sabato 23 ottobre 2010
Le stradine del Giro d'Italia
domenica 17 ottobre 2010
Nel diluvio delle Foglie Morte
Appena una settimana fa, alla partenza del Giro dell'Emilia parlavamo di vacanze e mi diceva che, in questo periodo, le occasioni migliori si trovano con i last minute. Si parlava di posti caldi e di spiagge assolate. Diego Caccia ha trovato la sua occasione last minute al Giro di Lombardia, con una fuga epica. Strade strette, discese bagnate e pericolose, scivolate e tanto tanto freddo. Alla fine non ha vinto perchè, in fondo, vincere non è il suo mestiere. Lui, casomai, è per il lavoro "sporco", quello umile ma concreto di chi sa mettersi a disposizione per un altro. Lui il traguardo non lo ha neppure raggiunto. Ovvero, lo ha raggiunto per altre strade, diverse da quelle della corsa. Certamente lui è stato uno dei grandi protagonisti del Giro di Lombardia 2010. La corsa delle cadute, delle discese scivolose e fredde, quella dell'acqua a catinelle fino alla fine, quella del buio sul traguardo del primo, e figurarsi per gli altri. E' Domenica sera e l'autunno si presenta con le raffiche di una prima bora stagionale. La stanza è illuminata di una luce calda mentre sul vetro, di tanto in tanto, rintocca il suono di una foglia portata dal vento. Il grande ciclismo ha chiuso ieri, ed ora innanzi sarà solo la fantasia a portarci in giro. Per non farsi prendere dalla nostalgia bisogna subito parlare di ciclismo vero, quello degli eroi. Sono al telefono con Caccia che mi parla della sua corsa, di un attacco nato per puro caso che lo ha portato molto lontano, quasi sino in fondo. Ancora un sibilo di vento da fuori mi distrae. Vai avanti Diego, portaci laggiù, nel diluvio delle Foglie Morte.
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Questo racconto verrà pubblicato prossimamente tra gli speciali
venerdì 15 ottobre 2010
Signori, il Giro di Lombardia
Così domani si chiude la stagione che era cominciata luccicante sulle strade bianche di Toscana. Come quella sera, al riparo della torre di Radi, questa sera, al riparo del nido domestico, l'inquietudine mi rapisce. Sarà lo scoccare del tempo, oppure la pioggia fine che annuncia un lungo inverno. La bicicletta torna a riposare e così i sogni legati alle corse. Al mozzo delle ruote del gruppo, appeso ad un sottile pensiero il 2010 volge ormai al termine. Domani, sulle strade del Lago di Como si rinnova la sfida dei Giganti. A Como, sul lungolago, si scioglieranno le fila di un gruppo stanco per darsi già appuntamento sulle strade polverose e bianche. Per una nuova stagione. Per una nuova storia da scrivere, o soltanto da immaginare. Da vivere. Da sognare.
Grazie ciclismo.
domenica 10 ottobre 2010
Il Signor San Luca
Tanto per rendere l'idea: nessuno prima di lui ha vinto consecutivamente quà sopra. Lui, più che mai, è l'uomo del San Luca; una salita feroce, cattiva ed affascinante. Una strada che si impenna nella tranquilla periferia Bolognese verso il Santuario che domina la città. Un porticato che affinca la strada e che la incrocia un paio di volte. Nel grande disegno di chi l'ha immaginato, il santuario è il piede della madonna ed il porticato il serpente. Il serpente, poveretto, ci rimette sempre. Eppure, ieri pomeriggio, l'Olandese Gesink ha proprio giocato da lingua biforcuta. Ha lasciato sfogare gli avversari. Hoogerland e Fuslgang in particolare, visto che erano i più pericolosi. Poi ha seguito la sfuriata di DanielMartin (interessantissimo giovane) e, quindi, si è mosso lui. Sul traguardo ha allargato le braccia ed ha urlato tutta la propria gioia. Primo due volte. Come Simoni, meglio di Simoni perchè lui l'ha fatto consecutivamente. Il pubblico era ammutolito. Tutti rivolti a Riccò, che quasi giocava in casa. Ma Riccò non ha digerito la salita dura e così, per noi, è emerso Scarponi, che si rivede dopo un po' di tempo. Mentre Visconti ha sofferto il finale, Nibali si è segnalato tra i primi, così come Kolobnev, cliente pericoloso il prossimo Sabato.La partenza dal centro di Bologna è stata meravigliosa. Questa grande corsa merita Piazza Maggiore, come Sanremo e Lombardia meritano Castello Sforzesco e Piazza Duomo. La città è stata invasa dai motor home delle squadre, che hanno paralizzato il traffico, ma i Bolognese hanno retto bene, forse distratti da una situazione amministrativa disastrosa. Ma ieri il cielo era chiaro, ed era caldo. L'illusione di questa stagione regge. Tutti sappiamo che stiamo scivolando verso il lungo inverno. Manca ormai solo la grande corsa del lago. Tutti sappiamo che la luce ormai è fioca, ma facciamo finta di nulla. Sono le ultime pedalate. le più tristi. le più meravigliose.
Lo speciale del Giro dell'Emilia è on line. Clicca quì.
sabato 9 ottobre 2010
Rieccolo

Bella corsa il Giro dell'Emilia. Ha saputo mantenere le attese, sebbene abbia trovato il finale un po' troppo tattico. Ha vinto il più calmo di tutti, quello che ha speso meno in scatti che si sono rivelati inutili. Gesink ha confermato che questa corsa gli è cucita addosso.
Ma ridurre i cinque passaggi sul San Luca al solo vincitore è un delitto. Ho in macchina centinaia di scatti, e sto già selezionando i migliori per confezionare uno speciale "memorabile".
venerdì 8 ottobre 2010
Sul San Luca, col naso all'insù

Domani si corre a Bologna il Giro dell'Emilia. Una corsa di grandissima tradizione e seconda a nessun altra in quanto a fascino ed ambientazione. E' una delle ultime perle della stagione. Uno degli ultimi traguardi che contano. L'albo d'oro è straordinario, in particolare quello recente. E' una corsa che, in modo gentile, si insinua tra le campagne Emiliane e lambisce piccoli paesi già immersi nel clima autunnale. Il piatto forte viene lasciato al gran finale, quando i corridori si arrampicano per ben cinque volte sul San Luca. Una stradina alla periferia nord di Bologna che giunge sino ad un Santuario, imponente, che sovrasta e protegge la città. Il lungo colonnato votivo accompagna per due interminabili chilometri le sofferenze dei corridori ed è impressionte il rimbombare delle urla dei tifosi sutto quegli archi. Quasi un onda salisse verso la cima inseguendo quei poveri dannati col naso all'insù. Corridori disfatti alla ricerca di un segno, di un conforto. Alla ricerca di un cartello che indichi la fine di quelle pendenze. Sul San Luca emerge il corridore più forte; soprattutto emerge il cilismo, quello più vero. E' una corsa per veri buongustai che bisognerebbe godersi dal vivo. A chi proprio non potrà esserci, suggerisco di tornare su queste pagine per godersi il racconto, e le immagini, di una giornata sicuramente straordinaria.
giovedì 7 ottobre 2010
Il tempo dei guerrieri

L'avete visto il Mondiale? Grazie alle nazionali Belga ed Italiana si è riusciti a stare svegli quasi tutta la notte. Credo che di più e di meglio i nostri non potessero fare. I nostri gioiellini Visconti e Nibali (come previsto), che ci hanno dato l'illusione di poter davvero arrivare fino in fondo. Su quel percorso chi inseguiva era favorito; già si era capito nelle gare degli under e delle donne. Soprattutto si era capito che a stare davanti si spendevano troppe energie. Avete visto come erano stanchi quelli della fuga del mattino? Dietro inseguivano nazionali organizzate e determinate a chiudere. Spagna su tutti (per loro ancora un pessimo Mondiale). Determinante è stato l'intervento della Russia, della Danimarca ed - udite, udite - della Slovenia! Ma non meraviglatevi se, alla fine, ha vinto un Norvegese a corto di squadra. Questo Mondiale si decideva infatti negli ultimi 150 mentri, e così è stato, alla faccia di Breshel, che era quasi riuscito ad indossarla, quella maglia a strisce. Lui e Kolobnev sono gli ossessionati del Mondiale: ogni anno ci provano, ci sono portati, sono sempre lì, ma più del secondo "non gliela fanno" proprio. Sul traguardo il Danese era nero. Come, inevitbilmente, accadeva a Gilbert, il guerriero. A lui dedico il finale di questo post. Ho gioito per il suo attacco devastante. Ero sicuro che potesse arrivare sino in fondo. Avrebbe meritato quella maglia e quel tipo di arrivo: solitario. Lui sopra di ogni altro. Ha scaricato forza e classe su quei pedali, ma alla fine è stato sconfitto dal vento e da un circuito che uccide la grande iniziativa. Un po' come il ciclismo moderno. Tutti assieme e sino in fondo. Così vuole lo spettacolo. Distacchi minimi in ogni circostanza, per non annoiare i telespettatori. Se Gilbert avesse atteso la volata, forse oggi sarebbe il campione del Mondo. Ma, grazie a Dio, parliamo di un corridore, ed un uomo, che lascia ancora spazio all'intuizione, all'istinto. Quel suo scatto, quella rabbiosa voglia di protagonismo del Belga rappresentano il suicidio sportivo. Ma concretamente custodiamo questa follia nell'ultimo scrigno di magia di un ciclismo piatto ed insulso.
Tornerà. Tornerà il tempo dei guerrieri.
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