domenica 23 gennaio 2011

Il lago di Como

Che nelle giornate autunnali è melanconicamente splendido. E' l'approdo naturale del Giro di Lombardia, la grande corsa d'autunno. Ogni curva, ogni quadro della corsa riflette il blu delle sue acque, ed i campioni delle due ruote lo cingono ignari, concentrati nella furia della corsa. Ogni salita diventa un balcone unico e meraviglioso, e la gente rimane con il fiato sospeso in attesa dell'arrivo dei corridori. Sotto la roccia bianca di Onno, oppure oltre il triangolo Lariano, mentre un battello sta per giungere all'approdo d'un molo ricoperto i gabbiani, giunge già l'odore dell'autunno, giunge ormai inarrestabile l'ora della corsa.

I luoghi del ciclismo che amo. Quelli dove ho trovato lo spirito più intimo di questa passione.

domenica 16 gennaio 2011

Colle dell'Agnello

Un amico un giorno lo descrisse come un gradino. E' un vero e proprio gigante, forse meno duro del Fauniera, ma ancor più severo. La strada non concede respiro se non in vista di un paio di laghetti ghiacciati. Siamo ben oltre 2600 metri di quota e l'aria è fredda anche d'estate. Sulla cima il vento gelido spira dalla Francia e non vi è alcuna protezione. Prima del valico le rocce sono rivolte verso valle in un unico lucido scivolo. E' una salita senza pietà, uno scoglio troppo duro per chi rimane senza energie. I rettilinei sono infiniti e l'aria è sempre più rara. Quando il Giro transitò nel 2000 era una giornata di sole caldo. Ma quel sole fu improvvisamente coperto dalla nebbia che invase la strada. Casagrande era in maglia rosa e si difendeva dagli attacchi degli avversari. Fu maglia rosa per poco ancora. Sul Colle dell'Agnello Pantani si ricordò di essere un grande scalatore rientrò sui primi. Nella nebbia di quella strada stava nascendo una delle favole del Pirata.

I luoghi del ciclismo che amo. Quelli dove ho trovato lo spirito più intimo di questa passione.

sabato 8 gennaio 2011

La Boccola

E’ il nome di quella rampa cattiva che risale sul dorso di Bergamo alta tra ciotoli, arcate e muri di persone. La Boccola è stato un appuntamento entusiasmante di tante edizioni del Giro di Lombardia, ma anche di una sfida entusiasmante al Giro d’Italia del 2007, quando Simoni provò a sorprendere la maglia rosa Di Luca. Pendenze e contropendenze caratterizzano questa breve rampa, che è subito entrata nel cuore degli appassionati. La quiete delle mura dell’antica città contrasta con la folla, che impegna la piccola strada per ore, sino al passaggio dei corridori. Dai muri delle case sporgono pietre antiche, e dietro i cancelli si celano giardini quieti e splendidi. Un tornante annuncia un breve tratto di strada che spiana. Poi la salita riprende ancor più crudele, sino ad infilarsi attraverso un vecchio arco. Lassù finisce la favola.
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I luoghi del ciclismo che amo. Quelli dove ho trovato lo spirito più intimo di questa passione.

sabato 1 gennaio 2011

Colle della Fauniera

E' l'essenza stessa della montagna. Una stradina, una lingua d'asfalto che a stento ricopre le pietraie di lassù. La senzazione di essere estraneo e minuscolo al cospetto del valloni a strapiombo, e delle rocce compatte che ti sovrastano. Le anemoni che illuminano di giallo intenso i prati verdi, ed i fischi delle marmotte che si contano a migliaia. Una salita bestiale che non termina mai, ed il gruppo che diventa pian piano sempre più piccolo, sino a rimanere uno solo. Un muro di neve che cinge il colle, ed una discesa folle per arrivare a valle. Sono stato lassù nel giorno in cui Pantani cercò di distruggere il Giro. Lo frenò soltanto la discesa. Quel giorno noi tifosi avevamo riempito i prati, invaso i valloni, sembrava di essere al Tour. Dal un lato all'altro del vallone si inseguivano le grida dei tifosi che anticipavano il passaggio di Pantani. Esisteva soltanto lui. Fu una meravigliosa giornata di ciclismo. Una delle ultime.
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sabato 25 dicembre 2010

Il muro di Montelupone

Un altro luogo dove non vi è null'altro che ciclismo. Le rampe di una strada che non usa nessuno, nella vita normale, perchè troppo pendenti. Una strada dimenticata dalla segnaletica stradale, dimenticata dal traffico, dimenticata da tutti. Immersa nei campi che diventeranno grano. Il muro di Montelupone è uno di quei posti magici che rendono unico il ciclismo. La gente aspetta gli ultimi sperando di vederli con il piede a terra. E' uno di quei luoghi dove il vero spettacolo lo offrono quelli che arrivano dietro. E' una delle strade che appartengono al ciclismo; pur scoperta da poco è già patrimonio di tutti. Una di quelle rampe crudeli della Tirreno Adriatico che aiutano i corridori a trovare la condizione per la Classicissima. A Marzo il sole è ancora basso, ma vi è quella promessa di primavera che non risparmia le dure pendici del muro. Un ramo fiorito è molto più di una speranza. Ognuno dentro se, sa che il grano crescerà ancora.
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lunedì 20 dicembre 2010

Colle delle Finestre


E' un colosso alpino; uno sbarramento naturale immenso, che divide due lunghe valli. La strada a tornanti sale impietosa sino a diventare bianca. Si entra in un altro mondo, una finestra su una storia antica dove i corridori sono eroi e tutto il resto contorno. I prati solcati da questa strada sono splendidi. Verdi e colmi di fiori d'alta montagna. La strada forma dei grossi gradini sulla montagna, quasi formando il solco d'un serpente che la risale. Quel giorno di Maggio il sole scottava, mentre il Giro d'Italia saliva la montagna. Tre eroi davanti a tutti gli altri entravano nella storia per quel gesto su quella strada. La polvere, la fatica. La bici a volte incontrollabile che Di Luca, con gesti esperti, riportava in traiettoria. Il prossimo mese di Maggio il Giro ritroverà quella strada. E noi il ciclismo.

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domenica 12 dicembre 2010

Passo del Turchino


Immerso nel nulla. Per questo fantastico. Vai lassù solo per la corsa, perchè lassù non c'è altro. A questo luogo del ciclismo è legata la Milano Sanremo. Lassù nacque il mito della Classicissima, quando polvere e fango erano nemico ed avversario. Lassù si sale ancora per onorare il passato e per cercare di ritrovarlo. Un giorno qualcuno mi disse che era molto meglio il passaggio sul Turchino che quello sul Poggio. Per anni quel passaggio mi ha detto tutto sulla Sanremo. Non v'era altro che quel minuto di emozione. L'antica e stretta galleria ne è il simbolo perchè dall'altra parte si sbuca nella luce. Perchè dall'altra parte, in Marzo, l'aria è dolce e già si sente l'odore delle mimose. Il Turchino oggi è niente. Un dente poco temuto d'una corsa che si decide solo alla fine. Ma quel passaggio rimane senza eguali. Il gruppo che si getta il Riviera rinnova d'anno in anno la mia età. E' il rintocco del tempo, un orologio che non riesci ad ingannare. Il gruppo passa ed un anno vola via. Ed il Passo del Turchino torna ad essere immerso nel nulla.

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I luoghi del ciclismo che amo. Quelli dove ho ritrovato lo spirito più intimo di questa passione.