Visualizzazione post con etichetta Fermo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fermo. Mostra tutti i post

sabato 24 novembre 2018

Geraint Thomas

Geraint Thomas - Ricordo della Tirreno Adriatico 2017 (Costa Reputolo)
Una volta ho chiesto ad un amico corridore che aveva corso nella Barloworld se mai si fosse aspettato che il gracile Froome, alle prime armi in quella formazione, sarebbe diventato l’indiscusso campione da corse a tappe che conosciamo. La risposta mi lasciò sorpreso, perché non tanto Froome, quanto Thomas in quegli anni mostrava i numeri giusti per una grossa carriera. Poi, un po’ come accade nella vita quando dai banchi di scuola si passa ad altre cose, gli equilibri sono cambiati e Thomas ha dovuto adattarsi diventando uno dei compagni di fiducia del Kenyano, favorendo le sue vittorie e rimuginando, probabilmente, su quello che poteva essere e non era diventato. Sino alla scorsa estate, quando si è messo a fare le cose in grande vincendo il Tour de France. A volte i successi si fanno attendere, si fanno desiderare ed i numeri non bastano, perché a loro è necessario aggiungere quella determinazione, quella cattiveria in più, che magari in quel momento non viene fuori. E la determinazione crescente di Geraint noi l’avevamo potuta intuire nella tappa di Fermo nella Tirreno Adriatico 2017, quando era in lotta per la maglia azzurra su un percorso davvero molto esigente e che chiamava il corpo a corpo. Quel giorno, sulla Costa Reputolo abbiamo forse visto l’alba della maglia gialla di quest’anno. A volte un successo è figlio di anni di attesa, e per questo alla fine è più bello.

venerdì 26 gennaio 2018

Gli occhi nel vento

L'ultima foto che ho scattato a Michele Scarponi, a Fermo

Vento in faccia, aria rigida e tagliente di un inverno di lavoro prolungato.
Oppure caldo, piacevole e avvolgente, come l'estate dei ricordi ritrovati in un album di vecchie foto.
Il clic del casco allacciato.
Il clac del pedale agganciato.
Una storia che si ripete, con i suoi ritmi, i suoi rituali, con la voglia di evadere dal proprio pane quotidiano.
La timida leggerezza della prima pedalata, quella che fa già intuire il tipo di giornata che sarà. Un po' come il piede giù dal letto o il meteo visto di fretta alla tv.
E poi via, con l'affanno della salita e il respiro della discesa, l'asfalto un materasso per quei sogni che crescono solo alla luce del sole. Un albero da frutto a bordo strada e la fontana che ricordavi esattamente in quel punto, dopo la curva che ti scopre il lago.
Ah che sarà che sarà che ti gira in testa, un ritornello per accompagnare i giri di pedale e dimenticare, consapevolmente, la strada che ancora manca per tornare a casa.
Un'esigenza, un piacere, una fatica, un lavoro.
Un rischio, una prova, una conquista.
Denti da stringere e da calare, strade da intuire e da raccontare, come quella volta al bar, di fronte all'ultimo cornetto alla marmellata, ad ascoltare Angelo parlare di Bobet.
Ci torneremo ancora o forse non ci torneremo più, ci arrabbieremo fin troppe volte per un podio mancato o per un sorpasso di troppo. Malediremo con affetto una strada un po' troppo all'insù, quella buca sbucata all'ultimo istante e quel vento, sempre lui, sempre contro. 
Ma non ci stancheremo mai di chiudere gli occhi per un attimo infinito e acchiappare, ovunque sia, la libertà.

venerdì 17 marzo 2017

Da mare a mare / Tirreno-Adriatico 2017

Il passaggio del gruppo a Vignanello

Sul Tirreno c'è un tramonto di fuoco, di quelli che spesso dipingono il cielo fino a Viterbo. Sull'Adriatico ragazzi di tutte le età passeggiano con i cani al guinzaglio, in una domenica di novità e spiragli di bella stagione. E in mezzo c'è un'Italia intera, fatta di terre che tolgono il fiato e invitano a pensare, in silenzio. Cucite insieme da una corsa di ciclismo.

L'Italia, per definizione, è lunga. Weekend come questi e racconti come quello di un recente post di Alessandro mi fanno capire quanto sia interessante anche in larghezza. Da Montalto di Castro a Fermo, passando per il Terminillo, per Rieti, per la devastante e devastata via Salaria e per i mangiaebevi da cuore in gola dell'entroterra marchigiano.