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domenica 2 febbraio 2020

Vasil Kiryenka

Vasil Kiryenka - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018

Tra poche settimane la Tirreno Adriatico tornerà a scalare i tornanti del Sassotetto, salita nelle Marche, che ha già caratterizzato questa corsa in passato. L’ultima volta era stato appena due anni fa, quando lassù in cima vinse Landa. Per lunga parte della salita il gruppo era stato tirato da un corridore che oggi abbandona. Vasil Kiryenka, un Bielorusso, un vero duro, con la faccia da duro, un vero uomo squadra, con quindici anni di carriera ai massimi livelli. Gente così ne trovi una ventina al massimo in gruppo. La settimana Vasil è stato fermato a seguito di verifiche mediche per problemi cardiaci, a quasi quarant’anni di età.

domenica 19 gennaio 2020

Adam Yates

Adam Yates - Ricordo della Tirreno Adriatico 2019

Lo scorso anno la Tirreno Adriatico fu il primo boccone ghiotto di Roglic, il protagonista della stagione. A farne le spese fu Adam Yates, gemello di Simon (quello della cotta sul Finestre) che, di fatto, perse la corsa a Recanati, quando non seppe guadagnare abbastanza tempo sullo Sloveno, che ebbe un momento difficile sul tremendo muro finale. Da ricordarsi comunque che Yates poteva vantare 7 secondi “atipici”, grazie al vantaggio conseguito nella crono a squadre del primo giorno. Proprio la prova a squadre è stata quest’anno eliminata dalla corsa dei due mari. Chissà che Yates non voglia venire a riprendersi il simbolo del primato. 

mercoledì 23 ottobre 2019

Mads Pedersen

Mads Pedersen - Ricordo della Tirreno Adriatico 2019

La foto ritrae il neo campione del Mondo, Mads Pedersen, nella tappa di Recanati dell’ultima Tirreno Adriatico, dove fu quinto di giornata, a capo di una fuga partita da molto lontano, su un percorso molto esigente.

Un giorno sapremo se Mads Pedersen davvero sarebbe stato degno di indossare la maglia che indosserà. E’ questo il piccolo dramma sportivo che si consuma sulle spalle di un ragazzo Danese di 23 anni, che ha vinto a sorpresa il campionato del mondo. Nessuno gli perdonerà facilmente di aver vinto una corsa così importante, nessuno gli farà sconti. Ne ricordo solo un altro, così giovane e così sconosciuto. Era il 1999, ero a Verona sulle Torricelle. Scese un silenzio di tomba, laddove poco prima il pubblico rumoreggiava e si agitava pronosticando chi Ullrich, chi Camenzind, chi Casagrande. Perché Oscar Freire Gomez sembrava proprio uno scherzo. Di cattivo gusto. Un mondiale rovinato, qualcuno disse nel viaggio di rientro, e chi replicava lo faceva solo per partito preso, senza convinzione. Il mondiale di Freire del 1999 fu un brutto scherzo a capo di una corsa entusiasmante, estremamente selettiva e contesa. Il mondiale di Mads è stato altrettanto selettivo e conteso. Poco importa che lui sia un vero duro, che sappia stare in fuga da lontano, o che emerga proprio in quelle corse "ad eliminazione", allorquando tutti gli altri cominciano a mollare; per adesso usurpa, senza diritto, un titolo che non doveva essere suo. Tutti lo pensano e nessuno lo scrive, così lo facciamo noi, augurando a Mads di uscirne come capitò ad Oscar. Alla grande.

martedì 26 marzo 2019

Tirreno-Adriatico 2019 / In equilibrio

Robert Gesink sale da solo la Salita dei Cappuccini a Fossombrone


L'equilibrio è un piano sottile, un istante ricercato e mantenuto nel tempo. Un'oscillazione infinita, impercettibile, dispendiosa, eppure all'apparenza così naturale. Una condizione che appaga e tranquillizza, semplifica e rilassa la mente. L'equilibrio è concetto viscerale per chi sale su una bici, in bilico costante fra un colpo di pedale e quello successivo, fra il vento e l'asfalto. In fondo, sarebbe così semplice cadere.

In equilibrio tra il Mar Tirreno e il Mar Adriatico, c'è modo di scoprire infiniti livelli di interpretazione di una corsa di bici. Quello strettamente tecnico, fatto di risultati, podii e maglie di vari colori. Quello tattico, tra fughe da lontano, ventagli inaspettati e attacchi preparati a tavolino. Quello paesaggistico, continuamente rifornito di colline verdi, montagne scure, a volte sprazzi di neve, cieli azzurri e pianori mai troppo estesi, in una primavera che ancora fatica a sbocciare. Quello storico/culturale, dalla Toscana ocra forte e carattere deciso e sfoggiato, all'Umbria bianca, talentuosa e discreta, alle Marche mattone tenue e terra lavoratrice e colta. Quello umano, e non basterebbero centomila libri per intagliare le sfumature più profonde di un popolo così bello e complesso. Figuriamoci un post come questo. Andiamo sulla fiducia.

Basta ascoltare il boato che sale per capire che arriva Peter Sagan, qui sul Muro d'Osimo a Recanati


Un equilibrio, fragile ma efficace, che la Tirreno-Adriatico edizione 2019 ha trovato e manifestato tra la Salita dei Cappuccini a Fossombrone e il Muro d'Osimo a Recanati, regalando al ciclismo una collezione completa dei suoi tratti più intensi. Da un lato il percorso spirituale, a tratti selvaggio, di sicuro solitario e silenzioso, del cammino dei pellegrini, verso il Convento dei Frati Cappuccini. Dall'altro il boato fragoroso della folla assiepata sulle coste a bordo strada del Muro d'Osimo, una striscia d'asfalto nuovo tra due ali di mani anziane e di grida fresche. Una Via Crucis la prima, un susseguirsi di stazioni e ritmo, da trovare a ogni giro di pedale, ascoltando se stessi e sfiorando appena, in un cenno d'intesa e vicinanza interiore, gli occhi della gente salita lassù a lottare col vento. Una sparata di potenza il secondo, da fare idealmente in apnea, a occhi chiusi e orecchie ben aperte, ascoltando le voci assordanti e appiccicate della gente scesa laggiù a gustarsi il momento.

Raccoglimento individuale e sostegno social, che un tempo era sociale. Passato e presente, impresa e vittoria. Espressioni diverse dello stesso concetto di condivisione. Tra un'onda a ponente e un'alba a levante. Laddove l'Italia ancora sogna, prega, spera.

Nico Denz avvolto dalla folla sul Muro d'Osimo a Recanati

Il tramonto saluta Fossombrone e il Convento dei Cappuccini

lunedì 18 marzo 2019

Tirreno Adriatico: l'ultimo a farcela

Omar Fraile sale sui Cappuccini; gli hanno appena detto che il suo compagno di squadra ha vinto la tappa

Forse non tutti sanno, forse non tutti si sono accorti che sabato scorso quasi metà dei corridori non ha completato la tappa che arrivava a Fossombrone. Anche noi, che eravamo sulla strada dei Cappuccini ci siamo persi 66 ciclisti che mai erano passati da lì, e solo grazie all’amico Francesco abbiamo realizzato ciò che stava accadendo. Niente Sagan, niente Viviani che assieme agli altri ritardatari erano stati fermati dalla giuria in centro, sulla linea del traguardo, per evitare che la testa della corsa li riprendesse sulla salita e si venisse a creare il caos dei doppiati su una stradina larga poco più di due metri. Si narra che il primo dei “fortunati” sia stato Sagan (e l’ordine d’arrivo sembra confermarlo), ma di certo sappiamo che l’ultimo dei “condannati” è stato Fraile. Lo sappiamo perché eravamo lì con lui, mentre barcollava sulla bici e la gente gli diceva di tenere duro, che il suo compagno di squadra aveva appena vinto la tappa, e lui chiedeva conferme, mimava con la lingua fuori la sofferenza e la soddisfazione e continuava a barcollare. Non che sia un inetto in salita Omar, ma ora che sappiamo come si sono svolti i fatti e quale beffardo destino sia toccato allo Spagnolo, siamo certi che semplicemente non fosse la sua giornata.

sabato 16 marzo 2019

Tirreno Adriatico: la battaglia del Metauro

Alexey Lutsenko, il grande protagonista della tappa di Fossombrone sulla salita dei Cappuccini
 Oggi giocavo in casa ed è stato davvero entusiasmante osservare la Tirreno Adriatico sulle stesse strade che nei mesi scorsi, in compagnia degli amici, avevo perlustrato in lungo ed in largo per cercare di andare oltre quella che era l'altimetria di tappa. Credo si sia visto un bello spettacolo e credo che il territorio abbia dimostrato di essere pronto per il grande ciclismo. Sempre che mettano in ordine una volta per tutte le strade, visto che ci sono state anche delle brutte cadute. Lascio di seguito una carrellata degli scatti migliori di oggi.

Il passaggio del gruppo a Cagli, era l'ora di pranzo

Dieci fuggitivi sulle salite della Val Metauro

Il gruppo tra "i fossi" che risalgono la valle. 

Alaphilippe, Roglic e Pinot. Tutto il meglio del ciclismo oggi si è sfidato su strade inedite

Il gruppo attraversa il Metauro sul ponte della Concordia e si dirige verso la salita dei Cappuccini

Carl Fredrik Hagen attardato da una caduta cerca il rientro in gruppo (foto Mario Federico)

Jan Polanc precede Dumoulin sempre sulla salita dei Cappuccini

venerdì 22 febbraio 2019

La Tirreno-Adriatico, una trasversale unica

Partenza di tappa a Foligno, in Umbria (2018)

Da sinistra, verso destra. Da Ovest, verso Est. Da un mare all'altro, da un tramonto a un'alba. Da un anno a quello successivo, da una cronometro da correre tutti insieme a una cronometro da correre soli contro il vento e a braccetto col mare. Dalla Toscana alle Marche, passando per l'Umbria, qualche volta per la Tuscia e l'entroterra abruzzese. Salendo in alto e sfiorando la neve. Oppure incontro a picchiate rapide e muri infernali, col fondale unico dei borghi dalle pietre varie ed eleganti, che sormontano vigne in filari ordinati e uliveti geometrici. Dal rosso al bianco, dal verde al mattone. Un anticipo primaverile di tricolore, un tricolore autentico.

La Tirreno-Adriatico. La Corsa dei Due Mari. La corsa TRA i due mari. C'è tutto uno spazio in mezzo, nel cuore profondo dell'Italia, che ospita e accoglie il ciclismo e la sua scia di profumi e colori. Con estremo rispetto e discrezione, doti nell'animo della gente che abita luoghi spesso lontani dai riflettori e dai tabloid. Luoghi densi di materia, a tratti disarmanti per bellezze naturali. Luoghi da scoprire nei loro angoli più quieti, luoghi a cui dedicare tempo ed attenzione, luoghi che non vanno consumati ma dei quali ci si deve nutrire. Luoghi che hanno visto nascere e fiorire il talento di Giotto, il genio di Leonardo, la semplicità esemplare di San Francesco, l'universalità eterna di Dante, il tormento di Leopardi.

Una trasversale artistica e umana unica al mondo, con la quale il ciclismo si integra e si confronta anno dopo anno. Trovando continuità con gli affreschi del grande passato e con le pieghe di un presente spesso molto complicato. E inseguendo un futuro sempre più incerto e fuggente, che fonda ancora le sue speranze nei caffè di un bar di collina, in un pallone calciato lontano, nelle ringhiere ordinate e geometriche dalle quali affacciarsi a vedere le bici passare e a sognare, anche solo per un attimo, quell'amore di un tempo, mentre Coppi vinceva.

Fuggitivi verso Gualdo, nelle Marche (2018)

Il muro di arrivo a Trevi, in Umbria (2018)

venerdì 8 febbraio 2019

Marcel Kittel

Marcel Kittel - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018
Il velocista tedesco è raggiante, ha appena vinto la sesta tappa della Tirreno Adriatico che finisce a Fano. Sarà la sua ultima vittoria della stagione 2018, ma questo ancora non lo sa. Attorno a lui diversi fotografi con le pettorine colorate, il massaggiatore che lo rincorre ed altri che gli stanno attorno nella confusione del traguardo. La corsa è finita da un paio di minuti ed il corridore torna verso la linea d'arrivo per le premiazioni. Da lontano la gente curiosa lo osserva. Questa foto non è niente di speciale, ne ritrae un momento memorabile. Ma la stagione del ciclismo è anche e soprattutto questo: tante corse, tanti traguardi tanti vincenti e tantissimi sconfitti.

mercoledì 23 gennaio 2019

Adriano Malori. 22 Gennaio (ed oltre)

Adriano Malori. Ricordo della Tirreno Adriatico 2015

C’è stato un breve periodo durante il quale la crono di San Benedetto del Tronto era cosa tra lui e Cancellara (mica uno qualsiasi), ed in quegli anni immaginavo di vederlo un giorno sfilare tra le palme con la maglia iridata di specialità. L’ultima tappa della Tirreno è da quasi dieci anni una cronometro, che si svolge sempre sullo stesso percorso. Due rettilinei infiniti di cinque chilometri ciascuno, andata e ritorno dal porto di San Benedetto passando per Porto d’Ascoli, che esaltano le doti di chi va forte contro il tempo. Dieci chilometri filati tra le palme che caratterizzano questo lungomare, e che passano di fianco a quello strano monumento, splendido, che è un invito a sapersi voler bene: “Lavorare, lavorare, lavorare. Preferisco il rumore del mare.” Non è una istigazione al cazzeggio, come ho pensato la prima volta, riflettendoci è un forte monito a valutare, scegliere, riflettere. I corridori passano di fianco a quella frase e neppure la vedono, mentre io osservavo crescere di anno in anno quel giovane atleta, che stava regalando tanti risultati ai colori azzurri in una specialità in cui fatichiamo troppo.

Poi l’incidente tre anni fa, e da quella volta anche quella crono ha continuato ad essere solo e soltanto straniera. Così, l’altra sera, quando Adriano ha postato un video (qui il video in Spagnolo, ma si capisce benissimo) con la storia del suo incidente, mi sono incollato allo schermo. Mezz’ora che è fuggita in un lampo, con gli occhi che ogni tanto si riempivano, a vedere e sentire i compagni di squadra che descrivevano quei giorni. Oppure lui, a raccontare il suo percorso di rinascita. Su Facebook ha scritto che il 22 Gennaio 2016 ha fermato il vento al cronoman, ma non ha fermato Adriano. E’ vero. In fondo un atleta è ben altro che solo un atleta; e la lezione che ci regala Adriano è proprio quella che vale sempre la pena di lottare. Pur di sentire il rumore del mare.

martedì 15 gennaio 2019

Peter Sagan

Peter Sagan - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018

Ci siamo, perché la stagione comincia proprio in queste ore, e mentre noi siamo qui al freddo, in Australia i corridori già si scaldano i muscoli con le prime corse vere. Poi verrà il tempo delle gare Europee e quindi in un battibaleno ci troveremo nel cuore della stagione delle Classiche. Ho scelto una fotografia di Sagan in maglia iridata per cominciare questa stagione, perché le precedenti erano partite con lui vestito così. Quest’anno vedremo Valverde indossare quella maglia senza farla sfigurare, ma è indubbio che dopo tre anni consecutivi per noi rimanga Peter l’uomo dell’arcobaleno. La foto si riferisce all’arrivo di Trevi, Tirreno Adriatico dello scorso anno, dove il campione del mondo non brillò e giunse solo 24° di tappa. Ma quella salita era davvero troppo per il campione Slovacco, con quell’asfalto che si impennava verso il cielo e non voleva più smetterla di arrampicarsi. Chissà se Sagan potrà giocarsi la corsa dei due mari già quest’anno, in assenza di una tappa di alta montagna; se è vero che ci andò vicinissimo (solo 1” da Van Avermaet) nel 2016, quando la tappa di Monte San Vicino venne cancellata, è anche vero che il percorso di quest’anno presenta diverse salite simili a quella di Trevi, tutte concentrate nella 4° e nella 5° tappa. Un percorso da non sottovalutare.

giovedì 10 gennaio 2019

Sagan si è fermato a Monteguiduccio

Salendo verso Monteguiduccio in una splendida giornata invernale

La quarta tappa della prossima Tirreno Adriatico è un trabocchetto. Non si può sicuramente giudicare dal profilo altimetrico, visto cha appare scarso, così come voluto da RCS per tutta l’edizione 2019 della corsa dei due mari. Le insidie stanno nascoste tra i segreti delle colline che in pochissimi conoscono. Pochi punti di riferimento, numerose contropendenze, salite brevi e difficili che l’altimetria non riesce a rendere. La tappa parte da Foligno e dopo essere entrata nelle Marche, evitando accuratamente l’Appennino, si presenta a Fossombrone una prima volta. La città chiude la bassa vallata del fiume Metauro e la tappa si snoda da qui in direzione mare (senza mai avvicinarvisi), sulle colline della sponda sud del fiume per poi attraversarlo a Calcinelli e ritornare sulle colline della sponda nord. 
Il profilo altimetrico della 4a tappa della Tirreno Adriatico 2019


Merita sicuramente un post la salita dei Cappuccini, proprio sopra Fossombrone, che verrà scalata due volte prima del finale. Per adesso ci siamo voluti dedicare al gran premio della montagna che precede questo epilogo, spinti dalla curiosità verso uno dei paesi più remoti ed isolati della provincia di Pesaro: Montegiuduccio. Prima di tutto bisognava capire dove transiterà la corsa, perché le informazioni ufficiali a disposizione non sono ancora dettagliate, e così ci siamo messi a studiare le strade andando pure per esclusione. Via le sterrate, via la principale opzione che parte da Ponte degli Alberi, che verrà affrontata in discesa. Rimane una serie di stradine strette e poco battute che avevo già affrontato in altre occasioni, senza mai giungere sino al paese. In particolare avevo in mente un bivio, un bivio nascosto che mi puzzava di trabocchetto, visto che sono poco amante delle pendenze ardite. Ne parleremo più avanti.
La planimetria della salita


L’appuntamento con Angela e Giovanni è nella piazzetta di San Costanzo, sulle ultime colline del Metauro che già guardano il mare. Ci scaldiamo con l’ultimo sole del 2018, è il 30 Dicembre ed è una splendida giornata. Si pedala verso Fossombrone sulle colline a sud del fiume sino a raggiungere Piagge per scendere a Calcinelli, dove per la prima volta incontriamo il percorso di gara (km 159), e transitiamo sul Metauro. Evitiamo accuratamente la salita di Cartoceto (km 165 circa) che aggiungerebbe solo fatica e chilometri. Qui un breve inciso; sorvoliamo anche sulle salite che precedono (Sorbolongo km 129 ed Orciano km 144) non perché non siano interessanti ma perché sebbene siano un degno antipasto del finale, esse non sono decisive. Si tratta comunque di strade sempre varie, ricche di saliscendi, e di pendenze assassine. Da 100 km al traguardo questa tappa non concede tregua.
Pedalare nelle Marche significa imbattersi in paesaggi splendidi

Eccoci dunque finalmente di fronte alla salita del giorno, superato l’abitato di Tavernelle la strada Flaminia presenta una breve discesa per poi riacquistare quota per giungere nei pressi di Sterpeti. Qui il bivio a destra verso la Strada Fontecasale. Una volta per tutte i freddi numeri non sono in grado da soli di descrivere le difficoltà da affrontare. Dal bivio della Flaminia alla cima trascorrono 11,7 km ad una pendenza media del 2,8%, ma si tratta di una salita molto irregolare, con diverse contropendenze, anche significative.
La prima parte della salita sino a Montefelcino presenta un solo momento di reale difficoltà

La vista si apre sui colli della Val Metauro

La strada si impenna dolcemente e risale la collina con la vista che si allarga mano a mano che si sale. La strada è stretta ma ottimamente asfaltata e già si vedono le mura del borgo di Barchi quando si comincia a sudare su pendenze comunque ancora semplici. Si alternano brevi tratti all’8% ad altri più agevoli, sino ad una lieve contropendenza che annuncia un primo tratto impegnativo di trecento metri che porta sulla strada principale diretta a Montefelcino, la provinciale 48. Ma per giungere al paese manca ancora più di un chilometro, anche questo irregolare. 

La seconda parte della salita è la più irregolare con un lungo tratto in discesa


Dopo un breve conciliabolo ed una conta delle forze rimaste decidiamo di procedere verso l’ignoto. Siamo attirati dall’idea di pedalare su una strada poco battuta, ed allo stesso tempo ne abbiamo rispettoso timore. Come scopriremo, le nostre riserve sono giustificate. Dopo il paese di Montefelcino si continua a salire per altri 1,5 km, sempre alternando agevoli falsipiani a strappi più impegnativi, che comunque non riservano sorprese. Si transita davanti al cimitero ed al ristorante Il Torchio, che anticipa il bivio verso Montemontanaro, che ignoriamo. La strada si allarga e poi scende in modo deciso per quasi due chilometri per ripartire verso l’alto su un tornante a sinistra, e stavolta si è subito oltre l’8% e su questa pendenza, adesso regolarissima, procediamo per oltre mezzo chilometro sino ad un tornante a destra. 
Il bivio verso la chiesetta di San Pancrazio da inizio alle vere "danze"

Su l’esterno di questo tornante si cela dietro una quercia un bivio da cui parte strada piuttosto stretta, quasi invisibile, non fosse per una serie di segnali stradali di pericolo e l’indicazione verso la chiesa di San Pancrazio. Manca solo il segnale di pericolo di morte, ma nel nostro animo il terrore ha già fatto capolino. 
Dal bivio alla cima è salita vera, a tratti durissima

Finalmente, quasi in cima, si repira e si ricomincia ad apprezzare il panorama

La luce del sole è sempre più fredda e malinconica, ci infiliamo nel breve toboga in discesa chiedendoci dove andremo a sbucare e siamo subito serviti con un tornante a destra in contropendenza che decolla al 18%. Passiamo in tutta fretta ai rapporti più agevoli che abbiamo, e dopo pochi metri vorremmo averne ancora qualcuno da alleggerire. Il primo chilometro di salita ha una media del 12% ma i primi 600 metri sono tutti oltre il 18%. Le gambe bruciano ed i nostri cuori pompano quanto loro è possibile. Ci sono 4 tornanti, uno peggio dell’altro. Si sale violentemente nella boscaglia sino a che la vista non si apre sulla valle. Meravigliosa adesso. Alla cima manca ancora più di un chilometro ma il peggio è decisamente passato, perché la strada riprende nuovamente ad essere irregolare, non fosse per gli ultimi duecento metri, che sono ancora oltre il 12%. In cima alla salita il paese di Monteguiduccio non si è ancora rivelato, ma è ormai vicino, manca meno di mezzo chilometro tra discesa e falsopiano. Una porta accoglie l’ingresso in paese, ma la strada prosegue lambendolo. A noi non resta che fermarci al bar, per un caffè ed il piacere dell’aria calda della sala dove siedono una decina di anziani e dei ragazzi che giocano a boccette. Salutiamo e auguriamo buon anno, si respira aria di paese e per pochi minuti ci sentiamo dei loro. Fossombrone ed il suo arrivo sono ancora lontani, ma questa è un'altra storia.

giovedì 13 dicembre 2018

Bentornata Tirreno Adriatico!

Anche i professionisti procedono a zig-zag sulle coste Marchigiane!

Quest'oggi, nel centro storico di Recanati è stata presentata la 54° Edizione della corsa dei due mari, che si correrà il prossimo Marzo tra Camaiore e San Benedetto del Tronto.

Sparite. Le montagne improvvisamente sono sparite. Niente Terminillo, niente Prati di Tivo, niente Sassotetto od altre salite da dieci chilometri ed oltre. A Marzo si affrontano le coste Marchigiane, che sono più che sufficienti a far storia e selezione. A Marzo, quando i fossi si animano delle prime rugiade e delle vita che riparte, la Tirreno ritroverà ciò che l’ha resa unica e speciale, le rampe senza fiato delle Marche. Se hai mai camminato sulla Strada Reputolo o sulla Costa dei Cocciari sai di cosa parlo. Se hai mai affrontato Montelupone oppure Ortigliano in bici non le hai certamente dimenticate. Su queste strade si sono misurati corridori di tante generazioni, da De Vlaemick a Moser, da Rominger a Bettini. Gli arrivi si chiamavano Monte Urano, Monte San Pietrangeli poi più giù, verso l’Abruzzo erano Torricella Sicura o Paglieta. Salite corte ed arcigne, giuste per l’inizio stagione, senza esagerare con l’appennino, sempre a rischio neve e fin troppo duro per una primavera che ancora deve arrivare. Nel 2019 si torna a quel disegno, fatto di strappi e percorsi a trabocchetto, pur sperimentando altre colline, abbandonando la provincia di Macerata e spostandosi un po' più a nord, su strade nuove e mai esplorate dalla corsa, ma non per questo meno affascinanti. Già all'orizzonte appaiono le coste del Metauro, dell'Esino e del Musone, che non daranno tregua ai corridori. In quelle terre, le Marche, dove i paesi sono presepi tutto l'anno, adagiati su colli che sembrano dolci ma che a risalirli sperimenti tutto il grave del peso che porti, la Tirreno ritrova se stessa, il suo fascino ed il carattere che la distingue. Che è proprio ciò che si chiede ad una corsa.

sabato 24 novembre 2018

Geraint Thomas

Geraint Thomas - Ricordo della Tirreno Adriatico 2017 (Costa Reputolo)
Una volta ho chiesto ad un amico corridore che aveva corso nella Barloworld se mai si fosse aspettato che il gracile Froome, alle prime armi in quella formazione, sarebbe diventato l’indiscusso campione da corse a tappe che conosciamo. La risposta mi lasciò sorpreso, perché non tanto Froome, quanto Thomas in quegli anni mostrava i numeri giusti per una grossa carriera. Poi, un po’ come accade nella vita quando dai banchi di scuola si passa ad altre cose, gli equilibri sono cambiati e Thomas ha dovuto adattarsi diventando uno dei compagni di fiducia del Kenyano, favorendo le sue vittorie e rimuginando, probabilmente, su quello che poteva essere e non era diventato. Sino alla scorsa estate, quando si è messo a fare le cose in grande vincendo il Tour de France. A volte i successi si fanno attendere, si fanno desiderare ed i numeri non bastano, perché a loro è necessario aggiungere quella determinazione, quella cattiveria in più, che magari in quel momento non viene fuori. E la determinazione crescente di Geraint noi l’avevamo potuta intuire nella tappa di Fermo nella Tirreno Adriatico 2017, quando era in lotta per la maglia azzurra su un percorso davvero molto esigente e che chiamava il corpo a corpo. Quel giorno, sulla Costa Reputolo abbiamo forse visto l’alba della maglia gialla di quest’anno. A volte un successo è figlio di anni di attesa, e per questo alla fine è più bello.

mercoledì 4 aprile 2018

L'ora di Gualdo

La corsa risale la ripida salita verso Gualdo
Grazie al blog amico Salite delle Marche avevo scoperto che la tappa di Sassotetto della Tirreno Adriatico 2018 sarebbe transitata sulla salita di Gualdo, e la sua descrizione mi aveva affascinato. Così poco prima di arrivare avevo scorto di fronte a me i tornanti ed il paese ed avevo deciso di fotografare da lì la corsa. A Gualdo non sono mai arrivato, ma è stato bello uguale.

C’è sempre un immagine che racchiude tutte le altre, un momento che riassume perfettamente un intero mese di corse, fatto di viaggi, attese, canzoni alla radio, panini imbottiti e tanto entusiasmo. La mia immagine, il mio momento, è stata l’ora ad attendere la Tirreno Adriatico a Gualdo. Forse sarà stato il primo tiepido sole, oppure la presenza di mio figlio, od il gruppo lento che risaliva verso il paese, come fosse stato senza fretta, fuori corsa, soltanto per far mostra di se. A Gualdo è passato il ciclismo.

martedì 13 marzo 2018

Tirreno-Adriatico 2018 / Una rigenerazione

Il passaggio del gruppo a Cessapalombo

Il Tirreno e l'Adriatico, due facce simili e distinte della stessa storia. Di una cultura sconfinata e discreta, a volte imponente, altre nascosta e da salvaguardare. Da andare a scoprire nel cuore di questa penisola dalle strade ammalorate e dai volti buoni.

La signora Leonilde abita da sempre a Trevi, di cognome si chiama come mia nonna e guarderà passare la corsa dal patio di casa. Per la prima volta, su un muro che ha tutto il sapore di luppolo delle Fiandre, se solo ci fosse qualche bandiera in più a bordostrada. E come in un film, come in un romanzo composto con cura, o forse come soltanto le storie che il ciclismo riesce a sviluppare con naturalezza e spontaneità, la sua dirimpettaia è una signora di Follonica, tornata in Toscana per votare alle elezioni. Vedranno partenza e arrivo della tappa, vicine di casa a oltre 230 chilometri di distanza.

Cessapalombo si trova lungo la strada che collega Caldarola a Sarnano, nelle Marche. Non la strada principale, una strada secondaria. Piena di saliscendi, strappi ripidi e discese più dolci. Bellissima. Laddove Alessandro e Mario, seduti su un terrapieno rialzato, aspettano la corsa e sono la coppia del giorno, più di Landa e Majka, molto più di Landa e Majka. A Cessapalombo non tutti vivono nelle loro case. Anche il castello, in parte, è venuto giù. C'è un bar accogliente gestito da due ragazzi, di fronte a una casa dipinta di un rosso acceso e insolito, che spicca. Segno del nuovo che riparte, del passato che rimane, ma cambia aspetto. La storia spesso non bussa. Entra, prende e se ne va. Ma poi ritorna, con forme diverse. Con la forma di un gruppo di bici e maglie colorate, che qua non era mai passato. Una rigenerazione. Pochi secondi, forse qualche minuto tra la fuga e il camion scopa, per non dimenticarci di quelle signore e di quei signori affacciati al muro che cinge il borgo. Che applaudono tutti, senza conoscere i loro nomi, perché, a modo loro, sanno cosa significa pedalare.

Nicola Bagioli sul muro di Trevi in Maglia Verde

lunedì 12 marzo 2018

In viaggio con papà

Kyrienka tira il gruppo sul Sassotetto (foto di Mario Federico)

La fotografia di quest’oggi è stata scattata da mio figlio Mario, di 6 anni, che sabato scorso ha seguito per la prima volta una corsa assieme a me, ed a cui ho affidato la reflex con il grandangolo per poi scoprire che, sebbene la fotocamera sia quasi più grande di lui, ha grande talento nell’inquadrare i corridori.

C’è un ricordo di tanti anni fa che mi ha portato sino a qui. Un viaggio in auto con mio padre, in un posto che non saprei dire, in un tempo che non saprei dire, ed il ricordo di un istante, di una caramella alla liquerizia e di uno sguardo emozionato. Credo fosse il primo viaggio da solo con mio padre; altrimenti perché ricordarlo. Sono passati quasi quarant’anni e la Tirreno Adriatico sta giungendo rapida e colorata, c’è mio figlio, che ho convinto a venire con me dietro la corsa. Diffidente al primo passaggio, timido quando incontriamo Francesco ed Iraia, entusiasta quando a Gualdo si fa vivo l’elicottero, socievole quanto facciamo nuovamente gruppo con gli amici, ed emozionato tra la neve del Sassotetto, mentre i corridori ci passano accanto e lo guardano incuriositi mentre lui li inquadra, senza perdersene uno. Poi risaliamo in macchina e pensiamo alla strada del ritorno ed è in quel attimo che sempre appare alle corse, quando sai che tutto è finito e già i ricordi lavorano nel subconscio, che lui mi dice di essere stato bene. I suoi occhi che sognano sono la mia soddisfazione e la fine di un viaggio cominciato tanti anni fa.

noi due sabato scorso

venerdì 26 gennaio 2018

Gli occhi nel vento

L'ultima foto che ho scattato a Michele Scarponi, a Fermo

Vento in faccia, aria rigida e tagliente di un inverno di lavoro prolungato.
Oppure caldo, piacevole e avvolgente, come l'estate dei ricordi ritrovati in un album di vecchie foto.
Il clic del casco allacciato.
Il clac del pedale agganciato.
Una storia che si ripete, con i suoi ritmi, i suoi rituali, con la voglia di evadere dal proprio pane quotidiano.
La timida leggerezza della prima pedalata, quella che fa già intuire il tipo di giornata che sarà. Un po' come il piede giù dal letto o il meteo visto di fretta alla tv.
E poi via, con l'affanno della salita e il respiro della discesa, l'asfalto un materasso per quei sogni che crescono solo alla luce del sole. Un albero da frutto a bordo strada e la fontana che ricordavi esattamente in quel punto, dopo la curva che ti scopre il lago.
Ah che sarà che sarà che ti gira in testa, un ritornello per accompagnare i giri di pedale e dimenticare, consapevolmente, la strada che ancora manca per tornare a casa.
Un'esigenza, un piacere, una fatica, un lavoro.
Un rischio, una prova, una conquista.
Denti da stringere e da calare, strade da intuire e da raccontare, come quella volta al bar, di fronte all'ultimo cornetto alla marmellata, ad ascoltare Angelo parlare di Bobet.
Ci torneremo ancora o forse non ci torneremo più, ci arrabbieremo fin troppe volte per un podio mancato o per un sorpasso di troppo. Malediremo con affetto una strada un po' troppo all'insù, quella buca sbucata all'ultimo istante e quel vento, sempre lui, sempre contro. 
Ma non ci stancheremo mai di chiudere gli occhi per un attimo infinito e acchiappare, ovunque sia, la libertà.

mercoledì 24 gennaio 2018

La Tirreno è dell'Adriatico

La Tirreno Adriatico sul muro di Montelupone, era il Marzo del 2009
Il percorso della Tirreno Adriatico 2018 è tornato al disegno tradizionale, alleggerendo l'arrivo in salita e puntando sui finali esplosivi, quelli disegnati sulle colline Marchigiane, a ridosso del mar Adriatico.
Raccomando a tutti la lettura del post dell'amico Michele Mazzieri del blog Salite delle Marche che descrive per filo e per segno le tappe chiave della corsa di quest'anno. Qui il link


La corsa dei due mari nasce con un illusione, quella del nome, che vuol dare lo stesso peso alle due sponde. Allora mi sono chiesto dove, tra le valli del centro Italia, finisca il Tirreno e cominci l’Adriatico. Perché la nostra penisola è tutta un mare, così circondata ed esposta alle albe, ai tramonti alle bizze delle onde ed dei traffici. Nessuno è escluso da questa divisione, se non verso nord, fuori dalla penisola, lassù in pianura dove non si è ne del Tirreno ne dell’Adriatico. Ma nelle piccole valli del centro o si è dell’una, o dell’altra parte. Forse solo tra le valli Umbre, parallele ai due mari è difficile distinguere, anche se alla fine se sei di Perugia l’ombrellone ce l’hai su l’Adriatico, ma se sei di Orvieto vai da l’altra parte. E’ una questione di tradizioni familiari, di vie di comunicazione, di senso di appartenenza che viene scritto nel codice genetico di ciascuno di noi. Chi segue queste pagine sa di me e del mio nascere del Tirreno, per poi conoscere l’Adriatico, un po’ come questa corsa che nasce e da importanza al primo per poi svilupparsi e decidersi sull’altro. Allora vi dico che essa trova il suo significato una volta che ha valicato la dorsale, e che già si parla diverso, si mangia diverso e si respira diverso. La luce è diversa perché intrisa di quel umido che di là non si trova e la temperatura è diversa perché le brezze dei Balcani di qui si fanno sentire anche a Marzo. La Tirreno, come la chiamavamo noi ragazzi di ponente, altro non è che la corsa dell’Adriatico e le appartiene. Trova nelle colline Marchigiane, ancora inebetite da l’inverno, il suo salire ed il suo riscendere. E là dietro, quasi disegnati sulla cartapesta, i monti che separano ciò che sta da l’altra parte.

mercoledì 20 settembre 2017

Tom Doumulin

Tom Dumoulin - Tirreno Adriatico 2017
Non era andato bene Tom, sui lunghi rettilinei delle palme che vanno dal faro di San Benedetto sino a Porto d’Ascoli, per poi tornare indietro. Crono ambita di inizio stagione, dove gli specialisti provano motori a fondo scala, vinta quest’anno dall’emergente Australiano Rohan Dennis, forse il più serio rivale per la gara di oggi. Questo pomeriggio in Norvegia, i cronomen si giocano il titolo di Campione del Mondo di specialità su circa 30 km di gara, probabilmente tutti sotto l’acqua (fredda). Non sono molte le crono disputate nell’anno nelle quali  i favoriti di oggi si sono potuti confrontare l’uno contro l’altro, ed uno di questi appuntamenti è stato proprio quello Marchigiano. Quel pomeriggio Doumulin non diede certamente fondo alle sue energie, perchè stava seguendo il programma di avvicinamento a quello che sarebbe stato il culmine della stagione: il Giro. Oggi sappiamo che l’Olandese in una crono impegnativa inserita all’interno di una corsa a tappe ha un solo rivale: Chris Froome. Tuttavia la prova unica offre maggiori incertezze, e vi sono altri contendenti al titolo che cercheranno di fasciarsi con l’iride. Da Roglic, di cui abbiamo già parlato su queste pagine, a Kung, Jungels e Ludvigsson. L’Italia, orfana dell’ex Malori, si affida al giovane esordiente Moscon che non offre garanzie di vittoria ed al quale tutti pronosticano un luminoso futuro. Ma questa, è un'altra storia.

martedì 4 aprile 2017

Primoz Roglic

Primoz Roglic - Tirreno Adriatico 2017

Di Sloveni nel ciclismo che conta non se ne ricordano molti. Io ad esempio ricordo Stangelj che correva per la Lampre quasi dieci anni fa, e poco altro. Per una nazione così piccola, tirar fuori dei fenomeni deve essere un impresa, ma se c’è riuscita la Slovacchia con Sagan chissà che anche la verde Slovenja in futuro non ci stupisca. Intanto osserviamo Primoz Roglic, corridore della Lotto Jumbo che sta costruendo una carriera interessante. Dopo la sorprendente (e discussa) vittoria al Giro del 2016 nella crono del Chianti, ad inizio stagione si è portato a casa l’Algarve che è una corsa difficilissima, e che spesso lancia nomi importanti. Nella foto è impegnato 
con la maglia di campione nazionale della specialità nella crono di chiusura della Tirreno Adriatico, dove è rimasto fuori dal podio per pochi secondi (altro segnale..). Spero proprio di rivederlo al Giro un anno più tardi, anche nelle vesti di luogotenente di Kruijswijk, perché è così che si cresce.