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giovedì 4 maggio 2017

Giro 2016 - Realtà e immaginazione

Una giornata particolare sul Colle dell'Agnello 

Il confine tra realtà e immaginazione. L’istante in cui tutto diventa improvvisamente, e senza troppe ragioni, unico, irripetibile. Come tuffarsi dentro una bolla di sapone, senza farla scoppiare. Mi succede spesso alle corse di ciclismo, soprattutto al Giro d'Italia, quando cominciano a sentirsi le pale dell’elicottero, le sirene delle moto, la tensione del pubblico.
Ma quel giorno è stato diverso, tutto incredibilmente più grande e mozzafiato. Cinematografico.

Era la prima volta per me su quelle strade. Nomi impressi nella mia mente come ricordi d’infanzia, visti in tv, letti su un giornale, quasi sempre rosa. Il Col du Sampeyre, Pontechianale e quella tappa mozzata per troppa neve che vinse Pascal Richard, la Val Varaita, i cartelli stradali per la Francia e l'Izoard.
Alessandro e Angelo conoscevano già quei luoghi molto meglio di me per scorribande ciclistiche passate e mi raccontavano la bellezza e le peculiarità di quelle valli, profonde, autentiche e maestose. Il vivere isolati, molto più che in altre zone alpine. L’originalità dei profili delle case, ancora simili a baite di famiglia e poco azzannate dal turismo di massa. Io pensavo a falegnami e fabbri, panettieri e lavandaie, mentre - focaccia in mano - bevevo da una fontana di paese.

Il Colle dell’Agnello era al momento solo un nome su una mappa e un’idea vaga di storie passate scritte lassù. Chilometro dopo chilometro, passo dopo passo, il tutto è andato ben oltre la mia immaginazione limitata. I prati semiverdi, di una primavera tenuta ancora per mano e di un'estate non ancora matura. I primi gruppetti di tifosi saliti in bici e già piazzati nei punti dalla vista migliore. La distesa di camper parcheggiati a Pontechianale e visibili buttando l’occhio giù verso valle. La salita arcigna, le rocce sempre più numerose e la strada stretta ma solida.
E la neve. E che neve. Quella di maggio, quella che non t'aspetti, quella che ricordi. Dal parcheggio in su, fino alla cima, fino a un luogo magico. Il freddo intenso, il respiro sempre più affannato, due crackers in bocca ogni tanto come estremo appiglio per salire fino in cima. Le nuvole basse, sempre più basse, dannatamente sempre più basse, da non vedere quasi più niente. L'Inferno di Dante, ma poi pure il Paradiso, perché lassù le cose si mischiavano un bel po'.

Poi è arrivata la corsa a completare lo scenario. Le sagome dei ciclisti si confondevano, nella nebbia, coi muri di neve a bordo strada. Apparivano e svanivano in pochi secondi, così come quelle delle macchine al seguito. Gli applausi dei tifosi si impastavano nelle nuvole. La fatica era negli occhi di tutti, punto d'incontro sincero fra chi era in bici e chi no. Punto d'incontro fra realtà e immaginazione. Ognuno lassù per vincere il suo personalissimo Giro d'Italia, qualunque fosse il significato di quella vittoria.

domenica 12 febbraio 2017

Giro 2016 - La Festa di Anghiari



Anghiari, sulla quale ho sempre l'eterno dubbio dell'accento, appare agli occhi con la forza di un posto unico. Di quelli che non si dimenticano. Di quelli che non si confondono. Un rettilineo di 5 km che taglia la campagna aretina e termina con un muro degno delle Fiandre, senza pavé, ma con la Storia d'Italia nell'aria a mettere presto fine a qualsiasi altro tentativo di paragone affrettato. Mi chiedo spesso come ho fatto a scoprirla così tardi. Merito di Alessandro e Angelo, che, parlando della crono del Chianti, mi hanno consigliato di andare lì a vedere la tappa del giorno precedente, la Foligno-Arezzo. Compagno di avventura di quella giornata stupenda è stato un altro Angelo, mio amico dai tempi dell'università a Perugia.

Anghiari è Intrepida, profondamente appassionata di ciclismo, osserva e applaude dalle finestre e dai muretti a picco sulla strada ripida. Veste Garibaldi di rosa, mantello da supereroe e mano distesa a indicare ai corridori la svolta a destra alla fine della salita. O forse no, indicava altro, ma quel giorno i suoi Mille erano Duecento e variopinti.

Dal punto in cui ero affacciato non vedevo la corsa arrivare e per questo è stato ancora più emozionante sentire il boato della folla  enorme  allo spuntare delle prime ruote. E come un'onda accompagnare i corridori man mano che salivano. Non era battaglia, ma festa. Non era la sensazione di un giorno, erano gli occhi di un popolo che trova la sua identità al passaggio di un Giro d'Italia.

Mezz'ora dopo il passaggio dei fuggitivi io ero già con una piadina in mano a parlare di ciclismo e di Anghiari con alcuni ragazzi del posto. Ci raccontavano aneddoti, ci consigliavamo posti da andare a vedere, mi insegnavano parole in toscano. Non sapevamo che dovevano ancora arrivare gli ultimi tre della corsa – Boy van Poppel, Filosi e Viviani – e non sapevamo nemmeno che, da quel bancone a bordo strada, avremmo applaudito un futuro Campione Olimpico. Ad Anghiari, in qualche modo, c'è sempre spazio per un pezzetto di Storia.

14 maggio 2016


Il gruppo dei fuggitivi / Gianluca Brambilla vincerà la tappa ad Arezzo

domenica 29 gennaio 2017

Giro 2016 - Un Chianti completo

Giro 2016 - Eros Capecchi tra le vigne del Chianti

La crono dei vini al Giro d'Italia. Il Chianti Classico nel 2016. Una giornata completa, dall'agonismo alla meteorologia, dalle colline agli affettati. Le vigne, a tratti splendenti col sole, a tratti appesantite dalla pioggia. Comunque a fare da cornice a corridori e tifosi, con un occhio alla strada e l'altro a un rosso su un tavolo apparecchiato qualche metro più in là. Un vento zuppo muoveva paure e bandiere, soprattutto quelle belghe di una famiglia di camperisti, esperta di corse bagnate. Per un attimo ho pensato se salire al riparo insieme a loro, ma alla fine ho optato per la mia solita e ormai proverbiale doccia di strada. Prima, però, ho avuto il tempo di salire e riscendere, osservare e chiacchierare. E ripensare alla partenza della mattina, che avevo visto a Radda in Chianti, in piedi su una panchina a tifare per uno dei primi a prendere il via, Ji Cheng dalla Cina. In attesa di un finale sorprendente e molto scenografico, con la pioggia ormai alle spalle, ma comunque ancora capace di dipingere di riflessi la strada umida.


Con Alessandro e Angelo eravamo a qualche chilometro di distanza, ma assaporavamo gli stessi profumi. La Toscana non è terra da chiedere i documenti al Giro, le bici sono elementi naturali, le corse un pezzo importante di storia. E nemmeno terra da chiedere i documenti a Eros Capecchi, uno dei figli prediletti di queste zone, ondulate e magnifiche.

domenica 22 gennaio 2017

Giro 2016 - Speed, Sound, Sun


May 6/7/8 - Gelderland, the Netherlands, a so bike-friendly region and 3 amazing days for Giro 2016.

And the same number of words that still tell me about it: Speed, Sound and Sun. 3 times S.
The Speed of the opening prologue, the Sound of thousands of roadside people, among crates of beer and loudspeakers playing music, the wonderful and unexpected Sun that soaked up the crowd. I tanned more 72 hours in the Netherlands than during all the next summer long, I would never have said that.

I'll go on by mixing moments, not following a chronological order. Let's see where my memories will lead me back.

giovedì 5 gennaio 2017

Giro 2016 - The Day Before

Dutch people riding on the track the day before the Big Start
The 'People-of-the-Day-Before' have their own appeal. Some of them are there for the race, others even don't know there will be a race the day after. Someone has already been studying the track for a long time, to someone else that track is just their everyday road to go shopping or visiting a friend. Barriers or not. What I loved in the Netherlands is that, anyway, everyone was on the track by bicycle. Just me walking. 
In Apeldoorn, many, so many, were working in their houses gardens, or just outside the gates, to make their little space up and get it ready to welcome Giro as best as possible.