Da piccolo, quando guardavo le partite in TV e la Nazionale italiana giocava in Russia (pardon, forse in URSS - leggasi per brevità Unione Sovietica - vista la mia età…), leggevo il nome Ferrara - quello di Ciro il calciatore - scritto in cirillico sui tabelloni neri a pallini luminosi gialli. E, a parte un allora incomprensibile per me simbolo iniziale, che poi avrei scoperto essere una "ef", il resto lo leggevo "eppapa", così come appare a vista a chi non sa molto di lingue. Da piccolo, per me Ferrara era Feppapa. Un po' per gioco, un po' per curiosità. A volte ancora oggi, per infantilità. Quella che non mi ha mai abbandonato.
Ferrara è la città in cui hanno vissuto, per un po' di tempo, i miei nonni paterni, mio papà, i miei zii. L'ho già detto, e forse scritto, tante altre volte. E allora abbiamo colto l'occasione di vederci partire un Giro dell'Emilia. Corsa alla quale sono particolarmente affezionato. Per i luoghi, per quegli archi, per la gente, per lo sport. Per la storia. Per i miei ricordi. San Luca, lassù in cima, a tratti un miraggio a tratti un conforto, per le catene saltate, le gambe spremute, il bisogno di avere al proprio fianco una luce che illumini la strada. Rarità, in questi tempi autorefernziali e incapsulati, che respirano poco all'aria aperta e piangono fuori tempo. Per fortuna la fatica rimette ogni cosa al suo posto.
La corsa parte, la corsa va, la corsa vola. Il traffico invece no e allora diventa tutta una rin-corsa, un'imprecazione e una invocazione per chi ci può mettere una buona parola. Speriamo. Le paure, d'altronde, hanno la forza di muovere il mondo. E noi sempre a inseguire, testa bassa e mani salde sul manubrio, ché altrimenti la strada ci scappa via. Per fortuna la corsa poi l'abbiamo ri-presa e non l'abbiamo persa. Le rampe arcigne della salita hanno prosciugato le calorie risicate in corpo e il sole ha scaldato pensieri e parole. Di sorrisi spontanei e facce buone, abbracci che solo il tempo sa custodire. Lungo la strada è una festa, anche per chi non mette le ruote davanti a quelle di tutti gli altri.
Un contrasto che stritola. Un vortice e uno sguardo. La fretta e l'attesa. Un contrasto come quello della luce accecante che lotta con l'ombra dei portici. Il mondo è in continua trasformazione, mettiamo luci e ombre nelle caselle che troviamo libere, come fosse tutto un grosso cruciverba. Pensiamo che sia finita ed ecco che ricomincia tutto. Le città cambiano vestito, cambiano volti, cambiano anima: Bologna non è più la Dotta, Ferrara non ha più il Montagnone. E se c'è un filo che percorre la storia, allora proviamo ad aggrapparci a quello. Alle ruote che salgono, a quegli occhi che implorano e quelle bocche che affannano. Ma che poi, finalmente, gioiscono e cancellano, per un attimo, le paure dal tempo.
Al Giro dell'Emilia 2026, iniziato all'ombra del Castello Estense di Ferrara, ha partecipato il nuovo Campione del Mondo con una vecchia Maglia Iridata. E hanno partecipato un sacco di altri campioni e campionesse che forse hanno assaporato pochi gradini del podio nella loro carriera, ma mettono cuore e passione su quei pedali che sembrano non girare mai. E hanno bisogno di tifosi e famiglie venuti a incitarli, a sventolare cartelli e bandiere, striscioni e magliette fatte in casa. Infine, davvero in fine, hanno partecipato anche Sofia Bertizzolo e Nairo Quintana, alla loro ultima corsa. Da domani la sveglia potrà suonare anche qualche minuto più in là. Chissà quante immagini nei loro occhi, di "quella volta che" o che "c'hai quella gamba lì", quante lacrime e quanti progetti. La vita, così come il mondo, è in continua trasformazione. Coi pennarelli, i loro nomi coloravano San Luca. E, per un attimo, siamo tornati tutti bambini col sogno nel cassetto di diventare corridori.
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| Sofia Bertizzolo dopo la corsa ha salutato amici e tifosi |
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| Nairo Quintana di fronte al bus della sua squadra a fine corsa |
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| La dedica di un giovane tifoso a Quintana: Nairo gli ha promesso che appenderà questo cartello nella stanza di suo figlio |
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| Le Donne affrontano la curva delle Orfanelle durante il primo giro |
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| Brandon McNulty, il nuovo Campione del Mondo, al centro del gruppo |






4 commenti:
Che bello, quello che hai scritto, Francesco. Fantastico il crescendo del pathos nella tua esperienza
Mi è rimasto impresso "Feppapa" Perché è così che iniziano tutte le storie vere: da un errore di lettura da bambini, da un tabellone a pallini gialli che non capisci ma che ti resta dentro. Da Ferrara che diventa Feppapa per gioco, e poi Ferrara che è davvero la tua, quella dei nonni, di papà, degli zii. Non è geografia, è radice.
Hai scritto il Giro dell'Emilia come si scrive una memoria di famiglia. Non è cronaca, è pellegrinaggio.
Ci sono tre cose che mi hanno stretto il cuore: 1. La rin-corsa.* Quel gioco di parole è tutto. La corsa che vola, il traffico che no, voi che rincorrete, ri-prendete, non perdete. È la vita di chi ama il ciclismo da fuori: sempre un po' in ritardo, sempre con la testa bassa sul manubrio per non perdere la strada. E poi San Luca lassù, che è miraggio e conforto insieme. Chi ha salito quegli archi lo sa: è fatica che rimette ogni cosa al suo posto, come dici tu. 2. Luci e ombre. Il filo più bello del pezzo. Bologna che non è più la Dotta, Ferrara senza più il Montagnone, la luce accecante che lotta con l'ombra dei portici. E voi che provate ad aggrapparvi al filo della storia, alle ruote che salgono, agli occhi che implorano. È un cruciverba, hai ragione. Mettiamo quel che troviamo nelle caselle libere e pensiamo che sia finita. E invece ricomincia. 3. L'ultimo tratto. Hai chiuso con grazia. Il Campione del Mondo con la vecchia maglia iridata, i gregari che non hanno visto molti podi ma ci mettono cuore, e poi Sofia e Nairo all'ultima corsa. La sveglia che da domani può suonare più tardi. I nomi colorati coi pennarelli a San Luca. Siamo tornati tutti bambini con il sogno di diventare corridori.
Si sente che non hai scritto per raccontare chi ha vinto. Hai scritto per dire che per un giorno, all'ombra del Castello Estense, eravate tutti lì insieme, campioni, famiglie, striscioni fatti in casa, ricordi dei tuoi. E che per un attimo le paure sono sparite dal tempo.
Quell'infantilità meravigliosa e matura che dici che non ti ha mai abbandonato, per fortuna. È lei che ti fa leggere ancora Feppapa e sorridere.
Lo hai custodito benissimo, questo Giro. Grazie per aver condiviso.
Il sorriso di chi ha percorso milioni di chilometri. Con fatica, sudore e sacrifici immani.
Il sorriso di Nairo, il nostro “folignate” eterno.
L'ho letto tutto d'un fiato. Sono stata tra-scinata dentro la storia del giro che è partito da Ferrara e che mi ha rievocato tanti ricordi di storie raccontate dai tuoi nonni. Bello il modo di scrivere, di raccontare e belle le foto che parlano da sole .
BRAVO 👏
Bravissimo nel cogliere l'essenza del ciclismo con tutto ciò che orbita intorno come una scuola di vita, mi fa immenso piacere averti conosciuto e ti ringrazio per le storie (e belle foto) che ci tegali
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