No, non c'entra la maglia del simil-alieno Tadej Pogačar da Komenda, per l'ennesima volta issata come un palio fuori stagione sotto lo sguardo incredulo della Torre del Mangia. Non c'entra nemmeno quella di Magdeleine Vallieres (all'anagrafe anche Mill), sfumata di bianco, fino quasi a scomparire, in quel polverone maestoso che su Colle Pinzuto condiva con abbondanza l'ora di pranzo. E non c'entra neanche un classico e incantevole arco nel cielo, che pure ha rischiato di fare un salto a vedere la corsa, in quei pochi minuti pomeridiani in cui il vento d'un tratto s'è alzato, le maniche si sono fatte improvvisamente lunghe e un filo d'ombra ha spento la vivacità dei colli inondati di verde. Pericolo scampato. Giusto qualche colpo di tosse. Passerà.
C'entra, allora, con l'arcobaleno, tutta la gente del ciclismo. Che ieri, sabato che apriva marzo, ha affollato, fino a farle quasi sprofondare, le strade che circondano Siena. Quasi fossero, queste splendide strade sinuose e decise, una sua ulteriore cinta muraria. Che protegge e celebra un altro tassello della lunga lunghissima storia della città. Fatta di affreschi e torri, di pietre e di santi, di poeti, fantini, viaggiatori e, oggi, anche di pedalatori. Campioni e campionesse, capaci di spianare le percentuali doppie ricoperte di ghiaia, o semplici appassionati, desiderosi di spianare le loro debolezze quotidiane e regalarsi un attimo di gloria, che in molti casi rimarrà per sempre. Roba che solo il ciclismo sa, senza che ci sia nemmeno bisogno di spiegare perché.
Gorizia, la Brianza laboriosa, Aalst in Belgio, poi la Sicilia, il sud della Francia, Parabiago il paese di Saronni, un altro po' di Belgio e poi Maastricht nei Paesi Bassi, Pistoia, tanta Toscana com'è giusto che sia, la vicina Perugia, la meno vicina Germania, i caldi Paesi Baschi, la folta Slovenia, un pizzico di Polonia, un accenno di Norvegia. No, non è l'ennesimo elenco di un altro politico di turno. Sono i luoghi da cui vengono i tifosi che abbiamo, via via, incontrato lungo le ore della corsa. Alla sfilata della presentazione delle squadre, dove ragazze e ragazzi, tutti insieme, in una saggia e piacevole condivisone di spazi e di occhi, hanno sorriso e scherzato da amici veri. E poi a bordostrada, a prendere polvere e vento, qualche borraccia generosa e a sognare di essere tutti - o quasi - uno di loro. Una come loro.
Strade Bianche, ma poi ben presto gialle come le mimose strette tra le mani di uomini e donne, rosse come la copertina di un libro che non parla di bici o celesti come le maglie del Belgio che adorano le bionde da bere. Questa corsa è esplosa negli anni, diventando una provincia internazionale, un Comune senza più confini. Il bel paese là dove lo yes suona. Non ci rendiamo mai conto di essere parte della Storia, perché la Storia è una cosa seria. E allora parcheggiamo e mangiamo, scattiamo e imprechiamo, ridiamo, parliamo parliamo e ci lamentiamo, uh quanto ci lamentiamo! Ma intanto la Storia va e ci porta via con sé, tra un tornante affogato nel sole o nel fango, con le ruote che volano via o i pedali che chiedono solo pietà. Nomi scritti sulla pelle e altri dimenticati, ma tutti allo stesso modo interessanti, ricchi di piccole e grandi sorprese da scartare. Basta chiedere. Chi sale su una bici non lo fa mai perché non ha niente da dire. E allora queste pagine le scriviamo tutti insieme, chi taglia un traguardo e chi si mette in cammino per dire "io c'ero". Di nuovo, basta chiedere.
La solitudine del silenzio, rotta soltanto dai sassetti che schizzano via dalle ruote affannate, oggi è un ricordo lontano. Strade Bianche di un tempo che fu. Strade Bianche che si faceva le ossa. Oggi quel silenzio è coperto dalle grida di esultanza e di entusiasmo, è avvolto nelle bandiere e stordito dalla musica. Ma le ossa sono forti e tengono botta. Gli scatti illuminano e le rincorse ravvivano. I giovani francesi sbocciano e gli attempati olandesi arrancano. E quello squarcio che schiarisce il cielo, quando ognuno va verso la propria sera, è il segno che per le bici, da queste parti, luci e colori ce ne saranno sempre. Anche se un giorno, all'improvviso, gli arcobaleni si dovessero stufare di questo mondo grigio e prepotente.
![]() |
| Strade Bianche Donne, il gruppo si allunga salendo verso San Martino in Grania |
![]() |
| Tadej Pogačar è già solo durante il primo passaggio su Colle Pinzuto |
![]() |
| Un gruppo di tifosi belgi segue il finale della prova femminile |
![]() |
| Verso sera |

























.jpeg)
.jpg)