Visualizzazione post con etichetta Corridori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Corridori. Mostra tutti i post

domenica 2 febbraio 2020

Vasil Kiryenka

Vasil Kiryenka - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018

Tra poche settimane la Tirreno Adriatico tornerà a scalare i tornanti del Sassotetto, salita nelle Marche, che ha già caratterizzato questa corsa in passato. L’ultima volta era stato appena due anni fa, quando lassù in cima vinse Landa. Per lunga parte della salita il gruppo era stato tirato da un corridore che oggi abbandona. Vasil Kiryenka, un Bielorusso, un vero duro, con la faccia da duro, un vero uomo squadra, con quindici anni di carriera ai massimi livelli. Gente così ne trovi una ventina al massimo in gruppo. La settimana Vasil è stato fermato a seguito di verifiche mediche per problemi cardiaci, a quasi quarant’anni di età.

domenica 19 gennaio 2020

Adam Yates

Adam Yates - Ricordo della Tirreno Adriatico 2019

Lo scorso anno la Tirreno Adriatico fu il primo boccone ghiotto di Roglic, il protagonista della stagione. A farne le spese fu Adam Yates, gemello di Simon (quello della cotta sul Finestre) che, di fatto, perse la corsa a Recanati, quando non seppe guadagnare abbastanza tempo sullo Sloveno, che ebbe un momento difficile sul tremendo muro finale. Da ricordarsi comunque che Yates poteva vantare 7 secondi “atipici”, grazie al vantaggio conseguito nella crono a squadre del primo giorno. Proprio la prova a squadre è stata quest’anno eliminata dalla corsa dei due mari. Chissà che Yates non voglia venire a riprendersi il simbolo del primato. 

lunedì 18 novembre 2019

Tadej Pogacar

Tadej Pogacar - Ricordo delle Strade Bianche 2019

C’è una storia di tanto tempo fa che non ho mai avuto il coraggio di raccontare. Seguivo il Tour del 1996, le tappe Alpine, fredde come non mai. Allora fare foto non era proprio uno scherzo, i rullini costavano dei bei soldi, così come le stampe; io ero studente e quindi sempre al verde. A mala pena riuscivo a pagarmi la trasferta con la paghetta dei genitori. Tenda come hotel, se andava bene, ma a quel Tour dormivamo in auto, perché era freddo e pioveva sempre.

Così si risparmiava sulle foto, scattando soltanto quelle buone ai corridori che stavano davanti. Rullino da trentasei per tre giorni di gara, fate voi i conti. Quel Tour era mitologico, era il primo Tour in cui Indurain andò in crisi, e noi (io e mio cugino) avevamo immortalato quella crisi sui tornanti di Les Arcs. C’era però un corridore che avevo evitato di fotografare, perché non lo conoscevo, un giovane che stava andando forte in classifica, ma che era Tedesco e pertanto non consideravo (mi dite voi quali super campioni aveva mai espresso la Germania?).

Avete probabilmente già capito che io quel Tour ignorai beatamente Ullrich, secondo alla fine nella generale, e primo l’anno successivo. Così mi ripromisi di non dare mai più nulla per scontato, e di seguire da subito con attenzione i giovani che fanno risultati, perché il buon giorno si vede sempre dal mattino.

Eccoci così arrivati alla foto di Tadej Pogocar che se ancora non sapete chi è, vi consiglio di non perdervi. Qui era alle Strade Bianche, fresco vincitore dell’Algarve, gli avevo già messo l’obbiettivo addosso. Alla fine lo abbiamo rivisto sul podio della Vuelta. Occhi aperti..

mercoledì 23 ottobre 2019

Mads Pedersen

Mads Pedersen - Ricordo della Tirreno Adriatico 2019

La foto ritrae il neo campione del Mondo, Mads Pedersen, nella tappa di Recanati dell’ultima Tirreno Adriatico, dove fu quinto di giornata, a capo di una fuga partita da molto lontano, su un percorso molto esigente.

Un giorno sapremo se Mads Pedersen davvero sarebbe stato degno di indossare la maglia che indosserà. E’ questo il piccolo dramma sportivo che si consuma sulle spalle di un ragazzo Danese di 23 anni, che ha vinto a sorpresa il campionato del mondo. Nessuno gli perdonerà facilmente di aver vinto una corsa così importante, nessuno gli farà sconti. Ne ricordo solo un altro, così giovane e così sconosciuto. Era il 1999, ero a Verona sulle Torricelle. Scese un silenzio di tomba, laddove poco prima il pubblico rumoreggiava e si agitava pronosticando chi Ullrich, chi Camenzind, chi Casagrande. Perché Oscar Freire Gomez sembrava proprio uno scherzo. Di cattivo gusto. Un mondiale rovinato, qualcuno disse nel viaggio di rientro, e chi replicava lo faceva solo per partito preso, senza convinzione. Il mondiale di Freire del 1999 fu un brutto scherzo a capo di una corsa entusiasmante, estremamente selettiva e contesa. Il mondiale di Mads è stato altrettanto selettivo e conteso. Poco importa che lui sia un vero duro, che sappia stare in fuga da lontano, o che emerga proprio in quelle corse "ad eliminazione", allorquando tutti gli altri cominciano a mollare; per adesso usurpa, senza diritto, un titolo che non doveva essere suo. Tutti lo pensano e nessuno lo scrive, così lo facciamo noi, augurando a Mads di uscirne come capitò ad Oscar. Alla grande.

giovedì 6 giugno 2019

Giro d'Italia 2019 - Jan Polanc

Jan Polanc - Ricordo del Giro d'Italia 2019
Qualcuno già li conosce, qualcun altro forse no. Senza di loro il Giro d'Italia sarebbe stato meno ricco. Sono i volti di chi ce l'ha messa tutta ma non è comunque riuscito a passare sulle copertine delle riviste specializzate. Li pubblichiamo volentieri qui, nel nostro piccolo spazio.

Jan Polanc non è certo uno sconosciuto perché al Giro aveva già vinto due belle tappe. Quest'anno per lui due giorni in maglia rosa in tappe alpine, niente male. Trovo giusto che la maglia rosa vada a premiare anche corridori "meno nobili" durante il lungo viaggio, anzi, personalmente sono quelli che preferisco perché pur di conservarla ce la mettono davvero tutta. Non avrei scommesso un soldo sul fatto che Jan mantenesse la leadership a Ceresole ed invece lui ce l'ha fatta, indossando la maglia rosa anche il giorno dopo.

domenica 19 maggio 2019

Giro 2019 - Giovanni Carboni

Giovanni Carboni - Ricordo del Giro d'Italia 2019
Tre giorni in maglia bianca ed ancora tantissimo da dimostrare. Lasciatemi celebrare, con un po' di orgoglio campanilistico, il Giro di Giovanni Carboni, che sino a tre giorni fa, lo confesso, neppure sapevo corresse da professionista, pur abitando nella sua zona. Sotto il diluvio di San Marino ce l'ha messa tutta per difendere la maglia, in condizioni davvero difficili. 

mercoledì 15 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Lasciare con stile

Tom Dumoulin 
Qualcuno si è meravigliato che Tom Dumoulin abbia abbandonato il Giro al km 0 della quinta tappa, dopo che era giunto malconcio all'arrivo il giorno prima a causa di una sfortunata caduta. Ebbene per noi questo è l'unico modo che un vero campione usa per lasciare la corsa. In corsa, davanti al suo pubblico. Lo hanno fatto i più grandi, e sino a qualche anno fa era considerato profondamente irrispettoso abbandonare nella notte, come dei ladri. Nel tempo in cui lo stile spesso viene lasciato al caso, questo ragazzo Olandese dimostra di saperci fare. Caro Tom, sulle nostre strade sarai sempre il benvenuto.

domenica 12 maggio 2019

Giro d'Italia 2019 - Giulio Ciccone

Giulio Ciccone - ricordo del Giro d'Italia 2019
Ha riservato una certa sorpresa, per chi ancora non lo conosceva, il tempo di Ciccone ieri sulla salita del San Luca. Salito più forte di tutti (Roglic compreso) non è nuovo a "numeri" in corsa al Giro, dopo la splendida affermazione nel 2016 a Sestola. Noi, a dire il vero, ci avevamo messo gli occhi sopra da tempo (leggi) ed eravamo convinti che sarebbe potuto crescere molto bene. Oggi, per non smentirsi, è subito andato in fuga in una tappa appenninica complicata dal maltempo. Non sappiamo come andrà a finire (scriviamo questo post nel pieno della corsa), ma cogliamo l'occasione per augurare a lui, ed a tutti i corridori del Giro, buon viaggio!

lunedì 18 marzo 2019

Tirreno Adriatico: l'ultimo a farcela

Omar Fraile sale sui Cappuccini; gli hanno appena detto che il suo compagno di squadra ha vinto la tappa

Forse non tutti sanno, forse non tutti si sono accorti che sabato scorso quasi metà dei corridori non ha completato la tappa che arrivava a Fossombrone. Anche noi, che eravamo sulla strada dei Cappuccini ci siamo persi 66 ciclisti che mai erano passati da lì, e solo grazie all’amico Francesco abbiamo realizzato ciò che stava accadendo. Niente Sagan, niente Viviani che assieme agli altri ritardatari erano stati fermati dalla giuria in centro, sulla linea del traguardo, per evitare che la testa della corsa li riprendesse sulla salita e si venisse a creare il caos dei doppiati su una stradina larga poco più di due metri. Si narra che il primo dei “fortunati” sia stato Sagan (e l’ordine d’arrivo sembra confermarlo), ma di certo sappiamo che l’ultimo dei “condannati” è stato Fraile. Lo sappiamo perché eravamo lì con lui, mentre barcollava sulla bici e la gente gli diceva di tenere duro, che il suo compagno di squadra aveva appena vinto la tappa, e lui chiedeva conferme, mimava con la lingua fuori la sofferenza e la soddisfazione e continuava a barcollare. Non che sia un inetto in salita Omar, ma ora che sappiamo come si sono svolti i fatti e quale beffardo destino sia toccato allo Spagnolo, siamo certi che semplicemente non fosse la sua giornata.

giovedì 28 febbraio 2019

Strade Bianche: le stigmate di Santa Caterina

Daniel Oss


Santa Caterina da Siena era nata nel medioevo nel rione di Fontebranda, lo stesso dove ogni anno le Strade Bianche si inerpicano per la via a lei dedicata, per poi raggiungere Piazza del Campo. Caterina era di famiglia povera, di quella povertà che non consentiva a genitori di 25 figli di mettere assieme una dote per lei, che tanto voleva votarsi. A quel tempo gli ingressi ai monasteri erano riservati a poche, e servivano ricche doti per sposarsi con dio. Fu una malattia a sfigurarle il volto, rendendola vecchia nonostante i suoi sedici anni; tale avvenimento le aprì le porte di un gruppo del Terz’Ordine di domenicane, anziane laiche, che solitamente non ammettevano giovani donne. Fu il suo volto sfigurato, che la faceva sembrare vecchia, a consentirle di seguire la sua vocazione, dedicandosi soprattutto agli ammaliati, quelli affetti dalle malattie più terribili, quelli infetti e pieni di piaghe, che nessuno voleva avvicinare. Sarà forse per la suggestione del luogo, o per il passaggio obbligato in quel pertugio prima di giungere alla luce del Campo, che non ho potuto fare a meno di pensare ai volti dei corridori che salgono lungo la strada del suo rione, sfigurati dalla loro fatica, dalla polvere o dal fango (a seconda..), volti di ragazzi di vent’anni che sembrano di settanta o forse più. Schizzi di fango che appaiono piaghe orribili e sguardi persi che sembrano invocare aiuto. Altrove forse sarebbero soltanto smorfie e volti sporchi, ma su quel ciottolato che guarda all’insù che pare non finire mai, gli occhi non bastano più ed il rumore già si dissolve rendendosi muto. I volti di Caterina stanno per passare.


Stefan Kung

Michal Kwiatkowski

Gianni Moscon

venerdì 8 febbraio 2019

Marcel Kittel

Marcel Kittel - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018
Il velocista tedesco è raggiante, ha appena vinto la sesta tappa della Tirreno Adriatico che finisce a Fano. Sarà la sua ultima vittoria della stagione 2018, ma questo ancora non lo sa. Attorno a lui diversi fotografi con le pettorine colorate, il massaggiatore che lo rincorre ed altri che gli stanno attorno nella confusione del traguardo. La corsa è finita da un paio di minuti ed il corridore torna verso la linea d'arrivo per le premiazioni. Da lontano la gente curiosa lo osserva. Questa foto non è niente di speciale, ne ritrae un momento memorabile. Ma la stagione del ciclismo è anche e soprattutto questo: tante corse, tanti traguardi tanti vincenti e tantissimi sconfitti.

mercoledì 23 gennaio 2019

Adriano Malori. 22 Gennaio (ed oltre)

Adriano Malori. Ricordo della Tirreno Adriatico 2015

C’è stato un breve periodo durante il quale la crono di San Benedetto del Tronto era cosa tra lui e Cancellara (mica uno qualsiasi), ed in quegli anni immaginavo di vederlo un giorno sfilare tra le palme con la maglia iridata di specialità. L’ultima tappa della Tirreno è da quasi dieci anni una cronometro, che si svolge sempre sullo stesso percorso. Due rettilinei infiniti di cinque chilometri ciascuno, andata e ritorno dal porto di San Benedetto passando per Porto d’Ascoli, che esaltano le doti di chi va forte contro il tempo. Dieci chilometri filati tra le palme che caratterizzano questo lungomare, e che passano di fianco a quello strano monumento, splendido, che è un invito a sapersi voler bene: “Lavorare, lavorare, lavorare. Preferisco il rumore del mare.” Non è una istigazione al cazzeggio, come ho pensato la prima volta, riflettendoci è un forte monito a valutare, scegliere, riflettere. I corridori passano di fianco a quella frase e neppure la vedono, mentre io osservavo crescere di anno in anno quel giovane atleta, che stava regalando tanti risultati ai colori azzurri in una specialità in cui fatichiamo troppo.

Poi l’incidente tre anni fa, e da quella volta anche quella crono ha continuato ad essere solo e soltanto straniera. Così, l’altra sera, quando Adriano ha postato un video (qui il video in Spagnolo, ma si capisce benissimo) con la storia del suo incidente, mi sono incollato allo schermo. Mezz’ora che è fuggita in un lampo, con gli occhi che ogni tanto si riempivano, a vedere e sentire i compagni di squadra che descrivevano quei giorni. Oppure lui, a raccontare il suo percorso di rinascita. Su Facebook ha scritto che il 22 Gennaio 2016 ha fermato il vento al cronoman, ma non ha fermato Adriano. E’ vero. In fondo un atleta è ben altro che solo un atleta; e la lezione che ci regala Adriano è proprio quella che vale sempre la pena di lottare. Pur di sentire il rumore del mare.

martedì 15 gennaio 2019

Peter Sagan

Peter Sagan - Ricordo della Tirreno Adriatico 2018

Ci siamo, perché la stagione comincia proprio in queste ore, e mentre noi siamo qui al freddo, in Australia i corridori già si scaldano i muscoli con le prime corse vere. Poi verrà il tempo delle gare Europee e quindi in un battibaleno ci troveremo nel cuore della stagione delle Classiche. Ho scelto una fotografia di Sagan in maglia iridata per cominciare questa stagione, perché le precedenti erano partite con lui vestito così. Quest’anno vedremo Valverde indossare quella maglia senza farla sfigurare, ma è indubbio che dopo tre anni consecutivi per noi rimanga Peter l’uomo dell’arcobaleno. La foto si riferisce all’arrivo di Trevi, Tirreno Adriatico dello scorso anno, dove il campione del mondo non brillò e giunse solo 24° di tappa. Ma quella salita era davvero troppo per il campione Slovacco, con quell’asfalto che si impennava verso il cielo e non voleva più smetterla di arrampicarsi. Chissà se Sagan potrà giocarsi la corsa dei due mari già quest’anno, in assenza di una tappa di alta montagna; se è vero che ci andò vicinissimo (solo 1” da Van Avermaet) nel 2016, quando la tappa di Monte San Vicino venne cancellata, è anche vero che il percorso di quest’anno presenta diverse salite simili a quella di Trevi, tutte concentrate nella 4° e nella 5° tappa. Un percorso da non sottovalutare.

martedì 4 dicembre 2018

Simon Yates

Simon Yates - Ricordo del Giro d'Italia 2018


Abbiamo scelto le fotografie del 2018 che più ci stanno a cuore. Non le più belle, ma quelle che ci raccontano di una giornata speciale, di un incontro, di un momento che desideriamo ricordare. Con voi. 

Era il 16 Maggio ed il Giro d’Italia arrivava ad Osimo. Ho scelto questa fotografia perché l’ha scattata mio figlio Mario di sei anni, e perché quel giorno avevo dedicato a lui la giornata. Avevamo il pranzo al sacco e tutto il pomeriggio a disposizione per l’arrivo del Giro su uno strappo breve ed intenso. Il classico arrivo Marchigiano che spesso si vede alla Tirreno Adriatico. Quel giorno Simon Yates, la maglia rosa, ci fece una bella sorpresa, regalandoci il suo attacco proprio nel punto in cui avevamo deciso di sostare. Solo più avanti si capirà che tutte quelle energie forse potevano essere gestite meglio, ma di quello scatto oggi gli sono grato. Vincitori di Giro ne abbiamo visto molti, ma maglie rosa gagliarde come lui ne vorremmo vedere tante di più.

sabato 24 novembre 2018

Geraint Thomas

Geraint Thomas - Ricordo della Tirreno Adriatico 2017 (Costa Reputolo)
Una volta ho chiesto ad un amico corridore che aveva corso nella Barloworld se mai si fosse aspettato che il gracile Froome, alle prime armi in quella formazione, sarebbe diventato l’indiscusso campione da corse a tappe che conosciamo. La risposta mi lasciò sorpreso, perché non tanto Froome, quanto Thomas in quegli anni mostrava i numeri giusti per una grossa carriera. Poi, un po’ come accade nella vita quando dai banchi di scuola si passa ad altre cose, gli equilibri sono cambiati e Thomas ha dovuto adattarsi diventando uno dei compagni di fiducia del Kenyano, favorendo le sue vittorie e rimuginando, probabilmente, su quello che poteva essere e non era diventato. Sino alla scorsa estate, quando si è messo a fare le cose in grande vincendo il Tour de France. A volte i successi si fanno attendere, si fanno desiderare ed i numeri non bastano, perché a loro è necessario aggiungere quella determinazione, quella cattiveria in più, che magari in quel momento non viene fuori. E la determinazione crescente di Geraint noi l’avevamo potuta intuire nella tappa di Fermo nella Tirreno Adriatico 2017, quando era in lotta per la maglia azzurra su un percorso davvero molto esigente e che chiamava il corpo a corpo. Quel giorno, sulla Costa Reputolo abbiamo forse visto l’alba della maglia gialla di quest’anno. A volte un successo è figlio di anni di attesa, e per questo alla fine è più bello.

giovedì 8 novembre 2018

Wout Van Aert

Wout Van Aert - Ricordo delle Strade Bianche 2018

Indubbiamente il passaggio su Santa Caterina a Siena è il più emozionante dell’anno e la contraddizione che lo rende unico è che sia, di tanti, proprio il primo. Arriva a freddo, quando non sei ancora abituato alle corse, dopo la lunga pausa invernale. Arriva a tradimento perché sai già che tutto il resto sarà un po’ meno emozionante. Comincia tutto che tutto già finisce.

Quando penso alla fatica mi viene in mente lui e quella sua pedalata meccanica, innaturale, degli ultimi metri di Santa Caterina. Quel giorno me lo sono visto arrivare sconvolto, proprio davanti a l’obbiettivo, incapace di scegliere la traiettoria, persino di guardare. Ho pensato che mi sarebbe venuto addosso, e l’unica cosa che potevo fare era appiattirmi contro la transenna, diventare sottile come una sogliola e sperare che non allargasse troppo le ginocchia. Ho chiuso gli occhi ed ho sentito l’aria spostarsi, arrivando così a capire che era passato. Mai avrei pensato che pochi metri dopo sarebbe crollato a terra senza forze, una prima volta, poi una seconda, quasi fosse una personale via crucis (qui il video). Da quel giorno Wout Van Aert, Belga dal nome impossibile, è diventato uno dei miei corridori preferiti e non vedo l’ora di poterlo ammirare nuovamente in azione.

giovedì 11 ottobre 2018

Alejandro Valverde

Alejandro Valverde - Ricordo del Lombardia 2013
Quell'anno pioveva sulla corsa, aveva piovuto quasi tutto l’anno su tutte le maledette corse. Dalla neve della Sanremo a quella del Giro, alla pioggia torrenziale del mondiale di Firenze. Così che nessuno si era davvero stupito che anche al Lombardia ci fosse da bagnarsi. Il finale risaliva verso Villa Vergano, adagiata sul Colle Brianza, per una stradina secondaria e dannatamente ripida. Quell'anno passò per primo Rodriguez, che aveva vinto pure l’anno prima, e quindi giunsero Valverde e Martin. Curioso che l’anno successivo Martin vinse proprio su Valverde e curioso che il Murciano non abbia ancora vinto una corsa adattissima alle sue caratteristiche. Proprio come sino a poco fa era accaduto per il Mondiale.

giovedì 4 ottobre 2018

Franco Pellizzotti

Franco Pellizzotti - Giro dell'Emilia 2002

Sabato si corre il Giro dell'Emilia che sarà una delle ultime corse della lunga carriera di Franco Pellizzotti. Così ho voluto salutarlo con una foto degli esordi, scattata proprio ad una partenza dell'Emilia, a Cento, nel 2002.

Era giovane e con lunghi capelli, quando si presentò al grande pubblico del ciclismo. Poi sono passati molti anni ed oggi i suoi capelli non appaiono più così ribelli come agli esordi. In una delle sue ultime interviste ha detto che il ciclismo gli ha dato molto e molto gli ha tolto, e forse è stato davvero così, con una carriera che poteva essere super ma che si è sviluppata nel corso di anni tormentatissimi per il ciclismo. Scelgo Pellizzotti come esempio di grande saggezza, perché ha saputo scegliere il meglio di quanto offriva il piatto, pur essendosi illuso che potesse andare diversamente. Le grandi illusioni sono dei ragazzi giovani, e poi si cresce e si comincia a vivere. In bocca al lupo, che noi ti ricorderemo sempre giovane e ribelle, com’era nei giorni dei capelli ribelli.

lunedì 25 giugno 2018

Romain Bardet



Non ne ha forse le caratteristiche ma insiste col Tour, ed è un vero peccato perché magari il Giro lo avrebbe già vinto e forse lo avrebbe vinto già quest’anno, che sta andando forte sin dalle Strade Bianche. Ma lui è Francese ed i cugini non vincono la corsa di casa da trent’anni, così il povero Romain è costretto a porre rimedio. Peccato, perché è un corridore straordinario, che potrebbe brillare ancor di più nelle classiche (terzo ad una Liegi, quarto ad un Lombardia), ma soprattutto potrebbe esprimersi con più vigore e fantasia, se solo non avesse in testa l’ossessione della maglia gialla.