Visualizzazione post con etichetta Giro 2009. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giro 2009. Mostra tutti i post

giovedì 3 gennaio 2013

Laurens Ten Dam

Laurens Ten Dam - Ricordo del Giro d'Italia 2009 / Memory of Giro d'Italia 2009
La giornata del Petrano si chiude con la lunga coda del gruppo che fatica verso la cima. L'Olandase Ten Dam è distrutto dalla fatica, dopo aver lavorato tutto il giorno per la maglia rosa. Procede come un automa, con la maglia aperta e le mani ben strette al manubrio. E' vuoto nel corpo e nello sguardo. Nel gruppo degli ultimi c'è chi soffre e chi si nasconde: in pochi parlano e qualcuno si può anche pemettere di scherzare. La luce è già quella d'una calda serata d'estate. Questa durissima giornata di ciclismo è terminata. Adesso vien voglia di ricominciare daccapo.
 
The warm evening closes the day on the Petrano. Ten Dam is proceeding to the top, as many other in the group, empty of any streght. He supported the rosa jersey the whole day and now tries to find the enegy to reach the finish line. The day is over now and was great to chase such race and watch in live all those hidden stories. The hills are now becoming quite after a long summer day; the grain is growin and turns to its gold colour. The strong noise of the Giro carovane is now far away, while I drive back home. And the only think I have now, is to start again with another memory.

lunedì 31 dicembre 2012

Kevin Seeldrayers

Kevin Seeldrayers - Ricordo del Giro d'Italia 2009 / Memory of Giro d'Italia 2009
Torniamo laddove abbiamo cominciato questo racconto. Siamo sul Monte Petrano, un "panettone" che emerge tra i gruppi del Nerone e del Catria. Il monte delle gite domenicali, dei barbeque. Il monte dei tornanti e del vento. Il Giro d'Italia ha scelto questa cima remota e sconosciuta come arrivo di tappa. Un arrivo "pesante", forse decisivo per la classifica generale. Ma davanti le cartucce sono bagnate, ed è dietro, in coda al gruppo dei migliori, che la battaglia infiamma. Guardate il giovane Belga  Seeldrayers con quale grinta affronta gli ultimi chilometri della scalata. Deve conquistare la maglia bianca dei giovani e dare un senso al suo Giro d'Italia. Forse un giorno punterà tanto più in alto, ma oggi la posta è un drappo bianco, che simboleggia la purezza dei giovani. Loqvist è dietro sin dal Catria, e non fa più paura, ma il giovane Masciarelli potrebbe beffarlo saltandolo in classifica. Ma Kevin oggi non può fallire e quindi pedala senza sosta alcuna sino a diventare tuttuno con la bicicletta. Oggi Kevin diventa grande.
 
Back to the start of this tale. Monte Petrano stands alone between the two groups of mountains in the middle of the Appennines: Nerone and Catria on the two sides are much bigger. Today the Petrano was elected by the Giro as finish of the most important stage of the 2009 edition. The GC protagonists have passed already but the furious battle is taking place just behind them, where the young Belgian Seeldrayers tries to wear the white jersey. Loqvist, the leader of that classification is well behind since the Catria and Kevin has to look from the Italian Masciarelli. But today the bike of the Belgian flies and there's no matter that can stop him. Kevin is going to grow fast.

giovedì 27 dicembre 2012

Giro d'Italia 2009:Pergola - Monte Petrano

Le fonte del Petrano / The Petrano's spring
Sembra ieri che con il compagno d'allora, scalavo il Faiallo in bicicletta. Una nuda strada d'appennino ligure, dalla quale si riesce a vedere la Corsica, oppure la sua Fata Morgana. Sembra ieri ma è stato tanto tempo fa, quando giunsi esausto alla fonte che ne anticipa la vetta di quasi un chilometro. "Ringrazia Dio", qualcuno aveva lasciato scritto con una vernice azzurra, proprio ai piedi della fonte. E quel giorno ringraziai Dio per davvero e decisi che, da quel momento in avanti, Dio sarebbe stato una fonte d'acqua fresca, oppure la cima d'un monte difficile da scalare. Quel 25 Maggio 2009 non mi trovavo in Liguria, ma nel bel mezzo degli Appennini Marchigiani, seguivo il Giro d'Italia e la bicicletta mi serviva per spostarmi più rapidamente da un posto all'altro; faceva caldo e la gola era arsa, eppure la fonte ai piedi del Petrano mi riportà indietro nel tempo. Mi fece ricordare di Dio, ed anche se non v'era scritto nulla, in silenzio, lo ringraziai.
 
It was long time ago, when I climbed the Faiallo. A shadowless road in the Ligurian Appennines, lost in the mountains over the sea. I was there with a friend and we joined the top after a long suffering dry way. Few hundred meters from the top my friend showed me a water spring coming from the warm rocks. Somebody had left a message painted on the rocks: "Thanks God". And that day I thanked God for that present and I decided God had to be a spring or a mountain top and I started to thank him any time I was reaching a new or an old top with my bike. But on 25th May 2009 I was no more in Luguria but in the middle of Marche's Appennines and the air was hot. The mouth was dry. I was chasing the Giro using my bike to shortcut the various passeges. The spring water at the base of Petrano brought me back to the past. I remembered about God and I thanked him. Even if no message was asking for that.

lunedì 17 dicembre 2012

Giro d'Italia 2009: Pergola - Monte Petrano

Moria - Ricordo del Giro d'Italia 2009 / Memory of Giro d'Italia 2009
Il Monte Nerone è ormai alle spalle, e la fuga di giornata va avanti. Il gruppo della maglia rosa procede regolare e la corsa si insinua nella stretta salita di Moria; un piccolo paesino sulla sponda ovest del Monte Petrano. Manca ancora il Catria, sella crudele dell'appennino Marchigiano, con la sua discesa spaventosa verso la gola di Colombara. Il caldo del primo pomeriggio è insopporabile e la gente sulla strada scherza sul nome del luogo: sarà una morìa.
 
Monte Nerone, the first big climb of the day is already behind. Right ahead the race finds Moria, a small, nasty climb, and the terrible Catria. The breakaway transits with seven minutes on the bunch; the road is hot, the air is dry and the people on the side find the shadow of the trees to protect from the sun. Moria in Italian sounds something near to the death, and now seems the right name to give to this place.

lunedì 10 dicembre 2012

Giro d'Italia 2009: Pergola - Monte Petrano

Monte della Serra - Ricordo del Giro 2009 / Memory of Giro 2009
E' una giornta caldissima, ed a Pergola non si respira. Lascio la piccola cittadina alle spalle dirigendomi verso il primo dei miei appostamenti, sul Monte della Serra, pochi chilometri dopo la linea di partenza. Le colline sono infuocate e non c'è una bava di vento. La gente si ripara sotto le antiche querce ed il grano dorme al sole, adagiato per l'abbronzatura. Non dorme il gruppo, che in un istate scavalca la collina. Un boato che non si può udire riempie le gambe di quei ragazzi che già fanno esplodere la fuga. Ed in brevissimo mi ritrovo di nuovo in automobile, a rincorrere la corsa verso il prossimo passaggio. La giornata è appena cominciata!

It's a hot day and in Pergola I couldn't breath. I move to the first of the passage I planned, on Monte della Serra, few kilometers by the start line. Not a move of air and the people wait under the ancient oaks. The grain is green exposed to the hot sun will turn to gold in days. But the race is already coming and there are some attacking hard on the top of the climb. In a while I'm back in the car, chasing the group in the crazy descent looking forward to the next passage. Day has just begun!

lunedì 8 giugno 2009

Lo Speciale - Il Giro di Menchov

Ho pubblicato lo speciale del Giro. Il classico fotoracconto che lascia testimonianza dei giorni trascorsi al seguito della carovana rosa, per conto di Pezcycling. Spazio alle fotografie ed alle parole, per rivivere quei giorni stupendi di Maggio.

lunedì 1 giugno 2009

Il Giro... a modo suo

Menchov ieri non ha soltanto conquistato il Giro d’Italia. Ieri il Russo ha conquistato tutti gli Italiani. Era la prova che mancava. Quel suo stile impeccabile, quel suo rispondere puntuale e determinato ad ogni scatto di Di Luca, non lo aveva reso per nulla simpatico. Pur facendo il suo mestiere di maglia rosa, si era forse calato troppo nel ruolo; imbattibile ed inattaccabile. Antipatico. Un bel grattacapo per gli avversari e soprattutto per Di Luca che, di tappa in tappa, sembrava sempre più nervoso ed a corto di idee. Persino ieri, a Roma, nell'ultima cronometro, Menchov stava "esagerando". Non gli bastava garantirsi il risultato “grosso” (la maglia rosa), si stava anche andando a prendere la vittoria di tappa. Lo stava facendo sotto una pioggia battente, alla faccia del selciato scivoloso e, soprattutto, alla faccia di Di Luca, che si era presentato al via con la bici tradizionale, proprio per paura di scivolare. Che figuraccia adesso, pensava Di Luca, guardando il Russo danzare sulle pietre di Roma. Ed ecco che... “patapunfete”. Eccolo lì, il gigante Russo, seduto come un burattino, sulle pietre di Roma, a soli settecento metri dall’arrivo. La bici che gli scivola via. Lui che scivola dietro la bici, che cerca disperatamente di recuperarla con le mani protese in avanti. Patapunfete. Attorno a lui nessuna pietà. C’è chi esulta, c’è chi gufa, c’è chi strofina il cornetto. C’è chi ride. Ed il burattino Menchov è lì. Un attimo, ma eterno. E’ lì che il mondo gli cade addosso, e vorrebbe mettersi a piangere, ad urlare dalla rabbia. Vorrebbe prendere il primo che gli capita sotto e riempirlo di testate. Vorrebbe scomparire. Eppure è lì, e non c’è modo di aggirare il problema. Eccolo che si alza. Ecco che rincorre la bici. Che la prende in mano, la maledetta bici. Lo fermano, gliene passano una nuova. Si mette in sella. Ricomincia a pedalare. Il pedale non si infila, ma se ne frega, insiste, lo infila a forza, spinge. Spinge. Spinge. Arriva. E solo allora si compie il miracolo. Menchov perde il self control. Perde la corazza da Russo e diventa un poco… Italiano. Urla, sbraita, sventola i pugni al cielo. Vorrebbe saltare... e quasi lo fa. Vorrebbe danzare... e quasi lo fa. Vorrebbe ridere, e ride. Vorrebbe piangere. Perché? Non lo sa. Sarà che arrivare sin qui è stata dura, e che questa sua maglia, adesso, ha più senso di prima. Non c’è più l’ombra di Di Luca, ma solo tanta gioia che gli fa allargare gli occhi, e stringere forte i pugni, e gli fa dire che c’è, che è lui ad aver vinto il Giro e che, cazzo, c’è modo e modo di vincerlo, ma che questo modo è tutto suo.

sabato 30 maggio 2009

Ultima tappa - Tutto in una notte

Danilo di Luca (foto Alefederico), ha deciso di non arrendersi fino all'ultimo metro di strada

Anche il Vesuvio passa sotto le ruote del Giro. Ieri, in certi frangenti ho quasi creduto che Menchov potesse prendere il volo, mettendo a tacere tutti. Invece no. Attaccato con un filo invisibile a Di Luca che proponeva accelerazioni continue, il Russo è riuscito a conservare la maglia senza aumetare il distacco, ed anzi, perdendone un poco con gli abbuoni dell'arrivo. Ecco così che a due tappe dalla fine l'Abruzzese segue rapace a soli diciotto secondi. Tutti sono convinti che, favorito dalla cronometro, Menchov vincerà questo Giro. Io voglio insinuare il dubbio. Siamo certi che su un percorso come quello di Roma il favorito non sia proprio Di Luca? Più scattista e più reattivo, gasato come è in questi giorni, potrebbe mettere a segno un recupero eccezionale. Chissà, qesta notte, quli saranno i pensieri dei due sfidanti. Menchov sentirà quel senso di inquietudine salire a poco a poco, mentre Di Luca ripercorrerà nuovamente di tappa in tappa tutto il suo Giro corso prima d'anticipo e poi di recupero. Un Giro in cui solo loro sono riusciti a brillare senza perdere un colpo. Sino a Domani; quando uno dei due dovrà, giocoforza, lasciar passare l'altro. Vincerà che ci crede di più.

mercoledì 27 maggio 2009

17a tappa - Blockhouse: perchè quei fischi sono vergognosi

Stefano Garzelli (foto Alefederico), secondo all'arrivo, fischiato dal pubblico.
.
Perchè non fanno parte della gente del ciclismo. Non c'è giustificazione che tenga; un corridore non si fischia. Mai. Perchè chi è sulla strada deve rendersi conto dell fatica bestiale che questi atleti affrontano con grande dignità. E' successo che il pubblico del Blockhouse, indispettito e deluso dal terzo posto di Di Luca, si è permesso di fischiare Garzelli (secondo all'arrivo), che invece sta portando a termine un Giro da applausi. Devo dire che un Giro così da Garzelli non me lo sare mai aspettato; non ha ancora vinto ma è stato sempre molto presente. Una seconda giovinezza per un atleta che rimane, a mio parere, un mezzo incompiuto del ciclismo. Nonostante un Giro vinto (era il 2000) penso che avrebbe potuto vincere tante belle classiche e forse un Giro in più.

martedì 26 maggio 2009

16a tappa - Monte Petrano: "Portami sù"

Morìa, sessanta all'arrivo. Scarponi rompe gli indugi ed attacca. Cunego risponde. (Foto Alefederico)
.
Avete letto il mio roadside su Pezcycling?
.
Non è Sastre e neppure Menchov. L’uomo del giorno è Scarponi. Non ha vinto, e neppure è giunto tra i primi. Scarponi era in fuga, anzi, ha promosso la fuga sin dai primi chilometri; sin dal Monte Serra, una collina che sovrasta Pergola, coltivata a grano con grandi querce a bordo strada. Erano le undici del mattino, e già si scoppiava dal caldo. Su Monte Serra il gruppo era già allungatissimo, grazie ai continui tentativi del corridore Marchigiano; pareva l’inizio di un massacro. Poco dopo la discesa da Monte Serra i corridori hanno incontrato il cartello dei meno duecento (!) all’arrivo. Evidentemente quel cartello, e la paura di non farcela, hanno suggerito al gruppo un andatura più contenuta. E la fuga ha preso il via. Valle del Metauro, campi di grano già abbronzati e querce ad ogni fossato, paesini circondati da mura tutti colorati di rosa ed invasi da bambini che avevano saltato la scuola. Solo la provincia garantisce certi spettacoli. La fuga aveva guadagnato oltre sei minuti quando, a Fossombrone, sotto le ruote dei corridori si è presentata l’arcigna pendenza delle Cesane. Il gruppo non ha mai lasciato fare. Ha sempre tenuto sotto controllo la fuga; cinico e calcolatore come sempre. Eppure, davanti, Scarponi era sempre in prima linea. Lui ed il compagno di squadra De Bonis. Non c’era brezza, sulle Cesane, a mitigare i trentaquattro gradi. Nel bosco l’odore della resina era fortissimo. Quello deve essere stato il momento più duro di tutti. Tanta fatica già accumulata e laggiù, in fondo, la figura del Nerone che si faceva sempre più grande e minacciosa. Il Nerone. Quando si sono trovati sotto al paese di Cerreto hanno certamente capito cosa li aspettava. Le rocce erano piastre ardenti e l’asfalto sconnesso era a grana grossa, come quello che trovi in questi posti. Il paesino era arroccato nella valle, lassù. Pareva di essere un Calabria, in qualche valle sperduta della Sila. Sopra il paesino la montagna con una nuvola bianca a sfiorare la cima. Tutto il resto era arso dal sole e non si riusciva a scorgere alcun albero. Il gruppo, dietro, li teneva lì. Sei minuti, poi sette, poi cinque, poi sei. In quei frangenti sono nulla. Scarponi stringeva forte il manubrio e chiedeva a De Bonis un altro sforzo – “portami su”. Ed il gregario si metteva il cuore in pace (e le gambe in croce), mentre passava in testa a tirare. Il gruppetto all’attacco perdeva intanto i pezzi, da venti rimanevano in tredici, mentre il gruppo si faceva ancora una volta sotto. In cima al Nerone la vista si apre sui campi così Scarponi, voltandosi, riusciva a scorgere Catria e Petrano. Come grosse statue perenni stavano lì, ad attenderlo. Discesa folle e si risaliva verso Moria, per passare nell’altra vallata. Lo chiamano strappo. Qualcuno lo chiama “strappetto”. Invece è un’altra maledetta salita. Senza ombra e senza speranza, come tutte le salite. Lì Scarponi s’incazza. Ed attacca. Lo segue Cunego, che deve mettere una toppa grossa così sul suo Giro. Poi si agganciano anche Bosisio e Popovich. Gente tosta. Gente che sa come correre. Scarponi non ne ha quasi più, e ne ha coscienza; ma non vuole arrendersi all’idea e fa la faccia da duro. Vada come deve andare. Quando Cunego attacca sul Catria, Scarponi ha speso tutto. E si stacca. Semplicemente non ha più energie, e si chiede come farà ad arrivare in fondo alla tappa. Perché il Catria è lungo. Perché c’è una discesa pericolosa. Perchè c’è ancora il fondovalle. Perché infine c’è il Petrano. E’ sul Petrano che Scarponi emoziona. Passa senza guardare nulla. Guarda l’asfalto, mezzo metro davanti a se. Che altro devi guardare? Neppure sente la gente che lo incita e lo ringrazia per quella bella fuga. Non gli frega un accidenti, a dire il vero. Neppure si ricorda più perché è andato in fuga. Pensa solo al momento in cui si verserà un intera bottiglia d’acqua gelata sulla testa. Alla faccia del torcicollo. Alla faccia di tutti quei bollenti chilometri. Ora ditemi, pazienti lettori, chi è l'uomo del Petrano!

A noi due

Di Luca (maglia ciclamino) e Menchov (maglia rosa) sul Petrano (foto Alefederico). Ecco la grande sfida del Giro 2009.
.
La tappa del Petrano è stata bestiale. Il caldo era insopportabile e le salite selettive. Avrò modo di parlarne. Apro con il duello tra Menchov e Di Luca. La maglia rosa ha saputo sostenere un esame durissimo. La sua squadra è riuscita a gestire la corsa, nonostante un attacco di prima mattina di un gruppo numeroso e sostanzioso (Scarponi, Popovich, Cunego, Bosisio tra gli altri). I gregari di Menchov non hanno ceduto oltre il dovuto e sono sempre stati in prima fila, come si conviene ai compagni della maglia rosa. Adesso, dopo il crollo di Leipheimer e la difesa delle posizioni da parte di Di Luca, la lotta per la maglia rosa si restringe a questi due grandi corridori. Il Russo, favorito se non altro per il fatto di indossarla, e l’Italiano, grintoso, che ci crede, testardo come un mulo. Blockhouse, Vesuvio e, forse, la crono finale diventano ora i giudici inappellabili della sfida. Ecco il grande duello, ecco la sfida che ci terrà con il fiato sospeso sino alla fine, sino all’ultimo metro.

lunedì 25 maggio 2009

Il giorno della verità

Il Monte Catria attende i corridori (foto Alefederico). Non sarà una passeggiata.

E' la tappa regina del Giro d'Italia 2009. Pergola - Monte Petrano di oltre duecentotrenta chilometri. Regioni sconosciute e salite inedite. I corridori sanno che la corsa si decide quì. Ci saranno salite tutto il giorno, sin dall'inizio. Stradine strette e piene di curve, discese insidiose, contropendenze. Valli incantate il cui silenzio verrà rotto dal frusciare delle ruote del gruppo. Difficile dire quando la corsa comincerà a ravvivarsi. Sul Catria? Forse prima, sul terribile Nerone. Oppure anche prima, su Rocca Leonella. Come ogni anno, nel momento decisivo le fantasie di un inverno fanno posto alla realtà. Il momento della verità è arrivato.

Un altro regalo

Spezialetti impegnato nell'inseguimento a favore di Di Luca e... Menchov (foto Alefederico)

Per propensione personale sto sempre con chi attacca. Oggi Basso mi ha stupito e mi è piaciuto. Ci voleva coraggio ad attaccare su Monte Casale con tutta quella pianura da sorbirsi fino all'arrivo. Gli è andata male. Ha comunque dimostrato di avere buone (ottime) gambe e potrà eventualmente sfruttarle domani in una tappa a lui più congeniale.
Chi mi è piaciuto meno è stato Di Luca. Facendo lavorare Spezialetti lungo tutto il Casale ha praticamente aiutato la maglia rosa Menchov che ha viaggiato tranquillo. Non mi è piaciuto neppure il suo scattino sul Trebbio. Se ne aveva così tanta perchè non se n'è andato con Basso? Tra Liquigas e Lpr non scorre buon sangue e certe azioni sono forse dettate più dall'emotività che dal ragionamento. Peccato perchè ho la netta l'impressione che Menchov sia più forte di quel che appare e sarà difficile sfilargli la maglia rosa. Domani o mai più.

Un caldo bestiale

I fuggitivi di oggi sul Monte Casale (foto Alefederico). La corsa è stata caratterizzata dal gran caldo.

Il caldo non da tregua. Una giornata bestiale. Ve lo assicuro; è stata dura solo aspettare i corridori, figuriamoci correrla, questa tappa. Sali scendi, destra sinistra. Queste tappe appenniniche ti logorano mente e fisico. Spazio alla fuga dei soliti coraggiosi che alla fine ha premiato Bertagnolli. Bravi, questo è il ciclismo che piace allagente. Quello senza troppi calcoli e con tanto cuore. Domani di coraggio ce ne vorrà tanto di più perchè la tappa è veramente impegnativa. Se farà caldo sarà sofferenza inaudita. Diverrà una sorta di tappa Appenninica. In particolare, Monte Nerone, è completamente esposto al sole. Quello sarà il punto chiave di tutta la tappa.

domenica 24 maggio 2009

Gente del San Luca

La genbte del San Luca (foto Alefederico)

C'era un mare di gente ieri sul San Luca. I Bolognesi hanno dimosrato di amare molto il Giro. Questo finale dovrebbe essere proposto quasi ogni anno. Le urla, la gente sotto gli archi, i volti sfiniti dei corridori. Queste sono le cose che rendono il ciclismo uno sport unico. Il contatto diretto con il pubblico che diventa parte integrante ed insostituibile del quadro. Dopo il passaggio dei primi il pubblico ha invaso la strada e temevo che gli ultimi, poveretti, avrebbero avuto mille problemi a salire fin lassù. Invece ad ogni corridore la folla si allargava lasciano meno di un metro di spazio. Il corridore si infilava in questo budello e tutti gli tributavano un lungo e sentito applauso. I corridori sono dei duri e mantenevano lo sguardo basso ma sono sicuro che anche loro si sono emozionati moltissimo. Grazie Bologna, grazie gente del San Luca.

L'errore

La Lpr in azione su Tolè (foto Alefederico). Dove speravano d'andare?

Era nell'aria. Tutti alla partenza prevedevano che Di Luca avrebbe fatto lavorare la squadra per tenere cucita la corsa e per far arrivare il gruppo unito ai piedi dello strappo finale a Bologna. E così è andata. Tuttavia il piano di Di Luca non è riuscito, i fuggitivi sono arrivati e lui ha, in pratica perso tempo e uomini nel tentavito di ricucire. Siamo entrati nella terza settimana. Molti corridori sono stanchi, ed è più facile che le fughe vadano via. Bisognava lasciare alla maglia rosa l'onere della gestione della gara. Di Luca doveva fregarsene dell'abbuono e puntare al "pezzo grosso". Menchov è forte ed in forma. Va logorato di giorno in giorno, sperando che anche gli altri avversari (vero Basso?) facciano il loro. Ieri, in pratica, si è regalato un giorno di riposo al Russo. Errore da non ripetere oggi nella Forlì - Faenza, tra le splendide colline della Romagna.

Sarà dura

Il Russo Denis Menchov (foto Alefederico) in maglia rosa

Non sarà così semplice togliere la maglia a Menchov; lo deve aver pensato anche Di Luca ieri in almeno due momenti. Primasulla salita del Valico di Tolè, quando la sua sqadra si è squagliata al sole (che caldo!), poi sul San Luca, all'arrivo, quando il Russo ha "francobollato" la sua ruota senza perdere un metro. Per uno scattista come Di Luca una vera beffa. La tappa è stata abbastanza deludente; nessun sussulto (neppure uno starnuto), che venisse da un uomo di classifica, prima dello strappo finale. Eppure, con tutte quelle salite, lo spazio per inventarsi qualcosa c'era. Deludente sopèrattutto Basso che mai osa mentre poi perde su ogni traguardo. Lo rimando ad oggi; un altra tappa disegnata per mettere pressione al leader, sempre che qualcuno ne abbia voglia.

venerdì 22 maggio 2009

Giro d'Italia - Il momento delle verità

La lunga via verso il santuario di San Luca a Bologna (foto Alefederico). Primo appuntamento del lungo week end del Giro 2009.
.

Ci siamo. Domani comincia il lungo week end (ci metto dentro anche il lunedì) delle verità. La classifica generale è ancora corta, ma già delineata. Saranno le strade degli Appennini, come da tempo anticipato, a decidere la corsa. Emilia, Romagna, Marche e mettiamoci dentro anche l'Abruzzo con il Block House. Si comincia con l'attraversamento dell'appennino Tosco - Emiliano; delle tre sarà la tappa meno dura. Arrivo sullo strappo del San Luca, lungo le splendide arcate che accompagnano verso il santuario. Chi si aspetta una tappa d'attesa, in preparazione della salita finale, (peraltro corta) si sbaglia. La corsa sarà nervosa. Sarà difficile tenere Garzelli nei ranghi. Spazio a tutti gli attaccanti. Visconti. Voigt. Ma potrebbe essere una ghiotta occasione per poter rientrare in classifica con un bel colpo di mano. Parlo per Bruseghin. Per Simoni. Potrebbe essere addirittura ipotizzabile un attacco combinato della Liquigas. Basso davanti a logorare la Rabobank e la Lpr favorendo il finale di Pellizzotti. Un ipotesi un po' ardita, visto che Basso non è tipo da azioni spericolate e fantasiose. Spazio alla fantasia. Almeno fino a domani.

giovedì 21 maggio 2009

12a tappa - Riomaggiore: adesso viene il bello

Il Russo Menchov (foto Alefederico) è la nuova maglia rosa del Giro
.
Il Giro entra nella sua fase più bella. Posso pur dire che me lo ero immaginato proprio così: bello, incerto e combattuto. Sin dai giorni delle indiscrezioni sul percorso ero convinto che l'idea di eleggere l'Appennino a giudice della corsa avrebbe reso giustizia ad un disegno ardito e fantasioso. Allora pareva una bestemmia. Sambrava che, senza Alpi, non avremmo assistito ad un grande spettacolo. Adesso, invece, siamo di fronte ad una situazione molto intrigante. Menchov è in rosa. Meritato. Si vedeva che pedalava bene. Tuttavia il Russo non può dormire sonni tranquilli. Nelle tappe di Sabato e Domenica dovrà per forza far lavorare (tanto) la squadra. Molto dipenderà dalla fantasia dei suoi avversari. Verso Bologna il gruppo incontrerà le salite dell'appennino Tosco-Emiliano. Poi ci saranno, Domenica, le salite dell'appennino Romagnolo. Quindi, Lunedì, il tappone dei tapponi. L'inedito e misterioso appennino Marchigiano. Avrò modo di approfondire l'argomento. Ieri mi è piaciuto moltissimo Di Luca. Avete visto che grinta? Forse l'abbruzzese non avrà modo di riconquistare la maglia rosa, ma è stato certamente il grande protagonista della prima parte. Benissimo anche Pellizzotti che si conferma dopo la grande vittoria di Kronplatz dell'anno scorso. Che ne dite di Basso? Ha deluso? Forse. Però aspettiamo il Monte Petrano per dare giudizi su chi oggi ha pedalato sotto le attese, perchè solo adesso viene il bello.

11a tappa - Arenzano: Turchino

Come il nome della salita della Sanremo. Come il colore del mare che si vede da lassù. E' più di una salita, è più di un gran premio della montagna. E' uno di quei posti che mantengono, per il ciclismo, un che di magico. Meglio del Pordoi, meglio del Poggio, lassù si respira soltanto ciclismo. Sarà per il tuffo che ti porta in un attimo dalla montagna al mare, sarà per quella piccola galleria che compare in tante fotografie e che da sempre è uguale. La Liguria, la mia Liguria, è davvero stupenda. E vedrete oggi quali meraviglie ci proporrà la crono. Terra struggente, che non perdona, e che non mantiene il rimpianto per i suoi figli che se ne vanno. Io sono tra quelli, ed è possibile sentirmi adesso straniero tra le terrazze che mi hanno cresciuto. "Stracci di nebbia lenti - tra cenere d'ulivi - quasi a credere stenti - che vivi".