Anche il Vesuvio passa sotto le ruote del Giro. Ieri, in certi frangenti ho quasi creduto che Menchov potesse prendere il volo, mettendo a tacere tutti. Invece no. Attaccato con un filo invisibile a Di Luca che proponeva accelerazioni continue, il Russo è riuscito a conservare la maglia senza aumetare il distacco, ed anzi, perdendone un poco con gli abbuoni dell'arrivo. Ecco così che a due tappe dalla fine l'Abruzzese segue rapace a soli diciotto secondi. Tutti sono convinti che, favorito dalla cronometro, Menchov vincerà questo Giro. Io voglio insinuare il dubbio. Siamo certi che su un percorso come quello di Roma il favorito non sia proprio Di Luca? Più scattista e più reattivo, gasato come è in questi giorni, potrebbe mettere a segno un recupero eccezionale. Chissà, qesta notte, quli saranno i pensieri dei due sfidanti. Menchov sentirà quel senso di inquietudine salire a poco a poco, mentre Di Luca ripercorrerà nuovamente di tappa in tappa tutto il suo Giro corso prima d'anticipo e poi di recupero. Un Giro in cui solo loro sono riusciti a brillare senza perdere un colpo. Sino a Domani; quando uno dei due dovrà, giocoforza, lasciar passare l'altro. Vincerà che ci crede di più.
sabato 30 maggio 2009
mercoledì 27 maggio 2009
17a tappa - Blockhouse: perchè quei fischi sono vergognosi
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Perchè non fanno parte della gente del ciclismo. Non c'è giustificazione che tenga; un corridore non si fischia. Mai. Perchè chi è sulla strada deve rendersi conto dell fatica bestiale che questi atleti affrontano con grande dignità. E' successo che il pubblico del Blockhouse, indispettito e deluso dal terzo posto di Di Luca, si è permesso di fischiare Garzelli (secondo all'arrivo), che invece sta portando a termine un Giro da applausi. Devo dire che un Giro così da Garzelli non me lo sare mai aspettato; non ha ancora vinto ma è stato sempre molto presente. Una seconda giovinezza per un atleta che rimane, a mio parere, un mezzo incompiuto del ciclismo. Nonostante un Giro vinto (era il 2000) penso che avrebbe potuto vincere tante belle classiche e forse un Giro in più.
martedì 26 maggio 2009
16a tappa - Monte Petrano: "Portami sù"
Morìa, sessanta all'arrivo. Scarponi rompe gli indugi ed attacca. Cunego risponde. (Foto Alefederico)Avete letto il mio roadside su Pezcycling?
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Non è Sastre e neppure Menchov. L’uomo del giorno è Scarponi. Non ha vinto, e neppure è giunto tra i primi. Scarponi era in fuga, anzi, ha promosso la fuga sin dai primi chilometri; sin dal Monte Serra, una collina che sovrasta Pergola, coltivata a grano con grandi querce a bordo strada. Erano le undici del mattino, e già si scoppiava dal caldo. Su Monte Serra il gruppo era già allungatissimo, grazie ai continui tentativi del corridore Marchigiano; pareva l’inizio di un massacro. Poco dopo la discesa da Monte Serra i corridori hanno incontrato il cartello dei meno duecento (!) all’arrivo. Evidentemente quel cartello, e la paura di non farcela, hanno suggerito al gruppo un andatura più contenuta. E la fuga ha preso il via. Valle del Metauro, campi di grano già abbronzati e querce ad ogni fossato, paesini circondati da mura tutti colorati di rosa ed invasi da bambini che avevano saltato la scuola. Solo la provincia garantisce certi spettacoli. La fuga aveva guadagnato oltre sei minuti quando, a Fossombrone, sotto le ruote dei corridori si è presentata l’arcigna pendenza delle Cesane. Il gruppo non ha mai lasciato fare. Ha sempre tenuto sotto controllo la fuga; cinico e calcolatore come sempre. Eppure, davanti, Scarponi era sempre in prima linea. Lui ed il compagno di squadra De Bonis. Non c’era brezza, sulle Cesane, a mitigare i trentaquattro gradi. Nel bosco l’odore della resina era fortissimo. Quello deve essere stato il momento più duro di tutti. Tanta fatica già accumulata e laggiù, in fondo, la figura del Nerone che si faceva sempre più grande e minacciosa. Il Nerone. Quando si sono trovati sotto al paese di Cerreto hanno certamente capito cosa li aspettava. Le rocce erano piastre ardenti e l’asfalto sconnesso era a grana grossa, come quello che trovi in questi posti. Il paesino era arroccato nella valle, lassù. Pareva di essere un Calabria, in qualche valle sperduta della Sila. Sopra il paesino la montagna con una nuvola bianca a sfiorare la cima. Tutto il resto era arso dal sole e non si riusciva a scorgere alcun albero. Il gruppo, dietro, li teneva lì. Sei minuti, poi sette, poi cinque, poi sei. In quei frangenti sono nulla. Scarponi stringeva forte il manubrio e chiedeva a De Bonis un altro sforzo – “portami su”. Ed il gregario si metteva il cuore in pace (e le gambe in croce), mentre passava in testa a tirare. Il gruppetto all’attacco perdeva intanto i pezzi, da venti rimanevano in tredici, mentre il gruppo si faceva ancora una volta sotto. In cima al Nerone la vista si apre sui campi così Scarponi, voltandosi, riusciva a scorgere Catria e Petrano. Come grosse statue perenni stavano lì, ad attenderlo. Discesa folle e si risaliva verso Moria, per passare nell’altra vallata. Lo chiamano strappo. Qualcuno lo chiama “strappetto”. Invece è un’altra maledetta salita. Senza ombra e senza speranza, come tutte le salite. Lì Scarponi s’incazza. Ed attacca. Lo segue Cunego, che deve mettere una toppa grossa così sul suo Giro. Poi si agganciano anche Bosisio e Popovich. Gente tosta. Gente che sa come correre. Scarponi non ne ha quasi più, e ne ha coscienza; ma non vuole arrendersi all’idea e fa la faccia da duro. Vada come deve andare. Quando Cunego attacca sul Catria, Scarponi ha speso tutto. E si stacca. Semplicemente non ha più energie, e si chiede come farà ad arrivare in fondo alla tappa. Perché il Catria è lungo. Perché c’è una discesa pericolosa. Perchè c’è ancora il fondovalle. Perché infine c’è il Petrano. E’ sul Petrano che Scarponi emoziona. Passa senza guardare nulla. Guarda l’asfalto, mezzo metro davanti a se. Che altro devi guardare? Neppure sente la gente che lo incita e lo ringrazia per quella bella fuga. Non gli frega un accidenti, a dire il vero. Neppure si ricorda più perché è andato in fuga. Pensa solo al momento in cui si verserà un intera bottiglia d’acqua gelata sulla testa. Alla faccia del torcicollo. Alla faccia di tutti quei bollenti chilometri. Ora ditemi, pazienti lettori, chi è l'uomo del Petrano!
A noi due
Di Luca (maglia ciclamino) e Menchov (maglia rosa) sul Petrano (foto Alefederico). Ecco la grande sfida del Giro 2009.La tappa del Petrano è stata bestiale. Il caldo era insopportabile e le salite selettive. Avrò modo di parlarne. Apro con il duello tra Menchov e Di Luca. La maglia rosa ha saputo sostenere un esame durissimo. La sua squadra è riuscita a gestire la corsa, nonostante un attacco di prima mattina di un gruppo numeroso e sostanzioso (Scarponi, Popovich, Cunego, Bosisio tra gli altri). I gregari di Menchov non hanno ceduto oltre il dovuto e sono sempre stati in prima fila, come si conviene ai compagni della maglia rosa. Adesso, dopo il crollo di Leipheimer e la difesa delle posizioni da parte di Di Luca, la lotta per la maglia rosa si restringe a questi due grandi corridori. Il Russo, favorito se non altro per il fatto di indossarla, e l’Italiano, grintoso, che ci crede, testardo come un mulo. Blockhouse, Vesuvio e, forse, la crono finale diventano ora i giudici inappellabili della sfida. Ecco il grande duello, ecco la sfida che ci terrà con il fiato sospeso sino alla fine, sino all’ultimo metro.
lunedì 25 maggio 2009
Il giorno della verità
E' la tappa regina del Giro d'Italia 2009. Pergola - Monte Petrano di oltre duecentotrenta chilometri. Regioni sconosciute e salite inedite. I corridori sanno che la corsa si decide quì. Ci saranno salite tutto il giorno, sin dall'inizio. Stradine strette e piene di curve, discese insidiose, contropendenze. Valli incantate il cui silenzio verrà rotto dal frusciare delle ruote del gruppo. Difficile dire quando la corsa comincerà a ravvivarsi. Sul Catria? Forse prima, sul terribile Nerone. Oppure anche prima, su Rocca Leonella. Come ogni anno, nel momento decisivo le fantasie di un inverno fanno posto alla realtà. Il momento della verità è arrivato.
Un altro regalo
Spezialetti impegnato nell'inseguimento a favore di Di Luca e... Menchov (foto Alefederico)Per propensione personale sto sempre con chi attacca. Oggi Basso mi ha stupito e mi è piaciuto. Ci voleva coraggio ad attaccare su Monte Casale con tutta quella pianura da sorbirsi fino all'arrivo. Gli è andata male. Ha comunque dimostrato di avere buone (ottime) gambe e potrà eventualmente sfruttarle domani in una tappa a lui più congeniale.
Chi mi è piaciuto meno è stato Di Luca. Facendo lavorare Spezialetti lungo tutto il Casale ha praticamente aiutato la maglia rosa Menchov che ha viaggiato tranquillo. Non mi è piaciuto neppure il suo scattino sul Trebbio. Se ne aveva così tanta perchè non se n'è andato con Basso? Tra Liquigas e Lpr non scorre buon sangue e certe azioni sono forse dettate più dall'emotività che dal ragionamento. Peccato perchè ho la netta l'impressione che Menchov sia più forte di quel che appare e sarà difficile sfilargli la maglia rosa. Domani o mai più.
Un caldo bestiale
I fuggitivi di oggi sul Monte Casale (foto Alefederico). La corsa è stata caratterizzata dal gran caldo.Il caldo non da tregua. Una giornata bestiale. Ve lo assicuro; è stata dura solo aspettare i corridori, figuriamoci correrla, questa tappa. Sali scendi, destra sinistra. Queste tappe appenniniche ti logorano mente e fisico. Spazio alla fuga dei soliti coraggiosi che alla fine ha premiato Bertagnolli. Bravi, questo è il ciclismo che piace allagente. Quello senza troppi calcoli e con tanto cuore. Domani di coraggio ce ne vorrà tanto di più perchè la tappa è veramente impegnativa. Se farà caldo sarà sofferenza inaudita. Diverrà una sorta di tappa Appenninica. In particolare, Monte Nerone, è completamente esposto al sole. Quello sarà il punto chiave di tutta la tappa.
domenica 24 maggio 2009
Gente del San Luca
C'era un mare di gente ieri sul San Luca. I Bolognesi hanno dimosrato di amare molto il Giro. Questo finale dovrebbe essere proposto quasi ogni anno. Le urla, la gente sotto gli archi, i volti sfiniti dei corridori. Queste sono le cose che rendono il ciclismo uno sport unico. Il contatto diretto con il pubblico che diventa parte integrante ed insostituibile del quadro. Dopo il passaggio dei primi il pubblico ha invaso la strada e temevo che gli ultimi, poveretti, avrebbero avuto mille problemi a salire fin lassù. Invece ad ogni corridore la folla si allargava lasciano meno di un metro di spazio. Il corridore si infilava in questo budello e tutti gli tributavano un lungo e sentito applauso. I corridori sono dei duri e mantenevano lo sguardo basso ma sono sicuro che anche loro si sono emozionati moltissimo. Grazie Bologna, grazie gente del San Luca.
L'errore
Era nell'aria. Tutti alla partenza prevedevano che Di Luca avrebbe fatto lavorare la squadra per tenere cucita la corsa e per far arrivare il gruppo unito ai piedi dello strappo finale a Bologna. E così è andata. Tuttavia il piano di Di Luca non è riuscito, i fuggitivi sono arrivati e lui ha, in pratica perso tempo e uomini nel tentavito di ricucire. Siamo entrati nella terza settimana. Molti corridori sono stanchi, ed è più facile che le fughe vadano via. Bisognava lasciare alla maglia rosa l'onere della gestione della gara. Di Luca doveva fregarsene dell'abbuono e puntare al "pezzo grosso". Menchov è forte ed in forma. Va logorato di giorno in giorno, sperando che anche gli altri avversari (vero Basso?) facciano il loro. Ieri, in pratica, si è regalato un giorno di riposo al Russo. Errore da non ripetere oggi nella Forlì - Faenza, tra le splendide colline della Romagna.
Sarà dura
Il Russo Denis Menchov (foto Alefederico) in maglia rosaNon sarà così semplice togliere la maglia a Menchov; lo deve aver pensato anche Di Luca ieri in almeno due momenti. Primasulla salita del Valico di Tolè, quando la sua sqadra si è squagliata al sole (che caldo!), poi sul San Luca, all'arrivo, quando il Russo ha "francobollato" la sua ruota senza perdere un metro. Per uno scattista come Di Luca una vera beffa. La tappa è stata abbastanza deludente; nessun sussulto (neppure uno starnuto), che venisse da un uomo di classifica, prima dello strappo finale. Eppure, con tutte quelle salite, lo spazio per inventarsi qualcosa c'era. Deludente sopèrattutto Basso che mai osa mentre poi perde su ogni traguardo. Lo rimando ad oggi; un altra tappa disegnata per mettere pressione al leader, sempre che qualcuno ne abbia voglia.
venerdì 22 maggio 2009
Giro d'Italia - Il momento delle verità
La lunga via verso il santuario di San Luca a Bologna (foto Alefederico). Primo appuntamento del lungo week end del Giro 2009.Ci siamo. Domani comincia il lungo week end (ci metto dentro anche il lunedì) delle verità. La classifica generale è ancora corta, ma già delineata. Saranno le strade degli Appennini, come da tempo anticipato, a decidere la corsa. Emilia, Romagna, Marche e mettiamoci dentro anche l'Abruzzo con il Block House. Si comincia con l'attraversamento dell'appennino Tosco - Emiliano; delle tre sarà la tappa meno dura. Arrivo sullo strappo del San Luca, lungo le splendide arcate che accompagnano verso il santuario. Chi si aspetta una tappa d'attesa, in preparazione della salita finale, (peraltro corta) si sbaglia. La corsa sarà nervosa. Sarà difficile tenere Garzelli nei ranghi. Spazio a tutti gli attaccanti. Visconti. Voigt. Ma potrebbe essere una ghiotta occasione per poter rientrare in classifica con un bel colpo di mano. Parlo per Bruseghin. Per Simoni. Potrebbe essere addirittura ipotizzabile un attacco combinato della Liquigas. Basso davanti a logorare la Rabobank e la Lpr favorendo il finale di Pellizzotti. Un ipotesi un po' ardita, visto che Basso non è tipo da azioni spericolate e fantasiose. Spazio alla fantasia. Almeno fino a domani.
giovedì 21 maggio 2009
12a tappa - Riomaggiore: adesso viene il bello
Il Russo Menchov (foto Alefederico) è la nuova maglia rosa del Giro.
Il Giro entra nella sua fase più bella. Posso pur dire che me lo ero immaginato proprio così: bello, incerto e combattuto. Sin dai giorni delle indiscrezioni sul percorso ero convinto che l'idea di eleggere l'Appennino a giudice della corsa avrebbe reso giustizia ad un disegno ardito e fantasioso. Allora pareva una bestemmia. Sambrava che, senza Alpi, non avremmo assistito ad un grande spettacolo. Adesso, invece, siamo di fronte ad una situazione molto intrigante. Menchov è in rosa. Meritato. Si vedeva che pedalava bene. Tuttavia il Russo non può dormire sonni tranquilli. Nelle tappe di Sabato e Domenica dovrà per forza far lavorare (tanto) la squadra. Molto dipenderà dalla fantasia dei suoi avversari. Verso Bologna il gruppo incontrerà le salite dell'appennino Tosco-Emiliano. Poi ci saranno, Domenica, le salite dell'appennino Romagnolo. Quindi, Lunedì, il tappone dei tapponi. L'inedito e misterioso appennino Marchigiano. Avrò modo di approfondire l'argomento. Ieri mi è piaciuto moltissimo Di Luca. Avete visto che grinta? Forse l'abbruzzese non avrà modo di riconquistare la maglia rosa, ma è stato certamente il grande protagonista della prima parte. Benissimo anche Pellizzotti che si conferma dopo la grande vittoria di Kronplatz dell'anno scorso. Che ne dite di Basso? Ha deluso? Forse. Però aspettiamo il Monte Petrano per dare giudizi su chi oggi ha pedalato sotto le attese, perchè solo adesso viene il bello.
11a tappa - Arenzano: Turchino
Come il nome della salita della Sanremo. Come il colore del mare che si vede da lassù. E' più di una salita, è più di un gran premio della montagna. E' uno di quei posti che mantengono, per il ciclismo, un che di magico. Meglio del Pordoi, meglio del Poggio, lassù si respira soltanto ciclismo. Sarà per il tuffo che ti porta in un attimo dalla montagna al mare, sarà per quella piccola galleria che compare in tante fotografie e che da sempre è uguale. La Liguria, la mia Liguria, è davvero stupenda. E vedrete oggi quali meraviglie ci proporrà la crono. Terra struggente, che non perdona, e che non mantiene il rimpianto per i suoi figli che se ne vanno. Io sono tra quelli, ed è possibile sentirmi adesso straniero tra le terrazze che mi hanno cresciuto. "Stracci di nebbia lenti - tra cenere d'ulivi - quasi a credere stenti - che vivi".
mercoledì 20 maggio 2009
10° tappa – Pinerolo: per me ha vinto lui

Sarebbe stato bello correrla per intero, questa Cuneo – Pinerolo. Con il percorso originale, quello famoso della fuga di Coppi. Quello dell’uomo solo al comando. Non che quella di ieri sia stata una brutta tappa. Il budello finale era bellissimo. Strada larga due metri, e forse meno, tra carpini neri ed una discesa con curve assassine, dove la maglia rosa ha saputo dare spettacolo. Però, per un amante del ciclismo romantico, quella fuga di Garzelli aveva tutt’altro sapore. Ecco l’uomo solo che transitava sul Sestriere ancora innevato. Solo e col destino segnato da una lunga discesa controvento. Garzelli ieri mi ha emozionato; è stato superlativo. Forse, con il percorso originale, sarebbe andata diversamente. Oppure no. Sarà che la Cuneo – Pinerolo deve rimanere la tappa di Coppi. La tappa di allora, senza diritto di replica. Ieri Garzelli ha provato a seguirlo, l’uomo solo. Ricacciato indietro dal vento e dalla storia.
lunedì 18 maggio 2009
9a tappa - Milano: coda di paglia e pagliacciata
Milano a questa stagione è una splendida città. Gli anni scorsi il Giro finiva a Milano e difficilmente mancavo l’appuntamento. Per chi, come me, è abituato a vivere in provincia è una bella botta di vita. La dinamicità si tocca con mano, anche di domenica, quando i negozi lungo Corso Buenos Aires sono comunque aperti. Una bella cena. Ieri il Giro toccava Milano e doveva essere festa per tutti. Io ero a casa (in attesa del mio momento, che coinciderà con l’ultima settimana) ed un po’ rosicavo. Poi quell’indegno spettacolo fornito dalla corsa. Meglio così; mi sono giocato bene l’assenza. Ma per chi era lì? Per me sono tutti colpevoli. Gli organizzatori prima degli altri, visto che il circuito era effettivamente pericoloso. La neutralizzazione della tappa a pochi minuti dal via era tutta coda di paglia. Non sono innocenti neppure i corridori. La sosta con annuncio pubblico è stata una pagliacciata vergognosa. Hanno dimostrato di saper solo pedalare. Avevano già ottenuto la neutralizzazione che motivo avevano di fermarsi? Spero che chi era lì, si sia saputo consolare con lo shopping.
sabato 16 maggio 2009
8a tappa - Bergamo: san Bosisio
Bergamo non porta bene a Di Luca. Due anni fa fu attaccato pesantemente da Savoldelli e Simoni lungo la discesa del Colle San Marco. Ieri se l'è vista brutta con un attacco incrociato molto pericoloso portato da Leipheimer, Rogers, Garzelli e Pelizzotti. Vita dura per la maglia rosa che s'è salvato grazie anche a Bosisio, ottima spalla già lo scorso anno. C'è da dire che Di Luca è stato lucidissimo; non si è mai esposto in prima persona, ne ha perso la calma mentre il vantaggio degli attaccanti saliva sin oltre il minuto. Queste reazioni la dicono lunga sul suo "mestiere" ed anche sulla sua forma fisica; solo quando si è a posto fisicamente si riesce a ragionare senza farsi prendere dal panico. Avete visto che spettacolo di gente? Bergamo ama moltissimo il Giro. Fa piacere vedere tanta gente e sono sicuro che proprio tutta quella folla ha acceso nei corridori la voglia di combattere. Una nota: su otto tappe, sei se le sono divise LPR e Columbia. Questo Giro è molto lungo.
7a tappa - Chivenna: gelato
Ecco la prima giornata piovosa del Giro. Austria, Svizzera e Valtellina. Non poteva andare altrimenti. Chi vince? Un Norvegese con il nome da gelato: Boasson Hagen. Anche lui giovane anche lui forte anche lui della Columbia. Dopo Cavendish e Lovqvist una altro fenomeno in grande spolvero. Per il resto poco da dire in una tappa anonima, senza spettatori e senza grandi emozioni. In TV per tenere alta l'attenzione hanno parlato per quattro ore della discesa, che alla fine si è comunque rivelata ininfluente. Ogni tanto una pausa ci vuole.
venerdì 15 maggio 2009
6° tappa – Mayrhofen: Adiavanchick
Non si scrive così ma il suono è quello. Sono quei fiori gialli che a primavera punteggiano i prati e che, a Maggio, si trasformano in piccole sfere di fili bianchi. Dentro quelle sfere c’è tutto un mondo che, almeno una volta, ogni bambino ha esplorato, sino a disfarlo con un lungo soffio. Io li avevo sempre chiamati “fuh” proprio per il soffio. Poi me ne fu sussurrato il nome, in una lingua lontana, da una donna. “Adiavanchick”. Adesso è mia figlia a giocare con quelle sfere mentre io e mia moglie ricordiamo il tempo in cui lei me ne rivelò il nome. Cosa c’entra con il Giro? Nulla, se non che la splendida tappa di ieri tagliava campi interi di Adiavanchick in fiore. Il ciclismo non è solo scatti ed arrivi solitari. E’ emozione. Un soffio e via, fino a perdere il fiato.
giovedì 14 maggio 2009
5° tappa - Alpe di Siusi: e gli Italiani?
La tappa mi è piaciuta molto a cominciare dalle immagini della discesa del passo Rolle. La corsa si è infilata tra abetaie ancora chiazzate di neve. I tronchi altissimi rendevano nani i corridori. Che posti meravigliosi, le Dolomiti. Peccato che la giornata nuvolosa non abbia reso onore all’Alpe di Siusi, che è un piccolo paradiso. In gruppo mi piace sempre più lo Svedese Lovkvist che, pur perdendo la maglia, ha brillato in una tappa chiave. "Faccia da rosa" usa rapporti mostruosi e mi piace sempre più. Saltato completamente il mio pronostico assieme a Bruseghin che, salendo del suo passo, ha perso troppo: addio sogni di gloria. Benissimo gli stranieri, finalmente. Dopo anni di classifiche dominate dai nostri quest’oggi la corsa parla Russo, Svedese ed Americano. E’ il Giro che si sprovincializza o sono gli Italiani che non dispongono ricambio generazionale? Oggi teniamo ancora duro grazie a Basso e Di Luca, ma in prospettiva futura è bene far scattare tutti gli allarmi a disposizione.
mercoledì 13 maggio 2009
4a tappa - San Martino di Castrozza: il Giro comincia domani
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Finalmente sono riuscito a far mente locale ed a capire chi mi ricorda Soler. Mi sembra di rivedere Guerini. Solo per il volto però; lo stile in bici è molto diverso. Ieri Soler è l’unico che ci ha provato, forse senza capire che non si andava da nessuna parte. Il suo scatto a metà salita è stato soltanto uno spreco di energie, mentre quello ai due chilometri sarebbe forse stato vincente se non avesse sprecato prima. Il Giro comincia domani, è la solfa che, puntuale come il polline, ci viene riproposta ad ogni inizio Giro. Una frase che lascia intendere che la tappa è stata corsa sotto le attese. Io la penso diversamente, come Saronni che al Processo ha dichiarato che questo Giro lo si vince con pazienza. Intanto Lovkvist in rosa è una bella novità. Lo Svedese è giovane e forte. Non è un pellegrino, ne si trova lì per caso. Mi mangio le mani perché ieri mattina mi ero quasi convinto a postare la sua foto con una bella previsione (“Faccia da rosa” – sarebbe stato il titolo). Ho perso una bella occasione!
martedì 12 maggio 2009
3a tappa - Valdobbiadene: zitti e muti
Quando il Giro lascia le statali e si infila sulle stradine della provincia Italiana la corsa cambia volto. Il ciclismo è lo sport della campagna, dei campanili, delle piazze lastricate nei paesi e delle vigne. Ieri la corsa si è finalmente svegliata quando dalle larghe strade ci si è infilati tra le vigne del prosecco. Valdobbiadene sembrava un paesino incantato, mentre i favoriti uscivano addirittura allo scoperto dandosele di santa ragione. Basso con la squadra, Leipheimer in prima persona, Bruseghin addirittura tentava il colpo grosso a tre dall’arrivo. Ne ha fatto le spese soprattutto Cavendish che ha perso la maglia mentre Petacchi mimava un “zitti e muti” prima di infilarsi tra i fotografi. Se ne parlerà di questa giornata, a Valdobiaddene, nelle sere d’inverno. Tra un prosecco ed una grappa si replicherà alle mogli incazzate con un bel “zitta e muta”. In fondo... l’ha fatto quel figo del Petacchi…
lunedì 11 maggio 2009
2a tappa - Trieste: sbadiglio
C’è da dire che il rosa dona a Cavendish. Mi piace molto la sua posizione protratta in avanti con braccia piegate; la classica del grande inseguitore. Il mestiere in pista c’è e si vede. Eppure ieri si è fatto fregare, cosa stava aspettando a partire? Petacchi invece non ha avuto dubbi; sembrava una belva su quel traguardo. Deludente la tappa dal punto di vista generale. Perché nessuno ha organizzato un bel attacco? Con la Columbia in maglia rosa forse le altre squadre avrebbero avuto qualche reticenza a dare una mano. Così Scarselli si è sciroppato una lunga fuga solitaria già segnata dall’inizio. Speriamo che oggi qualcuno si muova.
domenica 10 maggio 2009
1a tappa - Venezia: Livai
Partiti. E' un po' come togliersi un dente. Il Giro è cominciato con l'ormai tradizionale cronometro a squadre. E' una prova certamente molto spettacolare in cui vince chi riesce a compensare meglio i limiti dei compagni di squadra meno dotati. A me è piaciuta molto la prova della ISD che ha viaggiato in doppia fila senza sbavature. Anche la Astana aveva un bel passo. La Liquigas invece non mi è piaciuta; viaggiavano in fila unica e non sembravano affiatati. Ha vinto la Columbia; Cavendish riparte così in maglia rosa. Certamente l'emozione più grande ce l'ha regalata il telecronista, Bulbarelli, quando ha stabilito la pronuncia ufficiale del nome di Levi Leipheimer (atleta Americano dell'Astana, uno dei favoriti per la vittoria del Giro): Livai. Così sia. Sorge il dubbio: come dobbiamo pronunciare i Levis, famosi jeans Americani?
venerdì 8 maggio 2009
Speciale Giro d'Italia 2009 - La favola di Maggio

Domani parte il Giro. Arrivi, partenze, traguardi volanti e grandi montagne. Sono le tre settimane più belle dell’anno. Il Tour è il più grande ma il Giro è speciale. Perché attraversa la nostra meravigliosa terra. Perché passa per i paesi sperduti e dimenticati della Provincia rendendoli vivi e colorati. Il Giro è sempre il migliore perché i prati a Maggio sono in fiore e Maggio è il mese più dolce. Al Giro c’è spazio per chi non sa nulla del Giro e gli incontri sulla strada sono sempre sorprendenti. Voglio un Giro senza stress. Un occhio alla classifica ed alla maglia rosa e tanta attenzione verso il ciclismo. Lasciamo a Basso, Bruseghin e Sastre tutto il peso della corsa. Concentriamoci sulla bellezza e sull’emozione che questo sport trasmette. Vorrei storie vere. Storie di attaccanti e di avventure senza speranza. Storie di fughe e di eroi nascosti. Sarà, come è sempre stata, una storia di viaggio senza un perché. Mi verrà ancora il groppo in gola ed ancora mi chiederò se quei pomeriggi di Maggio di allora avevano più senso di quelli di ora. Domani parte il Giro e ciò che cerco in questo viaggio ancora non mi è chiaro.
giovedì 7 maggio 2009
Speciale Giro d'Italia 2009 - Bruse, adesso o mai più
Mi frulla in testa l'idea che Bruseghin sarà il grande protagonista del Giro 2009. Quando scrivo protagonista, intendo che lo vedo lottare per la maglia rosa. Sino a qualche anno fa sarebbe stata bestemmia, ma oggi ci sono tutti i presupposti perchè accada. La lunga crono di Riomaggiore deciderà le sorti della corsa e, quel giorno, il Veneto saprà fare molto bene. Per Bruseghin saranno decisivi i primi arrivi in salita. Se sull'Alpe di Siusi non avrà un ritardo superiore al minuto dalla maglia rosa, quello sarà il segnale.
Questa previsione è, tutto sommato, anche un augurio. Per come corre, per la sua simpatia e disponibilità. Quest'anno si tifa Bruseghin!
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