e con l’astuzia di chi sa che può attendere, di chi non si scopre mai. Di chi è in grado di apparire ma non rischiare.
Deve selezionare, il buon Cunego. Avversari, corse, interlocutori. Chi vince tre Lombardia non può più permettersi di apparire fragile. Salterà di nuovo in montagna? Nessun panico. Nessuna crisi di pianto. Nessuna dichiarazione avventata sul doping degli altri. Nessun tentativo suicida del giorno dopo. Aspetti momenti migliori, perché ciò che Cunego ormai avrebbe dovuto capire è che per lui la ruota gira più veloce che per gli altri, e come incappa nel periodo buio, è capace anche di ribaltare la sua sorte pochi mesi dopo.
A quel punto, la maglia gialla non sarà più così lontana.
Oggi, dopo l’ottimo Mondiale ed il terzo (!) Lombardia, quel paragone è molto meno blasfemo. Allora, se il paragone tiene, si può forse condurre una analisi sulle reali chance di Cunego di vincere un altro Giro e, forse, un Tour.
Quasi tutti i critici hanno sempre sostenuto che l’odissea di Bugno si alimentava più per la sua debolezza psicologica che fisica. Sono in parte d’accordo con questo punto di vista. In parte perché era Bugno stesso a denunciare un problema fisico: “Patisco i cambi di ritmo” era solito evidenziare nelle analisi delle sue prestazioni più nere. Al problema fisico seguiva certamente un calo di motivazioni e, probabilmente, una fragilità propria della persona.
Forse Bugno avrebbe potuto vincere un Tour. Ma la sua resa, a partire dal 1994 fu completa. Decise di non nutrire più ambizioni per le corse a tappe e dedicarsi alle classiche ed alle vittorie parziali di tappa. Con il senno di poi sappiamo che tale decisione non favorì un aumento di vittorie nelle classiche, ma favorì l’esclusione del corridore dalle grandi sfide dei Giri e dei Tour.
Oggi Cunego non deve commettere lo stesso errore. La straordinaria capacità di Cunego è proprio quella di essere in grado di competere sia in linea che a tappe. L’ultimo Tour è stato un disastro. Ma le ragioni possono essere diverse. La preparazione. Le cadute. Un periodo difficile.
Cunego potrà vincere a tappe, approfittando della sua regolarità e, soprattutto, consolidando una maturazione fisica che non è ancora completa. Vincerà ancora in linea. Gli si deve chiedere di non rinunciare ai grandi appuntamenti. Deve correre Sanremo, Fiandre, Liegi e Lombardia; sempre. Per vincerle. Perché soltanto attraverso le vittorie nelle grandi corse egli potrà arricchire il suo profilo di campione. Quello che gli consentirà, un giorno, di superare i momenti difficili che salite ed avversari del Tour gli presenteranno. Perché a tappe non si vince soltanto con le grandi imprese, ma soprattutto, con la tenacia e l’esperienza. Con la capacità di dirigere la squadra e con l’astuzia di chi sa che può attendere, di chi non si scopre mai. Di chi è in grado di apparire ma non rischiare.
Deve selezionare, il buon Cunego. Avversari, corse, interlocutori. Chi vince tre Lombardia non può più permettersi di apparire fragile. Salterà di nuovo in montagna? Nessun panico. Nessuna crisi di pianto. Nessuna dichiarazione avventata sul doping degli altri. Nessun tentativo suicida del giorno dopo. Aspetti momenti migliori, perché ciò che Cunego ormai avrebbe dovuto capire è che per lui la ruota gira più veloce che per gli altri, e come incappa nel periodo buio, è capace anche di ribaltare la sua sorte pochi mesi dopo.
A quel punto, la maglia gialla non sarà più così lontana.
domenica 19 ottobre 2008
Giro Di Lombardia - Corsa per giganti
Notevole. Notevolissimo. Cunego vince per distacco il Giro di Lombardia, che diventa la sua corsa. Terza vittoria in 5 anni. Praticamente lui e Bettini di sono divisi tutte le vittorie da quando l'arrivo è tornato a Como. Ma il commento di questa sera è dedicato alla corsa. Pur con un campo di protagonisti limitato (per motivi diversi) il Lombardia rimane una grandissima corsa; per storia, tradizione e percorso. Cunego l'ha onorata al meglio e per questo merita un elogio in più.
Confido di ricevere a breve foto e testiminianze dirette da Gered Gruber (Pezcycling). Pertanto, a breve, ulteriori aggiornamenti.
sabato 18 ottobre 2008
Giro di Lombardia - L'estate dei morti
odi lontano, da giardini ed orti,
di foglie un cader fragile. È l’estate,
fredda, dei morti.
...
Da Novembre (Miricae) di Giovanni Pascoli.
venerdì 17 ottobre 2008
Giro di Lombardia - Domani attorno al lago
.
E' giunto il momento. Domani ci si gioca la classica che chiude la stagione. Dal punto di vista tecnico quest'anno si registrano troppe defezioni di rilievo ma il fascino rimane immutato. Chi manca (per un motivo o per l'altro) ha sempre torto. Si parte da Varese pontanto dritto su Como dovesi comincia a costeggiare il lago. La salita verso gli Intelvi e la Svizzera (ma senza sconfinare) il primo scoglio. Dopo un oretta un'altra salita, sul versante opposto del lago. Discesa su Lecco e quì comincia il bello perchè si viaggia a tutta verso la salita simbolo del Giro di Lombardia, il Ghisallo. Si scende nel cuore del triangolo Lariano e tornati a Como si devia sul Civiglio; scoglio decisivo per la selezione finale. Discesa (folle) su Brunate, passaggio a Como e San Fermo come ultimo ostacolo. Difficile fare la differenza ma non impossibile. Cunego in prima linea con la super-Lampre che schiera anche il campione del mondo Ballan. Da non perdere.
mercoledì 15 ottobre 2008
Giro di Lombardia - La quiete e la tempesta
Già si fa sera. E' tanto più di un piccolo segnale. Chi se la ricorda ormai l'estate? La corsa termina ed il lungolago si svuota pian piano. E' l'ultima corsa della stagione e sai che ci sarà tanto da aspettare. Talmente tanto che tutto apparirà completamente nuovo. Già è sera sul lago e nessuno ha più voglia di parlare di ciclismo a parte te che te ne stai rimbecillito appoggiato ad una ringhiera sull'acqua. C'è un aereo che parte dall'aeroporto. La pista è fatta di boe luminose e l'aereo decolla leggero sull'acqua puntando la collina con sopra Brunate ed il faro Voltiano.La corsa è stata favolosa ma tu hai avuto tutto il giorno il groppo in gola perchè sapevi che era l'ultima. Adesso è sera, e la sala stampa si svuota veloce, con gente che si saluta, quasi partisse per un altro mondo. I corridori sono scappati da un bel pezzo e tu, con la tua tastiera pigi come un matto scrivendo della gara, delle azioni di corsa. Ma sai che è sera e che è finita. A nessuno, domani interesserà più. Così lasci Como con il magone e ti dici che passerà veloce. Che già a Dicembre si presenta il Giro, poi c'è Natale e poi si passa all nuova stagione. Non ti giri verso il lago. Quel lago meraviglioso attorno al quale storie di meraviglioso ciclismo sono state scritte da cent'anni ad oggi. Non ti giri perchè ti dici che l'anno prossimo sarai lì e perchè sai bene, che ti faresti prendere dall'emozione. Viaggi nella notte e pensi già a casa. Casa tua, il tuo rifugio. Quelli che ti amano ti aspettano. Che c'è di meglio?
Como è già dimenticata. In fondo, era chiaro a tutti, che si trattava solo di una corsa di ciclismo.
lunedì 13 ottobre 2008
Giro di Lombardia - Sembra ieri
Come la Sanremo apre il Lombardia chiude. E così è gia passato un anno dall'ultima bellissima edizione che tanto mi è rimasta nel cuore. Ora, nel buio della mattina, sento il lungo fischio d'un treno. Uno di quelli lunghi e lenti che circolano forse carichi, forse scarichi; comunque specchio di anime in pena che vagano senza un perchè. Il fischio è un grido disperato in cerca di una destinazione. Sembra ieri che il lungo treno di corridori limava la roccia a strapiombo sul lago per l'ultima estenuante rincorsa all'ultimo traguardo. Poi tutti via, nella bruna sera di Como. Tutti via di corsa senza il tempo di salutare "Ci vediamo l'anno prossimoooo!".sabato 11 ottobre 2008
Speciale Mondiali 2008 - Ci hanno provato – Per un poco forse ci hanno creduto

Infine un elogio a chi ci ha provato. Come mi piacciono le fughe di questi matti che partono dopo appena un giro. Pensare che a metà gara moltissimi spettatori sul circuito già temevano la beffa. Dentro di me sapevo che le avrebbero ripresi poco dopo, ma per un attimo ho sperato che potessero davvero arrivare alla fine. Tecnicamente, non sarebbe stato un gran Mondiale; i campioni ci avrebbero rimesso la reputazione e gli organizzatori si sarebbero gettati nel lago. Però prima o poi accadrà. E’ solo questione di sapere aspettare. In tanto grazie, ragazzi. Provateci ancora.
Finally a praise to whom has tried. I like so much the early breakaways, especially if hopeless. At mid race many spectators were worried they can arrive at the end. I was sure they were going to be caught very fast but, for a while, I hoped they can really do it. Technically it would be a low level solution; the cover champions would loose their reputations and the organizers would drown them inside the lake. Sooner or later it will happen. It’s just matter of time. Thanks guys, for the moment. Try it again.
mercoledì 8 ottobre 2008
Speciale Mondiali 2008 - Assenti – Ma che ne era degli Schleck?

I fratelli Schleck in azione sul percorso di Varese (Foto Alefederico)
Avevano persino mandato in fuga uno dei loro. La presenza di un Lussemburghese nella fuga mattutina lasciava presagire un'altra bella prova di uno dei due fratelli Schleck. Semmai il dubbio era rivolto a chi dei due avrebbe corso da protagonista. Invece ne l’uno ne l’altro si sono mai prodotti in alcun attacco ne azione degna di nota. Una giornata storta forse propiziata dalla turbolenta vigilia fatta di perquisizioni e sospetti. Il percorso non era adatto agli Schleck ma i due hanno già saputo lasciare il segno anche in corse apparentemente poco adatte. E francamente i loro attacchi mi sono mancati.
There was one of their team mates in the early breakaway. I thought he was there to prepare the race for one of the Schleck guys. Who was going to make the race between Andy and Frank. Nobody, at the end. No an attack, not any action. A wrong day, probably due to the difficult eve. The route was to easy for them, but they both demonstrated that they can leave their sign also in races far from their characteristics. To be honest, I miss them.
sabato 4 ottobre 2008
Speciale Mondiali 2008 - Sul podio - Con questo biondo ci sarà da sgomitare
Ecco Breshel (Foto Alefederico), terzo a Varese, l'unico in grado di impedire il podio azzurro.La scuola Danese ne sforna un altro. Questa volta si stratta di un corridore veloce, adattissimo alle classiche del Nord. Si tratta di Matti Breshel, ventiquattro anni. L'unico ad inserirsi tra gli azzurri ed a impedire il podio monocolore dei nostri. Nel finale, a Varese, ha chiesto (ed ottenuto) collaborazione al suo compagno Soerensen. Soerensen ha vanamente inseguito Ballan per oltre due chilometri ed ha pure lanciato la volata; fatica premiata, visto che la Danimarca ha agguantato uno storico podio. Una settimana prima Breshel aveva vinto la tappa conclusiva della Vuelta, a Madrid, dedicata ai velocisti. Niente male; segnatevi questo nome perchè è destinato a far parlare di se.
The Danish school offers a new one. This time is a fast rider, a good one for the North's Classics in April. It's Matti Breshel, just twenty-four. The only one able to avoid a complete Italian podium at the World's. During the final kilometers he asked the co-operation of his team-mate Soerensen. In this way the Danish team was able to keep a historic third position. The week befor Breshel was able to win the last stage of the Vuelta in Madrid. Not bad; keep note of him because he will be back soon.
Speciale Mondiali 2008 - Un protagonista - Ma la Germania per chi correva?
Fabian Wegmann (Foto Alefederico) è stato uno dei grandi protagonisti del finale. Presente ad ogni attacco avrebbe potuto forse ottenere di più se fosse stato adeguatamente supportato dalla squadra.Quanto pesa un'eredità? Me lo chiedevo proprio alla partenza del Mondiale di Varese. Vi erano due squadre che si sarebbero portate a spasso due ex corridori annunciati. Una era la nostra. L'altra la Germania di Herr Zabel. Mentre gli Azzurri (o Ballerini?) hanno saputo elegantemente svincolarsi dal soffocante abbraccio del loro capitano, la Germania è stata annullata dall'ingombrante la figura del velocista. Così la nazionale Tedesca ha cocciutamente cercato di tutelare le opportunità del vecchio Erik anzichè propiziare una soluzione alternativa. Sarebbe servito un maggior appoggio a chi avrebbe potuto fare la corsa. Già, ma chi? Non certo Schumacher che già in partenza appariva soltanto l'ombra del corridore visto al Tour. L'uomo giusto era Wegmann, non nuovo ad ottime prestazioni autunnali. Ma Fabian è stato lasciato solo e negli ultimi giri è stato ha lavorato praticamente da isolato, sciupando un mare di energie per poter entrare in ogni fuga. Così, mentre Bettini e Zabel si "danno il 5" sotto il traguardo , il povero Fabian si consola pensando che, in fondo, la prossima volta, sarà libero di fare a modo suo. A lui, questo finale, non può proprio concedere di più.
venerdì 3 ottobre 2008
Speciale Mondiali 2008 - La delusione - Ancora dietro, il cacciatore del nord
Tom Boonen in azione sulla salita dei Ronchi (Foto Alefederico).Madrid è maledettamente lontana nel pomeriggio di Varese. Mentre l’inno Italiano invade la strada Tom Boonen è alle prese con un turbolento dopo corsa fatto di borse che vanno e vengono e di parole che escono a fatica. Dietro la rete metallica c’è Freire che tuona contro il compagno Valverde e Tom all’improvviso sente il bisogno di appoggiare l’asciugamano al volto. Quasi a nasconderlo; è andata male. A tre anni dalla splendida volata che lo premiò campione del Mondo il fuoriclasse Belga non è più riuscito a disputare un Mondiale all’altezza. Aveva messo la squadra a fare l’andatura per ricucire sulla fuga che pareva decisiva, quella dei tre Italiani e dei tre Spagnoli; persino Gilbert si era votato alla causa del giovane Fiammingo, e così Van Avermaet che, presente in quella fuga, non tirava un metro. Nulla da fare, le accelerazioni degli Italiani lo avevano tagliato fuori. La salita del Montello si era rivelata persino troppo dura mentre quella dei Ronchi troppo lunga; Boonen se la prendeva però con i compagni che, a suo dire, si erano lasciati andare ad una condotta troppo brillante dell’inseguimento. Una rincorsa all’arrembaggio Italiano quando sarebbe stato più consono un andatura regolare.
La realtà dei fatti ha visto invece il campione Belga ancora indietro di condizione; egli non era preparato a reagire alle accelerazioni. Ecco perché quella condotta conservativa. Ecco perché le critiche ai compagni. Boonen a Varese era più un velocista che un cacciatore di Classiche del suo livello.
La realtà dei fatti ha visto invece il campione Belga ancora indietro di condizione; egli non era preparato a reagire alle accelerazioni. Ecco perché quella condotta conservativa. Ecco perché le critiche ai compagni. Boonen a Varese era più un velocista che un cacciatore di Classiche del suo livello.
mercoledì 1 ottobre 2008
Speciale Mondiali 2008 – Editoriale – Il Mondo… a modo nostro.

Bruseghin si mette in testa e guida la Nazionale azzurra (Foto Alefederico). E' il momento di fare sul serio.
Diciamola tutta. Quando il sole era alto, sulle vie di Varese, e la corsa superava metà gara anticipata da tre sconosciuti che pedalavano con oltre un quarto d’ora sul gruppo, abbiamo storto tutti un poco il naso. Quando, poco dopo, Bruseghin e gli altri azzurri (ma soprattutto Bruseghin) si sono messi davanti a tirare qualcuno ha addirittura imprecato. “Ci siamo caduti” – “Tocca sempre a noi lavorare” – Finisce come a Verona, come sempre”. Eppure la svolta del Mondiale di Varese sta tutta lì. Sta nella differenza tra il nostro prendere l’iniziativa e l’attendismo (esasperato) degli altri. Il mondiale è una corsa particolare. Si corre in circuito e, per questo motivo, la valutazione della reale difficoltà del tracciato diventa fondamentale. Mentre sulla strada i tifosi si preoccupavano, in ammiraglia evidentemente il punto di vista era un altro. Quando cominciare a lavorare? Montello e Ronchi alla lunga logoravano. Si era visto con le donne, il giorno prima. Si era visto anche con gli under 23, il venerdì. Su quel tracciato era tanto più importante alimentarsi e soprattutto gestirsi che non attaccare. Lo si è visto chiaramente con gli uomini in fuga, riassorbiti nel corso di un paio di giri come se improvvisamente, il loro ampio vantaggio non avesse avuto più alcun valore. Sul quel circuito contavano più le forze residue che le forze profuse. In gergo, la selezione era da dietro. In ammiraglia Ballerini contava i giri e rifletteva sui suoi ragazzi. Bruseghin era pronto ed attendeva soltanto un suo comando per passare all’azione. Spagna e Belgio stavano correndo contro l’Italia. Quando Paolini aveva provato sui Ronchi, Belgi e Spagnoli lo avevano seguito ma senza collaborare. Non era un bel segnale. Così, conti alla mano, era il momento di entrare in scena; Ballerini ordinava il via.Il tecnico azzurro aveva capito, prima di tutti gli altri, che la selezione ci sarebbe stata comunque. Che la squadra non avrebbe dovuto prosciugarsi per rendere dura la corsa. Aveva soprattutto capito che i “suoi” ragazzi, quelli giovani, erano pronti per il passaggio di consegne. Forse aveva già deciso la sera della vigilia, dopo quella improvvisa conferenza stampa di Bettini già aveva intuito che i “ragazzi” avrebbero dovuto vedersela da soli.
Bruseghin apre le danze. Così Paolini con il suo scatto. Gli altri dietro. A macinare chilometri a ruota. A spegnere qualsiasi iniziativa. Quasi fossero accumunati da un solo obbiettivo. Far perdere l’Italia. Gli Spagnoli incomprensibili. Si giocano i migliori corridori dell’anno con una condotta assurda. Irritante. Vogliono far scoprire Bettini, che tutti consideriamo ancora l’unica punta degli azzurri. Bettini si scopre e attacca. Una, due volte. Porta via il gruppo, quello giusto. Tre Italiani e tre Spagnoli; giochiamocela. Ma gli Spagnoli non collaborano. Dietro il Belgio chiude il buco. E’ finita. Ci hanno fregato. Ci hanno preso in giro tutto il giorno ed ora che hanno fatto scoppiare la nostra unica carta ci divoreranno con il volatone di Freire. Freire e Boonen a giocarsi l’oro a casa nostra.
E qui escono i nostri. Escono i giovani. C’è anche Rebellin, che giovane non è, ma soprattutto ci sono Cunego e Ballan. Rebellin piazza i suoi terribili scatti. Non è esplosivo ma fa male da morire. E dietro si staccano, si contorcono, si vendono al diavolo pur di non perdere le ruote; ma le perdono. In cima ai Ronchi si contano, è il gruppo giusto, si va via. Ballan, Cunego, Rebellin. Sono loro, sempre solo loro a fare la corsa. La Spagna non c’è, il Belgio neppure. Ce lo giochiamo in tre questo Mondiale, ce lo giochiamo alla faccia di quelli che ci han corso sulle ruote tutto il Santo giorno. Ballerini ci ha visto giusto, ancora. I suoi ragazzi non l’hanno tradito. Cunego c’era già a Verona, quando si corse male perché era mancato Bettini; Cunego era davanti anche allora ma pareva un pesce fuor d’acqua. Ballerini non gli fece disputare la volata, non si fidava. Sono passati quattro anni e Bettini è dietro anche oggi, ma oggi Cunego non è più un ragazzo. Oggi la volata se la gioca eccome. Ha sofferto abbastanza per capire che bisogna essere ingordi. Per capire che quando gira bene si deve acchiappare tutto. Ballan è in Nazionale da due anni; ha sempre visto vincere Bettini. Ha lavorato per lui già a Salisburgo quando ruppe il gruppo in due sullo strappo finale. Lui è un corridore umile. Non è abituato al palcoscenico pur avendo vinto un Giro delle Fiandre. E’ un concreto, viaggia sereno lì davanti. Si sfila, rifiata e poi parte. Esplode il boato della gente che ha capito che è lo scatto giusto ma che ha anche capito che l’Italia è in buone mani, con questi due ragazzi.
E’ il momento. Congeliamolo. Tutto ciò che accadrà dopo non sarà mai tanto meraviglioso. Lasciamoci andare perché non tornerà più. Perché la prossima volta avrà comunque un sapore diverso. Perché quando facciamo le cose per bene, a modo nostro, così male poi non vengono.
The World… served our own style
Let’s say the true. When the three of the early breakaway were riding with more than fifteen minutes on the bunch we everybody start to worry. When, later on, Bruseghin start to ride in front accelerating the bunch pace some tifosi, on the roadside, start to curse. “Always the same! Italians work for the other.” Now, we understand that the difference stays there. The difference between the Team who kept the responsibility of the race and the other waiting on the wheels. World’s it’s a particular race and a correct route evaluation it’s too important. While the “tifosi” were worried on the road, Ballerini was very busy in the Team car. His point of view was little bit different as for him was very important the action timing. “When start to work?” and not “Must start to work?” this was his dilemma. Montello and Ronchi climbs are hard and exhausting to the long one. We saw that with women; and with under 23 too. On that route was too important to save the power than not to attack. That’s why in few laps the breakaway was fast closed. Ballerini was counting the laps and thinking too. He was thinking to his guys. Bruseghin from his side was waiting a signal to start the action. Spain and Belgium were riding on the Italian’s. When Paolini attacked on the Ronchi during the previous lap, Belgians and Spanish’s followed him without co-operate. It was a bad start. So, it was the right moment to roll; Ballerini gave the start.
He understood, before anybody else, that there was no reason to make any selection. He understood that the race itself was going to be selective enough. He was sure of his guys, especially the young. He knew they can handover the old generation if necessary.Bruseghin rolls; so Paolini does with his attack. The other behind. Following the wheels kilometre after kilometre. Shutting down any action as all the other were together against the “Azzurri”. The Spanish’s were incomprehensible with their bests all the damned day running on the Italian’s wheels. Irritating. They want to isolate Bettini. Everybody consider him the only Italian’s chance. So Bettini attacks; one, two times. Takes a group away. Three Italians, and three Spanish’s; that’s the game. Let’s roll it. But the Spanishes doesn’t co-operate at all. The Belgium closes. It’s finished. They’ve rubbed us. They’ve played with us all the day and now, with our leader out, they’ll organize the final sprint without us. Freire and Boonen will contend the rainbow at our own home!
But here come out our guys. The young. Comes out Rebellin too, who’s not young at all, but Cunego and Ballan are there. Rebellin attacks. All the other try to follow him, try to answer to his terrible accelerations. They twists their faces, they sell to the devil but there’s nothing to do. They loose the wheels. Above the Ronchi they’re few; it’s the right action, come on, roll it. Ballan, Cunego, Rebellin. Are againg them to make the race. Spain and Belgium out. Ballerini was true, we’re going to play this World title with three ahead. His young guys are ahead. They didn’t betry him. There’s Cunego, inside the Squadra since Verona 2004; that time he was a boy but now knows exactly what to do in this breaker. There’s Ballan too, inside since Salzburg 2006 when Bettini won for the first time. He’s a quite guy; always concrete. He feels tired but ready. He take stime, takes a breath and then takes off. That’s the moment. Freeze it. Everything will happen later won’t be so fantastic. Let’s move us as won’t be back never. Next time the taste will be different. So, now, stand up, because when we get serious and serve with our own style, the result is not so bad.
E qui escono i nostri. Escono i giovani. C’è anche Rebellin, che giovane non è, ma soprattutto ci sono Cunego e Ballan. Rebellin piazza i suoi terribili scatti. Non è esplosivo ma fa male da morire. E dietro si staccano, si contorcono, si vendono al diavolo pur di non perdere le ruote; ma le perdono. In cima ai Ronchi si contano, è il gruppo giusto, si va via. Ballan, Cunego, Rebellin. Sono loro, sempre solo loro a fare la corsa. La Spagna non c’è, il Belgio neppure. Ce lo giochiamo in tre questo Mondiale, ce lo giochiamo alla faccia di quelli che ci han corso sulle ruote tutto il Santo giorno. Ballerini ci ha visto giusto, ancora. I suoi ragazzi non l’hanno tradito. Cunego c’era già a Verona, quando si corse male perché era mancato Bettini; Cunego era davanti anche allora ma pareva un pesce fuor d’acqua. Ballerini non gli fece disputare la volata, non si fidava. Sono passati quattro anni e Bettini è dietro anche oggi, ma oggi Cunego non è più un ragazzo. Oggi la volata se la gioca eccome. Ha sofferto abbastanza per capire che bisogna essere ingordi. Per capire che quando gira bene si deve acchiappare tutto. Ballan è in Nazionale da due anni; ha sempre visto vincere Bettini. Ha lavorato per lui già a Salisburgo quando ruppe il gruppo in due sullo strappo finale. Lui è un corridore umile. Non è abituato al palcoscenico pur avendo vinto un Giro delle Fiandre. E’ un concreto, viaggia sereno lì davanti. Si sfila, rifiata e poi parte. Esplode il boato della gente che ha capito che è lo scatto giusto ma che ha anche capito che l’Italia è in buone mani, con questi due ragazzi.
E’ il momento. Congeliamolo. Tutto ciò che accadrà dopo non sarà mai tanto meraviglioso. Lasciamoci andare perché non tornerà più. Perché la prossima volta avrà comunque un sapore diverso. Perché quando facciamo le cose per bene, a modo nostro, così male poi non vengono.
The World… served our own style
Let’s say the true. When the three of the early breakaway were riding with more than fifteen minutes on the bunch we everybody start to worry. When, later on, Bruseghin start to ride in front accelerating the bunch pace some tifosi, on the roadside, start to curse. “Always the same! Italians work for the other.” Now, we understand that the difference stays there. The difference between the Team who kept the responsibility of the race and the other waiting on the wheels. World’s it’s a particular race and a correct route evaluation it’s too important. While the “tifosi” were worried on the road, Ballerini was very busy in the Team car. His point of view was little bit different as for him was very important the action timing. “When start to work?” and not “Must start to work?” this was his dilemma. Montello and Ronchi climbs are hard and exhausting to the long one. We saw that with women; and with under 23 too. On that route was too important to save the power than not to attack. That’s why in few laps the breakaway was fast closed. Ballerini was counting the laps and thinking too. He was thinking to his guys. Bruseghin from his side was waiting a signal to start the action. Spain and Belgium were riding on the Italian’s. When Paolini attacked on the Ronchi during the previous lap, Belgians and Spanish’s followed him without co-operate. It was a bad start. So, it was the right moment to roll; Ballerini gave the start.
He understood, before anybody else, that there was no reason to make any selection. He understood that the race itself was going to be selective enough. He was sure of his guys, especially the young. He knew they can handover the old generation if necessary.Bruseghin rolls; so Paolini does with his attack. The other behind. Following the wheels kilometre after kilometre. Shutting down any action as all the other were together against the “Azzurri”. The Spanish’s were incomprehensible with their bests all the damned day running on the Italian’s wheels. Irritating. They want to isolate Bettini. Everybody consider him the only Italian’s chance. So Bettini attacks; one, two times. Takes a group away. Three Italians, and three Spanish’s; that’s the game. Let’s roll it. But the Spanishes doesn’t co-operate at all. The Belgium closes. It’s finished. They’ve rubbed us. They’ve played with us all the day and now, with our leader out, they’ll organize the final sprint without us. Freire and Boonen will contend the rainbow at our own home!
But here come out our guys. The young. Comes out Rebellin too, who’s not young at all, but Cunego and Ballan are there. Rebellin attacks. All the other try to follow him, try to answer to his terrible accelerations. They twists their faces, they sell to the devil but there’s nothing to do. They loose the wheels. Above the Ronchi they’re few; it’s the right action, come on, roll it. Ballan, Cunego, Rebellin. Are againg them to make the race. Spain and Belgium out. Ballerini was true, we’re going to play this World title with three ahead. His young guys are ahead. They didn’t betry him. There’s Cunego, inside the Squadra since Verona 2004; that time he was a boy but now knows exactly what to do in this breaker. There’s Ballan too, inside since Salzburg 2006 when Bettini won for the first time. He’s a quite guy; always concrete. He feels tired but ready. He take stime, takes a breath and then takes off. That’s the moment. Freeze it. Everything will happen later won’t be so fantastic. Let’s move us as won’t be back never. Next time the taste will be different. So, now, stand up, because when we get serious and serve with our own style, the result is not so bad.
Iscriviti a:
Post (Atom)

